pagan poetry

björk

sì, ok, scrivo tanto per predicare serietà e consapevolezza e impegno e razionalità, e poi alla fine razzolo gioia e spensieratezza

ma il fatto è che la mia estate è iniziata oggi, e nel migliore dei modi

il concerto di björk di poche ore fa è stato uno dei più belli ed emozionanti cui abbia mai assistito, uno spettacolo nel senso più completo della parola

arte, meraviglia e divertimento

vorrei comunicare quanto sia stato bello e prezioso per me, ma non credo che ci riuscirei mai

buonanotte allora, e buon’inizio di estate a tutti

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is this right?


la mia città, o per lo meno la zona molto fascista dove abito io, è tappezzata di manifesti commemorativi della figura e dell’insegnamento di paolo borsellino, nel giorni del sedicesimo anniversario del suo terribile assassinio

c’è un suo primo piano molto hollywoodiano, sguardo verso l’orizzonte, un’impressione di consapevolezza ma non di rassegnazione, e sotto è riportato un suo pensiero talmente limpido, talmente universale, talmente “mio”, che vorrei fosse stampato, scritto, trasmesso ovunque

nelle scuole, negli uffici, nelle celebrazioni ufficiali e nella vita quotidiana, sulle banconote, durante gli intervalli pubblicitari, sulle magliette della nazionale.. ovunque

“la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”

bene, sono manifesti di alleanza nazionale

per carità, si tratta si un’appropriazione piuttosto indebita ma di cui tuttavia non ci si dovrebbe scandalizzare poi più di tanto, in un’epoca in cui anche aziende poco esemplari come per esempio fiat o telecom hanno sfruttato a fini puramente commerciali icone spirituali come wojtyla e gandhi

per di più è cosa risaputa che il giudice borsellino avesse un pensiero politico sostanzialmente di destra, di quella rispettabilissima destra siciliana, seria e combattiva, impegnata in prima fila nella lotta alla mafia

chi glielo avrebbe mai detto, eh?

chi glielo avrebbe mai detto che la destra in cui paolo borsellino credeva (e in cui da giovane aveva anche militato) sarebbe diventata la destra che abbiamo davanti agli occhi noi oggi, una destra capeggiata da un multimiliardario plurinquisito che disprezza e definisce come un cancro la magistratura, che attacca ormai quotidianamente la democrazia e le istituzioni, che gioca con la costituzione come se fossero le regole della briscola

chissà cosa penserebbe paolo borsellino di una destra che umilia e denigra pubblicamente tutte le cose per cui lui ha lottato e in cui lui ha creduto fino all’ultimo giorno della sua esemplare esistenza

chissà cosa penserebbe se sapesse che a capo della destra e a capo del paese c’è la persona su cui stava indagando proprio nei giorni prima di morire, quel berlusconi di cui stava ricostruendo i rapporti con il boss pluriomicida vittorio mangano, che borsellino stesso definiva “uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord italia”, e che invece berlusconi e il suo amichetto dell’utri considerano tutt’ora “un eroe

chissà cosa penserebbe se sapesse che il partito per il quale ha probabilmente sempre votato si è ridotto a utile ancella dei voleri del ras, rinnegando qualsiasi sua ideologia in cambio di un posto di governo, un’ancella pronta a definire “una cloaca” addirittura il consiglio superiore della magistratura

non ne sarebbe contento, probabilmente, così come forse si vergognano alcuni degli elettori di questo governo

ragazzi, mi piace pensare che uno come borsellino, un uomo della sua integrità morale e del suo senso dello stato, non si piegherebbe mai a logiche di interesse e non voterebbe mai un partito come alleanza nazionale, schiavo di un ometto che fa dell’interesse personale e della lotta alla democrazia il suo primo obiettivo

borsellino vorrebbe una destra seria, responsabile, rispettabile

ecco, è la destra di cui tutta l’italia ha bisogno

i fought the law

trasgressiva
qualche sera fa ho visto “il caimano“, di nanni moretti

non l’avevo mai visto (capirete dunque come la mia cultura cinematografica sia tremendamente aggiornata..) e mi è piaciuto molto

oddìo, a dir la verità ho amato praticamente tutti i film di moretti che ho visto, per cui non stupitevi: tuttavia il caimano mi è sembrato più importante degli altri, probabilmente per la necessità e l’attualità e la sostanza del messaggio

in poco meno di due ore si assiste una carrellata piuttosto veloce (e non credo fosse possibile fare altrimenti) delle vicissitudini troppo spesso oscure che hanno portato il nostro caimano al suo enorme potere attuale, un riassunto schietto e tutto sommato realistico che ancora non ci è stato dato modo di avere da nessun’altra italica fonte di informazione di massa, mentre il punto focale della storia è la messa in scena di un processo che potrebbe segnare in un modo o nell’altro l’intera vicenda politica e personale del protagonista

mi ha consolato, in un certo senso, perché mi ha dimostrato nuovamente (ne ho comunque sempre bisogno) che non sono il solo a pensarla in un determinato modo nei confronti dell’attuale situazione italiana e ad avere un giusto livello di paura nei riguardi di quello che succede e che potrebbe succedere

sto parlando del nostro presidente del consiglio e del suo disprezzo ininterrotto per le istituzioni, in particolare per gli organi del potere giudiziario

qui vorrei chiarire una volta per tutte: per quanto fanatismo e odio vomitino le sue dichiarazioni e i suoi anatemi, il vero obiettivo degli strepiti di berlusconi non sono alcuni particolari giudici comunisti e tagliateste, o alcuni determinati elementi che all’interno della magistratura lo odierebbero, o certi individuabili protagonisti che forti del loro potere vorrebbero vederlo in rovina

così sembra (e il caimano fa di tutto per farlo sembrare), ma la realtà dei fatti è ben diversa

il vero bersaglio di berlusconi è la magistratura in toto, è la giustizia, è la legge

perché è la giustizia, ovvero la legge, che lo potrebbe distruggere

ragazzi, non facciamoci ingannare dai discorsi violenti e un po’ farneticanti riguardo alle solite presunte sporche toghe rosse che si starebbero inventando dei cavilli per processarlo, perché in teoria per quanto possano sforzarsi, se si è onesti e si è sempre agito limpidamente e coscienziosamente non si dovrebbe avere nulla da temere

in teoria…

ma in ogni caso un presidente del consiglio, dunque un individuo che ha un ruolo di autorità e responsabilità di gran lunga maggiore di un comune cittadino, non dovrebbe mai lasciarsi intimidire da un’azione legale, anzi, dovrebbe sempre saper affrontare i processi a testa alta, difendersi dalle accuse dimostrando serenamente la propria verità, e restituire alla nazione e alle istituzioni la dignità che meritano

un comune mortale può avere timore della macchina della giustizia e tentare il possibile (poco) per sottrarsi al giusto processo

un rappresentante così importante delle istituzioni no, perché il ruolo che egli veste lo pone ancora di più in dovere di fugare ogni dubbio e ogni ombra sul suo operato, o al limite gli impone di scendere dal piedistallo della sua carica per sottoporsi al giudizio senza macchiare la rispettabilità delle istituzioni

e invece no, il presidente del consiglio italiano non la pensa affatto così, anzi, agisce in un modo che è due volte deleterio per la nostra nazione

da una parte demonizza la magistratura, ovvero il terzo pilastro di una moderna democrazia, delegittimandolo agli occhi dei cittadini e creando un clima di sfiducia e di tensione tra istituzioni che non può portare niente di buono e che per di più sarà difficilissimo da sanare

dall’altro fa di tutto per frenarne e controllarne l’operato, vuoi con leggi annichilenti come la bloccaprocessi (un obbrobrio nazionale che per fortuna è stato stroncato, anche se sappiamo tutti a quale prezzo), vuoi con le decine di provvedimenti ad personam volti a esclusivo beneficio suo e dei suoi compari, vuoi con la grave indolenza nei confronti della vitale necessità di una riforma della giustizia

e stiamo parlando del capo dell’esecutivo, ovvero il secondo pilastro di cui sopra, con tutti gli effetti destabilizzanti che questo ruolo comporta

un capo di governo che prima dichiara dall’alto dei suoi rialzi che la magistratura è un cancro e poi escogita, con l’aiuto dei suoi fidi scudieri, quanti più sotterfugi possibile per sfuggire alla legge

alla legge, ripeto, non ad alcuni giudici

non sono un fanatico giustizialista, attenzione, non ancora almeno

non ho una fiducia cieca nei giudici né un amore viscerale verso la legge, altrimenti non starei ancora così incazzato per la sentenza su genova (di cui parlerò, perché devo assolutamente parlarne)

e nemmeno sono un sinistroide violento e sadico che vorrebbe vedere il berlusca marcire solo in quanto avversario politico

come dice bene moretti, il tema de “il caimano” non è politico ma culturale: è una denuncia della parabola etica discendente dell’italia che ha permesso il germogliare e il fiorire dei valori e della morale che hanno schiuso le porte all’avvento del caimano e del suo modo di pensare

il caimano siamo noi, e il fatto che non ci scandalizziamo più è un sintomo sempre più allarmante di quanto gli andiamo via via assomigliando

il finale del film è significativo, non solo perché è la realizzazione di uno scenario neanche troppo catastrofista che personalmente ho temuto per anni (non so se da prima del film, in ogni caso io l’ho visto da poco, quindi mi vanto di avere incubi originali) e che per come stanno le cose continuo a temere, ma soprattutto perché per quanto questo film abbia avuto successo, niente e nessuno ha mai fatto qualcosa per deviare anche solo un po’ dalla direzione infausta verso cui si sta dirigendo il paese

con la delegittimazione e la depauperazione de facto del potere della magistratura, per non parlare del parlamento ridotto ormai da tempo a un semplice ruolo di firmacarte, si rischia veramente di andare incontro allo sfacelo della democrazia, e a una forma di governo spaventosamente analoga a quella che questo paese ha conosciuto nemmeno un secolo fa

e tutto solamente per salvare le chiappe di un ometto

io non riesco a credere che ci sia ancora qualcuno che pensa che silvio berlusconi abbia a cuore l’interesse dell’italia

wake up young man, it’s time to wake up

bici
sento di vivere in un periodo storico in cui è necessario testimoniare
non so, mi sembra che continuino a capitare cose che dovrebbero essere come dei rumorosissimi allarmi per le coscienze di chiunque, e invece tutto scorre via sciapo e inerte come se niente fosse
guerre, violenza, soprusi, ingiustizie colossali che mi fanno urlare dall’indignazione, e intorno a me ho solo silenzio
e devo reagire, capite?, non posso farne a meno, non posso evitare di pensare e scrivere di quello che succede
in italia, nel mondo, ovunque
mi piacerebbe davvero, dico sul serio, pubblicare i cavolacci miei, o parlare di musica, di fumetti, scrivere racconti d’avventura o poesie d’amore o canzoni sentimentali, ma non ci riesco, mi sento stupido, mi sentirei complice o comunque neutrale nei confronti di un sistema che non mi appartiene e a cui non voglio appartenere
è come se quest’epoca così superficiale e indifferente mi costringesse ad avere una coscienza, mi imponesse di usare il cervello, mi ordinasse di ragionare e far ragionare quante più persone possibile
mi sento quasi in colpa a scrivere di concerti, di film visti, a parlare di cose personali, a cercare di far ridere quando da ridere c’è poco, mentre c’è tanto da dire e da fare
è quello che intendevo qualche tempo fa con resistenza: il continuo esercizio della parola e del pensiero, per non annegare nel mare di qualunquismo e indifferenza che domina questi anni
allora mi riferivo alla situazione tragicomica che si vive in italia, dove un criminale che si sente un re sta facendo a pezzi la democrazia e il buonsenso civile, ma l’esercizio di sopravvivenza cerebrale deve applicarsi a tutto, a prescindere da confini nazionali o politici
non mi sento migliore, non ho alcun talento né formazione particolare: la mia non è presunzione, è pura coscienza, che non si spegne e che non voglio spegnere, perché non voglio far finta di niente
non sono un indifferente
sveglia!