speak to me in a language i can hear

tropico
   Oggi mi son destato da un sonno profondo con sulle labbra imprecazioni di gioia, con una tiritera sulla lingua, e ripetevo a me stesso come una litania: “Fay ce que vouldras!… fay ce que vouldras!”. Fai quel che vuoi purché produca gioia. Fai quello che vuoi purché porti estasi. Tante cose mi si affollano in mente quando questo dico a me stesso: immagini, quelle gaie, quelle terribili, quelle folli, il lupo e la capra, il ragno, il granchio, sifilide con le ali aperte e la  porta dell’utero sempre schiavardata, sempre aperta, pronta come una tomba. Lussuria, delitto, santità: le vite dei miei cari, gli insuccessi dei miei cari, le parole che si sono lasciati dietro, le parole rimaste incompiute; il bene che si sono trascinati dietro, il dolore, la discordia, il rancore, la lotta che han creato. Ma soprattutto l’estasi.

   Voglio compiere un giro per queste aride catene di montagne tra le quali si muore di sete e di freddo, quella storia “extratemporale”, quell’assoluto di tempo e di spazio dove non esiste uomo, bestia o vegetale, dove si impazzisce di solitudine, con una lingua che è fatta soltanto di parole, dove ogni cosa è sganciata, sgangherata, fuor di sesto coi tempi. Voglio un mondo di uomini e di donne, di alberi che non parlano (perché si parla già troppo nel mondo com’è!), di fiumi che ti portino in qualche luogo, non fiumi che sian leggenda, ma fiumi che ti mettano in contatto con altri uomini e donne, con l’architettura, la religione, le piante, gli animali – fiumi che abbiano barche e in cui affoghino gli uomini, affoghino non nel mito e nella leggenda e nei libri e nella polvere del passato, ma nel tempo e nello spazio e nella storia. Voglio fiumi che facciano oceani, come Shakespeare e Dante, fiumi che non si secchino nel vuoto del passato. Oceani, sì! Dateci più oceani, nuovi oceani che cancellino il passato, oceani che creino nuove formazioni geologiche, nuovi paesaggi topografici e strani, terribili continenti, oceani che distruggano e conservino al tempo stesso, oceani su cui si possa salpare, partire per nuove scoperte, nuovi orizzonti. Dateci più oceani, più sconvolgimenti, più guerre, più olocausti. Dateci un mondo di uomini e donne con una dinamo fra le gambe, un mondo di furia naturale, di passione, d’azione, di dramma, di sogni, di follia, un mondo che produca estasi, e non scoregge secche. Io credo che oggi più che mai debba cercarsi un libro, anche se dentro c’è una sola pagina grande: dobbiamo cercare frammenti, schegge, unghie dei piedi, tutto ciò che abbia materia in sé, capace di resuscitare corpo e anima.

Forse siamo condannati, non c’è speranza per noi, per nessuno di noi, ma se è così lanciamo un ultimo urlo d’agonia e di sangue aggrumato, uno strillo di sfida, un grido di guerra! Basta con i lamenti! Basta con le elegie e le trenodie! Basta con le biografie e le storie e le biblioteche e i musei! Che il morto mangi il morto. E noi vivi danziamo sull’orlo del cratere, un’ultima danza di morte. Ma che sia una danza!

wow!

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8 thoughts on “speak to me in a language i can hear

  1. Fatta eccezione per Rénaud, che mi sedeva accanto, gli altri non li ricordo più; appartenevano a quella categoria di individui incolori che formano il mondo degli ingegneri, degli architetti, dei dentisti, dei farmacisti, dei maestri ecc. Nulla li distingueva dalle zolle su cui strofinavano le scarpe. Eran degli zeri, in tutti i sensi della parola, cifre che formano il nocciolo di una cittadinanza rispettabile e deplorevole. Mangiavano con capo basso ed erano sempre i primi a chiedere il bis. Dormivano profondamente e non si lamentavano mai; non erano né allegri né tristi. Gli ignavi, insomma, che Dante relega nel vestibolo dell’Inferno. La crema.

    argh!

  2. humour me before I have to go
    deep in thought i forgive everyone,
    as the cluttered streets greet me once again, i know, i can’t be late. Supper’s waiting on the table. Tomorrow’s just an excuse away, so I pull my collar up and face the cold…on my own. The hearts laughs beneath my heavy feet as the blasfemy in my old jangly walk, steeple guide me to my heart and home. The sun is down and up and down again,
    I know
    I’ll make it
    Love can last forever
    Graceful swans of never
    Topple to the heart…..
    and you
    can make it last
    forever you.

    ….Scusa ma se sento il primo verso, questa canzone la devo cantare tutta!

    choppa

  3. Ogni colpo vale per l’eternità.
    Il sistema di riscaldamento e quello di raffreddamento sono un sistema solo, e il Cancro è separato dal Capricorno solo da una linea immaginaria.
    Henry Miller

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