the sunrise is just over that hill, the worst is over

cowboyil duemilanove è un anno particolare per il paese che ancora per pochi giorni ha l’onere di ospitarmi, perché si commemorano gli anniversari di due avvenimenti a dir poco significativi: il primo cadeva un paio di settimane fa, e sono i vent’anni dalla caduta del comunismo in polonia e le prime libere elezioni in un paese del blocco sovietico, il 4 giugno del 1989; il secondo cadrà il primo settembre, precisamente settant’anni dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, con l’invasione micidiale della strapotenza nazista su queste lande impreparate
il sito ufficiale che celebra queste due ricorrenze riporta con orgoglio la frase “è cominciato in polonia”, ed in effetti non si può non riconoscere il ruolo da protagonista di questo esotico paese nella storia del secolo scorso

dall’inizio del mese una delle vie principali della città, krakowskie przedmieście (lo scrivo solo perché da poco ho anche imparato a pronunciarla), è piena di stand e installazioni che celebrano l’evento del quattro giugno, con foto e cartelloni che ricordano e celebrano la grande vittoria democratica di solidarność e di tutta la polonia
non ne so molto, lo ammetto, ricordo questo nome strano da quando sono bimbo ma appunto ero troppo piccino per seguire dal vivo quello che è successo, e vi confesso che girare per questi stand, leggere i racconti, guardare le foto in bianco e nero di quegli anni, mi ha davvero colpito
prima di venire qui, da supremo ignorante quale sono ero convinto di trovare un paese significativamente diverso rispetto all’italia o a qualunque altro paese europeo in cui sono stato, e invece mi sono trovato di fronte a una nazione gagliarda e con un spirito pienamente in linea con il resto d’europa; poi ho visto foto di carri armati per le strade, ho letto di leggi marziali, ho saputo di preti assassinati, di scioperi della fame collettivi, di manifestazioni represse nel sangue, di massicce mobilitazioni internazionali inascoltate, e mi sono chiesto quanto forti bisogna essere per uscire da anni così, e uscirne con le proprie forze
mi sono chiesto se un polacco dei primi anni ottanta abbia mai creduto che ce l’avrebbe fatta, che il suo paese ce l’avrebbe fatta, e l’europa con lui
mi sono chiesto come sarebbe stato esserci

ho letto d’un fiato la storia di solidarność su wikipedia e mi sono emozionato di fronte alla lotta impari che questi coraggiosi hanno portato avanti per più di un decennio
ho letto degli scioperi colossali di fine anni settanta, della nascita di questo grande movimento sindacale federazione di tanti piccoli gruppi locali, inteso come strumento di rivendicazione di diritti dei lavoratori, ma anche come immagine di una volontà di rinnovamento democratico radicale di tutto un mondo, quello dell’est europeo, che da troppo tempo soffriva la dittatura sovietica
in pochi anni solidarność raggiunge milioni di iscritti, una potenza di massa del tutto inedita per un paese vittima del regime comunista, e allarga la sua base a intellettuali e dissidenti, in tutta la polonia e anche all’estero, praticando forme di lotta originali ed efficaci, rinunciando per principio alla violenza per non dare scusanti alla violenza della repressione
che però non tarda a farsi sentire, per via delle pressioni provenienti da mosca, insofferente a tutti questi stimoli indipendentisti nella sua zona d’influenza: alla fine del 1981 il generale jaruzelski dichiara illegale solidarność, fa arrestare e condannare a secoli di carcere senza alcun processo centinaia di suoi leader e di iscritti, e impone la legge marziale in polonia: coprifuoco, decine di assassinii di stato passati per “tragiche fatalità”, carri armati e soldati per le strade, linee telefoniche tagliate, attenta censura di tutte le notizie e le comunicazioni potenzialmente ostili al regime
per quanto disgustosa, c’è tutt’ora chi sostiene che imporre stan wojenny (letteralmente “stato di guerra) in polonia sia stata una scelta obbligata, per evitare l’intervento esterno di mosca, come avvenne a budapest e a praga nei decenni precedenti, che avrebbe fatto ancora più male
in ogni caso questa fase tremenda della storia polacca è durata più di un anno e mezzo, incredibile

non che negli anni immediatamente successivi la situazione fosse cambiata più di tanto: alla fine del 1983, al leader di solidarność, lech wałęsa, viene assegnato il premio nobel per la pace, simbolo della grande partecipazione internazionale alle vicissitudini tragiche del popolo polacco, ma non può certamente ritirarlo di persona perché il governo gli rifiuta un passaporto
l’anno dopo viene assassinato da qualche sgherro governativo jerzy popiełuszko, il prete voce di solidarność: un omicidio che suscita un’emozione fortissima, e ai funerali parteciperanno centinaia di migliaia di persone
ho visto le foto di quel giorno, l’immensa folla riunita intorno alla chiesa, davvero impressionante: non si stavano raccogliendo solo per pregare, ma anche per farsi coraggio l’un l’altro, per contarsi, e per testimoniare la loro presenza, la loro voglia di riscatto, erano insieme per dimostrare che la loro volontà era più forte di qualunque carro armato, e che non sarebbero bastati tutti i proiettili del mondo per fermarli
le facce ritratte nelle foto sono incredibilmente dignitose, facce tristi ma convinte, e mi hanno trasmesso una vera partecipazione, avrei voluto abbracciarli tutti

poi niente, una serie di eventi favorevoli, di persone giuste al posto giusto, ha aiutato il popolo polacco a compiere passi determinanti nell’avvicinamento all’obiettivo democratico: non solo il papa, che qui viene adorato come credo meriti, ma anche la presenza reagan negli stati uniti, e soprattutto l’elezione di gorbacev a capo del cremlino, che evidentemente rispondeva a un’esigenza di rinnovamento epocale che non veniva soltanto dai satelliti, ma era viva e presente anche nella grande madre russia

il faticoso cammino di rilegittimazione di solidarność ha il suo culmine proprio nel 1989, con le famose tavole rotonde tra decine di rappresentanti del movimento e lo stato, dove finalmente vengono rese ufficiali le richieste democratiche di un’intera nazione, e dove solidarność ottiene il via libera per presentarsi alle successive elezioni in alternativa al partito comunista, la prima volta in un paese sovietico
sono elezioni storiche, in cui solidarność ottiene qualcosa come 160 seggi su 161, e segnano l’ingresso trionfale della polonia nell’era moderna
un evento che ruppe il ghiaccio e diede il via alle rivoluzioni dell’ottantanove in tutti i paesi del blocco sovietico: ungheria, cecoslovacchia, germania est..

ok, per oggi basta con la lezione di storia, è tardi
ne parlerei per ore, in effetti, perché sono cose affascinanti, soprattutto quando il ricordo è ancora così fresco e così sentito dalle persone che ti circondano
magari la prossima volta scrivo qualcosa sulla guerra e su varsavia, ci sono cose che meritano di essere ricordate

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