war the only way to peace.. i don’t fall for that

bucoe così l’italia si è accorta di essere ancora in guerra
dite la verità, quanto tempo è che non sentivate parlare dell’afghanistan in tv, eh?

mi dispiace sinceramente per quei ragazzi uccisi, ma né più né meno di qualsiasi altro morto sul lavoro, perché il trovarsi ad imbracciare mitragliatori in un paese lontano non aggiunge nessun afflato di gloria alla loro triste fine
quello che però non sopporto è l’ipocrisia dietro la loro morte, che raggiungerà livelli irritanti in questi giorni, e alla quale quei ragazzi probabilmente non meritano di essere associati
già mi immagino i telegiornali sviolinare apologie sulla missione di pace, sull’opera di civiltà che i soldati italiani portano in quelle terre desolate e dimenticate da dio, sulla democrazia che stanno esportando e distribuendo a piene mani agli afghani
già mi immagino i giornalisti famelici citofonare senza tregua alle case delle famiglie in lutto, intervistare i vicini, mandare in onda foto delle vittime mentre sorridono, abbracciano bambini, regalano pagnotte ai poveri, fanno volare aquiloni
già mi immagino la viscida retorica dei portavoce, che renderà grazie e onore agli eroici caduti e sosterrà che la nostra presenza laggiù non è in discussione, che il nostro lavoro è importante, che i risultati si vedono, che gli afghani ci ringraziano e ci amano
è triste, sì

così come mi sembra triste che si sia rinviata la grande manifestazione di sabato per la libertà di stampa, contro gli attacchi insopportabili che questo governo sta portando avanti da sempre, e più che mai negli ultimi tempi
mi rendo conto che se non si fosse presa questa amara decisione, certamente il berlusca non avrebbe perso l’occasione per l’ennesima crociata schiacciaoppositori, li (ci)avrebbe infangati ancora più di quanto non faccia già ora, sventolando accuse di insensibilità, blasfemia, antiitalianità e chissà quante altre belle parole
probabilmente avrebbe fatto in modo di fissare i funerali proprio sabato, per rendere ancora più grottesca la situazione
(e chissà che invece non gli venga in mente di spostarli al 3 ottobre)
(secondo me se avesse il potere di farlo lo farebbe senza pensarci due volte)
in ogni caso l’aver disdetto e solo in seguito posticipato l’evento di sabato è stata una scelta che mi ha lasciato l’amaro in bocca, se non altro perché giudico la categoria dei giornalisti una delle più corresponsabili delle migliaia di vittime in quelle zone disperate: mai come in questi casi si sente il bisogno di un’informazione libera e indipendente, che possa dare una visione (e una critica) obiettiva di quello che sta succedendo in afghanistan e zone di guerra analoghe, invece di questa stampa embedded che è solo specchio degli interessi biecamente economici dei potenti e propaganda di strategie politiche e militari che fino ad ora sono state solo fallimentari
una stampa seria e autorevole spiegherebbe le vere ragioni per cui tremila italiani si trovano in questo momento in afghanistan armati fino ai denti, lasciando perdere le balle della democrazia da esportare e da difendere: lì la guerra continua da quasi otto anni (più della seconda guerra mondiale, per capirci), e non se ne vede la fine

le tanto decantate elezioni presidenziali, che ormai sono state svolte quasi un mese fa e di cui ad oggi non si conoscono i risultati, sono state un clamoroso insuccesso per i fanatici democraziofori occidentali: affluenza scarsissima in un clima di perfetto terrore, mancanza di sicurezza pressoché totale, con frodi e brogli a non finire
insomma una pantomima ad uso e consumo dell’elettore occidentale, che alla fine ha visto riconfermato il campione degli interessi americani karzai, senza ancora alcuna legittima autorizzazione popolare: ma si sa, il petrolio non conosce legislazioni, e se quel buffo omino dal copricapo originale (sto parlando di karzai, eh) fa bene il suo mestiere di marionetta dello zio sam, sarà praticamente impossibile schiodarlo da lì con le buone
quello che però sarebbe bene sottolineare è che oggi come oggi l’afghanistan è assolutamente fuori controllo, che tre quarti del territorio sono in mano ai talebani e che i militari occidentali sono visti come forza d’occupazione, e non come forza liberatrice
al di là del fatto che se fossi afghano, dopo otto anni anche io farei il tifo per la guerriglia, penso che un minimo di risentimento nei confronti di un’invasione militare che ha portato nuovamente guerra e distruzione in una regione già martoriata da decenni, ha mietuto migliaia di vittime tra i civili senza in cambio offrire la protezione che propaganda all’esterno, ha distrutto quel minimo di stabilità che c’era nel paese senza offrire speranze di rinascita o di ricostruzione, ha riconvertito il territorio alla coltura di oppio con i grandi produttori nei posti nevralgici dell’amministrazione, ha visto la rinascita di terrorismo e il fiorire di nuove reti simil-al-qaeda, be’.. sarebbe anche lecito nutrirlo, non trovate?
insomma l’invasione dell’afghanistan, primo atto della guerra al terrore voluta da quel maramaldo mattacchione di george bush figlio, è fallita
fallita sulla pelle di migliaia di persone, tra cui i sei ragazzi uccisi stamattina
sarebbe bello che anche la televisione e i giornali lo dicessero

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is that marionette real enough yet to step off of that set?

ombreragazzi, qua la situazione sta precipitando giorno dopo giorno e bisogna fare qualcosa per testimoniarlo
il paese affonda con tutta l’orchestra mentre al timone c’è un capitano ubriaco, e le scialuppe di salvataggio, se ci sono, non sono certo fatte per noi
continuiamo così, radendo al suolo economia scuola cultura coscienza e civiltà, e risollevarsi sarà un’impresa colossale
bisogna dirle, queste cose
tutti i giorni, a costo di ripetersi e diventare noiosi e passare per pessimisti e scacciare definitivamente gli ultimi lettori di queste pagine
stiamo messi male, e non possiamo continuare a fare finta di niente

alla guida del paese rimane incollato e incrollabile un vecchio mitomane con dirompenti manie di grandezza e di persecuzione, con un potere enorme a cui non vorrà mai rinunciare, nonostante i primi scricchiolii da basso impero siano piuttosto evidenti
l’altra sera c’è stato il suo lungo soliloquio sulla prima rete pubblica, tre ore e passa di pura propaganda celebrativa della sua persona e del suo operato, magistralmente condotte da uno dei servitori che più lo osannano
le altre trasmissioni sono state spostate o cancellate per l’occasione, a dimostrazione che il conflitto di interessi è ormai un eufemismo
poi scopri che le opere faraoniche che si è gloriosamente attribuito sono in realtà frutto del lavoro altrui
un furto vero e proprio
e scopri che durante la sua visita ad onna, altoparlanti trasmettevano applausi registrati
aspetta, lo ripeto: applausi registrati
registrati per le telecamere, di modo che il popolo italico possa gioirne di fronte allo schermo complice, insieme al suo duce
quando l’ho letto sono rimasto secco

pare che però questa grande azione di glorificazione del leader non abbia raggiunto la sensibilità televisiva degli italiani, che gli hanno preferito altri spettacoli, segnando una macchia a dir poco clamorosa proprio in uno dei suoi passatempi preferiti
inaudito, il berlusca va alla tivù per mostrarsi in tutta la sua potenza e non riceve ovazioni, cosa sarà successo?
forse tre ore di monologo sempre sugli stessi argomenti sono semplicemente troppe anche per i più defeli, che gli hanno preferito un’altra fiction
o forse ci stiamo stancando veramente, forse il limite è stato finalmente superato, quando è troppo è troppo, chissà
mi nutro di queste false speranze da decenni, ormai
e non chiedo altro, davvero, al punto che ogni volta che su questi cieli passa una stella cadente al berlusca dovrebbero fischiare le orecchie

d’altra parte so che costui non mollerà mai e poi mai, troppa l’ingordigia di potere, troppa la consapevolezza che senza quel potere la sua vita potrebbe finire male
farà di tutto per mantenere le cose come stanno o di piegarle ulteriormente a suo vantaggio esclusivo personale, in spregio a qualsiasi verdetto, giudiziario o elettorale, ché tanto non gliene è mai fregato niente né delle regole né della democrazia
non credo si farà più di tanti scrupoli, quando per esempio la consulta boccerà il lodo alfano o quando gli scioperi di questo autunno saranno sempre più rumorosi o quando le pressioni dall’europa si faranno sempre più minacciose: quella poltrona è ormai l’unico modo che ha per salvarsi, e non voglio davvero sapere di quali armi di persuasione di massa potrebbe fare uso

(post noioso e già straletto, lo so, ma d’altra parte che fare? vogliamo continuare a guardare il tguno?)

he’s born a liar, he’ll die a liar, some things will never be different

fuochi 2ieri, in un raro episodio di televisione accesa, ho assistito su rainews24 alla conferenza stampa del torero dalla maddalena, e in particolare alla domanda del cronista spagnolo e alla sua lunga e incredibile risposta, e sono rimasto abbastanza sconvolto
non so, forse quando si passa del tempo fuori, si perde un po’ il senso delle proporzioni, si tende a ridimensionare i problemi e gli aspetti negativi della vita quotidiana, ad affrontarli con un piglio più distaccato, mentre nuove prospettive e nuove sfide riempiono il cervello e i muscoli (muscoli?)
per cui, magari, chissà, forse si è trattato solo di un mio brusco risveglio
però ragazzi, io francamente non ricordo di aver mai assistito a nulla del genere

questi dieci minuti di filmato (la versione completa che ho visto io però era ben più lunga) vanno oltre ogni discorso su politica o cultura, qui si parla di fantascienza
siamo di fronte alle fantasie paranoiche di un uomo sempre onnipotente ma messo alle strette da se stesso e dalle sue stesse isteriche e mediocrissime ambizioni, dai suoi stessi immensi e variopinti interessi
sono i vaneggiamenti di un uomo ormai disancorato dalla realtà, un uomo solo perché circondato solo da ombre e schiavi, falchi e marionette, adulatori e prostitute, e non uno che sia veramente dalla sua parte, che gli dica come stanno veramente le cose
fa battute cui nessuno ride, dispensa sorrisi a chi si vergogna di lui, sembra un clown in pensione che cerca di strappare un po’ di consenso a una platea che invece vuole verità, non barzellette
e poi quando non si sente amato scalcia, minaccia, intimida, vuole tutti zitti, tutti sotto controllo, tutti ai suoi ordini, anche la stampa estera, anche la magistratura, anche l’europa, anche la realtà: una denuncia di là, un attacco di qua, una dichiarazione violenta a destra, una calunnia a sinistra, qualche cifra improbabile e poi l’autoassoluzione, l’autocelebrazione, l’osannazione della propria persona al di sopra di tutto e tutti
zapatero e gli altri non riescono a fermarlo, è un fiume in piena di bugie senza scrupoli
fa finta di scusarsi per la sua esuberanza, eppure continua, va per la sua strada, seguito dal manipolo servile di vermi e odalische che si porta dietro ovunque, come un faraone, e indicando quella strada a tutti gli italiani come l’unica possibile, l’unica vincente
sembra un uomo arrivato ormai alla frutta, e questi gli ultimi fuochi, ma non è così, non può essere così
perché rimane un potere sterminato e pericolosissimo, rimane la capacità di arrivare nelle case e nelle teste di tutti e di propagandare, di persuadere, di convincere milioni di italiani che la sua via è quella giusta, che la sua vita è la vita di tutti, e che lui è uno di noi
rimane la sua forza capace di piegare, se non di spezzare, tutti i nemici, a partire da quelli che lui considera più vicini, in un delirio di onnipotenza che nelle ultime settimane sta andando fuori da ogni controllo
rimane il suo peso, immenso, in questa italia alla deriva

questa sua risposta mi ha davvero stupito, prima ancora che schifato
perché qui non si ha solo di fronte un gravissimo problema politico e democratico, ma qualcosa che va ben oltre, ed è inavvicinabile, impossibile da gestire
sembra un imperatore nella roma del quinto secolo, arciconvinto della potenza del suo governo, che non mollerà mai il timone, nemmeno quando il suo popolo si ribellerà per la fame, nemmeno quando i barbari arriveranno alle frontiere, nemmeno quando il suo regno si disfarrà nelle sue mani
quanto manca?
ci siamo già?

di questi dieci minuti di filmato restano tre cose da dire
la prima è che abbiamo dovuto aspettare un giornalista spagnolo per fare al nostro presidente del consiglio l’unica domanda che era necessario fargli, una delle tante che repubblica ostenta in prima pagina da mesi e che nessuno nessuno nessuno nessuno nessuno nessuno degli altri giornali italiani ha avuto il coraggio di riproporre
la seconda è rendersi amaramente conto che a zapatero (da abbracciare, nella sua silenziosa mestizia di fronte ai pirotecnici exploit del suo collega) si pongono questioni di politica internazionale, e a superman domande sulle sue mirabolanti avventure erotiche
la terza è che nessuno, né il giornalista spagnolo né gli altri suoi colleghi, ha avuto la possibilità di porre una seconda domanda, che sappiamo tutti essere l’unico modo per evitare che un’intervista si trasformi in un monologo propagandistico inconfutabile
vecchi trucchi, ma in italia funzionano sempre

i don’t have to leave anymore, what i have is right here

musicitornare, sono tornato
e in questi mesi ho accumulato tante tante cose da dire, sapete, che proprio non vedevo l’ora di riaprire queste paginette
ora però non è che posso sbolognare qua l’intero fardello, come direbbe mio padre “non affitterei più”
per cui un po’ di pazienza, di organizzazione e di mente lucida è quello che ci vuole
sarà un anno difficile e faticoso quello che avremo davanti, bisognerà avere tante energie e tanta voglia
io credo di averne
a prestissimo