the hope that house built

casaahimé, come spessissimo è accaduto, i miei sforzi studierecci non mi hanno dato le soddisfazioni sperate, frustrandomi e costringendomi ad altri mesi di sofferenze sui circuiti e su quel mistero insoluto che è l’elettronica analogica
questa ennesima sconfitta ritarderà anche la mia laurea e quindi il mio trionfale ingresso nel mondo del lavoro, un mondo che, come voi tutti certamente saprete, diventa di giorno in giorno più magico e dorato e ricco di promesse di successo

ora, volendo per un momento accantonare le continue manifestazioni di ottimismo completamente disancorato dalla realtà dei nostri frizzanti governanti (non so quante volte, da un annetto abbondante a questa parte, i vari ministretti hanno usato la frase “stiamo uscendo/siamo usciti dalla crisi”) (hanno cominciato più o meno un minuto dopo che hanno smesso di ripetere “qui da noi la crisi non è ancora arrivata/non si è ancora fatta sentire”) (che poi, se questa crisi è durata così poco, non si capisce come abbia potuto mandare a casa così tante persone), basta avere anche solo un dito del piede per terra per rendersi conto che la situazione è più che tragica
inutile fare finta di niente, le storie drammatiche delle lotte per il lavoro che avvengono sempre più spesso nel nostro paese si trovano sulle (ultime) pagine dei giornali, e non c’è crisi che tenga per giustificare la disperazione di milioni di italiani e l’ignavia dell’infame governo “del fare”
mi spaventa tanto, tutto ciò
so per certo che, per quanti sforzi farò, la mia prospettiva di vita lavorativa (mia e della mia generazione) sarà comunque più grigia rispetto a quella di un mio omologo della generazione precedente: insomma staremo peggio di chi ci ha preceduti, dovremo lottare con il sangue per ottenere quei diritti che i nostri genitori hanno sempre dato per acquisiti, e avremo contro dei padroni e dei governi che saranno disposti ancora meno alla trattativa e sempre più alla violenza e alla prevaricazione
il fatto è che non c’è interesse nel creare lavoro, non c’è proprio una cultura dell’investire sui giovani e del dar loro le possibilità per fare bene: non c’è ricerca, non ci sono incentivi, tutti tutti tutti vanno al massimo del risparmio e preferiscono salvarsi il personale status quo piuttosto che offrire un’opportunità a qualcuno, trasformando l’italia in un paese morto, senza futuro
pensare di poter sfondare, di riuscire a immaginare e poi a creare qualcosa di importante, qui e ora nell’italia di fine 2009, è pura utopia: non c’è nessuno che possa aiutarti a realizzare i tuoi progetti, dalle banche, restie a qualsiasi investimento che non dia rendimenti supersicuri e a brevissimo termine, al governo e a confindustria, che di questi tempi coincidono sempre di più, e che sono club privati e irraggiungibili perché incardinati sulle stesse famiglie da millenni
ora, non è che io abbia chissà quali progetti o chissà quali piani di diventare capitano d’industria, ma mi piacerebbe poter pensare che se nel nostro paese venisse fuori un’idea geniale e innovativa, i suoi ideatori avrebbero le possibilità per realizzarla e farla fruttare, migliorando l’economia e il prestigio del paese: se gli inventori di youtube fossero stati italiani, e se per chiedere gli importanti finanziamenti di partenza avessero proposto il loro progetto a una qualunque banca italiana, solo pochi anni fa, che risposte avrebbero ottenuto?

ma non era di questo che volevo parlare, in realtà
in realtà volevo condividere con voi una bella notizia
perché per quanto su queste pagine non faccia altro che lamentarmi di un’italia che non va, che mi mortifica, che mi fa schifo, io in questa italia mi ci sono preso una casetta, insieme alla donna più bella del mondo
e insomma, nonostante tutto, un po’ di speranza

ps: stavolta faccio outing e vi dico che il titolo del post è preso da una canzone dei gallesi future of the left
il futuro della sinistra
mica male, eh?
ne scriverò di sicuro

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