the suburbs

ho scritto questo post la settimana scorsa, ma sono rientrato in possesso del pc dove era salvato solo oggi
il video non c’entra molto, ma è bellissimo

piove, è mercoledì, e sono sepolto in un alberghetto senza internet sperso in una provincia aspra e indefinita tra napoli e salerno
mi affaccio alla finestra e mi sembra di respirare un’aria ferma, di vedere immobilità nelle pur frenetiche attività della gente, che per carità è ben viva e sembra avere tanta voglia di farcela: non so, è la loro condizione che mi sembra immobile, imbalsamata in un’impossibilità di riscatto sociale che mi risulta indigesta
come passo attraverso questi centri abitati ininterrotti, periferie delle periferie, avverto una sensazione di destino segnato, come se queste terre ferocemente divorate dalla mafia siano già condannate a non poter più dimostrare di essere null’altro di quello che sono
qui intorno le strade sono piene di buche, di immondizia e soprattutto di acqua, e di sera spesso deserte, rendendo indesiderabile qualsiasi velleità a uscire
insomma la serata non promette niente di buono, meglio rimanere in camera a rilassare e riordinare il cervello

dall’ultima volta che ho preso in mano questo blog, ormai un anno fa, è cambiato tutto e niente
“tutto” per lo più sono io: in dodici mesi ho comprato una casa perfetta e ci sono andato a vivere con la donna migliore del mondo, ho finito gli esami e mi sono finalmente laureato, ho cominciato a lavorare in un gran bel posto, ho comprato una macchina, ho conosciuto persone stimolanti, ho sofferto, condiviso, raccolto, mi sono emozionato e sono cresciuto tanto, forse come mai nella mia vita
insomma, da così (mano destra aperta davanti a me con il palmo verso il basso) a così (rotazione del palmo verso l’alto)
scherzi a parte, ho acquistato una dimensione mia, che forse era quello che volevo di più, quello di cui avevo più bisogno
ho una base, finalmente, un punto di partenza, che mi sono accorto di non aver mai avuto
e me lo tengo stretto, perché so di essere fortunatissimo

il “niente” di cui parlo invece è tutto intorno a me, e mi fa sentire sempre più lontano
è la decadenza del mio paese, che sembra totale e incessante e ha raggiunto livelli così deprimenti che ormai è difficile anche riderci sopra
è il completo stravolgimento dei valori, dei riferimenti, è il rovesciamento di ciò che è bene e male, è l’esaltazione del tornaconto personale sempre e ad ogni costo
è il “vincere e non far partecipare nessun altro”, perché l’altro è il nemico, è il rivale, è una noia se non addirittura un problema, e va trascurato oppure eliminato, e comunque considerato sempre un ostacolo e mai un’opportunità
è la vittoria della furbizia sopra il lavoro, della raccomandazione sopra il merito, delle scorciatoie sulla formazione, dell’indifferenza sulla condivisione, della banalità sulla qualità, della pornografia sulla cultura, dell’indottrinamento sull’educazione, del subito sul meglio, del successo e dei soldi sopra tutto e tutti
è la semplificazione e la banalizzazione portate al limite, è l’impossibilità di qualsiasi tentativo di riflessione condivisa, bombardati come siamo da propaganda devastante ovunque
è la mia vergogna nei confronti di questa italia, che mi cresce dentro ogni giorno di più

è rimasto tutto uguale a quando ci siamo lasciati, anzi peggio
non siamo mai scesi così in basso, non ci siamo mai lasciati prendere in giro così tanto, non siamo mai stati così muti e sordi e ciechi e indifferenti di fronte al baratro in cui sguazziamo, mai stati così inebetiti e inerti davanti a tante ingiustizie e oscenità, mai abbiamo avuto le idee così confuse e le priorità così capovolte come ora
se non altro, quello che ho ormai chiaro in testa è che colui che per troppo tempo ho considerato la causa di tutto, ho saputo ricollocarlo come una delle conseguenze (la più ignobile e vergognosa, certamente) di un percorso di decadenza morale e civile più ampia, che abbiamo imboccato da tempo, e a cui questa figura ha senza dubbi contribuito fattivamente per decenni
frutto marcio di un albero malato, e allo stesso tempo suo concime
sapete di chi sto parlando
a rifletterci, tutto sommato costui è la ridicola concretizzazione finale di un processo di rifiuto, da parte degli italiani, nei confronti di un’intera epoca storica intensa e ricca di idee e valori come gli anni settanta
sì, è chiaro, allora questi valori venivano esaltati in maniera spesso esagerata, spesso pericolosa, spesso violenta: tutto era politica, tutto aveva spessore, significato, tutto era un simbolo, e qualsiasi avvenimento, sentimento o intenzione veniva esaminato secondo i rigidi canoni di giudizio di dottrine radicate bene o male nella testa di chiunque
ma così come allora in italia questa schematizzazione globale aveva impregnato la vita quotidiana più in profondità che altrove, allo stesso modo è in italia che si è avuto il rigetto più evidente
penso alle differenze sostanziali fra le immagini che le locuzioni “anni settanta” e “anni ottanta” portano alla mente a uno come me, che questi due periodi storici non li ha mai vissuti (ok i secondi sì, ma di certo non consapevolmente): gli anni settanta sono irrimediabilmente legati alle rivoluzioni studentesche, al trionfo del pensiero politico, alle lotte anche violente in nome di ideali, al sangue innocente, agli scioperi, a berlinguer, ai sindacati, alla musica di quegli anni
gli anni ottanta invece per me sono sinonimo di superficialità, di edonismo, di pubblicità e propaganda, di craxi, di cristina d’avena, dei film nerboruti americani, di televisione stupida, di droghe pesanti, e soprattutto di scomparsa di tutte quelle idee che avevano raggiunto l’apice ultimo nel decennio precedente e che ora venivano rifiutate in nome di una esistenza più facile e tranquilla basata sul consumismo e le telenovelas
da un decennio in cui tutto era politica, a un periodo di plastica (che non sembra avere fine) dove la politica non esiste più
ed è nel passaggio da un estremo all’altro che purtroppo dà un fondamentale e drammatico contributo vincente colui che ora è diventato per l’ennesima volta il nostro presidente del consiglio: non è stato certo il solo, ma lui meglio di altri ha cavalcato l’onda reazionaria e superficiale iniziata trent’anni fa e ne ha fatto un manifesto politico, con l’obiettivo preciso e piuttosto palese di un rincoglionimento progressivo e generale del nostro paese
sono questi trent’anni quasi ininterrotti di decadenza che ci hanno portato al punto in cui siamo, che se ancora non l’aveste capito, è un punto molto molto basso
troppo semplicistico? io non credo

l’elemento di novità dell’ultimo mese è che questo individuo sembra aver perso parte del suo enorme appeal sul popolino, che è stata per tanto tempo l’arma che gli ha permesso di fare tutto (ma proprio tutto)
per quanto mi riguarda sono molto scettico che possa finire così, solo perché un suo viscido delfino ha voglia di un po’ di visibilità e di un po’ di credibilità
troppo forte è il potere di cui dispone, troppo importanti i suoi interessi, troppo necessaria la poltrona per poterli continuare a coltivare senza essere ostacolato da quel piccolo particolare che è la costituzione
non voglio illudermi come quattro-cinque anni fa, quando sembrava spacciato ma le sue potenzialità distruttive erano rimaste intoccate
se deve abbandonare, che lo faccia con un biglietto di sola andata

tuttavia quello che mi preme ribadire è che il dopo-berlusconi mi spaventa tanto se non più dell’attualità, perché sarà eterno, doloroso e faticosissimo
a mio parere, l’impronta di trent’anni di cattiva educazione sulla nostra società è più profonda di quanto poi appaia, e ritrovare equilibrio, serenità e prospettive sarà difficilissimo
penso all’enorme controllo che ancora esercita su troppa nostra quotidianità, sull’informazione, sulle televisioni, il cinema, lo sport, la cultura, i giornali, le banche
penso alle migliaia di suoi valvassini e valvassori, ancora sparsi qua e là e ancora in grado di stravolgere la nostra realtà e perpetuare la sua propaganda
penso che tutto quello che ha fatto e disfatto della nostra repubblica in quasi vent’anni è stato dettato esclusivamente dalla sua necessità personale di non finire in galera, e la situazione non è certo cambiata
servirà da parte nostra un impegno mille volte superiore, per ricostruire le basi civili e democratiche di questo paese, e degli italiani
è per questo che spero di cominciare il prima possibile

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2 thoughts on “the suburbs

  1. Almeno qualcuno che se ne accorge c'è…Effettivamente siamo caduti e stiamo cadendo in basso. No, io non ho mai vissuto nè gli anni 80 nè i 70, giusto i 90 e già si respirava un'aria differente.
    Cosa succederà dopo? E' inutile fare previsioni su un fenomeno, anche perchè molti sono stanchi di come vanno le cose, io credo che un fallimento sia dovuto anche dal fatto che non c'è una figura ottima, perfetta che possa essere il giusto contrappeso di chi governa la nostra situazione…Alla fine tutti più o meno sono così.
    Un link su facebook diceva: Se dobbiamo votare un ladro, almeno prendiamoci il migliore sulla piazza e accanto c'era l'immagine di Lupin. 
    Oramai è diventato tutto un gioco.

    L8D

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