controlling my feelings for too long

stazioneè un po’ di tempo che vado girando per l’italia senza sosta, vuoi per motivi di lavoro (il più delle volte), vuoi per svago (raramente, ma con soddisfazione), e giocoforza mi astengo dal seguire le deprimenti vicende politiche nostrane, non ho il tempo necessario né lo spirito giusto, mi sembra tutto così astratto, così scollato dalla realtà
realtà che invece vivo e vedo con i miei occhi tutte le volte che entro in una fabbrica o attraverso le periferie e le zone industriali, tutte le volte che parlo con i miei coetanei e condividiamo le nostre storie di lotta quotidiana al limite del ridicolo per una vita dignitosa
come puoi affezionarti poi alle beghe di omini politici senza un minimo di spessore, cultori dell’emergenza che gli garantisce la poltrona? cosa sanno loro di me, di noi?

c’è un episodio che mi perseguita da quando vi ho assistito in prima persona, ormai sarà passato un mesetto, niente, non mi esce dalla testa, il mio cervello vi è andato in loop, due scene apparentemente lontante che mi ripropone in continuazione sia da dormiente che da sveglio

tornavo a casa da lavoro in motorino, frastornato nei miei pochi pensieri, e mentre ero fermo a un semaforo lungo via xx settembre vedevo tre o quattro ragazzi, facce stanche e vestiti comodi, che trascinando pesanti telecamere in spalla scattavano all’arrivo di un solenne macchinone dai vetri oscurati, riprendendo affannati l’entrata di qualche pezzo grosso a me sconosciuto
li vedo correre allo sportello da cui stava probabilmente uscendo uno dei famigerati “saggi” (scelta del vocabolo per me imperdonabile), li vedo supplicare una parola, un cenno di rispetto, un qualcosa che desse un senso ad un attesa evidentemente lunga e sotto il sole, in cambio di pochi secondi di disponibilità
niente, l’anziano potente tira dritto, testa bassa e mano alzata in segno di stop

non potevo non immedesimarmi in loro, nella loro frustrazione, non potevo non vedere in questa scena una metafora del nostro tempo, dei nostri diritti cancellati per mano di inaccessibili volontà, impermeabili a qualsiasi tentativo di dialogo, incoronate da nessuno
la risposta che aspettavano quei ragazzi andava ben oltre qualsiasi domanda immediata e di convenienza potessero aver formulato in quell’istante: era la risposta ad intere generazioni che vedono i propri presenti e i propri futuri infrangersi contro un muro altissimo, costruito in decenni di lotte e imposizioni dall’alto, un muro che ci sta facendo sprofondare
pensavo a quanto avrei resistito da mandarlo a quel paese a gran voce, quel vecchio saggio, icona di un’italia maschilista e elitaria e partitocratica, che con una semplice mano debolmente alzata schermava via tutte le richieste di ascolto che vengono dal paese reale

pochi minuti dopo, mentre ancora in motorino pensavo e ripensavo all’episodio, scuro nelle mie elucubrazioni, imboccavo la via casilina e all’altezza del ponte del pigneto, divincolandomi in un traffico eccessivo pure per una normale giornata romana, mi trovavo di fronte il motivo di tante macchine e di tanti clacson: davanti a me auto della polizia e dei carabinieri, due ambulanze e una camionetta dei pompieri, ferme quasi in mezzo alla strada, e tanti uomini in divisa che cercavano di domare il traffico per proteggere la scena dalla curiosità sadica di tanti occhi
li ho visti solo per qualche istante, mentre una guardia mi invitava nervosamente a cambiare strada: due ragazzi, zaini in spalla, all’apparenza giovanissimi, avevano scavalcato la recinzione del ponte ed erano seduti in equilibrio assai precario sull’orlo della ferrovia, i binari a una decina di metri sotto di loro, due vigili del fuoco che tentavano di dissuaderli mentre architettavano un modo per trarli in salvo senza rischi
eccola, l’altra faccia dell’italia vera, la disperazione
che si può manifestare in tanti modi diversi, dallo sparare a un vedovo padre di famiglia al tentare il suicidio sui binari sotto all’isola del pigneto
ma c’è, è inutile negarla

sono tornato a casa più tormentato che mai, ho passato la serata e la successiva giornata alla ricerca di notizie di quei due ragazzi, ma non ho trovato nulla, per fortuna
alla fine non si saranno buttati, così come alla fine i giornalisti rimbalzati dal potente non lo hanno mandato a quel paese
stavolta è andata bene, ma quanto durerà?

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