the song remains the same

bagnarolavacanze brevi, s’era detto, e così è stato
vacanze in cui comunque sono riuscito a staccare, a dedicare anima e core a cose nobili e costruttive così come a fesserie micidiali, forse più a queste ultime che alle prime, ma comunque a liberare la mente dalle scorie dell’anno passato e spegnere per un po’ la mia insopportabile vis polemica perennemente affamata
anche se di tanto in tanto, anche tra i lidi assolati dove riposavo le stanche membra, spuntava qualcosa che cercava di nutrirla
per esempio

per esempio sabato sono stato alla notte della taranta
che è un evento che se hai più di 22-23 anni e soprattutto non sei nudo almeno dalla cinta in su, sei un po’ fuori target, diciamo
l’evento culmine dell’estate salentina ha luogo nell’enorme spiazzo di fronte a melpignano, un paesino altrimenti piuttosto anonimo della provincia di lecce, e ricorda in grande parte il primo maggio in piazza san giovanni a roma, con la sua bella decina di ore di concerto consecutive, ma con un paio di differenze a dir poco sostanziali
la prima è che si svolge di notte, o meglio, comincia all’imbrunire e va avanti fino alle prime luci dell’alba
la seconda è che sono dieci ore dedicate ad un unico genere musicale, tra l’altro uno dei più ripetitivi e monotoni e – diciamocelo – irritanti che la tradizione popolare italiana annoveri: la pizzica salentina o, come è più corretto dire, la “pizzica pizzica”
(sì, ho avuto anche modo di farmi una cultura, pensate un po’)

va be’ insomma, c’è da ammettere che se da una parte si rimane antropologicamente affascinati dalla sfattanza generale che sembra assorbire positivamente tutti, indigeni (pochi) e turisti (tantissimi), durante le lunghe ore di danza approssimativa al suono ininterrotto dei milioni di tamburelli presenti tra il pubblico, dall’altra c’è la bravura superba dell’orchestra e del mastro concertista che la dirige, in grado di rendere eleganti ed apprezzabilissimi ad un orecchio assai infastidito come il mio anche dei motivi che altrimenti risulterebbero grossomodo solo pelle, sonagli e voci scomposte
per l’edizione di quest’anno poi erano previste le partecipazioni anche di cantanti pop noti al pubblico nazionale, che per l’occasione sono tenuti a lasciare da parte la propria discografia e a cantare brani dal repertorio tradizionale salentino, con esiti talvolta sorprendenti (ci tengo a sottolineare l’ottima prova del romanissimo niccolò fabi, un’interpretazione davvero convincente, grazie anche ad un arrangiamento dell’orchesta sontuoso) e con grande risposta da parte del pubblico, che d’altra parte a metà nottata aveva raggiunto quello stato in cui si sarebbe applaudito e danzato anche sui martelli pneumatici di qualche lavoro in corso
poi niente, sale sul palco emma marrone

che non dovrei nemmeno sapere chi sia, e invece lo so, e già questo mi fa vergognare
costei si esibisce in una performance davvero esagerata, sproporzionata, sopra le righe, e nonostante la sua salentinità il pubblico la fischia, perché si vede lontano un miglio (letteralmente, nel mio caso) che è un prodotto di plastica, e che il suo probabile talento risulta impalpabile, coperto dal teatrino che deve mettere in scena
una buona parte degli oltre centomila spettatori più o meno consapevoli smette di ballare e fischia, una cosa incredibile, nonché francamente impressionante
una figuraccia abbastanza evidente

eppure il giorno dopo, su repubblica (e su altri giornali minori ma comunque allineati alla mediocrità imperante) si parla di “performance che incanta”, e di “emma protagonista”, bah
vorrei mettervi il link ma non lo trovo più, stava scritto sulla colonnina di destra, la colonnina infame, non ho fatto lo screenshot ma c’era, giuro!
io ho trovato questa reazione l’ennesima marchetta alla tv più berlusconiana, anzi, all’italia più berlusconiana, quella dell’apparenza e della povertà di contenuti, quella del successo ad ogni costo, del vendersi invece di coltivare il talento, del mercato invece che dell’arte
l’italia della colonnina di destra, del gossip, del superficiale, del becero, del… va be’, forse esagero
però questa cosa dei giornali soprattutto grossi che mettono titoli a vanvera non mi va mai giù, è pura disonestà, e ogni volta che accade la credibilità scende di un altro gradino

per esempio quando parlano di economia e di mercati
un giorno scende l’indice della borsa di milano il corriere titola che è colpa della crisi di governo
ma non è da mesi che il governo è in crisi? o per lo meno dalla condanna definitiva al berlusca? possibile che se ne siano accorti solo ora?
poi il giorno dopo c’è negativo su tutte le borse europee e il corriere titola che è colpa della paura della guerra in siria
possibile? che poi, a me da piccolo hanno sempre insegnato che con le guerre l’economia ha solo da guadagnarci, e anzi che spesso sono proprio i famosi mercati a spingere per esportare la democrazia qua e là in tutto il sud del mondo, ma forse sono stato vittima di insegnanti comunisti
però allora perché non è crollata anche il giorno dopo, che poi sarebbe oggi, o il giorno prima, ché tanto si parlava di invasione in siria anche allora?
chi è che dà al titolista del corriere le dritte sui motivi per gli andamenti della borsa?
io ci capisco poco, eh, per carità, però a leggere queste spiegazioni così facili mi viene immediato immaginarmi i fantomatici mercati come un anziano signore che ogni tanto accende la tv e scopre ad un tratto tutte le cose che accadono nel mondo e si lascia andare a reazioni improvvise e del tutto effimere, perché il giorno dopo dimentica tutto, torna a giocare a carte con i suoi compagni alla casa di riposo, e delle sue decisioni non rimane nulla

e quante volte ancora, da qui alla fine naturale della legislatura, dovremo leggere della crisi di governo che incombe minacciosa sulle nostre vite, dello spauracchio berlusconiano e delle inevitabili indecisioni del pd? quanto potrà essere usata ancora questa scusa, per giustificare tutte le porcherie che abbiamo sotto gli occhi e sopra la testa?
è solo titolismo estivo, mi auguro, quello usato per riempire colonne altrimenti vuote, perché se sovrappongo le homepage delle principali testate per tutto il mese di agosto, c’è stato molto poco movimento
l’importante è accorgersene, non farsi fregare dall’enfasi e continuare a ragionare con la propria testa, per salvarsi anche quando intorno va tutto a picco
siam qui apposta

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4 thoughts on “the song remains the same

    • ma sai che invece mi interessa il tuo pensiero? ho parlato con alcuni indigeni lì in salento e ho sentito cose molto negative, però poi quella notte c’era una marea di persone: possibile che fossero tutti forestieri? tutti forestieri pizzicati e tamburello-muniti?

  1. premessa, e lo dico da “indigena”. il salentHHHino in genere è molto orgoglioso e campanilista. sbandiererebbe anche al Polo Nord la bontà del caffè Quarta, le cecoreddhre della nonna ‘Nzina, e la bellezza della casa a due metri dal mare in cui trascorreva le sue estati d’infanzia. diciamo che c’è del provincialismo 🙂

    detto questo, hai ragione, certamente molti “indigeni” frequentano la NdT ( già nel mio piccolo, ho notato svariati miei contatti FB che anche quest’anno hanno pubblicato relative foto e commenti entusiasti), in quanto i media mainstream la raccontano come un evento che fa “tendenza”, e che rientra nella categoria eventi etno-radicalchic a cui non si può mancare. nei fatti, la NdT ha comunque perso lo spirito un po’ spartano e di ricerca che aveva agli inizi, e la politica ci ha messo le mani sopra completando il quadro.

    • sì, infatti, mi dicevano le stesse cose, e inoltre l’enorme giro di soldi necessario per l’organizzazione lascia temere sulla limpidezza della sua provenienza…
      grazie per i tuoi commenti

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