so throw those curtains wide! one day like this a year’d see me right!

riva

sarebbe bello se la locuzione family day avesse puramente e pienamente il significato di giorno della famiglia
sarebbe bello se le tante persone (perché tante saranno, anzi, sicuramente troppe) che manifesteranno in piazza a roma sabato lo facessero sinceramente nel rispetto di quel significato, dunque per ottenere qualcosa di concreto per le famiglie, non so, più asili nido, periodi più lunghi di maternità e allattamento, facilitazioni nell’accesso ai mutui e alle case popolari, incentivi e sostegni per le famiglie numerose, etc.
invece il principio che muove questo raduno non è il “pro”, ma il “contro”

sarà una manifestazione per negare i diritti, per celebrare la forza di molti sulla povertà di pochi, per stabilire che le minoranze devono rimanere tali, indifese, emarginate, infelici

una manifestazione che rientra perfettamente nel pericoloso andazzo antidemocratico del nuovo millennio, quello per cui non siamo più alla ricerca di nuovi diritti, non lottiamo più per ottenere qualcosa da chi ci governa, ma combattiamo per difendere quello che abbiamo conquistato dall’avanzata dei nuovi poveri, condizione da cui pensiamo di esserci emancipati, per negare a loro le poche conquiste che abbiamo ottenuto noi, o meglio i nostri padri, perché pensiamo che se tutti hanno diritto, allora nessuno ha più diritto a nulla
e allora no all’asilo ai migranti, no al riconoscimento di coppie non eterosessuali, no a qualsiasi concessione di opportunità di miglioramento delle proprie condizioni di vita a chi non ci somiglia in tutto e per tutto
umilia il prossimo tuo più di te stesso
amen

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