oh well the devil makes us sin, but we like it when we’re spinning in his grip

dervisci

c’è una tradizione a cui tengo, che poi una tradizione non è, visto che è pochissimo che la porto avanti, ma ci tengo lo stesso e ve la propongo nuovamente
è la classifica delle canzoni più ascoltate dal vostro affezionatissimo nel corso dell’anno appena concluso, ordinate secondo precisi criteri apodittici e inconfutabili, incisi sul mio cuoricino
dieci le canzoni, dieci i link ai video su youtube, un unico collegamento alla cartella compressa dove recuperare i pezzi e scaricarli sul proprio lettore, a vostra disposizione, per apprezzarli ed eventualmente discuterli col sottoscritto (basta cliccare sull’ultima frasetta del post)
quest’anno poi è andata meglio del previsto, dal punto di vista della vendemmia musicale, vuoi per le cuffie nuove, vuoi soprattutto per la conquista della stanzetta personale in ufficio, che mi ha permesso di immergermi nella musica molto più spesso che in passato
vai

al numero dieci better living through chemistry, dei queens of the stone age
che vuole essere da una parte un omaggio a breaking bad, di cui ho visto le ultime puntate proprio in chiusura di 2013 e che rimane una delle serie più belle, ben scritte e ben recitate di tutti i tempi
e dall’altra un ricordo dell’illusione effimera che ho nutrito per pochi istanti, un mesetto fa circa, quando ho scoperto che josh homme e compagnia suoneranno a roma questa estate: la mia partecipazione al concertone sarà molto improbabile, e me ne cruccio, perché un po’ di pogate scioglistress è sempre una mano santa, ma ci saranno cose più importanti a cui pensare
la canzone è presa dal secondo disco dei qotsa, che avrà più o meno una quindicina d’anni, ora non mi va di controllare, ed è forse la più vicina al sound dei kyuss, tutto chitarre rozze e pesanti, che secondo me era molto gagliardo

al nove suspicious minds di elvis
(per dire quanto è aggiornatissima questa classifica)
nella versione rigorosamente dal vivo a las vegas nel 1975, con lui che fa l’occhiolino alla corista che quasi ha un mancamento
ci ha accompagnato piacionico e insolente durante il nostro roadtrip estivo in salento e poi nei primi mesi nella casa nuova, indimenticabili balletti celentanici mentre spostavamo scatoloni
mitico elvis

all’otto i local natives con who knows who cares
che non è nel loro disco del 2013 ma in quello precedente, il primo, gorilla manor, del 2010
ma è la mia preferita, loro, e giunge puntuale a ricordare il migliore dei pochissimi concerti che ho visto quest’anno, al black out qui vicino casa, poca gente soffitto basso amplificazione esagerata che spernacchiava qualsiasi tipo di suono, e io che non mi ero mai sentito così anziano
loro sono bravi bravi, mi sa che li ho già inseriti in qualche classifica degli anni passati, e se non l’ho fatto me ne pento, perché sono simpatici e trascinanti e li consiglio davvero a grandi e piccini

al sette good times bad times, dei led zeppelin
perché è stato un anno pieno di hard rock, questo, per tenermi su attraverso mesi lunghi e assai faticosi, ma di cui sto raccogliendo un po’ di frutti
e i led zeppelin mi hanno tenuto parecchia compagnia, avrò rispolverato l’intera discografia, ma ogni volta che ci ripenso mi torna sempre questa canzone, la primissima del loro repertorio, 1969 (credo)
ta-da!
ta-da!
in the days of my youth i was told what it means to be a maaan
ta-da!
magnifica
poi quest’anno ho visto un film documentario su una chiacchierata tra tre chitarristi di tre epoche diverse, spaziando tra le loro radici, la loro ricerca, il loro suono, e uno di questi era jimmy page, maestro totale, che anche a settant’anni è sempre il più elegante e sacerdotale e seducente di tutti

al numero sei.. eh, al numero sei ero indeciso su cosa mettere, perché ci sono due dischi e due canzoni che hanno totalizzato esattamente lo stesso numero di ascolti, poi alla fine trattandosi di due gruppi molto simili come suoni ho deciso di mettere la mia preferita
dunque, al sei ho messo rolling waves dei the naked and famous
band neozelandese, assai pop, dolce voce femminile, suoni elettronici sinteticissimi, interessanti
l’alternativa era the mother we share dei chvrches, che era sulla stessa falsariga, però più semplice, meno ricercato

al cinque ball and biscuit dei white stripes
uno dei pezzi blues più sexy e sanguinolenti del nostro secolo, jack white è bravissimo e io gli devo delle scuse per tutte le volte che l’ho snobbato
guardandolo nel documentario di cui parlavo prima (it might get loud, era uno dei tre protagonisti insieme a jimmy page e a the edge) non ho potuto fare a meno di innamorarmene, lui e la sua sincera ricerca di comunicare, trascurando il mezzo e la forma, per arrivare alla sostanza, al messaggio, al blues più essenziale e diretto
bravissimo

al quattro loniterp dei verdena
altro gruppo che ho trascurato per decenni, e invece sono bravissimi
questa canzone in particolare potrebbe essere stata scritta dagli interpol (di cui peraltro è un voluto anagramma) e soprattutto potrebbe essere stata suonata da loro, perché la qualità della produzione, della resa sul disco, è davvero eccellente
sono probabilmente il miglior gruppo italiano da presentare all’estero, per far vedere di cosa siamo capaci
non posso però fare a meno di notare i loro testi, completamente senza senso, cuciti insieme apparentemente solo per rientrare nella metrica, nel suono, che viene prima di tutto: intendiamoci, ho adorato il suicidio dei samurai, requiem e il doppio wow per tutto il 2013, solo che ogni volta mi riscoprivo a canticchiare parole senza né capo né coda mi sentivo un cretino (più del solito, almeno)

al numero tre never gonna give you up, dei black keys
perché il 2013 è stato anche l’anno in cui ho concluso luther, serie televisiva inglese capolavoro, che ho amato dalla prima all’ultima inquadratura
e chi ha visto l’episodio finale sa il perché, tra tutte le canzoni del repertorio black keys (cui ho dato fondo per tutto l’anno, last.fm mi conferma che sono stati il gruppo che ho ascoltato di più), ho scelto proprio questa

al numero due hannah hunt dei vampire weekend
proseguendo con le scuse, devo rimangiarmi quanto ho detto anche per i vampire weekend, che ho sempre considerato un gruppo furbetto e superficiale, e invece nel 2013 hanno sfornato questo modern vampires of the city che è semplicemente perfetto
hannah hunt è forse la più arcadefireiana della tracklist, con questo pianoforte prima timido poi sicuro di sé, un po’ alla ocean of noise (capolavorissimo)
il resto del disco poi è da applausi, coerente, intelligente, è come se questi quattro scavezzacollo bostoniani si fossero improvvisamente riscoperti adulti, con una consapevolezza diversa, e come se questo disco fosse il loro primo approccio all’età della maturità
lo avrei messo volentieri al primo posto, perché è il disco che ho più divorato nel 2013, ma qui si parla esclusivamente di canzoni, quindi pazienza

e al numero uno infatti c’è paradise circus, dei massive attack
ovvero la sigla oscura e sensualissima di luther
una canzone noir, se così si può dire, che ricalca perfettamente le atmosfere cupe e di introspezione psicologica, ma anche di scontro con la superficie, con la carne, con l’umanità, descritte magistralmente nella serie
(quando penso che la bbc produce cose come luther o come sherlock, mentre i soldi del nostro canone vanno a don matteo, be’…)

buon ascolto!

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the worst thing about living a lie is just wondering when they’ll find out

gabbiaio non so se ci rendiamo conto della gravità di quello che è successo ieri
un parlamento di una democrazia occidentale in sciopero contro l’organo più alto della sua magistratura, una vera e propria serrata istituzionale con il potere legislativo che protesta in maniera spudorata contro il potere giudiziario per una sua decisione scomoda ma assolutamente ineccepibile
e tutto questo solo perché è stata fissata, come la prassi richiede, la data della sentenza su uno dei tanti procedimenti giudiziari a carico di un esponente politico del governo
la data, capite? non la sentenza, ma la data della sentenza!
roba che aridateci la repubblica delle banane!

insomma quell’aula di solito sorda e grigia si è mostrata per l’ennesima volta assai sensibile alle sempre crescenti problematiche legali di uno dei suoi più significativi componenti, e ha toccato uno degli abissi più vergognosi di sempre nella sua storia
in un paese che sta cadendo a pezzi, dove non c’è lavoro e la disperazione è ben oltre il livello di allarme, il parlamento chiude per protesta contro la magistratura: inaudito, e gravissimo

e ancora più vergognoso e gravissimo è l’ennesima prova di complicità del pd, stavolta più ingiustificabile che mai, che cede al ricatto berlusconiano e approva la chiusura, mascherandosi dietro la foglia di fico della mezza giornata invece di tre
non li voterò mai e poi mai, hanno acconsentito a questo golpe criminale, anzi, hanno partecipato, hanno attivamente votato, non si sono astenuti facendo gli schizzinosi, hanno personalmente spinto il bottoncino di fronte ai propri scranni per certificare la bontà di questa operazione illegale
sono disgustato
letta che dice che il governo non ne risentirà, epifani che fa tanto lo scandalizzato e poi parla di senso di responsabilità dei suoi nel votare con i berluscones

e non c’è un giornalista che sia uno che abbia ancora un briciolo di amore per il proprio mestiere e che chieda a uno di questi molluschi cosa intendono fare, quali mostruosità ci aspettano, su cosa altro dovremo chiudere occhi naso e altri orifizi di fronte ai loro fini superiori a noi ignoti
l’ho ripetuto più volte, lo ripeto ancora: c’è un delinquente (per ora potenziale, ma come tendenza all’eversione non ha nulla da dimostrare) che è il leader storico di uno dei partiti che fanno parte della coalizione che sostiene il tuo governo: è semplice, le strade sono due, o ti metti dalla parte della legge e del buonsenso civico, e rompi le alleanze con costui, anche a costo di far cadere il governo, oppure ne fai tue le istanze, riconosci che è un perseguitato politico, e lo accompagni nelle sue battaglie eversive contro lo stato di diritto
non c’è una via di mezzo, non si può indugiare in eterno

tenere in piedi questo governo dei rinvii non è certo una buona scusa per giustificare certi indecorosi atti di demenza istituzionale, di illegalità eversiva, di fascismo anticostituzionale

blood thirsty bastards, making plans for no one but themselves

bimbotutto quello che ci faceva paura del comunismo – che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretti a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema – è diventato realtà grazie al capitalismo (jeff sparrow)

mentre nel principale partito sedicente di centrosinistra, nonché forza maggioritaria di un governo sedicente di emergenza, fervono le discussioni e i contrasti su temi fondamentali per il suo affezionatissimo elettorato, quali ad esempio le tempistiche e le regole del prossimo congresso, fuori dal palazzo si soffre parecchio
viviamo in un’epoca di reazione lenta ma inesorabile, in cui, con la scusa della crisi, vediamo di giorno in giorno cancellati i tanti diritti e le tante conquiste ottenute con grandi sacrifici nel corso del novecento
è una lotta di classe a senso unico, cioè dall’alto verso il basso, e decenni di propaganda hanno insegnato anche a noi a prendercela con chi ha meno, non con chi ci sta azzerando l’aspettativa di una vita dignitosa
c’è crisi e si corre al ribasso, nei diritti, nelle tutele, negli stipendi, nei posti di lavoro, e la corsa è a ogni giro più veloce

per fortuna ogni tanto arriva una frenata, che non sarà determinante, ma fa ancora sperare nel buonsenso di qualcuno
marchionne in pochi giorni ha ricevuto una bocciatura da parte della consulta, riguardo alle sue iniziative di annichilimento dei diritti acquisiti dei lavoratori, e una bella tirata d’orecchie da parte di laura boldrini, finalmente una personalità istituzionale che non ha timore reverenziale nei confronti di questo criminale
un presidente della camera che insegna il mestiere all’industriale più influente e pericoloso d’italia è comunque un bel segnale, è indice di carattere, sensibilità e consapevolezza del proprio ruolo, e mi fa stimare ancora di più questa donna, forse l’unica buona notizia uscita dalle elezioni

ha ragione, la boldrini, il modello turbocapitalistico non funziona, bisogna ripensarlo mettendo al centro non la sopravvivenza della classe dominante, ma la dignità umana e professionale di tutti i lavoratori
purtroppo in nessuna parte del mondo è così, a parte qualche rara eccezione di socialdemocrazia illuminata o di padrone sensibile, ma siamo ai limiti dell’utopia
il divario tra chi ha pochissimo e chi ha tutto il resto sta crescendo e, almeno dalle nostre parti, la rotta non verrà modificata
questo governo gelatinoso ha imbalsamato tutto, non c’è all’orizzonte nessun pensiero critico, siamo passati da una mera gestione dell’esistente addirittura a un rinvio infinito della gestione stessa, mentre intorno è nebbia
se riprendo in mano il blog è anche per non perdermi

nothing’s changed, but the surrounding bullshit that has grown

tettisi accumulano le condanne del berlusca, così come le umiliazioni indigeribili che siamo costretti a mandare giù
i più agguerriti festeggiano, io ho tirato un sospiro di sollievo nel vedere che si è giunti ad una sentenza coerente con i fatti che sono emersi e sono stati giudicati, segno che qualcosa ancora funziona nonostante tutto, ma niente di più
troppa la vergogna, stiamo pur sempre parlando dell’uomo che continua ad identificare gli italiani agli occhi del mondo ormai da vent’anni, e che ancora tiene orgogliosamente in mano il timone della bagnarola su cui stiamo tentando di sopravvivere
e tanta anche la paura

sette anni, ragazzi, non sono pochi
per prostituzione minorile, poi, una delle accuse più infami, una di quelle cose che nei corridoi di qualsiasi carcere ti farebbero girare poco tranquillo
poi va be’, è chiaro che in carcere non ci finirà mai, ci sono ancora troppi gradi di giudizio, troppa potenza politica e mediatica a disposizione per poterli agilmente schivare, e alla fine, male che vada, aruba non è poi una meta così sfigata per gli ultimi fuochi di un miliardario ottantenne
però
il finale del caimano, con il protagonista che invoca una rivolta civile del suo elettorato/fan club come reazione alle condanne e contro una magistratura ritenuta nemica politica, mi mette sempre un po’ di angoscia
quanto ci stiamo lontani?

bisogna rompere questa alleanza insopportabile e far cadere questo governo schifoso, subito
non si può fare finta di niente, al potere c’è un delinquente riconosciuto, per salvare la faccia e le istituzioni i suoi complici devono sbarazzarsene, visto che lui non ha alcuna intenzione di mollare
fuori il berlusca e fuori tutti quelli che non si vergognano di lui, perché non sono compatibili con uno stato di diritto
non c’è necessità di unità nazionale che tenga, anzi, semmai è necessario proprio il contrario

assurdo, condanne su condanne e ancora minaccia, ancora strepita, ancora resta aggrappato al volante, sprezzante del ridicolo e del buonsenso civile, e non molla un centimetro
lui che è il primo responsabile della palude in cui siamo, lui che dovrebbe sparire per il bene di tutti, è sempre là come il capitano del titanic

eppure all’inizio questo governo minestrone, pur immangiabile, mi sembrava necessario
ero forse tra la minoranza risicata che diceva che era la scelta migliore tra le poche pessime opzioni che ci si presentavano davanti, dopo le elezioni e le dimostrazioni di incoscienza, irresponsabilità e sostanziale incapacità dei cinque stelle
mi dicevo che l’unica soluzione per uscire dalla crisi era andare in europa e fare la voce grossa, rivendicare politiche economiche meno rigorose ma comunque responsabili, sbarazzarsi di quell’abominio sociale del pareggio di bilancio obbligatorio e cominciare a spendere per far ripartire l’occupazione e dunque i consumi
e mi dicevo che l’unico modo per fare ciò era avere le spalle larghe: come fai a importi a bruxelles se non riesci a importi nemmeno a casa tua?
dunque tanto valeva affidarsi ad un esecutivo temporaneo di larghe intese, uno di quegli ibridi obbrobriosi che non toccheresti nemmeno con la canna da pesca, la poltiglia viscida che speravi di spazzare via con il tuo voto, e che però almeno avrebbe garantito un minimo di stabilità e di presentabilità all’estero
senza contare tutte le cose urgentissime che c’erano da fare: la nuova legge elettorale, la riduzione dei parlamentari, il superamento dell’agenda monti, lo spread, l’imu, l’iva…
insomma, mi appariva inevitabile un governo di emergenza, che chiudesse qualche questione scomoda rimasta insoluta, che ci traghettasse verso orizzonti più sereni accollandosi fatalmente tutta l’impopolarità propria di certe iniziative, tanto sarebbe durato poco e anzi avrebbe pure dato la possibilità a certi non-morti della nostra politica di rifarsi il trucco per il prossimo giro

ma cos’è stato fatto?
a due mesi esatti dal giuramento, il governo letta può vantarsi di non aver realizzato nessuna delle incombenze che si era caricato sulle spalle, forte dello scudo dell’emergenza che allora tutti riconoscevano
siamo in un momento politico in cui non succede, non è successo e non succederà nulla, la situazione da estremamente infiammabile è ora completamente sotto controllo e tutto rimane imbalsamato e viscido e colloso come la sedia-poltrona sintetica su cui sono appiccicato
rinvio rinvio rinvio, ci penseranno altri, non c’è fretta, probabilmente non c’è mai stata, sicuramente non per loro
lo scaricabarile procede spedito e senza scrupoli, l’esecutivo-carrozzone tarato sui pochi mesi d’urgenza durerà un’intera legislatura, e noi come loro tiriamo a campare

non c’è una maggioranza e non c’è un’opposizione, nessun pensiero critico emerge dalla gelatina in cui siamo bloccati
il berlusca viene condannato a sette anni di carcere e interdetto a vita dai pubblici uffici, e nessuno che chieda al presidente del consiglio “ora cosa si fa?”
il tuo principale alleato, o forse è meglio dire il tuo padrone, è stato appena riconosciuto delinquente, per di più per abusi di potere politico: ne prendi atto e distanze in maniera definitiva, sciogliendo un’alleanza ingestibile e che fin’ora si è rivelata del tutto inutile, ma almeno salvi la faccia tua e del paese? oppure assorbi la sua linea anti-magistratura, che è una linea eversiva e ingiustificabile, che il tuo partito ha sempre combattuto (a parole), affrontandone poi coerentemente le conseguenze?
ce la vogliamo assumere qualche responsabilità, di qualsiasi tipo?
che dici, rinviamo anche questa risposta?

i told you ‘bout all those fears, and away they did run

discesaè arrivato financo il maggio odoroso, ragazzi miei, e io non ho ancora pubblicato la mia classifica delle canzoncine del 2012, forse è il caso che la smetta di menare il giorno in altre facezie e mi dedichi di più a queste amorevoli tradizioni
partiamo subito, va, ché tanto le mie chiacchiere inutili non le legge nessuno

al numero dieci vagabond, dei wolfmother
recuperata da un bel disco di qualche anno fa grazie a un film carino (500 days of summer) che ho visto la primavera scorsa
bluesetto essenziale, chitarra voce e percussione, almeno all’inizio molto gradevole: poi in effetti cresce precipitosamente verso un distorto un po’ volgare, che forse potevano risparmiarsi almeno in quest’ultima traccia di un album tutto molto tirato, che mi fece molta compagnia ai tempi (metà dei gli anni 2000, se non sbaglio)
il film pure è gradevole: niente di che, eh, per carità, è infarcito di ammiccamenti hipster che personalmente mi hanno dato noia dopo pochi secondi, ma racconta una storia quasi d’amore in un modo se non altro originale
la colonna sonora poi è assai gagliarda

al numero nove laredo, dei band of horses
perché con quattro soldi al mercatino di tor pignattara si trovano anche dei gioielli inaspettati

al numero otto lover of the light, di mumford and sons
che mi stanno rispettosamente antipatici, come già specificato in questo blog, perché  pieni di sé e di gente che li compiace, e a me invece mi sanno più furbi che talentuosi
la canzone però si fa ascoltare, ma soprattutto il video si fa vedere, perché opera di uno degli attori più maestosamente fichi della sua generazione

al numero sette my country, di tune-yards
disco buffo, sperimentale e divertente, sentito e risentito per tutta la prima parte dell’anno
un anno in cui tra l’altro ho avuto molte poche occasioni per sentire musica nuova, sempre distrattamente, sempre di rimbalzo
infatti l’album da cui è presa è del 2011, e probabilmente ne sono venuto a conoscenza solo grazie alle classifiche di fine anno fatte da qualche rivista prestigiosa o da qualche blogger illuminante: è solo grazie a tali classifiche che mi sono tenuto un minimo aggiornato, selezionando i dischi da procurarmi in base alla qualità determinata dalla presenza o meno in lista
se scrivo ogni anno questa classifica è anche per ringraziarli e nel mio piccolo imitare la loro opera di bene

al numero sei cities, degli hey marseilles
suoni eleganti e ben sviluppati, è stata la prima canzone che ho ascoltato con le cuffie nuove, per godere immediatamente della perfezione sonora di strumenti classici digitalizzati
è un po’ che lotto per procurarmi l’intero album, ma sto ancora perdendo la mia battaglia

al cinque cherokee, di cat power
perché tutti mi hanno parlato un gran bene di questo disco, e sì, è un disco carino, ma questa canzone è troppo superiore al resto

al quattro ticket to ride, dei così, lì, quelli
(non sapevo quale scegliere, in realtà)
come forse gli attenti e affezionatissimi lettori di questo blog avranno già avuto modo di scoprire, il 2012 è stato un anno importante, per me
di tutti i tantissimissimi aspetti da tenere sotto controllo, realizzare la playlist per l’aperitivo a bordo piscina è stata forse l’attività più gradita dal sottoscritto, che ci si è dedicato con tutta la sapienza e la certosina minuziosità che l’occasione imponeva
ho scelto tutta musica anni ’60, allegra e soleggiata, per accompagnare col sorriso momenti che ho ancora tatuati nella testa e nel cuore
in particolare questa era la prima, e ricordo perfettamente il momento in cui è stato premuto il tasto play

al tre dirty paws, degli of monsters and men
definiti (da me, ma probabilmente anche da moltissimi altri) la risposta islandese agli arcade fire, sono forse più dolci e sognanti dei loro maestri canadesi, e regalano un folk simpatico impregnato di quelle atmosfere eteree, quasi fiabesche, tipiche dei musicisti che vengono da quell’isola
il disco è molto molto bello, ho mancato di un soffio il loro concerto a roma un paio di mesi fa e ancora soffro

al secondo posto yer fall, di hey rosetta!
gruppo canadese bello numeroso, disco molto rockettone e gustosissimo, pieno di strumenti e di arrangiamenti interessanti, questa canzone meravigliosa si distingue dalle altre per la ricercatezza della composizione, secondo me
(mi piace un sacco provare a dare giudizi tecnici super-obiettivi, cercare termini universali e sofisticati, e poi piazzare un “secondo me” alla fine che fa crollare tutto)
i cinque quarti, raga
e poi di nuovo a sei ottavi, e in mezzo il pianoforte, i crescendo, le mille chitarre, gli archi
bello bello

ma poiché questa classifica si basa spudoratamente sul numero di ascolti, al numero uno vince per distacco simple song, dei the shins
e ho capito che non riesco ancora a staccarmi dalle sonorità arcade fire, e anzi sono stato un anno a cercare sostituti, perché anche questa canzone potrebbe essere uscita da un loro disco
il video poi è molto carino, con i figli radunati che assistono a un video messaggio del padre già morto che li ha radunati nella loro casa d’infanzia e li sfida a trovare l’eredità nascosta prima che arrivi l’impresa di demolizione

basta, sentitevi queste canzoni, sono belle e meritano almeno qualche istante del vostro tempo
e poi anche quest’anno ve le regalo, che buono che sono, potete scaricarle comodamente e amichevolmente cliccando qui
almeno finché non mi beccano…

controlling my feelings for too long

stazioneè un po’ di tempo che vado girando per l’italia senza sosta, vuoi per motivi di lavoro (il più delle volte), vuoi per svago (raramente, ma con soddisfazione), e giocoforza mi astengo dal seguire le deprimenti vicende politiche nostrane, non ho il tempo necessario né lo spirito giusto, mi sembra tutto così astratto, così scollato dalla realtà
realtà che invece vivo e vedo con i miei occhi tutte le volte che entro in una fabbrica o attraverso le periferie e le zone industriali, tutte le volte che parlo con i miei coetanei e condividiamo le nostre storie di lotta quotidiana al limite del ridicolo per una vita dignitosa
come puoi affezionarti poi alle beghe di omini politici senza un minimo di spessore, cultori dell’emergenza che gli garantisce la poltrona? cosa sanno loro di me, di noi?

c’è un episodio che mi perseguita da quando vi ho assistito in prima persona, ormai sarà passato un mesetto, niente, non mi esce dalla testa, il mio cervello vi è andato in loop, due scene apparentemente lontante che mi ripropone in continuazione sia da dormiente che da sveglio

tornavo a casa da lavoro in motorino, frastornato nei miei pochi pensieri, e mentre ero fermo a un semaforo lungo via xx settembre vedevo tre o quattro ragazzi, facce stanche e vestiti comodi, che trascinando pesanti telecamere in spalla scattavano all’arrivo di un solenne macchinone dai vetri oscurati, riprendendo affannati l’entrata di qualche pezzo grosso a me sconosciuto
li vedo correre allo sportello da cui stava probabilmente uscendo uno dei famigerati “saggi” (scelta del vocabolo per me imperdonabile), li vedo supplicare una parola, un cenno di rispetto, un qualcosa che desse un senso ad un attesa evidentemente lunga e sotto il sole, in cambio di pochi secondi di disponibilità
niente, l’anziano potente tira dritto, testa bassa e mano alzata in segno di stop

non potevo non immedesimarmi in loro, nella loro frustrazione, non potevo non vedere in questa scena una metafora del nostro tempo, dei nostri diritti cancellati per mano di inaccessibili volontà, impermeabili a qualsiasi tentativo di dialogo, incoronate da nessuno
la risposta che aspettavano quei ragazzi andava ben oltre qualsiasi domanda immediata e di convenienza potessero aver formulato in quell’istante: era la risposta ad intere generazioni che vedono i propri presenti e i propri futuri infrangersi contro un muro altissimo, costruito in decenni di lotte e imposizioni dall’alto, un muro che ci sta facendo sprofondare
pensavo a quanto avrei resistito da mandarlo a quel paese a gran voce, quel vecchio saggio, icona di un’italia maschilista e elitaria e partitocratica, che con una semplice mano debolmente alzata schermava via tutte le richieste di ascolto che vengono dal paese reale

pochi minuti dopo, mentre ancora in motorino pensavo e ripensavo all’episodio, scuro nelle mie elucubrazioni, imboccavo la via casilina e all’altezza del ponte del pigneto, divincolandomi in un traffico eccessivo pure per una normale giornata romana, mi trovavo di fronte il motivo di tante macchine e di tanti clacson: davanti a me auto della polizia e dei carabinieri, due ambulanze e una camionetta dei pompieri, ferme quasi in mezzo alla strada, e tanti uomini in divisa che cercavano di domare il traffico per proteggere la scena dalla curiosità sadica di tanti occhi
li ho visti solo per qualche istante, mentre una guardia mi invitava nervosamente a cambiare strada: due ragazzi, zaini in spalla, all’apparenza giovanissimi, avevano scavalcato la recinzione del ponte ed erano seduti in equilibrio assai precario sull’orlo della ferrovia, i binari a una decina di metri sotto di loro, due vigili del fuoco che tentavano di dissuaderli mentre architettavano un modo per trarli in salvo senza rischi
eccola, l’altra faccia dell’italia vera, la disperazione
che si può manifestare in tanti modi diversi, dallo sparare a un vedovo padre di famiglia al tentare il suicidio sui binari sotto all’isola del pigneto
ma c’è, è inutile negarla

sono tornato a casa più tormentato che mai, ho passato la serata e la successiva giornata alla ricerca di notizie di quei due ragazzi, ma non ho trovato nulla, per fortuna
alla fine non si saranno buttati, così come alla fine i giornalisti rimbalzati dal potente non lo hanno mandato a quel paese
stavolta è andata bene, ma quanto durerà?

so tell yourself it will be ok, remind yourself that you’re not just in it for the money

haremscusate ma cosa dovrei trovare di tanto eroico nel “passo indietro” di giannino, se si tratta solo di dimissioni da presidente del suo movimento uber-liberista, e se dunque rimane in ogni caso candidato premier come un pregiudicato qualsiasi?

spendo i miei due centesimi sulle prossime elezioni e sulle mie intenzioni di voto, visto che manca poco e non voglio correre il rischio di rimandare a quando sarà tardi (c’è un silenzio elettorale alle porte, che aspetto come si aspetta l’occhio del ciclone)

prendo spunto dal risultato del sempre ottimo test pre-elettorale di openpolis, che come ogni volta mi conferma sostanzialmente le mie sensazioni in vista delle urne, e mi ricollego al post di qualche giorno fa su monti e sulla sua figura ambigua, che si fa sempre più minacciosa per gli equilibri di un probabile governo di centro-sinistra
visto che l’ultima volta, per colpa mia ma anche altrui, ho praticamente buttato il mio voto, a questo giro non voglio che accada, non voglio che si disperda il mio diritto democratico, non voglio fornire assist a nessuno
a maggior ragione se il partito che volevo votare partecipa alla coalizione favorita in the first place

darò il mio voto a sel
e per la prima volta lo darò anche con una certa minima convinzione (di cui sono un po’ spaventato, lo prendo come un segnale inequivocabile del fatto che sto invecchiando), perché mi piace vendola, perché mi piacciono le idee e i progetti di sinistra, mi piace il buon governo di buon senso in puglia e mi piace che nel prossimo parlamento si possa dare evidenza a tante questioni sociali che finora sono state censurate e che in un governo puramente tecnico-amministrativo rimarrebbero nel cassetto
e poi per il seguente ragionamento: come ho già detto, sono convinto che la coalizione italia bene comune vincerà sì le elezioni, ma senza avere la maggioranza assoluta, e dunque si troverà appollaiata sulle spalle la scomoda alleanza con il centro catto-tecno-finanziario che tanto schifo mi fa
e allora è bene, anzi, è fondamentale che nel grande calderone di governo sia ben presente e si faccia sentire la sinistra, è necessario che bersani abbia ben chiaro che non si deve solo guardare alle probabili insopportabili richieste di un casini qualsiasi, ma che c’è una base sostanziosa di elettorato di sinistra che si aspetta qualcosa di sinistra dal futuro esecutivo
è un voto per e soprattutto contro, per spingere sulle istanze sociali e per contrastare il potere ricattatorio che può avere un alleato scomodo a urne chiuse e nel dibattito mediatico

(purtroppo, sto parlando sempre esclusivamente a livello di politiche sociali, perché di sicuro l’agenda monti-draghi-trichet di spietate ricettine economiche per risollevare i mercati e probabilmente raderci al suolo non sarà toccata, chiunque sia a guidare la bagnarola
e questo è l’amaro che non se ne va dalla mia testa, perché sono sicuro che un governo di centrosinistra potrebbe trovare e spingere per soluzioni meno devastanti dal punto di vista civile per arginare la deriva economica del paese
sto parlando di allentare i limiti crudeli di spesa concessi da bruxelles agli stati membri, per permettere maggiori investimenti in settori fondamentali della nostra spina dorsale economica, mortificati dalla morsa delle tasse e del rigore a tutti i costi
sono convinto che con la collaborazione di altre nazioni, come la francia di hollande, si potrebbe scardinare il monopolio tedesco della gestione della crisi, che sembra schiacciare i più deboli – vedi grecia – piuttosto che recuperarli
invece questo centrosinistra si è adeguato pedissequamente al pensiero unico di merkel e compagnia, vaglielo a spiegare te che ci può essere un’alternativa migliore, sicuramente meno farneticante di quelle proposte da grillo e la lega)

mi resta comunque l’impressione che sarà un voto che varrà poco, perché se è vero che il movimento 5 stelle sarà la seconda forza politica del paese, è assai probabile che non si riuscirà a trovare una maggioranza solida in un parlamento pieno per più della metà di burattini comandati più o meno a distanza (penso anche alle marionette in mano all’altro burattinaio, quello che in televisione ci va eccome)
dunque si tornerà a votare con le stesse dinamiche nel giro di pochi mesi, con le conseguenze a dir poco disastrose di un periodo così lungo di anarchia casinista per le nostre finanze

non mi piacciono affatto tutti quelli che dicono che queste saranno le elezioni più importanti degli ultimi anni, perché mi sembra una frase fatta che viene di volta in volta ripetuta come se niente fosse
e però mi sembra che abbiamo spalle sempre meno larghe per sopportare altri anni di disgustosa idiozia istituzionale

nothing that has happened so far has been anything we could control

righema perché monti si è candidato?
è un po’ che me lo chiedo e più ci penso, più mi sembra che il professore, da una salita/discesa/sterzata in campo non avesse altro che da perderci
ha già un suo seggio da senatore a vita, ha già compiuto senza troppi sforzi né scrupoli la sua missione di salvezza dei conti pubblici rimettendo a noi tutti i debiti, come noi li abbiamo sempre pagati, e lo ha fatto senza minimamente sfiorare lo status quo che per decenni aveva consapevolmente scavato l’enorme fossato e che negli ultimi anni ci aveva spinto sull’orlo
in linea di principio avrebbe potuto vivere di rendita, godere dei crediti ottenuti con la sua opera di deus ex machina e organizzare comodamente per tempo il trasloco al quirinale
e invece è lì in prima fila, a guidare l’allegra masnada dei pastosi democristiani non biodegradabili, una coalizione inguardabile che tutti i sondaggi danno parecchio dietro gli altri
non me lo spiego

avrà pure ordinato dei sondaggi esplorativi, il potente senatore, prima di prendere una decisione
avrà pure capito che, nonostante l’anti-talento politico del pd, sarebbe stato difficile strappare a bersani e compagnia una maggioranza se non altro relativa
avrà pure immaginato che il berlusca non si sarebbe certo messo da parte per aiutarlo nella contesa elettorale, e che anzi avrebbe utilizzato tutta la sua potenza di fuoco per annullarlo
avrà pure valutato l’impatto non esattamente positivo che la sua credibilità di uomo ineccepibile sempre circondato dall’eccellenza avrebbe subìto da un’alleanza con quei sempreverdi antropomorfi di fini, rutelli e casini
eppure

eppure niente, chi se ne importa, bando alla coerenza, buttiamoci nella mischia come se nulla fosse
andiamo in televisione, accarezziamo pucciosi animali domestici, solleviamo polemiche sterili e fuffose, strizziamo occhiolini e stringiamo accordi sopra e sotto il banco, ammicchiamo e lanciamo frecciatine, sempre meno sobriamente, sempre meno rigidamente, ma comunque “un po’ più degli altri”
ma perché?

la spiegazione che mi sono dato è che il paese è ancora in pericolo e che il pericolo ha ancora la faccia tumefatta e il sorriso scheggiato di quell’anziano ma inaffondabile miliardario, filibustiere dai pochi e spietati interessi, che sfortunatamente cozzano con un futuro stabile per tutti noi
ne deduco che monti sarebbe stato volentieri a guardare, dall’alto del suo scranno ancor più presidenziale, se non si fosse reso conto in tempo che era in atto l’ennesima resurrezione e se non avesse sempre ben piantato in testa il dubbio che, se gli italiani sono stati fessi abbastanza per votarlo in massa e con convinzione per diciott’anni, cosa mai poteva cambiare in dodici mesi?
dunque la scelta di candidarsi, per limitare le pretese pontificie del caimano e ridare un minimo di serenità a quei famosi mercati che sembrano non fare altro che guardarci
(e io me li immagino, mentre ci guardano, questi mercati ficcanaso, con quei loro capelli perfettini, le maniche di camicia arrotolate e gli occhiali nerd fissi su tanti schermi luminosi che proiettano le nostre mediocrità)

fosse veramente così, complimenti: un gesto di limpido sacrificio per il bene del paese
monti uno di noi, intellettuale che si spoglia dei privilegi di casta e si fa politico per ridare dignità al mondo politico italiano, e di riflesso anche alla sinistra, che finalmente ha un nemico vero contro cui lottare sul piano delle idee, non su quello della legge
se non fosse che poi questa sinistra ci si alleerà, con il nemico e con tutto ciò che rappresenta, perché parliamoci chiaro, da soli non si va da nessuna parte

ragazzi, non facciamo i sofisticati, era chiaro fin dall’inizio che si sarebbe andati a sbattere al centro
non ci sono i numeri per l’autarchia, e se anche ci fossero, i grandi capi hanno fatto veramente il possibile per nasconderli e combatterli, e lo sfogo centrista è l’unica soluzione
il fatto è che, se è chiaro per noi, lo è ancora di più per un sagace preside della bocconi e per la sua schiera di illustri collaboratori
(insomma, dai, se ci sono arrivato io…)
dunque, la domanda iniziale si trasforma in questa: cosa vorrà, monti, in cambio dei suoi voti?

quanto vorrà influire sulle scelte di un prossimo, probabile governo di centro-sinistra?
sapete, sono convinto – ve l’ho già detto – che, destra o sinistra, le politiche economiche dei prossimi anni saranno dettate inevitabilmente dai nostri baby-sitter europei, e che dunque i margini di manovra dei futuri esecutivi saranno ristretti esclusivamente al sociale e a poco altro
monti farà da tutore? mmm, non credo, dai, c’era davvero bisogno? ma allora non avrebbe potuto fare lo stesso lanciando moniti dal colle?
no, non può essere solo questo
mi chiedo quindi quanto peso potrà mai avere, su un impianto di governo di partenza, ballerino un alleato di minoranza centrista come monti, che per carità non è certo un mastella o uno scilipoti, e anzi sa bene che un governo bersani è probabilmente il migliore dei mondi possibili (argh), e non lo farà certo cadere per capricci personali, riconsegnando il paese al caos
cosa c’è dietro, dunque? cosa c’è sul piatto?
credo – temo – che lo scopriremo presto

congratulations on the mess you’ve made of things

maialipiù passa il tempo, più le mie fosche previsioni di qualche tempo fa raggiungono un nuovo grado di certezza, e di spavento
penso proprio che di monti, e di ciò che monti rappresenta e sottintende, non ci libereremo più

pensiamoci
un annetto fa circa, il governo tecnico del neosenatore mario monti è chiamato all’ingrato compito di tamponare il prima possibile le innumerevoli falle di un paese in pieno inabissamento, sia dal punto di vista economico-finanziario (alla nostra generazione il mondo del lavoro ce lo insegna briatore) che della credibilità internazionale (abbiamo ancora lo stesso parlamento che ha ritenuto credibile ruby nipote di mubarak)
emergenza, stiamo andando a fondo, un intero sistema sta implodendo e le conseguenze potrebbero essere micidiali, meglio salvare il salvabile prima che sia troppo tardi: monti, ci dai una mano a fare un po’ di pulizia? solo dal punto di vista dei conti, eh, ché delle faccende di parapolitica gradiremmo continuare a occuparcene noialtri! sai com’è, ce lo chiede l’europa…
e monti sale in cattedra e ci dà una lezione memorabile su cosa sia un governo di destra
fa male, eh? fa ancora tanto male, e chissà per quanto altro tempo soffriremo
va be’ ma lo sapevamo, no?

già, ora però ci si avvicina alla scadenza, tra qualche mese potrebbe cambiare tutto, se ancora la nostra costituzione ha ancora un senso dovranno esserci le elezioni: addio monti? i tecnici lasceranno il posto ai politici? cosa succederà?

niente, è chiaro
a meno che il pd non sfondi quota 60% (seeee va be’…), l’europa, i mercati, bruxelles, draghi, babbo natale o il megadirettore galattico continueranno a chiederci la stabilità, la professionalità, l’irreprensibilità dell’esecutivo bocconiano, e chiunque raggiunga la velleitaria possibilità di confezionare un governucolo rammendato dovrà inesorabilmente inchinarsi alla corazzata dei poteri forti
all’interno della quale corazzata occupa le migliori cabine vista mare la stragrande maggioranza della stampa, dell’imprenditoria e della finanza italiana, dunque tutte quelle belle facce che possiamo a ragione considerare cause della crisi, o comunque persone informate sui fatti
e credo bene che anche buona parte della classe politica italiana, sporco impossibile che inquina le italiche istituzioni da fin troppo tempo, sarà più che contenta di mettersi da parte, godersi il viaggio tutto spesato per i prossimi cinque anni al minimo dello sforzo, e lasciare a un anziano docente l’onere del fiscal compact
chi glielo fa fare di sporcarsi le mani? le condizioni ci sono tutte: che ci sia o meno una riforma, in ogni caso non ci sarà una maggioranza netta, se non quell’orrida accozzaglia di pd+sel che dopo il voto si aggrapperà con malcelato sollievo al barcone di esodati berlusconiani (casini, passera, montezemolo…), per ammassare un pastone eterogeneo sotto tutti i punti di vista (tranne uno, il peggiore) che non avrebbe altro compito che quello di dare una copia delle chiavi di casa al tutore bocconiano, liberi poi di aprire tutte le credenze e mangiare tutto il mangiabile

mi fa schifo, tutto ciò, ma non vedo alternative plausibili, non qui, non in questa italia post-costituzionale in cui il parlamento, la rappresentanza, la democrazia non hanno più un senso, non possiamo fare nulla, in mano non ci è rimasto alcun potere
ma allora spiegatemi a cosa servono i politici