hold me in your everlasting arms

antenna

ho cinquantadue anni e mi dedico seriamente alla scrittura da quando ne avevo ventuno. spesso mi capita di domandarmi se scrivere stia diventando piú facile. temo che la risposta sia no. a quanto pare scrivere non è un’attività che si semplifica con l’andare del tempo; non è possibile «buttare giú» un romanzo solo perché fai questo mestiere da qualche decennio. certe volte mi pare che la questione si riduca a un problema di forma fisica: scrivere richiede un’enorme quantità di energia. invecchiare non aiuta. è fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l’ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un’illusione. poi naturalmente occorrerà scavare piú a fondo ogni volta e compiere ricerche accurate per arrivare a un materiale che non assomigli a quello già utilizzato. con il passare degli anni sai sempre qualcosa di piú sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. diventi molto scettico e vuoi evitare il piú possibile di ripeterti. continuo a credere che tra un romanzo e l’altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa.

ian mcewan, bbc radio 3, novembre 2000

buon 2014 a tutti

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sweet, sweet, sweet, sweet little agony

loteria

come al solito non avevo capito nulla
mi ero illuso con i puntuali sondaggi ottimistici prepartita, o forse pensavo che a questo giro, anche considerato come si erano messe le cose ormai da tempo, fosse davvero un’impresa storica riuscire a perdere
o forse mi sono affidato troppo ad un buonsenso collettivo che in realtà non c’è mai stato, contavo su un inesistente senso di responsabilità di una nazione che nei miei auspici non avrebbe mai potuto continuare a votare l’uomo del baratro, né riempire le istituzioni di teneri sprovveduti, in un periodo così drammatico per il paese

e invece è andata proprio così, su tre che sono andati a votare, uno ama ancora quello lì, malgrado tutto o forse apposta, mentre un altro odia tutti indistintamente, compreso probabilmente se stesso
(ok, lo so, non è da me, dovrei sforzarmi in un’analisi più approfondita, visto che è passato del tempo e che gli spunti di riflessione sono tanti, ma davvero non ce la faccio, non ho ancora elaborato il lutto, sono un misto di rabbia e desolazione, vorrei prendere tutti per la collottola, scuoterli e urlare nelle loro facce assurdamente soddisfatte la mia frustrazione)
(a maggior ragione perché, a una settimana o quasi dallo spoglio elettorale, non sappiamo ancora a cosa stiamo andando incontro, non ne riconosciamo la forma, anche se purtroppo se ne indovinano facilmente l’odore e la consistenza)

eppure i segnali c’erano tutti
anzi, i non-segnali
intendo tutte quelle cose che un partito coerentemente progressista, con un minimo di consapevolezza, aderenza al paese e voglia di vincere, avrebbe potuto agevolmente fare, nei quindici anni precedenti a queste elezioni, e non ha fatto, aspettandosi comunque l’incoronazione come un diritto inviolabile
bastava portare a casa un paio di provvedimenti assolutamente legittimi, concreti, da occidente civilizzato, e ciao ciao grillo e berlusca, spostatevi ché qui si sta decidendo il prossimo governo, non rumoreggiate come al solito

eh, se ci fosse stato renzi… se ci fosse stato renzi?!? ma che argomento puerile e insulso! invece di chiederci cosa sarebbe successo se ci fosse stato renzi, chiedamoci cosa sarebbe successo se i governi prodi uno e due, d’alema e amato avessero fatto una legge sul conflitto di interessi, avessero combattuto con più veemenza la corruzione, avessero intrapreso prima un percorso di rinnovamento della loro millenaria classe dirigente (nanni moretti lo invocava già undici anni fa, e non era certo un precursore) e avessero affrontato con più coerenza la questione dei costi eccessivi della politica locale e nazionale
bastava tanto poco così e si sottraevano argomenti e voti a grillo, si curava almeno in parte la berlusconite di cui soffrono cittadini e istituzioni, ma soprattutto si perdeva meno tempo e si dava l’impressione di essere un partito reale, coerente, meritevole di fiducia e di voti, invece di sembrare sempre più un immobile golem autocompiaciuto e indifferente
renzi è un paravento dietro cui si rifugiano tutti coloro che non vogliono cambiare le cose dal punto di vista politico, ma solo da quello delle facce, viepiù aggiungendo pure utopie come la fantomatica promessa di un passo indietro da parte del berlusca di fronte alla candidatura del sindaco di firenze (e perché mai?) (e porco mondo perché continuare a fidarsi delle sue promesse? gli ultimi vent’anni non ci hanno insegnato nulla?) (be’, evidentemente no, se non altro a un elettore su tre)
poi sul fatto che bersani e l’intera classe dirigente del pd che lo ha appoggiato abbiano miseramente fallito, e che meriterebbero di scomparire, siamo tutti d’accordo, per carità, e se il prossimo segretario e candidato premier sarà renzi, pazienza, ci adegueremo, ben vengano facce nuove e rampante giovanilismo, a patto che non sia solo facciata: ma, ripeto, non è per quello che s’è perso
se il pd fosse stato un partito serio e concreto per almeno una settimana, durante la sua lunga e multiforme storia, a quest’ora grillo sarebbe stato appoggiato solo dai troll internettiani dal caps-lock senza sicura, gli oscuri complottisti delle scie chimiche e del signoraggio bancario, e non da tante brave persone che francamente non ne possono più di questa immobilità e di questo malaffare

sarebbe da farli provare, questi grillini, come suggerisce un paio di blogger fidati
dargli le chiavi, metterli sulle poltrone alte, quelle decisive, e vedere dove potrebbero portarci
ma siamo a livello di provocazione, figuriamoci, anche napolitano ha detto che non vuole esecutivi di minoranza (e come dargli torto?): se poi si dà la fiducia a un governo di minoranza sovversivo e anticostituzionale, alé, prepariamoci al medioevo

siccome, ad oggi, non ho ancora capito cosa succederà, bloccati come siamo in questa inerzia melmosa di cui non si vede l’orizzonte, posso solo aspettare
ieri vedevo un bersani mai così combattivo e grintoso che offriva sul piatto televisivo un elenco di punti, di idee fondamentali da realizzare velocemente in un governo di transizione, per ottenere l’appoggio del movimento 5 stelle, senza la cui fiducia rimane tutto in apnea
era bello, vedere quel pacioso emiliano improvvisarsi finalmente leader di sinistra, presentare finalmente un programma concreto e condivisibile, parlare finalmente con passione trascinante di lavoro, giustizia e riforma della politica, tutte cose che non ha fatto durante i mesi di avvicinamento alle elezioni

le strade a questo punto sono due, e grillo ha il volante: i punti che bersani ha presentato sono largamente condivisibili da buona parte del movimento e rintracciabili nel programma elettorale di casaleggio e co., sono evidentemente una mano tesa per evitare che vada tutto a scatafascio, rischio ben evidente anche a chi tifa contro
grillo può accettare questo invito, caricarsi sulle spalle un po’ della responsabilità che gli competerebbe visti i risultati elettorali e sostenere questo governo, di cui avrà pur sempre in mano la spina, che potrà staccare non appena avrà lo schiribizzo di farlo
d’altra parte grillo sa che l’alternativa è un pastrocchio di governo tecnico tale e quale a quello che è attualmente in carica “per sbrigare gli affari correnti”, un altro macabro governo monti senza monti, anche questo destinato all’amministrazione dell’ordinario senza alcuna possibilità di lunga durata, in attesa di prossime elezioni che con tutta probabilità porterebbero il movimento 5 stelle a una maggioranza molto più solida e inavvicinabile
in queste ore capiremo di che pasta sono fatti, grillo e il suo compare, se hanno davvero a cuore il futuro dell’italia e se sono pronti a sporcarsi le mani con la politica che decide, per il bene di tutti
oppure se puntano solo alla poltrona, a stravincere le prossime elezioni e ad occupare tutto l’occupabile, nel frattempo accompagnandoci verso il baratro

mi domando se gli elettori del movimento 5 stelle siano consapevoli di questo rischio, e se saranno davvero così appassionatamente disposti a rivotare, di qui a pochi mesi, un partito furbo e irresponsabile che si è tirato indietro, quando si trattava di fare qualcosa

io comunque appoggio la mozione rudi ghedini: la prossima volta per le elezioni si potrebbe fare come a sanremo, con metà del parlamento eletto dal popolo, l’altra metà da una giuria di qualità

cosa ti aspetti da me?

frattali

buon natale eh
come, non s’era detto che per noi è natale tutto l’anno?
e allora auguri, vecchi miei
oh oh oh

e visto che di solito è sotto natale che fanno i bilanci dell’anno appena trascorso, ritengo di essere perfettamente in tempo per srotolare qui la mia personalissima classifica delle dieci canzoni più ascoltate del 2011

(madò che brutto incipit che mi sono inventato, argh)
(va be’, andiamo con la musica va, che è meglio)

al numero dieci next exit degli interpol, la traccia iniziale di antics, il loro secondo disco
che è incredibilmente bello, soprattutto considerando che il primo era incredibilmente bello
è una traccia lenta, da ripartenza, me li immagino, quei quattro ragazzi, reduci da un tour infinito per la promozione di turn on the bright lights, con i postumi del successo esplosivo e l’etichetta soffocante di icone della nuova ondata indie newyorkese, che vorrebbero tanto rilassarsi prima di ripartire
e allora tirano fuori questa ennesima dichiarazione d’amore alla city, che è parte di loro e loro sono parte di lei, che li protegge e li aiuta a farsi forza, ché la strada è lunga
e poi niente, subito dopo parte evil e siamo di nuovo tutti a scapocciare

al nove metto in our bedroom after the war degli stars, che sarà pure schifosamente dolce ma a me questo tipo di dolcezza piace assai, ne vado ghiotto
la guerra è finita, è tempo di festeggiare, e noi festeggiamo standocene a letto, chiusi in stanza
è finita la guerra dentro di noi, e finalmente abbiamo modo di riappacificarci con noi stessi, ed è un giubilo quando succede, una vera esplosione di gioia, dopo tanta sofferenza
(di solito non capisco mai i testi delle canzoni, preferisco sempre dare una mia interpretazione, che magari non c’entra niente ma secondo me “suona bene” con il resto)

all’otto parklife dei blur
che avrà pure raggiunto ormai la maggiore età, come canzone, ma è troppo divertente
l’ho riascoltata l’anno scorso per caso al matrimonio di un mio caro amico, quasi persa in mezzo alle banalità del solito dj intrattenitore mediocre, eppure appena l’ho riconosciuta ho iniziato a ballare come un disperato, 90’s kid che non sono altro
ecco, la vedevo come la voglia di festeggiare che avrei voluto trasmettere il giorno del mio matrimonio, tutta salti e risate e spensieratezza brit-pop

al sette another world dei chemical brothers
un po’ di elettronica fa bene
la canzone mi ricorda la vacanza estiva in sardegna, gli spostamenti in macchina, fissare il sole basso di fronte al finestrino dopo che il mare ti ha asciugato la pelle e la mente da tutti i pensieri

al sei i deftones con digital bath
ecco, a questa invece associo ricordi completamente diversi
questa è la canzone del risveglio brusco e di cattivo umore, della metro a di roma la mattina rigorosamente in piedi, delle spinte e dei capelli della gente parcheggiati sotto il mio naso, delle facce pallide e della assoluta impermeabilità a qualsivoglia contatto umano, almeno fino al primo caffè
la voce di chino moreno e il muro di suono delle chitarrone dei deftones mi hanno aiutato parecchio

la prima canzoncina italiana è al numero cinque, ed è il giorno dopo di eva mon amour
“potevamo prenderci per mano
ma tu la mano l’hai nascosta nella tasca
potevamo prenderci per culo
ma tu il culo l’hai nascosto sulla faccia”
grandi

al quattro le coppie de i cani, la novità indie italica più chiacchierata del 2011
(che poi tipo mi sa che tipo è l’unica canzone del 2011 della lista, tipo)
in tutta franchezza, all’inizio pensavo oh no, un altro sfigatone pompato dai giornaletti hipster che già solo per questo mi dovrebbe stare antipatico, tipo vasco brondi
però poi ho realizzato che alla fine nella categoria di cui sopra rientrano anche gli offlaga disco pax, e io quei mattacchioni lì li adoro, dunque bando ai pregiudizi, diamo una chance anche a questo sconosciuto dalle belle speranze, per di più romano!
e ho fatto bene, perché lui, il pischelletto che si è nascosto tanto furbescamente per mesi dietro i cani (in tutti i sensi), è bravo e simpatico, e la canzone è un manuale della vita di coppia davvero appropriato, quasi sconcertante per la sua aderenza alla realtà meno conosciuta delle dinamiche amorose
(certo se non vi piacciono gli arrangiamenti fatti con la tastierina casio allora potete anche saltare alla tre)

al terzo posto tra le canzoni che ho più ascoltato nel 2011 c’è in the mausoleum di beirut
ma potrebbe esserci qualsiasi altra sua canzone, l’anno scorso ho divorato la sua discografia, mi ha aiutato a mantenere gli orizzonti aperti

al secondo posto the last of the melting snow dei leisure society
che lo so che a luglio, con settanta gradi all’ombra, parlare di neve che si scioglie è perlomeno sconveniente, eppure la canzone merita
è di una dolcezza sconfinata, io l’ho scoperta guardando il teaser video della realizzazione di tree of codes, l’ultimo libro di jonathan safran foer, uno dei miei autori viventi prediletti
(non so se parlarvi del libro o della canzone, a questo punto)
va be’, fatto sta che questa colonna sonora meravigliosa è comparsa nella mia vita proprio al momento giusto per restarci incatenata per sempre: era il periodo in cui l’assorbimento nello stress pre-matrimonio non era ancora giunto, c’era solo l’incantesimo dell’idea di preparare il giorno più bello della mia vita, e questa canzone era perfetta per accompagnare il mio mood da innamorato perso

la canzone che però ho ascoltato di più nel 2011 è di tutt’altro genere, come al solito
è vestirsi male dei ministri
è il tipo di testo che mi sento cucito addosso al primo ascolto, perché racconta la mia generazione, quella in cui non ho mai trovato pace
un po’ come i pariolini di diciott’anni de i cani, oppure i giovani d’oggi degli afterhours: il sabato in barca a vela lunedì al leoncavallo, e io a guardarli schifato, con solo la voglia di scatarrarci su
figli educati con le scarpe ancora bianche, io le sporcavo per sembrare un po’ più interessante
c’è tutto un disagio tardoadolescenziale che mi risale, ogni volta che la ascolto, e sono contento che uno dei gruppi più interessanti in giro in italia sappia raccontare con tale precisione le cose che sento io

buon ascolto!

(buon ascolto davvero, perché quest’anno le canzoni ve le faccio anche scaricare, le trovate qui, sperando di non pestare i piedi a nessuno)

(scusate, non riesco a non ripensarci: con l’ignobile trovata introduttiva del post mi sarò sicuramente giocato anche l’ultimo lettore di questo blog, me lo confermate?)

president of what?

tavolinocos’è questa storia della spending review? e perché somiglia tanto a una qualsiasi manovra tremontiana del passato, di quelle da barbiere sbrigativo, che passa il pettine basso in mezzo alla spesa pubblica e taglia spietatamente ogni ciuffo che spunta, senza curarsi se si tratta di ciocche fondamentali o di doppie punte da eliminare?

calma, bisogna aspettare, considerare il testo nel suo complesso, valutarne le intenzioni e gli obiettivi, analizzarne i singoli provvedimenti
ci saranno sicuramente interventi mirati, oserei dire chirurgici, all’insegna dello snellimento e dell’efficientamento della pubblica amministrazione, con meritocrazia e produttività come unici indicatori del bisturi montiano
certo, d’accordo, ma allora perché i giornali di oggi annunciano tagli al 10% degli impiegati statali e al 20% dei dirigenti? cos’è, una minaccia?
premesso che non sono un dipendente pubblico (né tantomeno un dirigente) come dovrei prendere una notizia del genere? mi aspetto che monti o chi per lui vada in un qualsiasi ministero, prenda l’elenco dei lavoratori e dica “tu sì, tu sì, tu pure, eh no mi dispiace tu no, tu sì…”?
cioè, mi pare evidente che licenziare lavoratori, e in particolare quelli ministeriali, non è fattibile, sia dal punto di vista legale che da quello sociale, e dunque queste cifre sparate lì, questo 10% terrorizzante, non sono altro che abbagli per riempire un titolo, no?
ma allora, cui prodest?

non lo so, mi sa tanto di non-notizia come quelle di un tempo, come le sparate populiste del faraone brianzolo che ci umiliava fino a (troppo) pochi mesi fa
potrebbe essere una richiesta di attenzione da parte di monti, che forse si sente trascurato e dunque cerca di farsi pubblicità come può, presenziando a partite di calcio o terrorizzando qualche milione di lavoratori; oppure potrebbe essere una mossa di qualche politicuccio nostrano, che per mettere in cattiva luce un governo che non sembra destinato a durare, gli mette in bocca intenzioni non vere, giusto per sperperare il minimo credito che si era guadagnato a bruxelles con l’accordo storico anti-spread (altro che balotelli, qui si che i tedeschi si sono inchinati davvero) e infangarlo un altro po’ agli occhi di una popolazione che in un futuro alquanto improbabile potrebbe anche considerare la possibilità di votarlo
in ogni caso si tratta di meccanismi che vorrei considerare lontano dalle logiche di lavoro di un governo che dovrebbe pensare a cose ben più serie

e invece ho come l’impressione che questo esecutivo sa di avere i giorni contati
d’altra parte, tutte le mitologiche riforme strutturali che avrebbe dovuto inventarsi per salvare questo paese dal naufragio arcoriano e riportarlo a riva sono evidentemente rimaste nel cassetto di qualche cattedra della bocconi, probabilmente stroncate sul nascere dall’opposizione viscida e silente di grandi fette di quel parlamento di zombie che ancora ci portiamo dietro

la mia versione è che monti sa di non avere tanto tempo a disposizione, sa che le elezioni ad ottobre non sono poi così improbabili, e allora cerca di avvicinarcisi senza fare del male a nessuno
capiamoci, sono mario monti, l’irreprensibile presidente del consiglio di un governo tecnico di emergenza in un’italia ancora elettrica di irritazione anti-politica: se non faccio troppi danni fino all’autunno, se non pesto i piedi ai soliti vetusti gangli del potere, se non scontento in maniera irreversibile confindustria, sindacati confederali, vaticano e il popolo bove, e se soprattutto gli stupidi partitelli continueranno a farsi odiare come sanno, senza riuscire a raccogliere nessuna delle istanze di rinnovamento che l’intera nazione gli chiede, vai a vedere che quasi quasi mi rifanno presidente del consiglio, stavolta con una maggioranza qualificata, e magari riesco pure a portare a casa qualcosa di buono per il paese?
eh? che ne dite? fila come discorso?

secondo me sta in piedi, e anzi tutto sembra remare verso quella direzione
il berlusca è bollito, e non oso immaginare cosa potrebbe inventarsi per rientrare in pista e scampare l’oblio e i guai con la legge
bersani dal canto suo è conscio di essere in pole position, e però teme di non riuscire a sfruttare il suo vantaggio: c’è renzi che gli vuole soffiare via tutto il cucuzzaro (d’altronde perché dovrei votare la schifosa coppia bersani&casini, quando in renzi ho tutte e due le cose, e in più non ho d’alema?) e grillo che baccaglia dall’alto della sua inavvicinabilità
insomma sono tutti pronti a riempirsi tasche e pance al gran buffet delle elezioni, che per questi matusalemme del potere è l’unica cosa che conta

e monti? fornero? le riforme, crescita ed equità, il salvataggio del paese, dell’europa e dell’euro? no, lasciate perdere, fate come se nulla fosse successo, ci sono priorità diverse, tra poco torneremo a discutere di spartizione di poltrone, di alleanze improbabili, di compravendita di parlamentari come se nulla fosse successo

e forse davvero non è successo nulla

so this is the new year and i don’t feel any different

globoleggere quello che è accaduto a cortina, cioè un semplice controllo della finanza che fa uscire fuori un greatest hits dell’evasione all’italiana, mi ha fatto sinceramente, affettuosamente, birichinamente godere

ci pensate? un intero bastimento carico di sanguisughe che per la prima volta si rovescia sulla spiaggia del mondo degli onesti: me li immagino, questi fenomeni del candore fiscale, che soffiano via la polvere dal registratore di cassa, nascosto dal nonno in qualche scantinato umido, e lo avviano con un rumore da motore fuoribordo per emettere il loro primo scontrino da generazioni su quella carta ingiallita, prossima alla decomposizione
“no no, ce l’abbiamo il registratore, agente, ecco, vede?”

oppure i gagliardi nuvolari dalle facce marroni, con le macchinone tiratissime proprio come loro, che sembra che le lampade se le facciano direttamente in apnea nell’abitacolo 5 stelle vista mare, mentre rumoreggiano lungo le vie del lusso: questi esemplari di indecenza che poi piangono miseria quando si tratta di spiegare al pallido tenentino di turno come abbiano potuto, con il loro stipendio da lucidascarpe e la loro enorme famiglia marrone a carico, permettersi tali colori
“ma certo che sono nullatenente, caro lei! ma lo sa al mese quanto mi costa, ‘sta macchina!?”

ecco, una spietata risata sulla faccia (marrone) di questi parassiti, di solito così spacconi nell’ostentare impunità e nel maramaldeggiare su chi invidioso non può permettersi la loro delinquenza, di tanto in tanto fa bene

poi però lo schifo prevale
nei confronti loro, sì, perché schifo fanno, e verso la solita pletora di protettori e coccolatori che denunciano giustizie sommarie e invocano tutele e libertà di parassitare, appellandosi alla presunzione di onestà, pura fantascienza in un paese come il nostro

ma, attento, prendo le distanze anche da chi mi vuole proporre l’evasore come l’unico nemico del popolo oppresso: è un ragionamento pericoloso, che distorce la realtà e che tra l’altro cancella un paio di secoli in cui l’idea di lotta di classe era rivolta a ben altro
ad ogni modo, e senza scomodare illustri pensatori, mi viene sempre da temere che quando tutti i mezzi di informazione puntano all’unisono il loro sporco dito contro un’unica categoria (quasi mai quella giusta, peraltro), ci sia sempre sotto qualcosa
prendi la conclusione dell’amaca di stamattina di michele serra su repubblica, il suo nobile mirino accusatorio puntato che sembra non lasciare scampo: certo, in questo caso stiamo parlando di criminali veri, non di zingari o rumeni qualsiasi, però tutta questa attenzione nei confronti dei ladri fiscali mi spaventa, perché non riesco a credere che sia solo una coincidenza
non è che, per caso, c’è forse una gigantesca crisi mondiale del sistema uber-capitalistico che ha dominato l’ultimo secolo, crisi che raderà al suolo per primi i meno abbienti e che non torcerà nemmeno un capello alle sue cause, e forse le suddette cause, ancora alla guida di tutto ciò che conta, vogliono distrarci indicandoci qualche nemico più innocuo, ma anche più vicino e facile da riconoscere?
troppo complottistico, pensare che ci stiano mettendo di fronte un altro facile obiettivo per la nostra rabbia frustrata, mentre con le altre mani preparano la vaselina?
sicuri?

insomma ragazzi, benvenuti nel nuovo anno
fatemi sapere se notate qualche differenza

up in our bedroom after the war

fioric’è aria di novità in giro
la sentite anche voi?
io sì, la sento, la assorbo e la faccio mia

pensate a quante cose sono successe negli ultimi giorni
pensate a ieri
subito a parlare dei nuovi ministri, di banchieri e di avvocati, discutere sulla preparazione e sulla professionalità di bocconiani e di luissini, e fare come se fossimo in un paese normale, dove i ruoli di responsabilità sono affidati normalmente a persone competenti e motivate
come se brunetta e la russa, gelmini e carfagna, sacconi e brambilla non fossero mai esistiti
come se fosse già tutto passato
è stato così facile, così naturale

però se ci pensate lasciarci alle spalle il periodo più ridicolo della nostra storia repubblicana non è cosa da niente
soprattutto perché ci sarà da rimboccarsi le maniche per rimettere in piedi il paese, senza farsi male
un governo di banche, di consigli di amministrazione, di ricchissimi accademici cintura nera di iperliberismo, di coloro che ancora considero colpevoli della crisi (e per crisi non intendo certo i prezzi delle azioni che crollano, ma tutte le povertà che queste finzioni hanno creato) non è certo un governo di sinistra, e non mi è certo vicino
ma me lo faccio andare bene, d’altronde non ci è dato scegliere, ormai la democrazia in italia è scomparsa definitivamente, e la sovranità appartiene alle banche
va be’ insomma, occhi aperti, non è proprio il momento di abbassare la guardia

per di più, in questo clima di rinnovata sfiducia nel futuro, il buon vecchio giovanbattista splinder decide di fare la sua parte e spaventarci, lasciando girare per la rete cupi mormorii su una sua prossima, inattesa chiusura
e dunque alla fine mi sono deciso e ho fatto il grande passo: ho comprato il dominio e il solito bravissimo amichetto mi ha aiutato nel trasloco su wordpress, che sembra proprio un’altra cosa

certo, c’è ancora tanto da lavorarci su, e si vede
ma è periodo, no?

fatemela vedere, prima che mi quereli

si pregabreve episodio esplicativo sui livelli di spudoratezza sistematica raggiunti dall’evasione fiscale nel nostro bel paese
(del tipo che il napalm diventa un’opzione interessante, del tipo..)

solo due parole per descrivere la scena, lascio i commenti ai lettori
posto da aperitivi fighetti in una qualsiasi località di villeggiatura marittima sulla east coast
sabato, serata gagliarda, l’estate è ormai cominciata e il pueblo non chiede altro che entrare nel tunnel del divertimento
il locale è di quelli che non ti puoi avvicinare al bancone, devi necessariamente trovare un posto e sederti, pensano i camerieri a tutto
ti arrendi e ti siedi con i tuoi amici, ordini, vieni servito, ti godi la bella serata
chiedi il conto
il cameriere zelante ti presenta il pezzetto di carta ritratto nella foto, e si intasca i tuoi soldi
leggi
“si prega di ritirare lo scontrino fiscale alla cassa”
ti giri e ti rendi conto che la cassa è casualmente a qualche miglio marino di distanza dal punto panoramico dove ti hanno fatto sedere
il locale è pieno
tu hai fame, non hai ancora mangiato, vorresti andare via
rileggi il biglietto e capisci che devi alzarti dalla tua comoda poltroncina vista mare, sgomitare tra i giovani pettinati per raggiungere la cassa, solo per poter aver in cambio uno scontrino fiscale
che ovviamente la solerte cassiera avrà già battuto…

io mi sono alzato e l’ho chiesto, il mio scontrino
anzi, avrei chiesto lo scontrino anche per i settanta tavoli intorno a me che hanno ricevuto l’analogo foglietto, se solo avessi avuto un po’ più di coraggio
all’inizio la cassiera mi voleva far pagare nuovamente i venti euri, ma poi ha ceduto e a malincuore mi ha dato quello che mi spettava
le ho risparmiato il predicozzo solo perché la sapevo vittima del meccanismo, cagna maledetta con poche possibilità di comportarsi onestamente
uscendo con il prezioso tagliando tra le mani, ho avuto la netta impressione che tutti – clienti, dipendenti, passanti, popstar sulle diverse tv accese – avessero interrotto la loro serata e si fossero fermati a fissare me

ma sono io a dover essere guardato male?
o chi ruba?
perché chi evade ruba, non ci sono scuse
poi la mattina leggi titoli come questi e ti sale un po’ di rabbia no?
sì, gestore del locale fighetto di cui sopra, ce l’ho con te
io non credo tu abbia problemi di sopravvivenza
anzi, ti immagino briatoreggiare abbronzato e spaccone mentre sorvegli i tuoi dipendenti in nero, uno sguardo al passeggio sul lungomare e uno al tuo riflesso calcolato su uno degli specchi del locale, e sorridi compiaciuto delle tue malefatte, portafogli gonfio e coscienza a posto, convinto che sia giusto così, perché là fuori è una giungla e solo i furbi si salvano
ecco io credo che tu sia un ladro
e ti odio, perché il fesso per te sono io

stop whispering, start shouting

gratismubarak si è dimesso. mi sento come se il mio vicino di casa avesse vinto al super enalotto. (massimo pascucci)

già, ma qui sembra che nessuno abbia intenzione di comprare il biglietto

sono stato alla manifestazione delle donne un paio di domeniche fa a roma, la prima organizzata in maniera seria da quando le schifezze di questo governo sono state soppiantate dalle perversioni private del leader sia nelle chiacchiere del popolo che purtroppo nelle priorità dell’opposizione
minima immoralia da faraone de noantri che da una parte aggiungono nuovo squallore alla sua già meschina persona, dall’altra gli hanno procurato seri problemi con la legge (non con il suo elettorato, pare)
in un certo senso sono convinto che non abbia mai avuto tanta paura della giustizia come in questo periodo, il berlusca, e questo è significativo e piuttosto deprimente se consideriamo i gravissimi misfatti che gli sono stati imputati negli ultimi decenni: dall’alto della sua onnipotenza ha schivato con disinvoltura evasione fiscale e falso in bilancio, riciclaggio, corruzione e mafia, e ora sta sulla graticola per un paio di minorenni
che è comunque un reato, eh, per carità, ma che tristezza

(tutta la situazione mi ripugna talmente che non riesco più a sorriderne, mi vergogno da morire e non so che fare, vorrei urlare che io non c’entro ma non so come
negli ultimi giorni per questioni lavorative ho incontrato un po’ di gente dall’estero, e alla fine l’argomento bunga-bunga veniva sempre fuori tra risate e scherno, e non dovrei sentirmi colpevole, però)

(che poi non è il bunga-bunga, il problema
il problema è che l’idea che con un po’ di bunga-bunga coi potenti un’adolescente possa cambiar vita è un’idea disgustosa, eppure chissà quante la stanno prendendo in considerazione: è il modello facile del gratta-e-vinci, del grande fratello, del calcio, della televisione senza talento, dove sono solo la fortuna o la spregiudicatezza che promettono il successo, e il merito e l’impegno sono idee povere, effimere, senza valore, che nella vita reale non sono mai premiate
la dignità delle donne va difesa, certo: e la dignità di milioni di persone che si fanno un mazzo tanto per salvare se stesse e le prossime generazioni da simili scempi?)

ad ogni modo andare in piazza è stato rincuorante, come sempre, anche se a volte si andava un po’ fuori tema
gli applausi alla comparsa sul palco dell’avvocatessa di andreotti mi sono sembrati quanto meno inopportuni, ma in ogni caso è bello vedere tanta gente unita contro la tirannide, bello leggere tanti cartelli scherzosi, bello sentire la stessa necessità di vedersi e farsi vedere differenti e umiliati da questa italia deprimente, stupida e cattiva, che continua a piangersi addosso e contemporaneamente a fare il male
è possibile raccontare un’italia diversa, quella piazza l’ha fatto, e bene
perché non continuare? perché non proporre un’alternativa vera in parlamento o in qualunque altro posto conti?
basterebbe così poco per riaccendere un po’ di speranza nel futuro, almeno in me

beautiful kids in beautiful trouble

diurnagiusto per completezza, e non solo perché sono innamorato di questo posto, vi regalo anche una veduta mattutina, scattata poche ore dopo l’altra
il sole era già alto, però, magari domattina se non c’è foschia provo a catturare l’alba
non riuscirei mai ad abituarmi a spettacoli così, eppure qui sembrano tutti così distratti, aggrappati ad altro
pecco di ingenuità, lo so

vorrei solo che fosse chiaro che non è il sud che frena l’italia, ma l’italia che frena il sud
anche nel lavoro che faccio io, per quanto in un ambito piuttosto settoriale, ho la dimostrazione quasi quotidiana di come un governo che non governa, come il nostro, nuoccia incommensurabilmente all’economia di aree già depresse, mortificando il lavoro e le speranze di intere comunità
l’eredità del non-governo berlusconi è anche questa, oltre a tante altre cose
e la dignità delle donne c’entra poco, al di là dell’immensa vergogna: è la dignità dell’italia intera che è da recuperare, c’è un intero paese da riacchiappare prima dello schianto definitivo
ci vediamo domenica in piazza