hold me in your everlasting arms

antenna

ho cinquantadue anni e mi dedico seriamente alla scrittura da quando ne avevo ventuno. spesso mi capita di domandarmi se scrivere stia diventando piú facile. temo che la risposta sia no. a quanto pare scrivere non è un’attività che si semplifica con l’andare del tempo; non è possibile «buttare giú» un romanzo solo perché fai questo mestiere da qualche decennio. certe volte mi pare che la questione si riduca a un problema di forma fisica: scrivere richiede un’enorme quantità di energia. invecchiare non aiuta. è fondamentale convincersi di avere tra le mani qualcosa di nuovo, di fresco, qualcosa che sia decisamente diverso da tutto ciò che l’ha preceduto, anche se può trattarsi solo di un’illusione. poi naturalmente occorrerà scavare piú a fondo ogni volta e compiere ricerche accurate per arrivare a un materiale che non assomigli a quello già utilizzato. con il passare degli anni sai sempre qualcosa di piú sulle tue abitudini mentali, sulla struttura dei tuoi pensieri. diventi molto scettico e vuoi evitare il piú possibile di ripeterti. continuo a credere che tra un romanzo e l’altro sia necessario inserire un pezzo di vita; mi pare che ogni romanzo debba essere scritto da una persona leggermente diversa.

ian mcewan, bbc radio 3, novembre 2000

buon 2014 a tutti

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so this is the new year and i don’t feel any different

globoleggere quello che è accaduto a cortina, cioè un semplice controllo della finanza che fa uscire fuori un greatest hits dell’evasione all’italiana, mi ha fatto sinceramente, affettuosamente, birichinamente godere

ci pensate? un intero bastimento carico di sanguisughe che per la prima volta si rovescia sulla spiaggia del mondo degli onesti: me li immagino, questi fenomeni del candore fiscale, che soffiano via la polvere dal registratore di cassa, nascosto dal nonno in qualche scantinato umido, e lo avviano con un rumore da motore fuoribordo per emettere il loro primo scontrino da generazioni su quella carta ingiallita, prossima alla decomposizione
“no no, ce l’abbiamo il registratore, agente, ecco, vede?”

oppure i gagliardi nuvolari dalle facce marroni, con le macchinone tiratissime proprio come loro, che sembra che le lampade se le facciano direttamente in apnea nell’abitacolo 5 stelle vista mare, mentre rumoreggiano lungo le vie del lusso: questi esemplari di indecenza che poi piangono miseria quando si tratta di spiegare al pallido tenentino di turno come abbiano potuto, con il loro stipendio da lucidascarpe e la loro enorme famiglia marrone a carico, permettersi tali colori
“ma certo che sono nullatenente, caro lei! ma lo sa al mese quanto mi costa, ‘sta macchina!?”

ecco, una spietata risata sulla faccia (marrone) di questi parassiti, di solito così spacconi nell’ostentare impunità e nel maramaldeggiare su chi invidioso non può permettersi la loro delinquenza, di tanto in tanto fa bene

poi però lo schifo prevale
nei confronti loro, sì, perché schifo fanno, e verso la solita pletora di protettori e coccolatori che denunciano giustizie sommarie e invocano tutele e libertà di parassitare, appellandosi alla presunzione di onestà, pura fantascienza in un paese come il nostro

ma, attento, prendo le distanze anche da chi mi vuole proporre l’evasore come l’unico nemico del popolo oppresso: è un ragionamento pericoloso, che distorce la realtà e che tra l’altro cancella un paio di secoli in cui l’idea di lotta di classe era rivolta a ben altro
ad ogni modo, e senza scomodare illustri pensatori, mi viene sempre da temere che quando tutti i mezzi di informazione puntano all’unisono il loro sporco dito contro un’unica categoria (quasi mai quella giusta, peraltro), ci sia sempre sotto qualcosa
prendi la conclusione dell’amaca di stamattina di michele serra su repubblica, il suo nobile mirino accusatorio puntato che sembra non lasciare scampo: certo, in questo caso stiamo parlando di criminali veri, non di zingari o rumeni qualsiasi, però tutta questa attenzione nei confronti dei ladri fiscali mi spaventa, perché non riesco a credere che sia solo una coincidenza
non è che, per caso, c’è forse una gigantesca crisi mondiale del sistema uber-capitalistico che ha dominato l’ultimo secolo, crisi che raderà al suolo per primi i meno abbienti e che non torcerà nemmeno un capello alle sue cause, e forse le suddette cause, ancora alla guida di tutto ciò che conta, vogliono distrarci indicandoci qualche nemico più innocuo, ma anche più vicino e facile da riconoscere?
troppo complottistico, pensare che ci stiano mettendo di fronte un altro facile obiettivo per la nostra rabbia frustrata, mentre con le altre mani preparano la vaselina?
sicuri?

insomma ragazzi, benvenuti nel nuovo anno
fatemi sapere se notate qualche differenza

what’s the use of all of this? it’s to remember you in the entire

lunain risposta alle parecchie voci che sento nella mia testa, voglio ribadire con convinzione che no, non voglio chiudere il mio piccolo blog, anche se dopo gli innumerevoli post in cui annunciavo grandi manovre e le altrettanto innumerevoli e lunghissime pause sarebbe auspicabile
(e tra l’altro la tiscali ha ben deciso di boicottare i miei tentativi di avere una connessione internet a casa: devo prenderlo come un segnale?)
quindi no, mi rifiuto, va be’ che è periodo ma non voglio chiudere per fare pulizia, men che meno ora che i blog non vanno più di moda, per cui averne uno è un evidente ed apprezzabilissimo segno distintivo di autonomia di pensiero
preferisco tenerlo in silenzio, in standby, fingere per mesi di disinteressarmene ma sotto sotto sapere che c’è, che è tutto mio e che posso svuotarci dentro quello che voglio quando voglio
tanto non richiede manutenzione, se non la minima cortesia di rispondere agli sparuti commenti, cosa che tra l’altro faccio sempre meno spesso

ne sento il bisogno, del mio raccoglitore di pensieri, perché la memoria umana in generale (e la mia in particolare) è volatile, e lasciarsi sfuggire un discorso, un’idea, una riflessione estemporanea è quanto di più facile, specialmente di questi tempi in cui anche le verità sono così labili
l’ho già detto mille volte ma voglio ripeterlo: è un posto mio, privato e personale, non ha velleità giornalistiche né di propaganda né tanto meno di proselitismo, non c’è un preciso interesse a comunicare un particolare messaggio, non sono come quelli che vanno ad hyde park con la sediolina ripiegata sotto l’ascella alla ricerca di un pubblico a cui raccontare le proprie cose
è tutto scritto a mio uso e consumo, e se c’è qualcuno che ne trae giovamento ben venga, non può che rendermi orgoglioso, ma di certo non cambierò le mie intenzioni per acchiappare più lettori (per quello basterebbe mettere un paio di donne nude e sarei popolarissimo in un attimo)
e il motivo per cui non ho definito una linea editoriale è che qui una linea editoriale non esiste, si parla di tutto, in particolare di quello che a mio parere dovrebbe essere ricordato, che è poi è lo scopo di tutto ciò
in un vecchio post dicevo che queste pagine sono la mia palestra della memoria: ecco, questo nuovo post vuole solo ribadire il concetto
buon 2010 a tutti