the hardest button to button

non ho mai fatto passare così tanto tempo senza scrivere qui, e diventa sempre più difficile riprendere
mi serve un primo passo, l’acqua è fredda ma se non mi tuffo non ci riuscirò mai
dai, su, sveglia!

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territorial pissing

specchiodai, dopo nove mesi posso pure riaffacciarmi qui
aprire qualche finestra, far prendere un po’ d’aria, cambiare… no, cambiare no, mi piace già com’è, così intimo e poco frequentato,

cambiare, sono cambiato io, la mia vita, i miei tempi, le mie priorità
e parecchio, ma credo si possa immaginare
intorno, invece, no
in questo paese di gattopardi, sempre pronto a rifarsi il trucco per mascherare età ed intenzioni, sotto la superficie sono rimasti il solito polveroso gioco di poteri, la costante lotta di classe dall’alto, le ingiustizie e i drammi trascurati in favore di diversivi ogni giorno più patetici
un tempo, l’esercizio di riconoscere gli interessi nascosti dietro ogni dichiarazione, le utili intese dietro le contrapposizioni, i veri contorni di ogni azione, mi sembrava difficile
oggi invece è tutto talmente palese
non credo di essere diventato più scafato io, sono anzi convinto che ormai per il potere non valga nemmeno più la pena fingere, celare dietro un velo di autorevolezza la quotidiana spartizione di beni che dovrebbero essere comuni, perché siamo disarmati, annichiliti, e anche i più scaltri non pensano che ad andarsene

specchiarsi in questo abisso è deprimente, ma va fatto
è il primo passo per non arrendermi

veramente vivo in tempi bui

canaleforse il cambio di piattaforma non è servito a molto, faccio ancora passare troppo tra un post e l’altro
e non è solo una questione di tempo a disposizione

leggo le cose che scrivevo anni fa e le trovo bellissime, senza falsa modestia
avevo una profondità, una consapevolezza, una rapidità di trasformare il pensiero in parola, che temo di aver perso, o comunque di aver impolverato
è che sono cresciuto, nel frattempo, e se da una parte ho raggiunto l’autonomia e l’autoconsapevolezza, dall’altra sento che questa indipendenza si riflette in una sostanziale dipendenza da me stesso, e dunque in preoccupazione per la limitatezza delle mie risorse, di qualsiasi tipo siano
in pratica forse sono meno self-confident, perché con gli anni mi sto guadagnando “qualcosa da perdere”, a pugni chiusi e a denti stretti, e mi sono messo sulla difensiva, mentre prima ero più intrepido, incurante di sprecare le mie abilità nelle cose che facevo (e faccio ancora)
ok basta, sto parlando da solo

(d’altra parte, parlando in generale, bisogna avere sempre più fiducia nei mezzi propri, perché altri mezzi non ci sono, o ce ne sono sempre meno
come fai a sentirti ancora sicuro di te, quando tutto intorno a te sembra remarti contro? quanta sicurezza devi avere, per pensare che le cose andranno bene?
quanto devono essere larghe le tue spalle, per credere nel tuo futuro qui, in italia?)

l’aver abbandonato così spesso e così a lungo questo posto, indipendentemente dalla pigrizia o dalla frenesia della mia vita moderna, paradossalmente riflette anche la preziosità che ha raggiunto per me: qui metto in ordine la confusione che c’è là fuori, che è talmente disarmante che non può non essere voluta; qui raddrizzo ciò che mi sembra storto, e vedo le cose da una prospettiva solo mia
penso ai tanti episodi di pura schifosa violenza razzista degli ultimi giorni, penso al rogo al campo nomadi di torino, degna conclusione di un indegno corteo di protesta contro un’intera comunità per un presunto stupro perpetrato contro una minorenne
(e al corteo, insieme agli ultras della giustizia sommaria, partecipava anche la segretaria locale del pd, e chissà quanti altri esponenti della cosiddetta sinistra)
minorenne che ha poi confessato di essersi inventata l’abuso per giustificare la sua prima volta con il suo ragazzo
quanto storto c’è, in questa storia?
c’è una ragazza che nell’italia del 2011 si vergogna del sesso, e preferisce passare per stuprata che per innamorata
c’è un paese in cui l’assurdo modello del rom violento e stupratore è talmente radicato che i nazisti ci giustificano i raid sempre più frequenti e le sedicenni lo usano per schivare i rimproveri dei genitori
c’è una sinistra che partecipa ai cortei filonazisti per “solidarietà alla ragazza” e “attaccamento al territorio e alle periferie”
ma soprattutto c’è una stampa che dà improvvisamente grande risalto alla notizia non per la violenza e la barbarie del rogo ai danni di una comunità inerme e pacifica, causati dalla crudeltà del pensiero disumano e irrazionale, alimentato da decenni di non-politica squallida e ignorante, di persone che hanno trovato un nemico in uno stereotipo senza senso
no, il motivo della visibilità mediatica è che lo stupro non c’è stato, e dunque il linciaggio non sembrava così giustificato, quasi a dire “la prossima volta che date fuoco, controllate prima che lo stupro ci sia, altrimenti che figura ci fate?”
questo è lo storto, nella storia

penso ai due ambulanti uccisi e ai tre massacrati a firenze da quell’infame fascista qualche giorno fa, solo perché africani
(tra l’altro pare che la prima versione dell’articolo del corriere che ho linkato come riferimento parlasse di due vù cumprà uccisi) (vù cumprà, il corriere della sera, nel 2011)
penso al fatto che queste vittime non hanno mai nome, che si tratta sempre di africani, senegalesi, immigrati, clandestini (e mai di mor diop e modou samb), che non hanno storia, che sono tutti uguali, che nessuno li rimpiangerà
penso poi alle solite interviste ai concittadini dell’assassino, lui sì che ha una storia alle spalle che bisogna divulgare, una vita che vale la pena raccontare: penso alle indagini giornalistiche su gusti e abitudini del killer, descritto immancabilmente come una persona tranquilla e solitaria, con i fascisti suoi compari che si affrettano a prendere le distanze e a cancellare ogni traccia di complicità
e tutti a dire che è un caso isolato, che il razzismo non c’entra, che era “pazzo”, che era “malato”
quando evidentemente non è così, e anzi è necessario che tutti sappiano cosa è il fascismo, allora come ora, è fondamentale educare le menti imberbi che ancora subiscono i telegiornali che predicare violenza e sopruso per decenni porta solo e soltanto a questo, che individuare come nemici i più deboli è la cosa più stupida e nefasta che si possa escogitare

wow, scrivere qui mi piace, mi scrolla un po’ di polvere e mi mette in gioco più che mai
va be’ niente, tornerò a farlo più spesso, così magari finalmente smetto di parlarne

up in our bedroom after the war

fioric’è aria di novità in giro
la sentite anche voi?
io sì, la sento, la assorbo e la faccio mia

pensate a quante cose sono successe negli ultimi giorni
pensate a ieri
subito a parlare dei nuovi ministri, di banchieri e di avvocati, discutere sulla preparazione e sulla professionalità di bocconiani e di luissini, e fare come se fossimo in un paese normale, dove i ruoli di responsabilità sono affidati normalmente a persone competenti e motivate
come se brunetta e la russa, gelmini e carfagna, sacconi e brambilla non fossero mai esistiti
come se fosse già tutto passato
è stato così facile, così naturale

però se ci pensate lasciarci alle spalle il periodo più ridicolo della nostra storia repubblicana non è cosa da niente
soprattutto perché ci sarà da rimboccarsi le maniche per rimettere in piedi il paese, senza farsi male
un governo di banche, di consigli di amministrazione, di ricchissimi accademici cintura nera di iperliberismo, di coloro che ancora considero colpevoli della crisi (e per crisi non intendo certo i prezzi delle azioni che crollano, ma tutte le povertà che queste finzioni hanno creato) non è certo un governo di sinistra, e non mi è certo vicino
ma me lo faccio andare bene, d’altronde non ci è dato scegliere, ormai la democrazia in italia è scomparsa definitivamente, e la sovranità appartiene alle banche
va be’ insomma, occhi aperti, non è proprio il momento di abbassare la guardia

per di più, in questo clima di rinnovata sfiducia nel futuro, il buon vecchio giovanbattista splinder decide di fare la sua parte e spaventarci, lasciando girare per la rete cupi mormorii su una sua prossima, inattesa chiusura
e dunque alla fine mi sono deciso e ho fatto il grande passo: ho comprato il dominio e il solito bravissimo amichetto mi ha aiutato nel trasloco su wordpress, che sembra proprio un’altra cosa

certo, c’è ancora tanto da lavorarci su, e si vede
ma è periodo, no?

the suburbs

ho scritto questo post la settimana scorsa, ma sono rientrato in possesso del pc dove era salvato solo oggi
il video non c’entra molto, ma è bellissimo

piove, è mercoledì, e sono sepolto in un alberghetto senza internet sperso in una provincia aspra e indefinita tra napoli e salerno
mi affaccio alla finestra e mi sembra di respirare un’aria ferma, di vedere immobilità nelle pur frenetiche attività della gente, che per carità è ben viva e sembra avere tanta voglia di farcela: non so, è la loro condizione che mi sembra immobile, imbalsamata in un’impossibilità di riscatto sociale che mi risulta indigesta
come passo attraverso questi centri abitati ininterrotti, periferie delle periferie, avverto una sensazione di destino segnato, come se queste terre ferocemente divorate dalla mafia siano già condannate a non poter più dimostrare di essere null’altro di quello che sono
qui intorno le strade sono piene di buche, di immondizia e soprattutto di acqua, e di sera spesso deserte, rendendo indesiderabile qualsiasi velleità a uscire
insomma la serata non promette niente di buono, meglio rimanere in camera a rilassare e riordinare il cervello

dall’ultima volta che ho preso in mano questo blog, ormai un anno fa, è cambiato tutto e niente
“tutto” per lo più sono io: in dodici mesi ho comprato una casa perfetta e ci sono andato a vivere con la donna migliore del mondo, ho finito gli esami e mi sono finalmente laureato, ho cominciato a lavorare in un gran bel posto, ho comprato una macchina, ho conosciuto persone stimolanti, ho sofferto, condiviso, raccolto, mi sono emozionato e sono cresciuto tanto, forse come mai nella mia vita
insomma, da così (mano destra aperta davanti a me con il palmo verso il basso) a così (rotazione del palmo verso l’alto)
scherzi a parte, ho acquistato una dimensione mia, che forse era quello che volevo di più, quello di cui avevo più bisogno
ho una base, finalmente, un punto di partenza, che mi sono accorto di non aver mai avuto
e me lo tengo stretto, perché so di essere fortunatissimo

il “niente” di cui parlo invece è tutto intorno a me, e mi fa sentire sempre più lontano
è la decadenza del mio paese, che sembra totale e incessante e ha raggiunto livelli così deprimenti che ormai è difficile anche riderci sopra
è il completo stravolgimento dei valori, dei riferimenti, è il rovesciamento di ciò che è bene e male, è l’esaltazione del tornaconto personale sempre e ad ogni costo
è il “vincere e non far partecipare nessun altro”, perché l’altro è il nemico, è il rivale, è una noia se non addirittura un problema, e va trascurato oppure eliminato, e comunque considerato sempre un ostacolo e mai un’opportunità
è la vittoria della furbizia sopra il lavoro, della raccomandazione sopra il merito, delle scorciatoie sulla formazione, dell’indifferenza sulla condivisione, della banalità sulla qualità, della pornografia sulla cultura, dell’indottrinamento sull’educazione, del subito sul meglio, del successo e dei soldi sopra tutto e tutti
è la semplificazione e la banalizzazione portate al limite, è l’impossibilità di qualsiasi tentativo di riflessione condivisa, bombardati come siamo da propaganda devastante ovunque
è la mia vergogna nei confronti di questa italia, che mi cresce dentro ogni giorno di più

è rimasto tutto uguale a quando ci siamo lasciati, anzi peggio
non siamo mai scesi così in basso, non ci siamo mai lasciati prendere in giro così tanto, non siamo mai stati così muti e sordi e ciechi e indifferenti di fronte al baratro in cui sguazziamo, mai stati così inebetiti e inerti davanti a tante ingiustizie e oscenità, mai abbiamo avuto le idee così confuse e le priorità così capovolte come ora
se non altro, quello che ho ormai chiaro in testa è che colui che per troppo tempo ho considerato la causa di tutto, ho saputo ricollocarlo come una delle conseguenze (la più ignobile e vergognosa, certamente) di un percorso di decadenza morale e civile più ampia, che abbiamo imboccato da tempo, e a cui questa figura ha senza dubbi contribuito fattivamente per decenni
frutto marcio di un albero malato, e allo stesso tempo suo concime
sapete di chi sto parlando
a rifletterci, tutto sommato costui è la ridicola concretizzazione finale di un processo di rifiuto, da parte degli italiani, nei confronti di un’intera epoca storica intensa e ricca di idee e valori come gli anni settanta
sì, è chiaro, allora questi valori venivano esaltati in maniera spesso esagerata, spesso pericolosa, spesso violenta: tutto era politica, tutto aveva spessore, significato, tutto era un simbolo, e qualsiasi avvenimento, sentimento o intenzione veniva esaminato secondo i rigidi canoni di giudizio di dottrine radicate bene o male nella testa di chiunque
ma così come allora in italia questa schematizzazione globale aveva impregnato la vita quotidiana più in profondità che altrove, allo stesso modo è in italia che si è avuto il rigetto più evidente
penso alle differenze sostanziali fra le immagini che le locuzioni “anni settanta” e “anni ottanta” portano alla mente a uno come me, che questi due periodi storici non li ha mai vissuti (ok i secondi sì, ma di certo non consapevolmente): gli anni settanta sono irrimediabilmente legati alle rivoluzioni studentesche, al trionfo del pensiero politico, alle lotte anche violente in nome di ideali, al sangue innocente, agli scioperi, a berlinguer, ai sindacati, alla musica di quegli anni
gli anni ottanta invece per me sono sinonimo di superficialità, di edonismo, di pubblicità e propaganda, di craxi, di cristina d’avena, dei film nerboruti americani, di televisione stupida, di droghe pesanti, e soprattutto di scomparsa di tutte quelle idee che avevano raggiunto l’apice ultimo nel decennio precedente e che ora venivano rifiutate in nome di una esistenza più facile e tranquilla basata sul consumismo e le telenovelas
da un decennio in cui tutto era politica, a un periodo di plastica (che non sembra avere fine) dove la politica non esiste più
ed è nel passaggio da un estremo all’altro che purtroppo dà un fondamentale e drammatico contributo vincente colui che ora è diventato per l’ennesima volta il nostro presidente del consiglio: non è stato certo il solo, ma lui meglio di altri ha cavalcato l’onda reazionaria e superficiale iniziata trent’anni fa e ne ha fatto un manifesto politico, con l’obiettivo preciso e piuttosto palese di un rincoglionimento progressivo e generale del nostro paese
sono questi trent’anni quasi ininterrotti di decadenza che ci hanno portato al punto in cui siamo, che se ancora non l’aveste capito, è un punto molto molto basso
troppo semplicistico? io non credo

l’elemento di novità dell’ultimo mese è che questo individuo sembra aver perso parte del suo enorme appeal sul popolino, che è stata per tanto tempo l’arma che gli ha permesso di fare tutto (ma proprio tutto)
per quanto mi riguarda sono molto scettico che possa finire così, solo perché un suo viscido delfino ha voglia di un po’ di visibilità e di un po’ di credibilità
troppo forte è il potere di cui dispone, troppo importanti i suoi interessi, troppo necessaria la poltrona per poterli continuare a coltivare senza essere ostacolato da quel piccolo particolare che è la costituzione
non voglio illudermi come quattro-cinque anni fa, quando sembrava spacciato ma le sue potenzialità distruttive erano rimaste intoccate
se deve abbandonare, che lo faccia con un biglietto di sola andata

tuttavia quello che mi preme ribadire è che il dopo-berlusconi mi spaventa tanto se non più dell’attualità, perché sarà eterno, doloroso e faticosissimo
a mio parere, l’impronta di trent’anni di cattiva educazione sulla nostra società è più profonda di quanto poi appaia, e ritrovare equilibrio, serenità e prospettive sarà difficilissimo
penso all’enorme controllo che ancora esercita su troppa nostra quotidianità, sull’informazione, sulle televisioni, il cinema, lo sport, la cultura, i giornali, le banche
penso alle migliaia di suoi valvassini e valvassori, ancora sparsi qua e là e ancora in grado di stravolgere la nostra realtà e perpetuare la sua propaganda
penso che tutto quello che ha fatto e disfatto della nostra repubblica in quasi vent’anni è stato dettato esclusivamente dalla sua necessità personale di non finire in galera, e la situazione non è certo cambiata
servirà da parte nostra un impegno mille volte superiore, per ricostruire le basi civili e democratiche di questo paese, e degli italiani
è per questo che spero di cominciare il prima possibile

what’s the use of all of this? it’s to remember you in the entire

lunain risposta alle parecchie voci che sento nella mia testa, voglio ribadire con convinzione che no, non voglio chiudere il mio piccolo blog, anche se dopo gli innumerevoli post in cui annunciavo grandi manovre e le altrettanto innumerevoli e lunghissime pause sarebbe auspicabile
(e tra l’altro la tiscali ha ben deciso di boicottare i miei tentativi di avere una connessione internet a casa: devo prenderlo come un segnale?)
quindi no, mi rifiuto, va be’ che è periodo ma non voglio chiudere per fare pulizia, men che meno ora che i blog non vanno più di moda, per cui averne uno è un evidente ed apprezzabilissimo segno distintivo di autonomia di pensiero
preferisco tenerlo in silenzio, in standby, fingere per mesi di disinteressarmene ma sotto sotto sapere che c’è, che è tutto mio e che posso svuotarci dentro quello che voglio quando voglio
tanto non richiede manutenzione, se non la minima cortesia di rispondere agli sparuti commenti, cosa che tra l’altro faccio sempre meno spesso

ne sento il bisogno, del mio raccoglitore di pensieri, perché la memoria umana in generale (e la mia in particolare) è volatile, e lasciarsi sfuggire un discorso, un’idea, una riflessione estemporanea è quanto di più facile, specialmente di questi tempi in cui anche le verità sono così labili
l’ho già detto mille volte ma voglio ripeterlo: è un posto mio, privato e personale, non ha velleità giornalistiche né di propaganda né tanto meno di proselitismo, non c’è un preciso interesse a comunicare un particolare messaggio, non sono come quelli che vanno ad hyde park con la sediolina ripiegata sotto l’ascella alla ricerca di un pubblico a cui raccontare le proprie cose
è tutto scritto a mio uso e consumo, e se c’è qualcuno che ne trae giovamento ben venga, non può che rendermi orgoglioso, ma di certo non cambierò le mie intenzioni per acchiappare più lettori (per quello basterebbe mettere un paio di donne nude e sarei popolarissimo in un attimo)
e il motivo per cui non ho definito una linea editoriale è che qui una linea editoriale non esiste, si parla di tutto, in particolare di quello che a mio parere dovrebbe essere ricordato, che è poi è lo scopo di tutto ciò
in un vecchio post dicevo che queste pagine sono la mia palestra della memoria: ecco, questo nuovo post vuole solo ribadire il concetto
buon 2010 a tutti

i don’t have to leave anymore, what i have is right here

musicitornare, sono tornato
e in questi mesi ho accumulato tante tante cose da dire, sapete, che proprio non vedevo l’ora di riaprire queste paginette
ora però non è che posso sbolognare qua l’intero fardello, come direbbe mio padre “non affitterei più”
per cui un po’ di pazienza, di organizzazione e di mente lucida è quello che ci vuole
sarà un anno difficile e faticoso quello che avremo davanti, bisognerà avere tante energie e tanta voglia
io credo di averne
a prestissimo