i kept my hat on just for luck

albabasta, stacco un attimo dallo squallore che ci circonda e lascio un’impronta un po’ più leggera su questo blog troppo affaticato

ho deciso che la canzone più bella del duemilaotto è “thank you mario but our princess is in another castle“, nata dalla collaborazione tra i mountain goats e kaki king

e se volete mettermi in imbarazzo chiedetemi pure chi siano, perché proprio non ne ho idea

ma la canzone c’è, esiste, ed è dolcissima

avete presente super mario, no? il baffuto idraulico italoamericano celeberrimo protagonista di decine di videogiochi,

improbabile eroe del regno dei funghi, del quale deve salvare la principessa rapita dalle tartarughe cattive

bene, la canzone è ispirata alle vicende di un personaggio secondario della saga di supermario, ovvero il povero funghetto che compare alla fine dei vari livelli: per tutto il tempo mario sconfigge tartarughe e rompe mattoni a testate, salta tra le nuvole e si riempie di monete sonanti, evita strapiombi e sfugge a mille insidie, e alla fine raggiunge il castello, pronto a salvare la principessa e a dare nuovo lustro al suo status di eroe

e tutto ad un tratto si trova di fronte il fedele servitore della principessa (il funghetto, appunto) che lo saluta con la frase “grazie mario, ma la nostra principessa si trova in un altro castello!”

il testo parla proprio di questa situazione, ma dal punto di vista del funghetto

il che è già di per sé abbastanza singolare, ma in effetti sa raggiungere anche  livelli di poesia che non mi sarei mai aspettato: in poche, sceltissime parole viene dipinto lo stato d’animo di un tenerissimo guardiano umile e spaventato, lasciato da solo nell’enorme castello, al buio, tra fuoco e fiamme, lontane grida di terrore e ricordi di figure maligne

la sua angoscia di morire, di non riuscire a sopportare la paura e la solitudine, è insopprimibile, e lui lo sa, può solo fare finta di non sentirla, magari fischiando canzoni scacciapensieri, ma è una condizione che purtroppo lo potrebbe schiacciare da un momento all’altro

una condizione resa ancora più amara dalla consapevolezza che, se mai vedrà arrivare il suo eroe a salvare lui e la sua amata principessa, dovrà accoglierlo con una pessima notizia, cioè che le sue incredibili fatiche sono state vane

immaginate i pensieri tremendi che affollano la testa del piccolo servitore, lo sgomento, la frustrazione, il dolore di chi è costretto in un ruolo che nessuno di noi vorrebbe, a vivere la sua angosciante solitudine in un castello tetro e abbandonato, obbligato a sorvegliare i fantasmi e a mantenere in vita la speranza dell’eroe, per poi stroncargliela con una semplice frase: grazie mario, grazie per tutto quello che hai fatto per noi, ma la principessa che stai cercando, la donna per cui hai combattuto tutte queste battaglie e hai rischiato così tante volte la vita non è più qui dove credevi, è da un’altra parte, e la strada che hai percorso fin ora si è rivelata inutile, per non parlare di tutto il cammino e tutti i pericoli che ti aspettano

e nel ritornello compare improvvisamente la cosa più straordinaria della canzone, che è solo intuibile nel videogioco: è l’inaspettato sollievo del funghetto all’arrivo del suo eroe, l’inattesa sensazione di conforto che gli produce la vista del coraggioso idraulico, che gli fa dimenticare le ansie vissute fin ora e anche la brutta notizia che gli ha appena riferito

“e quando sei arrivato, ho potuto ricominciare a respirare”

non ho trovato il video, forse non esiste nemmeno, però vi invito a procurarvi la canzone e a godervela, fa bene all’anima

buona settimana a tutti

speak to me in a language i can hear

tropico
   Oggi mi son destato da un sonno profondo con sulle labbra imprecazioni di gioia, con una tiritera sulla lingua, e ripetevo a me stesso come una litania: “Fay ce que vouldras!… fay ce que vouldras!”. Fai quel che vuoi purché produca gioia. Fai quello che vuoi purché porti estasi. Tante cose mi si affollano in mente quando questo dico a me stesso: immagini, quelle gaie, quelle terribili, quelle folli, il lupo e la capra, il ragno, il granchio, sifilide con le ali aperte e la  porta dell’utero sempre schiavardata, sempre aperta, pronta come una tomba. Lussuria, delitto, santità: le vite dei miei cari, gli insuccessi dei miei cari, le parole che si sono lasciati dietro, le parole rimaste incompiute; il bene che si sono trascinati dietro, il dolore, la discordia, il rancore, la lotta che han creato. Ma soprattutto l’estasi.

   Voglio compiere un giro per queste aride catene di montagne tra le quali si muore di sete e di freddo, quella storia “extratemporale”, quell’assoluto di tempo e di spazio dove non esiste uomo, bestia o vegetale, dove si impazzisce di solitudine, con una lingua che è fatta soltanto di parole, dove ogni cosa è sganciata, sgangherata, fuor di sesto coi tempi. Voglio un mondo di uomini e di donne, di alberi che non parlano (perché si parla già troppo nel mondo com’è!), di fiumi che ti portino in qualche luogo, non fiumi che sian leggenda, ma fiumi che ti mettano in contatto con altri uomini e donne, con l’architettura, la religione, le piante, gli animali – fiumi che abbiano barche e in cui affoghino gli uomini, affoghino non nel mito e nella leggenda e nei libri e nella polvere del passato, ma nel tempo e nello spazio e nella storia. Voglio fiumi che facciano oceani, come Shakespeare e Dante, fiumi che non si secchino nel vuoto del passato. Oceani, sì! Dateci più oceani, nuovi oceani che cancellino il passato, oceani che creino nuove formazioni geologiche, nuovi paesaggi topografici e strani, terribili continenti, oceani che distruggano e conservino al tempo stesso, oceani su cui si possa salpare, partire per nuove scoperte, nuovi orizzonti. Dateci più oceani, più sconvolgimenti, più guerre, più olocausti. Dateci un mondo di uomini e donne con una dinamo fra le gambe, un mondo di furia naturale, di passione, d’azione, di dramma, di sogni, di follia, un mondo che produca estasi, e non scoregge secche. Io credo che oggi più che mai debba cercarsi un libro, anche se dentro c’è una sola pagina grande: dobbiamo cercare frammenti, schegge, unghie dei piedi, tutto ciò che abbia materia in sé, capace di resuscitare corpo e anima.

Forse siamo condannati, non c’è speranza per noi, per nessuno di noi, ma se è così lanciamo un ultimo urlo d’agonia e di sangue aggrumato, uno strillo di sfida, un grido di guerra! Basta con i lamenti! Basta con le elegie e le trenodie! Basta con le biografie e le storie e le biblioteche e i musei! Che il morto mangi il morto. E noi vivi danziamo sull’orlo del cratere, un’ultima danza di morte. Ma che sia una danza!

wow!

la tristesse durera

tramonto
vogliamo parlare di paola binetti?
fa parte del partito democratico, e anche solo questo mi basta per annichilire qualsiasi eventuale buona intenzione di avvicinarmi a questa affascinante macchinona
(come se non bastassero de mita e follini)
che ventata di novità e di riformismo può portare una numeraria dell’opus dei, me lo spiegate?
questa simpaticissima signora poche ore fa stava allegramente per fare cadere il governo perché, sacrilegio!, nel tanto amato decretone sulla sicurezza si è osato inserire un riferimento a un articolo di un trattato europeo, sottoscritto dunque immagino da tutti gli stati membri, che combatte le varie forme di discriminazione razziale e sessuale che ancora ci fanno vergognare: quella sagoma della senatrice binetti temeva che in questo modo si sarebbero potute contestare e dunque punire anche certe imbarazzanti dichiarazioni pontificie sul mondo dell’omosessualità, e non sia mai che noi si metta in dubbio nulla di quello che viene dal vaticano, per carità!
per cui crollasse prodi con tutti i filistei (e troppi ce ne stanno..), l’onore è salvo
che poi sarebbe stato bello se fosse veramente caduto il governo per opera (opus?) di questa signora, sai le risate..

vogliamo parlare del nuovo simbolo delle sinistre parlamentari?
bello, per carità, ma poi?
è proprio vero, berlusca docet: mi raccomando prima il simbolo, poi per il partito si vedrà
svegliaaaaaaa!!

vogliamo parlare del berlusca che fa e disfa a piacimento partiti e coalizioni e mezza italia gli va appresso senza fiatare, e proprio quando sembra aver raggiunto il gradino più alto di onnipotenza ti lascia il contentino di poter scegliere tra due nomi per il suo nuovo giocattolo, e così anche l’elettore bove si sente coinvolto e soddisfatto? un genio del male, altroché, una volpe (come qualche numero fa lo apostrofava l’espresso, forse un po’ troppo enfaticamente) che non mollerà mai l’uva, perché ha un comprensibilissimo bisogno di umiliare e sfruttare ancora questo paese
e ovviamente si sa che tra poco anche il tanto insolentito figlioccio fini tornerà mesto mesto all’ovile del caimano, perché senza le televisioni il suo partito già traballante si sgretolerebbe inesorabilmente

vogliamo parlare di bertinotti? vogliamo proprio?

vogliamo parlare del fatto che io sto ancora a scrivere di queste cose?
ma sì dai, di questo parlo volentieri: be’ lo ammetto, il piacere deviato che provo nell’impiastricciare il blog di schifezze politiche conosce alti e bassi, e in questo momento sono sulla cresta dell’onda
perché come forse qualcuno di voi sta notando c’è un sacco di movimento, nel senso che i soliti vecchi ometti stanno agitando le acque, rifancendosi il trucco e sbandierando novità di facciata: nuovi simboli, nuovi slogan, un po’ di calciomercato, ma basta prestare un po’ di attenzione e ci si accorge che la sostanza è sempre la stessa, che non cambierà mai nulla malgrado le dichiarazioni e le operazioni confuse cui stiamo assistendo
tuttavia, oltre alla solita desolante frustrazione, non nego di provare un certo gusto, nell’accorgermi ancora una volta che siamo il paese del gattopardo: è un esercizio che faccio, mi aiuta a mantenere i riflessi pronti e mi dà l’illusione che anche in futuro saprò riconoscere certi giochetti e non mi farò fregare dal fumo che qualcuno mi butterà davanti agli occhi
fatelo anche voi, è divertente

ps: se martedì undici state dalle parti di milano, al teatro carcano c’è una bella serata di incontro per fare un po’ di informazione sulla lotta alla mafia in tutte le sue forme
maggiori informazioni qui
andateci veramente, ne vale la pena

per rinfrancar lo spirito

ok lo so mi sento il più classico dei nerd ad aver investito la mia unica serata libera di questo settembre maledetto andando al cinema a vedere la prima di un cartone animato insieme a quattro amichetti rigorosamente maschi, non pensavo che ingegneria sarebbe un giorno riuscita a ridurmi così
ma in effetti il film è spassosissimo, non ridevo così tanto in una sala cinematografica dai tempi de “il mostro” di benigni, e le mie aspettative (altissimissimissime) sono state insperatamente soddisfatte
un giorno quando avrò tempo scriverò un lunghissimo trattato sulla bellezza dei simpson, sulla loro cifra artistica e sulla loro necessità sociale contemporanea, e sulla potenza di una risata
nel frattempo mi tengo strette le risate di questo venerdì appena passato, ché ci volevano proprio
saluti a tutti belli e brutti, io torno nel bunker, ci vediamo tra un paio di settimane

quando meno te l’aspetti

(ma alla fine che l’ho riaperto a fare il blog se poi non ho tempo per scriverci e non ne avrò ancora per un bel po’? bah..)

cari amici vicini e lontani, interrompo istantaneamente la latitanza e mi reinserisco quatto quatto nel microcosmo splinderiano per darvi un piccolo affettuoso consiglio per giusto un paio delle prossime ore
cosa c’è di meglio, vi chiederete, in una calda serata estiva di quelle che pretendono a gran voce un gelato alla frutta e una passeggiata a piedi scalzi sul lungomare sfoggiando la nuova camicia “saldi estivi 2007”, che rinunciare a tutto ciò e rinchiudervi in casa davanti all’ottuso televisore che nemmeno a dicembre quando c’è la carrà?
bene, fatelo, perché stasera ne vale la pena
stasera infatti, nel roboante silenzio dei media e nell’assoluto stupore del sottoscritto, la terza rete rai ha deciso di dare un senso alla sua programmazione e piazzare in prima serata estiva un film bellissimo, di cui già parlai entusiasticamente in diverse occasioni (qui e qui), e di cui non smetterò mai di tessere le lodi
non credevo sarebbe stato mai possibile vederlo in televisione, nonostante fosse stato prodotto anche con i soldi della tv pubblica, e invece
dategli almeno un’occhiata, sarebbe un piccolo omaggio a chi crede ancora nella verità e lotta per farla emergere
seguirà dibattito (prima o poi)
baci a tutti

luca