give yourself a fighting chance

genovaquindici anni fa ero a roma, a preparare l’ennesimo tentativo di dare un senso al mio primo anno di ingegneria
il mio amico del liceo invece era a genova, in via tolemaide, a beccarsi un lacrimogeno in pancia, a sdraiarsi per terra quasi incosciente per il dolore e i fumi asfissianti, a venire trascinato via, lontano dalla furia schiacciante e spietata dello stato, da qualche compagno angelo custode che era con lui

ricordo che la preparazione ai giorni di genova l’avevamo avviata insieme, euforici e spensierati, inconsapevoli e fuori da ogni organizzazione, ma comunque tesi e proiettati verso un appuntamento che per noi era importantissimo, ne parlavamo sempre, ne parlavano tutti
a genova bisognava andare, perché si poteva finalmente fare qualcosa, potevamo finalmente farci sentire
solo alla fine mi sono defilato per impegni universitari
avrei dovuto essere lì

il g8 di genova 2001 è stato per me lo spartiacque tra l’adolescenza ovattata e superficiale e il bisogno, l’urgenza di sapere, di capire
la mia coscienza politica, civile, umana, nasce in buona parte da quei fatti, che hanno inciso inesorabilmente nel mio cervello i concetti di giustizia, fratellanza, repressione e fascismo

di quei giorni ricordo l’angoscia, la fame di notizie, il rifugio in libri e articoli e documentari
ricordo il film di gianni minà sugli zapatisti e sul subcomandante marcos, mandato in onda proprio in quelle sere, a scaldare i cuori frustrati degli assenti, come me
ricordo che i due modi paralleli e opposti di vedere e spiegare quei giorni, la versione dall’alto e quella dal basso, sono partiti agli antipodi e non si sono più incontrati

dopo, sono tornato a genova solo nel 2010, quattro giorni, da solo, per questioni lavorative
nonostante non fosse la mia prima volta, ho girato la città a piedi in lungo e in largo, da brignole a sampierdarena, da sestri alla fiera, innamorandomene
ho ripercorso le strade più famose, da via del campo al porto antico, ricordo le scritte sui muri, una in particolare che spiccava in mezzo alle citazioni di de andré: se non cambierà rapiremo la carrà
ricordo le strade strette che non puoi distendere le braccia senza toccare entrambi i muri, ricordo i panni appesi nel chiostro della facoltà di ingegneria occupata, ricordo il mare ovunque
ricordo che sono rimasto in piazza alimonda per tanti minuti, nonostante il freddo

che ne è stato, del g8 del 2001? cosa è rimasto?
a distanza di quindici anni, la sensazione è la stessa di allora: la zona rossa non separava solamente potenti e impotenti, ma divideva nettamente il torto dalla ragione
noi avevamo ragione, ma abbiamo perso
loro, invece, avevano torto: poteri vecchi e intoccabili che avevano deciso di riunirsi solo per procrastinare con tutti i mezzi possibili la supremazia della minoranza sul resto del pianeta, in base a soluzioni turbocapitaliste che non potevano durare
avevano torto, è storia, ma hanno vinto e si sono presi le nostre ragioni: l’ambiente, la sostenibilità, i beni pubblici, che quindici anni fa erano concetti per i quali si meritavano manganellate e torture, un decennio dopo sono diventati ordine del giorno di parecchi partiti di establishment, obama ci ha stravinto due mandati da presidente degli stati uniti, qui da noi si sono stravinti i referendum sull’acqua e sul nucleare, e via di altri esempi chissà poi quanto consolanti

e però dei movimenti che hanno portato sul tavolo quei concetti, quasi nulla è rimasto
i leader di allora, i vari casarini, agnoletto, etc., che sembravano poter offrire nuove chiavi di lettura alle vicende del mondo, convogliando istanze sociali diverse e soprattutto presentando proposte organiche e realistiche, sono spariti
dopo genova non si è presa la rincorsa, ma anzi si è creato un vuoto, la repressione ha funzionato
e in quel vuoto si è inserito il paradosso genovese, beppe grillo, che ha spostato tutto verso destra
sì, la necessità di un riferimento extraistituzionale, svincolato, nuovo, dal basso, è stata incarnata nel movimento 5 stelle, con tutte le pieghe e i risvolti non certo piacevoli che la cosa comporta

eppure quindici anni non sono tanti
infatti il nostro paese, che non ha e continua a non avere una legge sul reato di tortura, pare non aver ancora elaborato, e soprattutto la parte fascista rigurgita spesso fuori le proprie aberranti sentenze, nel silenzio sostanziale delle istituzioni e dell’informazione
genova è una pagina nerissima della nostra storia, che già è un libro tutto piuttosto nero, i cui capitoli successivi non hanno per niente fatto giustizia né aiutato a capire
per quanto mi riguarda, genova invece è stata ed è tutt’ora una lezione, che imparo e faccio mia
e nonostante allora avessi meno di vent’anni e ora quasi trentacinque, nonostante un figlio, una moglie, un lavoro, una casa, mille compromessi, il mio pensare è nato lì e da lì continuerà a nutrirsi
e non dimentica

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non sta succedendo niente, le fabbriche riapriranno, arresteranno qualche studente

grigiosono un po’ in ritardo, il tempo è quello che è

(che tra l’altro, per dirla tutta, sono davvero seccato dal fatto che venerdì non sono andato a manifestare, così come non sono andato alla maestosa assemblea alla sapienza per discutere dal basso nuove idee per riformare l’università, né purtroppo sto partecipando a tutte le splendide iniziative che ragazzi della mia facoltà stanno organizzando con inaspettata intraprendenza per ribellarsi all’assassinio programmato della pubblica istruzione

lezioni in piazza, bellissime scritte umane luminose, assemblee e manifestazioni a spron battuto, e io me ne sto a casa perché devo studiare, ho mille esami da affrontare nei prossimi mesi e devo assolutamente essere pronto perché adesso più che mai non sono ammessi ulteriori errori

ma si possono lasciar perdere iniziative per la sopravvivenza dell’università con la scusa di motivi universitari? è coerente secondo voi? va be’)

insomma dicevo sono un po’ in ritardo ma ho assoluto bisogno di scrivere che sono profondamente indignato dall’ennesimo sconcertante esito dei processi per i fatti del g8 di genova nel 2001

(faccio fatica a contenermi, a usare parole educate, questa cosa mi fa bollire)

come al solito, puniti i pesci piccoli, assolti i manovratori

che schifo

ero davvero in grande attesa della sentenza, ci tenevo, nutro nei confronti di quei giorni e delle cose che sono successe una sensibilità esagerata, leggo e assorbo tutte le informazioni possibili e ne parlo con chiunque, perché so che in quei giorni e da quei giorni si è formata una parte davvero importante del mio sentire politico e civile

e alla scoperta delle nuove inspiegabili assoluzioni nei confronti degli autori e degli ideatori di quegli abusi insopportabili sono stato sopraffatto nuovamente da quel senso di nausea e di sconforto che mi avevano preso allora, e che mi accompagnano ogni volta che ci ripenso

ma è così impossibile raccontare la storia come è andata? è così impossibile lasciare un po’ di verità in questo paese?

non c’è giustizia senza libertà, non c’è liberta senza giustizia, diceva un tale

ecco, io sono inorridito dalla mancanza di giustizia di oggi, così come dalla mancanza di libertà e di democrazia di ieri

vedo tutto nero

eva ballava sul fuoco

strada
sono appena tornato, sto leggendo a destra e a manca nel tentativo di aggiornarmi
sono successe tante cose, mentre ero via

genova non avrà una commissione parlamentare di inchiesta, grazie al boicottaggio di alcuni esponenti dei soliti partitini affamati di notorietà: guai a votare a favore di qualcosa che stava scritto chiaro e tondo sul programma di governo, eh? guai ad essere d’accordo, si rischia di dare credibilità a questo esecutivo, non sia mai!
il ministro di pietro (che fa parte di una coalizione di centrosinistra, ricordiamocelo) si difende dicendo che la commissione sarebbe stata inutile, così come era stata concepita, perché poteva venire strumentalizzata contro la polizia: ora, al di là della convenienza politica di una giustificazione del genere, quello che il buon tonino non azzecca è che dalla sua risposta si deduce che quelli del suo partito non hanno partecipato all’ideazione di questa commissione, l’hanno semplicemente stroncata in aula, non hanno avuto alcuna voce in capitolo nella sua definizione, per cui bene, mi congratulo per la dimostrazione di partecipazione politica, di entusiasmo per la gestione della cosa pubblica, di interesse per gli affari del paese
(meravigliosa la sua risposta a travaglio, sull’unità: “io ed il mio partito ci siamo ritrovati di fatto allineati sulle stesse posizioni del partito di Berlusconi e di quello di Mastella. So nel mio intimo che non è questo quello che volevo e che voglio (e mi scuso con gli elettori per l’imbarazzo creato)
scusarsi per aver votato come un collega ministro e componente della sua stessa coalizione: un vero colpo di fioretto, altroché)

mentre invece non ho molte parole da spendere sulla tragedia di quella donna uccisa da un rom nei pressi del campo di tor di quinto: è una storia tremenda, che mi lascia giustamente muto, come muti dovrebbe lasciare molti personaggi disgustosi che invece hanno pensato bene di lanciarsi reciprocamente squallide accuse di responsabilità
quello su cui però non voglio tacere è il provvedimento che è stato approvato in fretta e furia per giustificare istituzionalmente lo stato d’animo terrorizzato di molti italiani: anche se non ho ancora avuto modo di leggerlo per bene, dato che ne ho preso notizia solo di seconda mano, mi sento di poter dire che se tale decreto fosse stato adottato da un governo di destra, come il governo scorso, probabilmente sarei andato immediatamente a manifestare contro, magari colorandomi di una bandiera rumena
invece il fatto che sia stato adottato da questo governo, in una incredibile botta di euforica concretezza e di inedita puntualità, mi spinge a rifletterci più seriamente, a cercare di capire dove stiamo andando a finire
ho troppi pregiudizi, lo so, sono il primo ad ammetterlo: ma ditemi voi se non sono più fondati i miei o quelli che emana questo decretino

ps: ho notato che il primo post di questo blog è stato scritto ormai due anni fa, auguri