there are different names for the same thing

sitose c’è una cosa da salvare in questa patetica scenetta dell’impeachment a napolitano, è che finalmente è emersa la vera natura del movimento cinque stelle, che guarda molto più all’eversione berlusconiana che alla costruzione di qualcosa di serio
non che prima non si fosse capito, viste le mastodontiche dosi di rozzo populismo e spregio delle istituzioni che i rappresentati di entrambi gli schieramenti manifestano a ogni occasione, ma questo avvicinamento è forse il primo esempio lampante di comunità di vedute
che fa sicuramente il gioco del berlusca, il quale si prepara a delle elezioni europee in gran rimonta, scaldando la sua massiccia contraerea televisiva e puntando tutte le carte sul no all’euro e al dominio di bruxelles sulle nostre faccende interne, temi a cui i cinque stelle sono da sempre molto sensibili
(non dimentichiamo mai che il governo che qui da noi guidò la transizione dalla lira all’euro fu proprio quello inaffondabile guidato dal berlusca, che fece indubbiamente un disastro e consentì più o meno involontariamente speculazioni e caduta del potere d’acquisto probabilmente senza eguali in europa)

mi domando quanta distanza ci sia tra un grillino, un forcone, un leghista e un berlusconiano
alla fine secondo me c’è molta più intesa di quanto vogliano farci credere, un’intesa fondata su un approccio superficiale e poco uso alla dialettica nei confronti delle dinamiche socio-economiche globali, su una difesa alta e asfissiante dell’orticello vista cortina, sulla linea politica di dire sempre no, a questo e a quello, sul ritorno ad un’arcadia primordiale, pre-schengen e pre-maastricht (se non pre-8 settembre, se non pre-garibaldi) che non è mai esistita, se non nei racconti alcolici di qualche nostalgico allucinato attorno ad un falò o nelle farneticazioni di un anziano fornicatore miliardario

entrando poi nel merito della questione, la richiesta di impeachment non è solo ridicola, ma è anche pericolosa, perché confonde il piano politico con quello istituzionale: si può convenire che napolitano non si sia comportato in maniera sempre limpida e anzi abbia spesso fatto un uso piuttosto ampio del potere derivante dal suo ruolo, ma profilare un attentato alla costituzione, un “alto radimento”, è del tutto fuori luogo (viepiù se queste battaglie sono portate avanti con i metodi grillini)

alla fine, teoria e pratica costituzionale non sono mai del tutto combacianti, e napolitano si è sempre mosso in quella zona sottile che separa l’immobilismo dalla cospirazione, ma comunque mai sforando dal ruolo che gli compete
nel 2011 stavamo affondando, è inutile negarlo, e mentre il comandante era impegnato a preparare la sua difesa dai vari processi che lo attanagliavano, la ciurma si aggrappava alle scialuppe, rimbalzando i passeggeri: normale (e auspicabile) che il presidente della repubblica prendesse l’iniziativa, sondasse il terreno, valutasse le possibili alternative prima dello sfacelo totale

lo stesso grillo, nell’estate del 2011, chiedeva a napolitano di smuovere la situazione invocando quel governo tecnico che si sarebbe materializzato di lì a pochi mesi
lo stesso berlusconi optò per le dimissioni di un esecutivo ormai senza futuro, per poi entrare senza troppi sforzi nella nuova maggioranza, confermare la larga intesa anche con letta, e contribuire in maniera fattiva alla rielezione di quel napolitano che ora spacciano per gran cospiratore
è pura incoerenza, ma non mi stupisco più di nulla: se passerà anche questa (e passerà), è un’ennesima prova che siamo un paese senza memoria né spirito critico, e berlusconi e grillo, uomini di televisione, sono entrambi bravissimi a giocare sulle nostre continue amnesie per (ri)proporsi come uomini nuovi

detto ciò, ci tengo a dire che neanche io sono un fan sfegatato di napolitano
intendiamoci, ho molto apprezzato e oltremodo festeggiato la mossa politica con cui è riuscito a far abdicare il governo berlusconi e dare a monti un incarico che più condiviso non poteva sembrare
ma tutto quello che è successo poi, l’evidente fallimento dell’esperienza del governo tecnico, l’accettazione di un inedito secondo mandato da usare come leva per aumentare il suo campo d’azione, l’ostinazione nel promuovere larghe intese che non stanno in piedi e che condannano il paese alla stagnazione, l’adesione pedissequa ai diktat di stabilità e rigore imposti dalla merkel che stanno distruggendo lo stato sociale e impediscono la ripartenza (salvo poi pentirsene e, chissà con che faccia, andare in europa a chiedere un cambio di direzione)… mi sembrano tutte pecche non proprio trascurabili nel curriculum del presidentissimo

senza contare una cosa che mi è saltata in mente e non mi abbandona da quando è successo: avete presente la minaccia di totò riina al giudice di matteo, che più che una minaccia sembrava un ordine di esecuzione? perché napolitano non è intervenuto? perché non ha ribadito in tutte le sedi possibili e immaginabili la vicinanza sua e dell’italia intera al giudice che con tanto coraggio sfida il potere politico-mafioso con i pochi mezzi che lo stato gli mette a disposizione? è un eroe, e intorno a lui c’è un silenzio terrificante
mi ripugna dover pensare che un motivo potrebbe essere che di matteo sta indagando da tempo su quell’orrendo capitolo di storia patria conosciuto come trattativa stato-mafia, che vede napolitano tra i principali protagonisti, ma come posso non farlo?

tornando alla stretta attualità, pare che il quirinale stia scommettendo su un subentro di renzi a palazzo chigi
e si sa, di questi tempi, che qualunque cosa il colle desideri (soprattutto quando non si tratta di votare – ed è sempre così), si avvera in brevissimo tempo
fatto sta che questa soluzione pare piacere proprio a tutti, sia all’ambizioso renzi che all’avvoltoio berlusconi, sia al temporeggiatore alfano che agli invidiosi cuperliani, in una spartizione di potere e poltrone senza alcuna legittimazione popolare che non trova alcuna opposizione (a parte un ironico civati e il povero, inerme, smarritissimo letta)

e non sono un fan sfegatato nemmeno di questa soluzione, che puzza di prima repubblica e di democrazia cristiana lontano un miglio
mi domando se ci sia rimasto ancora qualcuno che fa i conti con quello che sta succedendo al di fuori dei palazzi del potere

here comes your man

tulipanil’uomo nuovo, il rottamatore
nell’arco di poche settimane, matteo renzi è riuscito nell’impresa di ripercorrere le esatte orme dei suoi predecessori più illustri e da lui più stigmatizzati pubblicamente, indugiando sorprendentemente nei due errori politici che hanno maggiormente caratterizzato le loro – possiamo dirlo? – fallimentari carriere politiche: dapprima ha ridato linfa vitale ad un inerte berlusconi, scambiandolo per un padre della patria con cui progettare l’italia che verrà, come fece “lo sportivo” veltroni nel 2007 e dieci anni prima “l’intelligente” d’alema; e ora sta lasciando che girino voci su un suo possibile subentro a letta come capo del governo, senza passare per elezioni e dunque senza cambio di maggioranza, come la sua nemesi d’alema una quindicina abbondante di anni fa (come passa il tempo, quando ci si diverte…)
due minchiate con una fava, dunque: niente male per chi doveva sovvertire le dinamiche vetuste del partito e portare nuove idee e meccanismi nuovi alla guida del centrosinistra

sono tra coloro che non ha apprezzato la decisione di invitare il berlusca a casa con la scusa della modifica della legge elettorale, per poi lasciargliene sostanzialmente l’intera scrittura, e godersi il caos mediatico che ne è conseguito
listini bloccati, nessuna preferenza, soglia di maggioranza generosissima e sbarramenti che nemmeno in svizzera, più salvalega e altre amenità: anche qui ottimo risultato, anche se alla fine bastava mandare un sms a silvio dicendogli direttamente di pensarci lui, così al nazareno si risparmiavano pure di tirare fuori il servizio buono da tè

e non capisco tutta questa idiosincrasia nei confronti del giovane letta, tutta questa certificazione pubblica della sua incapacità e della sua inadeguatezza, tutto questo “il governo sta facendo poco e male”, “io farei così”, “io sono diverso” (quando in realtà è espressione dello stesso partito), e poi non far seguire ai proclami i fatti, ma continuare a stuzzicare tenendosene lontano, lanciare il sasso e poi nascondendosi dietro un cespuglio che di volta in volta ha forme diverse, dalla stabilità al semestre europeo
ma se non ti piace fallo cadere e convoca le elezioni, no? saremmo tutti con te, fidati
e invece no, non si può, ci sono cose più importanti, lasciamolo amministrare il presente, lasciamolo affossare quante più esistenze possibile, e poi trasciniamo giù anche lui presentandoci come diversi
alé, da una parte un governo sempre meno riconosciuto, tenuto in piedi dall’inerzia di una finta maggioranza che ha altro a cui pensare; dall’altra il nuovo leader della maggioranza stessa, matteo renzi, che intende portare acqua al mulino della sua personalità senza bruciarsi
e noi in mezzo, a bruciarci, in attesa che qualcuno faccia qualcosa

insomma matteo renzi non mi piace, non mi fidavo di lui ai tempi delle prime primarie e non mi fido di lui nemmeno ora, non vedo il salto di discontinuità con la vecchia guardia tentacolare del partito, mi sembra solo che sia cambiata la piovra manovratrice
non ho votato alle primarie del pd di due mesi fa, così come non l’ho fatto a quelle dell’anno precedente, perché pensavo che non mi ero mai riconosciuto in quel partito, incapace di esprimere idee di sinistra – e spesso idee in generale – e a mio parere troppo colluso con il male che ci ha affossato negli ultimi due decenni, un partito che mi aveva sempre più deluso anno dopo anno fin dalla nascita, anzi, fin da prima, e che avevo giurato pubblicamente di non votare mai
mi dicevo che non andavo a votare perché non avrebbe mai vinto civati, che per me è l’unico uomo politico che merita la mia fiducia, conquistata ai tempi degli indimenticabili commenti condivisi su splinder, e non mi andava di partecipare alla sua sconfitta
e invece avrei dovuto, e me ne sono pentito, perché se è vero che civati non avrebbe mai vinto, non avrei dovuto rinunciare ad esprimergli la mia preferenza
(non votare il pd perché non è fatto da gente come civati, e poi non votare civati per farlo diventare capo del pd: viva la mia coerenza!)
(mi sono ripromesso che d’ora in poi, quando si prospetterà la rarissima possibilità di scegliere il bene, e non, come al solito, il classico male minore, si dovrà andare a votare, a tutti i costi, naso turato o mutande rinforzate o quello che volete, ma si dovrà andare)

così ha vinto questo uomo forte, a cavallo di un rinnovamento strombazzato che fin’ora è stato solo di facciata
che poi, non lo so, forse in realtà nel profondo abbiamo sempre voluto un uomo forte anche a sinistra, magari un po’ autoritario e decisionista, che tenesse testa alle minoranze interne ed alle interferenze esterne con il cipiglio e la sicumera dei vincenti
un po’ un berlusca-anti-berlusca, insomma, una personalità forte che facesse ruotare tutto intorno a lui
e proprio ora che ce l’abbiamo (e ci sta indubbiamente sulle palle) lui si mette a fare l’autolesionista veltron-dalemiano vecchia scuola: come è possibile? dev’esserci qualcosa nell’aria di roma, o nell’acqua, o non lo so, fatto sta che ha mostrato subito di puntare dritto alla sconfitta, anche se devo riconoscergli che gli ci vorrà un bel po’ più di grinta, perché sarà molto meno facile che nelle occasioni precedenti

scherzi a parte, dentro di me temo che dovrò andare a votarlo, mio malgrado, quest’uomo dell’improvvidenza, perché continuo ad essere convinto che finché l’incubo berlusconi incombe su di noi bisogna fare di tutto per eliminarlo
poi penseremo a come eliminare anche i suoi omologhi

one step inside doesn’t mean you understand

guglieche disagio, parlare della politica italiana
un imbarazzo sempre crescente, da che ho coscienza, ma non bisogna perdere l’abitudine, non bisogna lasciare che il callo si ammorbidisca, altrimenti poi diventa pericoloso, aumentano le ombre, cedono le consapevolezze e camminare su queste strade fa più male

la distanza tra popolo e potere, tra rappresentati e rappresentanti, non è mai stata così profonda, esecutivo e camere sono espressione di rapporti di forza che nell’arco di meno di un anno, chi prima e chi dopo, sono stati sconfessati da quanto è successo nelle urne e nei giochi di palazzo
facce diverse, più giovani, hanno preso la scena, nuove alleanze e nuove sigle si sono affacciate, vecchi partiti e antichi mattatori si sono visti mettere da parte, ma il cambio vero, di rotta o di generazione, non c’è stato, i meccanismi e le dinamiche che guidano gli attori del teatrino sono sempre gli stessi

da novembre 2011, da quando cioè è stato deposto il fan-faraone, napolitano ha preso in mano le briglie del paese imbizzarrito e ingovernabile e tutti insieme si è sperato che le cose potessero cambiare, a conti fatti è stato perso un sacco di tempo
le larghe intese di monti prima e letta poi avevano il compito di trainare, a colpi di fiducie e per mezzo di energiche mazzate fiscali, il paese fuori dal guado, anzi dal guano di una crisi spietata, allineandolo alle altre potenze europee in difficoltà, affrontando e risolvendo le nostre incoerenze economiche con la forza di una maggioranza parlamentare mai vista prima: il risultato invece dice il contrario, siamo senza dubbi la nazione che meno è riuscita a combattere la crisi, che non ha saputo trovare gli strumenti e anzi sembra aver combinato più danni che altro
nel frattempo, due parlamenti interi consecutivi, depauperati delle loro prerogative istituzionali, venivano incaricati da napolitano di portare a casa un unico, raggiungibilissimo risultato: la nuova legge elettorale

sono passati ventisei mesi ormai e forse solo ora cominciano a muovere i primi svogliati passi in quella direzione, con la confusione e la doppiezza di sempre
c’è da sottolineare poi che questo improvviso risveglio non è casuale, ma è dovuto al provvidenziale intervento della consulta, che a distanza di otto anni ha giudicato incostituzionale la legge elettorale precedente, cioè il meccanismo che ha portato alla determinazione delle ultime tre legislature e dunque delle maggioranze che hanno deciso gli ultimi governi e che hanno votato le due nomine consecutive di napolitano, che a sua volta ha scelto con loro gran parte dei membri della consulta, che ha bocciato la legge in questione, che al mercato mio padre comprò
dunque una vera porcata, come ebbe a dire l’illustre primo firmatario di quel provvedimento, uno degli individui più disgustosi che abbiano messo piede nelle istituzioni italiane (ma non l’unico e di certo non l’ultimo)
e per fortuna che la corte costituzionale ha finalmente posto un limite a questo scempio, costringendo a lavorare fior di onorevoli altrimenti distratti

(non sarà certamente sfuggito che gli ultimi scossoni alla vita politica nazionale li hanno dati la magistratura, smacchiando il parlamento dal giaguaro, e la consulta, rimescolando tutto: bello sapere che due delle cose più naturali per una democrazia sana, cioè allontanare i suoi frutti marci e darsi delle regole condivise, per noi sono irraggiungibili, e che solo l’intervento esterno può salvarci dall’inedia)

certo, per chi come me non si lascia troppo affascinare dalle manovre e alle dinamiche di palazzo, tutte le discussioni formali sulla nuova legge elettorale e i cavilli pro o contro questa o quella forza politica, le soglie le liste e i premi, danno una limpida impressione di fuffa inutile e poco interessante
il paese sta crollando, e qui si continua a tagliare il capello in quattro
lo facessero, per carità, si divertissero pure ad alambiccare soluzioni per tornaconti personali, ma vi prego non perdiamo di vista quello che conta veramente!

feels like we only go backwards

finestradovrei essere contento
da perfetto italiano piccolo borghese, ho da poco sacrificato centinaia dei prossimi stipendi per l’acquisto di una nuova casa, ed ecco che il solerte governo delle larghe intese – che, pur in maniera molto indiretta, ho contribuito a creare – corre in mio aiuto e ratifica l’abolizione dell’imu
che tempismo! grazie, consiglio dei ministri, questa volta sembra che abbiate fatto qualcosa per soddisfare le mie esigenze
ma allora perché mi sento sempre più preso in giro?

da un punto di vista puramente economico, per la grandissima maggioranza degli italiani la cancellazione dell’imu è una falsa vittoria, innanzitutto perché si tratta dell’ennesima decisione a brevissimo termine di questo esecutivo traccheggione: in concreto è stata eliminata solo la prima rata dell’imu 2013, ma non si sa ancora se e come si potrà abolire definitivamente l’intera tassa
e poi perché, quand’anche fosse, le mancate entrate per i comuni saranno compensate in altro modo, con l’introduzione di questa nuova service tax, sgradevolissima fin dal nome, che è praticamente una riproposizione dell’imu in salsa di destra: infatti, la tassa sarà pagata anche da chi sta in affitto, che tipicamente sono coloro che non possono permettersi l’acquisto
insomma, togli al povero per sfamare il ricco, tanto per cambiare
evviva le larghe intese!

politicamente parlando, poi, si vorrebbe far passare tale decisione come una grande conquista strategico-mediatica per il giovane letta e i suoi compari, che sentono di aver ottenuto qualche mese di poltrona in più, ma l’unico a guadagnarci è, come sempre, il berlusca
la cancellazione di questa tassa controversa è stata la sua battaglia, anzi in campagna elettorale proponeva addirittura la restituzione di quanto già versato, un’idea con un coefficiente di realizzabilità pari a quella della costruzione del ponte sullo stretto
e continuava a usare l’argomento come clava per minacciare la resistenza dell’alleanza con il pd, come scusa affinché si trovasse una soluzione nazionale condivisa per le sue sempre più pressanti difficoltà giudiziarie
ora il giovane letta, evidentemente molto affezionato al suo posto di lavoro, pensa di avergli tolto questa scusa e di essersi salvato le chiappe, ma in realtà gli ha regalato una vittoria politica innegabile, che in una futura campagna elettorale non mancherà di sbandierare ai quattro venti
e mentre un apparentemente imprescindibile governo del fare (finta) non intende mollare e contemporaneamente non affronta nessuna emergenza vera, e si dà da fare solo quando c’è da sopravvivere, noi ci ritroviamo in un paese ogni giorno più ingiusto

the worst thing about living a lie is just wondering when they’ll find out

gabbiaio non so se ci rendiamo conto della gravità di quello che è successo ieri
un parlamento di una democrazia occidentale in sciopero contro l’organo più alto della sua magistratura, una vera e propria serrata istituzionale con il potere legislativo che protesta in maniera spudorata contro il potere giudiziario per una sua decisione scomoda ma assolutamente ineccepibile
e tutto questo solo perché è stata fissata, come la prassi richiede, la data della sentenza su uno dei tanti procedimenti giudiziari a carico di un esponente politico del governo
la data, capite? non la sentenza, ma la data della sentenza!
roba che aridateci la repubblica delle banane!

insomma quell’aula di solito sorda e grigia si è mostrata per l’ennesima volta assai sensibile alle sempre crescenti problematiche legali di uno dei suoi più significativi componenti, e ha toccato uno degli abissi più vergognosi di sempre nella sua storia
in un paese che sta cadendo a pezzi, dove non c’è lavoro e la disperazione è ben oltre il livello di allarme, il parlamento chiude per protesta contro la magistratura: inaudito, e gravissimo

e ancora più vergognoso e gravissimo è l’ennesima prova di complicità del pd, stavolta più ingiustificabile che mai, che cede al ricatto berlusconiano e approva la chiusura, mascherandosi dietro la foglia di fico della mezza giornata invece di tre
non li voterò mai e poi mai, hanno acconsentito a questo golpe criminale, anzi, hanno partecipato, hanno attivamente votato, non si sono astenuti facendo gli schizzinosi, hanno personalmente spinto il bottoncino di fronte ai propri scranni per certificare la bontà di questa operazione illegale
sono disgustato
letta che dice che il governo non ne risentirà, epifani che fa tanto lo scandalizzato e poi parla di senso di responsabilità dei suoi nel votare con i berluscones

e non c’è un giornalista che sia uno che abbia ancora un briciolo di amore per il proprio mestiere e che chieda a uno di questi molluschi cosa intendono fare, quali mostruosità ci aspettano, su cosa altro dovremo chiudere occhi naso e altri orifizi di fronte ai loro fini superiori a noi ignoti
l’ho ripetuto più volte, lo ripeto ancora: c’è un delinquente (per ora potenziale, ma come tendenza all’eversione non ha nulla da dimostrare) che è il leader storico di uno dei partiti che fanno parte della coalizione che sostiene il tuo governo: è semplice, le strade sono due, o ti metti dalla parte della legge e del buonsenso civico, e rompi le alleanze con costui, anche a costo di far cadere il governo, oppure ne fai tue le istanze, riconosci che è un perseguitato politico, e lo accompagni nelle sue battaglie eversive contro lo stato di diritto
non c’è una via di mezzo, non si può indugiare in eterno

tenere in piedi questo governo dei rinvii non è certo una buona scusa per giustificare certi indecorosi atti di demenza istituzionale, di illegalità eversiva, di fascismo anticostituzionale

blood thirsty bastards, making plans for no one but themselves

bimbotutto quello che ci faceva paura del comunismo – che avremmo perso le nostre case e i nostri risparmi, che ci avrebbero costretti a lavorare tutto il tempo per un salario scarso e che non avremmo avuto alcuna voce contro il sistema – è diventato realtà grazie al capitalismo (jeff sparrow)

mentre nel principale partito sedicente di centrosinistra, nonché forza maggioritaria di un governo sedicente di emergenza, fervono le discussioni e i contrasti su temi fondamentali per il suo affezionatissimo elettorato, quali ad esempio le tempistiche e le regole del prossimo congresso, fuori dal palazzo si soffre parecchio
viviamo in un’epoca di reazione lenta ma inesorabile, in cui, con la scusa della crisi, vediamo di giorno in giorno cancellati i tanti diritti e le tante conquiste ottenute con grandi sacrifici nel corso del novecento
è una lotta di classe a senso unico, cioè dall’alto verso il basso, e decenni di propaganda hanno insegnato anche a noi a prendercela con chi ha meno, non con chi ci sta azzerando l’aspettativa di una vita dignitosa
c’è crisi e si corre al ribasso, nei diritti, nelle tutele, negli stipendi, nei posti di lavoro, e la corsa è a ogni giro più veloce

per fortuna ogni tanto arriva una frenata, che non sarà determinante, ma fa ancora sperare nel buonsenso di qualcuno
marchionne in pochi giorni ha ricevuto una bocciatura da parte della consulta, riguardo alle sue iniziative di annichilimento dei diritti acquisiti dei lavoratori, e una bella tirata d’orecchie da parte di laura boldrini, finalmente una personalità istituzionale che non ha timore reverenziale nei confronti di questo criminale
un presidente della camera che insegna il mestiere all’industriale più influente e pericoloso d’italia è comunque un bel segnale, è indice di carattere, sensibilità e consapevolezza del proprio ruolo, e mi fa stimare ancora di più questa donna, forse l’unica buona notizia uscita dalle elezioni

ha ragione, la boldrini, il modello turbocapitalistico non funziona, bisogna ripensarlo mettendo al centro non la sopravvivenza della classe dominante, ma la dignità umana e professionale di tutti i lavoratori
purtroppo in nessuna parte del mondo è così, a parte qualche rara eccezione di socialdemocrazia illuminata o di padrone sensibile, ma siamo ai limiti dell’utopia
il divario tra chi ha pochissimo e chi ha tutto il resto sta crescendo e, almeno dalle nostre parti, la rotta non verrà modificata
questo governo gelatinoso ha imbalsamato tutto, non c’è all’orizzonte nessun pensiero critico, siamo passati da una mera gestione dell’esistente addirittura a un rinvio infinito della gestione stessa, mentre intorno è nebbia
se riprendo in mano il blog è anche per non perdermi

nothing’s changed, but the surrounding bullshit that has grown

tettisi accumulano le condanne del berlusca, così come le umiliazioni indigeribili che siamo costretti a mandare giù
i più agguerriti festeggiano, io ho tirato un sospiro di sollievo nel vedere che si è giunti ad una sentenza coerente con i fatti che sono emersi e sono stati giudicati, segno che qualcosa ancora funziona nonostante tutto, ma niente di più
troppa la vergogna, stiamo pur sempre parlando dell’uomo che continua ad identificare gli italiani agli occhi del mondo ormai da vent’anni, e che ancora tiene orgogliosamente in mano il timone della bagnarola su cui stiamo tentando di sopravvivere
e tanta anche la paura

sette anni, ragazzi, non sono pochi
per prostituzione minorile, poi, una delle accuse più infami, una di quelle cose che nei corridoi di qualsiasi carcere ti farebbero girare poco tranquillo
poi va be’, è chiaro che in carcere non ci finirà mai, ci sono ancora troppi gradi di giudizio, troppa potenza politica e mediatica a disposizione per poterli agilmente schivare, e alla fine, male che vada, aruba non è poi una meta così sfigata per gli ultimi fuochi di un miliardario ottantenne
però
il finale del caimano, con il protagonista che invoca una rivolta civile del suo elettorato/fan club come reazione alle condanne e contro una magistratura ritenuta nemica politica, mi mette sempre un po’ di angoscia
quanto ci stiamo lontani?

bisogna rompere questa alleanza insopportabile e far cadere questo governo schifoso, subito
non si può fare finta di niente, al potere c’è un delinquente riconosciuto, per salvare la faccia e le istituzioni i suoi complici devono sbarazzarsene, visto che lui non ha alcuna intenzione di mollare
fuori il berlusca e fuori tutti quelli che non si vergognano di lui, perché non sono compatibili con uno stato di diritto
non c’è necessità di unità nazionale che tenga, anzi, semmai è necessario proprio il contrario

assurdo, condanne su condanne e ancora minaccia, ancora strepita, ancora resta aggrappato al volante, sprezzante del ridicolo e del buonsenso civile, e non molla un centimetro
lui che è il primo responsabile della palude in cui siamo, lui che dovrebbe sparire per il bene di tutti, è sempre là come il capitano del titanic

eppure all’inizio questo governo minestrone, pur immangiabile, mi sembrava necessario
ero forse tra la minoranza risicata che diceva che era la scelta migliore tra le poche pessime opzioni che ci si presentavano davanti, dopo le elezioni e le dimostrazioni di incoscienza, irresponsabilità e sostanziale incapacità dei cinque stelle
mi dicevo che l’unica soluzione per uscire dalla crisi era andare in europa e fare la voce grossa, rivendicare politiche economiche meno rigorose ma comunque responsabili, sbarazzarsi di quell’abominio sociale del pareggio di bilancio obbligatorio e cominciare a spendere per far ripartire l’occupazione e dunque i consumi
e mi dicevo che l’unico modo per fare ciò era avere le spalle larghe: come fai a importi a bruxelles se non riesci a importi nemmeno a casa tua?
dunque tanto valeva affidarsi ad un esecutivo temporaneo di larghe intese, uno di quegli ibridi obbrobriosi che non toccheresti nemmeno con la canna da pesca, la poltiglia viscida che speravi di spazzare via con il tuo voto, e che però almeno avrebbe garantito un minimo di stabilità e di presentabilità all’estero
senza contare tutte le cose urgentissime che c’erano da fare: la nuova legge elettorale, la riduzione dei parlamentari, il superamento dell’agenda monti, lo spread, l’imu, l’iva…
insomma, mi appariva inevitabile un governo di emergenza, che chiudesse qualche questione scomoda rimasta insoluta, che ci traghettasse verso orizzonti più sereni accollandosi fatalmente tutta l’impopolarità propria di certe iniziative, tanto sarebbe durato poco e anzi avrebbe pure dato la possibilità a certi non-morti della nostra politica di rifarsi il trucco per il prossimo giro

ma cos’è stato fatto?
a due mesi esatti dal giuramento, il governo letta può vantarsi di non aver realizzato nessuna delle incombenze che si era caricato sulle spalle, forte dello scudo dell’emergenza che allora tutti riconoscevano
siamo in un momento politico in cui non succede, non è successo e non succederà nulla, la situazione da estremamente infiammabile è ora completamente sotto controllo e tutto rimane imbalsamato e viscido e colloso come la sedia-poltrona sintetica su cui sono appiccicato
rinvio rinvio rinvio, ci penseranno altri, non c’è fretta, probabilmente non c’è mai stata, sicuramente non per loro
lo scaricabarile procede spedito e senza scrupoli, l’esecutivo-carrozzone tarato sui pochi mesi d’urgenza durerà un’intera legislatura, e noi come loro tiriamo a campare

non c’è una maggioranza e non c’è un’opposizione, nessun pensiero critico emerge dalla gelatina in cui siamo bloccati
il berlusca viene condannato a sette anni di carcere e interdetto a vita dai pubblici uffici, e nessuno che chieda al presidente del consiglio “ora cosa si fa?”
il tuo principale alleato, o forse è meglio dire il tuo padrone, è stato appena riconosciuto delinquente, per di più per abusi di potere politico: ne prendi atto e distanze in maniera definitiva, sciogliendo un’alleanza ingestibile e che fin’ora si è rivelata del tutto inutile, ma almeno salvi la faccia tua e del paese? oppure assorbi la sua linea anti-magistratura, che è una linea eversiva e ingiustificabile, che il tuo partito ha sempre combattuto (a parole), affrontandone poi coerentemente le conseguenze?
ce la vogliamo assumere qualche responsabilità, di qualsiasi tipo?
che dici, rinviamo anche questa risposta?