è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti

secretly-unemployedè un periodo – piuttosto lunghetto, ormai – di grandi stress e smottamenti lavorativi, ventate di incertezza endogene ed esogene, e vivo un po’ alla giornata perché il panorama è spesso desolante, qui e tutt’intorno

alle mie personali frustrazioni da ambizioni stroncate e da sicurezze rimandate, per aver scommesso (e parecchio, anche) su un posto di lavoro che si è rivelato sterile, un cavallo che fino alle ultime curve invece sembrava reggere il passo degli altri, e che invece incespica e improvvisamente non risponde ai comandi, aggiungo il vittimismo generazionale di chi vede presente e futuro, sogni e progetti, dei non ancora quarantenni, soffocati sull’altare del finanzcapitalismo dai facili vincitori della lotta di classe, che hanno mangiato e speculato sulla nostra pelle da quarant’anni almeno, lasciandoci un conto impossibile da saldare

per alcuni sarà pure complottismo, per me è un percorso evidente, costellato di politiche economiche a lungo termine insostenibili per l’umanità e per il pianeta, che ha portato negli ultimi quarant’anni ad uno scollamento sempre più netto tra gli interessi di pochi e spietati milioni di persone nel mondo e il resto degli esseri umani, il 99% povero, che non controlla e non può difendersi dalla pervasività e dalla scelleratezza dei poteri economici e finanziari che dominano la terra

questa lotta di classe a senso unico, dall’alto verso il basso, è facilmente rintracciabile nelle politiche del lavoro in italia dell’ultimo ventennio, speculari alle riforme che hanno interessato il resto del mondo occidentale dagli anni ottanta in avanti, e che hanno avuto come unica direzione il consolidamento dello status quo in termini di concentrazione delle ricchezze e dei poteri contrattuali, e come unica esplicazione l’erosione dei diritti e la precarizzazione dei lavoratori
è sempre stato così, le leggi che hanno trasformato il nostro accesso e la nostra permanenza nel mondo del lavoro non hanno fatto altro che alzare il livello della sproporzione, qualunque fosse il colore del governo, da treu a biagi, da fornero a poletti, fino al famigerato jobs act, per il quale il nostro presidente del consiglio continua a vantare risultati che non hanno alcun fondamento nella realtà, e se lo hanno, non è il fondamento su cui si dovrebbe basare l’economia di un paese moderno

peraltro qualche mese fa l’inps lo ha certificato, il jobs act è un fallimento: nel primo trimestre di quest’anno addirittura 77% di assunzioni a tempo indeterminato in meno rispetto al 2015, a fronte di una rinnovata flessibilità in uscita che ha trovato il suo culmine nella cancellazione dell’articolo 18, lasciando ogni lavoratore solo contro il sistema
“balle clamorose” secondo il presidente del fare e non dei fatti, che in questo caso parlano chiaro: una volta esaurita la spinta degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato previsti della legge di stabilità 2015 – un provvedimento purtroppo solamente temporaneo e che così com’è stato progettato è costato non poco alla collettività – nessuno assume più, e al contempo esplode il fenomeno dei voucher, ovvero il precariato più estremo, che polverizza il lavoro ed esclude qualsiasi ipotesi di ferie, malattia, pensione

precariato, incertezza, cancellazione dei diritti, costante peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di fette sempre più grandi della popolazione
sto parlando di temi che ci coinvolgono tutti, che dovrebbero essere al primo punto di qualsiasi programma politico o discussione parlamentare, e invece, consapevolmente, trovano sempre meno spazio
e la corda sociale è sempre più tesa

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siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri

cestinoal referendum di domenica andrò a votare, e voterò sì

sarà pure uno dei quesiti referendari meno sexy di sempre, perché il tema trattato è molto più circoscritto di quanto dice la propaganda cui abbiamo assistito in queste poche settimane, ma io mi sento comunque chiamato in causa in qualità di “addetto ai lavori”, giacché lavoro in ambito energetico ormai da più di un lustro

e con consapevolezza e convinzione voterò sì, perché ritengo una vera anomalia, da correggere al più presto, che si conceda la possibilità di sfruttare risorse pubbliche a soggetti privati per tempi indefiniti
peraltro, è un’anomalia riconosciuta come tale a livello europeo, pertanto c’è il rischio che un probabile esito negativo venga poi ribaltato tra qualche tempo da decisioni a livello superiore, alla stregua di quanto accaduto con i referendum sulla fecondazione assistita, dando così ancora meno rilievo al quesito proposto, ma tant’è

resta il fatto che votare sì è sacrosanto, sia per il quesito in sé, sia per dare una spinta nella direzione giusta alla strategia energetica nazionale, ultimamente piuttosto indecisa
al contempo, le considerazioni offerte al dibattito dai sostenitori dello status quo (meno occupazione, meno indipendenza energetica, meno royalties dalle concessioni, etc.) sono facilmente confutabili

ad un livello di lettura differente, ma parimenti lecito, si pone la questione tutta politica dell’utilizzo dell’occasione referendaria per un giudizio sull’operato del governo: non è una cosa carina, lo so, e vi assicuro che non avrei mai voluto strumentalizzare un voto su un tema così tecnico, ma mi vedo quasi costretto a farlo, a fronte della bieca strumentalizzazione operata proprio da renzi e dal suo esecutivo
renzi che prima, smemorato, non accorpa il referendum con le amministrative di giugno (a proposito, s’è per caso deciso quando si voterà qui a roma?) con lo spreco di risorse pubbliche che ne deriva; poi che esorta il popolo a non partecipare, in barba alla costituzione e al buonsenso civile e politico; infine, che addirittura si lamenta dello spreco di risorse pubbliche per questo referendum, perché chissà quanti asili si sarebbero potuti aprire con quei soldi
ecco, di fronte a questa presa per il culo, di fronte a questo insulto alla mia intelligenza, non posso tacere, non posso rimanere fermo
il minimo che io possa fare è andare a votare, ed esortare altri a farlo

per non parlare dell’emerito napolitano, mai dimentico dei suoi intrallazzi con eni, che giudica lecita l’astensione come modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria, di cui peraltro è persuaso
possibile che quello che è stato il presidente della nostra repubblica e il difensore della nostra costituzione per nove anni, si riduca a prestare il fianco ai giochi di potere di un governo di petroliofili, rinnegando la carta e minando così le basi della politica e della partecipazione?
certo che non votare è lecito, ma non è opportuno che un presidente del consiglio inciti a restare a casa! e un presidente emerito della repubblica deve denunciarlo!

la pochezza di questa classe politica finta nuova, finta innovatrice, finta rottamatrice, è disarmante
in un momento storico in cui la distanza dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni sta raggiungendo livelli spaventosi, sono proprio politica e istituzioni che si spendono per aumentare la distanza, per scavare un fosso ancora più profondo, per farci disinteressare di tutto, per poter continuare a spartirsi interessi e regalie senza disturbi
(e si fanno pure chiamare partito democratico)

non credo che si raggiungerà mai il quorum, né sono del tutto convinto dell’utilità di affidare al voto popolare scelte strategiche che dovrebbero essere appannaggio di esperti, ma ritengo che laddove gli interessi di pochi siano anteposti al bene comune, sia importante poter dare un contributo per combattere l’ingiustizia

ego tripping at the gates of hell

termeallora, cosa sta succedendo intorno?
ormai da un anno, i giornali raccontano di un governo e di un paese ai piedi di un uomo forte, perfettamente a suo agio nel ruolo di predestinato, amante di se stesso sopra ogni cosa, che persegue l’obiettivo unico di perpetuare il proprio potere in barba a qualsiasi promessa o convenzione politica
un uomo forte, erede del “con me o contro il paese!”, che pretende di modificare la costituzione a colpi di maggioranza per il solo gusto di mostrare la propria supremazia parlamentare e in questo modo passare alla storia, mentre il paese affonda in una crisi occupazionale senza precedenti
un sedicente uomo del fare, annunciatore brillante sotto i riflettori ma nullo al momento dell’azione, rottamatore che non rottama e riformatore che non riforma, abile nello scarico di responsabilità così come nell’autocelebrazione
un leader compiaciuto, che parla direttamente al popolo mostrando poco interesse per le istituzioni, circondato da valvassini disposti a tutto pur di coprire le sue ambigue mosse politiche, che spesso si contraddicono
se non è un berlusconino duepuntozero questo, mi domando chi

ma forse i leader politici moderni sono questi, in fondo, perché non credo che se vincessero le elezioni grillo o salvini le cose sarebbero tanto diverse, a livello di proporzioni tra fumo e arrosto
fatto sta che in questo periodo storico ci troviamo con un presidente del consiglio subentrato, sostenuto da una maggioranza che non è quella che si è presentata alle urne, eletta da una legge già allora manifestamente incostituzionale, appoggiato fino all’altroieri da quell’arcinemico politico diventato fedele alleato a seguito di un patto segreto tra i due che nessuno conosce, ma su cui appunto fino all’altroieri si reggeva l’intero paese…
insomma, in nome di priorità fasulle del tipo “stabilità” e “governabilità”, renzi e i suoi forzano i meccanismi parlamentari per far approvare una riforma costituzionale nemmeno lontanamente condivisa da un’ampia maggioranza, e lo fanno con votazioni notturne, senza tempo per il dibattito, con la camera mezza vuota, e con le opposizioni riunite sull’aventino
una prova di forza bella e buona, senza altro scopo se non il ribadire la propria superiorità, che a me fa paura

ma poi che senso ha sventolare per mesi l’importanza del patto sottoscritto con forza italia per le riforme (patto che – non mi stancherò mai di ripetere – nessuno ha mai avuto modo di leggere ma sulla cui esistenza si fondava fino a poco fa la stabilità politica del paese), per poi mandare all’aria tutto per far eleggere un capo dello stato così poco renziano? dove è finita l’imprescindibilità del nazareno?
anche qui, vorrei poter vedere dietro queste mosse stupefacenti un accenno di strategia politica più a lungo termine, invece del solo azzardo per accrescere l’autostima e galvanizzare gli adepti
perché renzi sembra proprio andare a fiuto, senza un’idea di futuro né una meta precisa che non sia la sopravvivenza del suo potere, e cambia alleanze e direzione dal giorno alla notte se nel frattempo si è manifestata un’opportunità più ghiotta, e se berlusconi non vuole collaborare allora ripeschiamo i voti della sinistra, e quando la sinistra non servirà più torniamo a bussare ad arcore, sicuramente qualcuno ci aprirà, e così via
tanto, l’importante è raccontare bene le cose, per far sembrare questo slalom coerente e necessario, ma in un paese come il nostro ci vuole poco

nessuno petarda, nessuno fumogena, nessuno coltella, nessuno bandiera

portaè stato molto bello, l’altra sera al tg di la7, assistere al modo con cui mentana ha voluto commentare la decisione di dare il daspo di 5 anni a gennaro de tommaso, l’ultrà napoletano che ha confabulato con il capitano hamsik prima della finale di coppa italia di sabato scorso a roma, decisione motivata a quanto pare solo dalle sue scelte in materia di abbigliamento, accostando le furenti dichiarazioni del ministro dell’interno all’immagine dello stesso alfano, qualche tempo fa, manifestante accigliato sotto il palazzo di giustizia di milano in compagnia di tanti suoi pari, per solidarietà verso il loro condannato-ritenuto-innocente di riferimento
un bell’esempio di giornalismo che evidenzia l’incoerenza dei minuscoli politici italiani

cui però non è seguito altro, che io sappia, perché se è vero che dal capo del governo delle larghe intese è arrivato un minaccioso immediato consenso all’aver limitato la libertà personale di un uomo la cui unica colpa è quella di avere scritto sulla propria maglietta l’espressione del suo pensiero, non c’è stato un giornalista che abbia chiesto a uno qualsiasi degli esponenti del suddetto governo se questa mossa non sia configurabile come un’abolizione arbitraria dell’articolo 21 della nostra costituzione, e in base a quale fondamento democratico si dovrebbe accettarne l’opportunità

ma siamo nel terzo mondo dell’uguaglianza dei diritti, quindi non c’è da stupirsi: de tommaso ha tutte le caratteristiche del perfetto capro espiatorio e subirà la sua condanna senza poterne scampare, mentre altri colpevoli fanno le riforme costituzionali

(salta fuori oggi che la trattativa stato-curva, robustamente smentita nei giorni immediatamente successivi alla partita da istituzioni e federcalcio, pare che ci sia stata, e anzi è solo grazie alla mediazione di de tommaso che l’incontro si è svolto senza ulteriori incidenti, senza che il catino dell’olimpico esplodesse di una violenza incontrollabile
a questo punto è evidente che gennaro ha dato dimostrazione di saper usare il suo consenso e il suo potere di rappresentanza davvero per il bene di tutti
sì, esatto, meglio di silvio)

we’re half awake in a fake empire

lampadarioieri sentivo casualmente al telegiornale che, nel corso di una conferenza stampa accanto al premier inglese, all’interno di una di quelle visite che i celebrativi media nostrani dipingono sempre più facilmente come nuovi grandi successi patrii all’estero, un sempre vivace presidente renzi faceva il confronto tra i mostruosi nuovi numeri della disoccupazione in italia e quelli di tre anni fa, sostenendo che in questi tre anni “abbiamo perso troppa strada”, perché “abbiamo un sistema che manca di flessibilità”, e che ovviamente, per recuperare, bisogna “correre”
ecco, credo che in queste parole ci sia tutto renzi, e non ce n’è una che mi piaccia

innanzitutto, prendere a paragone i dati del 2011, presentandoli come positivi, è una mossa doppiamente losca e disonesta: il tasso di disoccupazione in italia è in costante aumento praticamente dal 2007 in avanti, basta andare a leggere i dati storici presenti sul sito dell’istat, che per vostra fruizione ho riportato nella seguente figura

[sì, è un po' di tempo ormai che per lavoro produco grafici in excel a ritmi forsennati, per cui alé]

[sì, è un po’ di tempo ormai che per lavoro produco grafici in excel a ritmi forsennati, per cui alé]


dunque non è vero che tre anni fa fossimo in una situazione auspicabile
ma soprattutto, dare la colpa del disastro in cui viviamo alle larghe intese di cui tu sei capitano e condottiero, dimenticando un intero ventennio di berlusconi, tremonti, sacconi, maroni… ma che disonesto sei?!
sei tu che dirigi la barca, caro il mio uomo nuovo, e hai pure scelto di guidarla, e accanto a te al timone ci sono quelli che sono stati sul ponte di comando negli ultimi venti anni, ci sono gli stessi che hanno puntato dritti all’iceberg con coscienza e ostentata indifferenza, non puoi far finta di non accorgertene, o di prendertela con loro

invece, sembra proprio che la ricetta di renzi per invertire il trend sia una brusca accelerata verso l’iceberg, adottando delle misure che osano superare di slancio (e a destra) gli abominii prodotti dagli esecutivi precedenti sul piano della precarizzazione selvaggia e della cancellazione dei diritti, rosicchiando via altre piccole tutele cui i miei coetanei sono costretti ad aggrapparsi in un mondo del lavoro che è sempre più carnivoro
renzi se ne fotte, lui punta alla flessibilità, come il più turboliberista dei marchionni, e con il plauso di confindustria, cooperative (lo stesso ministro poletti) e finanza internazionale si affretta a portare a casa un’altra riforma fondamentale fatta a casaccio
tutto all’insegna della corsa, del dinamismo ostentato e neofuturista, rapidità come sinonimo di concretezza, che tanto piace al popolo, ora come circa novant’anni fa

despite all my rage, i am still just a rat in a cage

nuvolesono smarrito di fronte allo straordinario unisono mediatico di elogi acritici e attestati di fiducia che circonda renzi e si riflette su tutto ciò che dice o fa il suo governo
penso sia un’uniformità di pensiero senza precedenti nella storia repubblicana, neppure durante le vette (gli abissi?) dell’avventura berlusconiana si era giunti una tale pace compiaciuta tra i principali poteri, e la cosa mi mette in un disagio che lèvati

aguzza altresì la mia disillusione e il mio spirito critico, la cosa, e non posso fare a meno di prendere ogni notizia relativa con rinnovato scetticismo
a partire dalla riforma del senato, un pasticcio frettoloso nato da presupposti sbagliati ed imposto all’approvazione parlamentari con metodi inquietanti
i presupposti sbagliati sono nella necessità di andare incontro alle spinte antipolitiche provenienti da più strati del paese, di fatto assecondandole: proporre un senato con meno membri, con meno poteri e competenze diverse e specifiche è senz’altro positivo, eliminare gli stipendi è invece stupido, se non irrealizzabile
il lavoro non dovrebbe essere mai gratis, almeno nella mia versione utopistica del mondo, e men che meno il lavoro di chi è stato chiamato a decidere del nostro futuro prossimo, semplice ed anteriore: perché dovrei aspettarmi che dei sindaci, impegnati a tempo pieno – ci si augura – per amministrare i nostri principali comuni, debbano generosamente impiegare qualche giorno alla settimana per venire a roma a fare un altro mestiere, per di più gratis?
a meno che non si abbia tutti in mente un’idea di lavoro malata e pericolosa, simile a quella del movimento cinque stelle, che offre posti in cambio di pura visibilità (lo diresti al tuo idraulico? e al tuo senatore?)
per non parlare della non-eleggibilità dei nuovi senatori, che non sarebbero dunque più rappresentanti ma dei semplici nominati, dai partiti e dal presidente, nel solco della peggiore tradizione italica: l’ennesima mossa per allontanare popolo e poltrone, per scavare e allargare il fossato di cui parlavo, finché non ci risveglieremo dal torpore e ci ritroveremo senza alcun modo per controllare alcunché
con un forte senso di nausea, peraltro: non dimentichiamo che questo parlamento è stato eletto con una legge già definita incostituzionale, che la nuova legge è appunto bloccata dalla riforma del senato, e che dunque questa situazione rimarrà pietrificata per almeno altri due anni

il pasticcio frettoloso è tutto qui, nel fatto che si vuole modificare il senato, ma evidentemente non si sa in che modo
la proposta renziana, blindata da ultimatum che di certo non si confanno ad una democrazia parlamentare, non è chiara su quali saranno le prerogative della nuova camera delle autonomie, non si capisce che potere legislativo potrebbe esercitare, si sa solo che i suoi membri saranno scelti dai partiti e non saranno pagati, o forse sì, con delle indennità, ma chi ci mette i soldi e quanti non si sa
il bello è che questa indeterminatezza non è nemmeno importante, l’unica cosa che conta è che una riforma venga portata a casa, meglio se in tempo per le europee, in modo da far vedere che il famigerato verso è cambiato

i metodi inquietanti stanno tutti nei titoli accondiscendenti dei giornali para-sovietici degli ultimi giorni, che spesso edulcorano ma non possono fare a meno di riportare certe oscenità da ventennio, berlusconiano o mussoliniano non so ancora
quando il presidente grasso solleva il problema di un’assemblea di soli nominati, viene richiamato all’ordine e all’aderenza alla linea dai vertici del partito, come fosse l’ultimo dei peones e non la seconda carica dello stato
quando due illustrissimi costituzionalisti come stefano rodotà e gustavo zagrebelsky sottolineano i pericoli di svolta autoritaria nascosti dietro le ultime iniziative di riforma costituzionale del governo, renzi risponde strafottente che lui ha “giurato sulla costituzione, non su rodotà o zagrebelsky“, in un virgolettato orripilante che suona come il peggior berlusconi, allorché evitava le critiche e i processi sostenendo di essere stato “eletto dal popolo!”

sono arrabbiato, ragazzi, perché ho sempre meno possibilità di decidere, di votare e sentirmi rappresentato, di riconoscermi in qualcosa, sento che può esserci un’alternativa, che deve esserci, ma l’asticella del conflitto è sempre un po’ più in alto, un po’ più lontana, si sposta in corsa, in grande corsa, di fretta, e tutta questa fretta non permette deviazioni od ostacoli, ed effettivamente l’orizzonte sembra sgombro, si sono allineati tutti gli ostacoli possibili, io invece vorrei tanto esserne uno

i’m finding it harder to be a gentleman

trevil’altra sera, mio malgrado, ho assistito per qualche minuto all’intervista di daria bignardi alla nuova ministra per i rapporti con il parlamento, la graziosa quanto chiacchierata maria elena boschi, immediatamente assurta agli onori del gossip parlamentare e non, da una parte per essere sorprendemente coetanea del tenutario di questo blog (nonché – inutile negarlo – quasi altrettanto fascinosa), dall’altra per qualche ipocrita dubbio sull’opportunità della sua nomina e sulla sua capacità di reggere un ruolo così significativo
e non ho potuto non confrontare l’aria materna e protettiva che la conduttrice offriva alla giovane potente, quasi una babysitter coccolosa anche di fronte alle solide argomentazioni di scetticismo dell’intervenuto luca ricolfi, con l’atteggiamento incalzante e aggressivo che la stessa bignardi aveva tenuto appena una settimana prima, allorché sulla poltrona di fronte a lei sedeva il nemico politico pippo civati, di cui ho oltremodo stimato la pazienza e il self-control, mentre l’irritante presentatrice non gli permetteva di concludere una frase che fosse una
e pensavo al fatto che qui da noi il potere può anche cambiare mano, ma l’effetto di sudditanza e di ruffianeria che produce nei media italiani è sempre lo stesso, anche per chi si professa diverso, moderno, nuovo
e che finché avremo questa informazione e questo intrattenimento, in italia, difficilmente le cose potranno cambiare

comunque è vero, civati è forse l’unico nemico politico ancora visibile rimasto a questo governo, questa maggioranza, questo ormai consolidato sistema di potere
armonia, sintonia, connivenza: le larghe intese non sono mai apparse così comode, anche e soprattutto a chi ne sta fuori, che magari non partecipa direttamente alla spartizione della torta, ma ne gode ugualmente puntando sul logorio e la disaffezione di un elettorato alla frutta
con le sue epurazioni controllate, che arrivano puntuali dopo la formazione del nuovo governo, impedendo qualsiasi tipo di maggioranza alternativa, grillo sottoscrive questo immobilismo, cementifica i prossimi tre anni di non-voto e non-democrazia, condannandoci alla gelatina mentre lui dall’alto della sua non-opposizione è padrone di non fare nulla
civati invece è nella posizione scomoda di chi si espone per combattere il pd e quanto di sbagliato e antico e inadatto c’è nel pd, da dentro il pd: i limiti di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti, ma non si può negare che è solo così che il buon pippo ha la possibilità di creare qualcosa, è solo con l’aiuto di un partito di maggioranza che si possono spingere e portare all’attenzione dell’assemblea dei legislatori alcune iniziative indubbiamente condivisibili
(vero è che se poi ti metti contro il gattopardo, se osi scalfire il totem nazionale del conflitto di interessi, che tu stia dentro o fuori, difficilmente ne esci vivo)

certo, è bello che ci sia qualcuno di sinistra in parlamento, e che non stia con le mani in mano, ma la realtà è che la sua incisività è minima, così come la sua popolarità, e di certo il fuoco incrociato dei media nazionali non aiuta
però civati rimane l’unica cosa cui mi aggrappo, per coltivare il mio interesse sempre più appassito nei confronti di questa politica: loro, i potenti, la casta, i poltronati, stanno scavando un fossato per tagliare fuori il resto del paese, e io mi sento sull’orlo di questo fossato, perché voglio sempre sapere cosa succede dall’altra parte, osservare, magari intervenire, criticare, o comunque accorciare le distanze, superare la frattura, e mi sporgo, ma la continua opera di escavazione mi fa vacillare sul precipizio, con il rischio di una caduta, e dunque spesso mi sento costretto ad indietreggiare
anche da questa parte si scava, eh, per carità, se solo pensiamo all’attività di ostentata indifferenza alle cose pubbliche che porta avanti il movimento cinque stelle, che dovrebbe fare opposizione dalla parte dei cittadini, ma che perde tempo sbrodolandosi di superiorità rispetto a tutto il resto del parlamento, in un’inedia che non fa altro che rafforzare il nemico e imbalsamare noi nell’odio e nella distanza
ma il colpo di grazia è arrivato dalla nuova legge elettorale, non ci sono dubbi, di cui renzi tanto si vanta ma che, analizzandola bene, si configura solo come escamotage per chiudere la legislatura al 2018, congelando l’anormalità di questi insopportabili equilibri e scudandoli dal voto
sì, perché con il trucco della validità solo per la camera, in vista di una improbabile riforma costituzionale del senato, il famigerato italicum sarà probabilmente inapplicabile per anni, anni in cui d’altra parte non potremo andare a votare con il porcellum perché incostituzionale, e dunque paralisi!
senza contare le tante schifezze che impestano questa nuova legge, dalle liste bloccate alle soglie elevatissime, dal cospicuo premio di maggioranza all’assenza delle preferenze, dalla multipresentabilità in più liste alla norma salvalega, tutte porcherie che rendono questo tentativo ancora più indigesto dell’abominio precedente
(mi immagino calderoli che guarda la nuova leggina con gli occhi lucidi e il groppo in gola, un’espressione paterna e soddisfatta, la consapevolezza che la sua eredità politica non è rimasta disattesa)

se passerà, e tutto fa pensare che sarà così, davvero saremo costretti a guardare e non toccare
mi domando se sono l’unico ad accorgersene, qua fuori, e a preoccuparsene