signori imbellettati, io più non vi sopporto

prendo in prestito questo video commovente da un blogger di cui sento la mancanza, per lasciare i miei due centesimi sulla vicenda giudiziaria di erri de luca, personaggio controverso e scrittore anomalo, che ho imparato ad amare solo di recente
confesso, sono uno spocchioso, un radical chic con la puzza sotto il naso, o più semplicemente un babbeo: dopo averlo snobbato per anni, non conoscendolo affatto ma pregiudicandolo sull’unica, risibile base della sua eccessiva produzione e dei troppi richiami alla religione nei suoi titoli (che pirla che sono), sono ormai al suo quarto libro in poco più di un anno, e pagina dopo pagina mi sono lasciato affascinare dal suo stile etereo e dal suo vocabolario sublime, probabilmente le caratteristiche stilistiche che lo rendono indigesto ai più

nulla da eccepire sull’esito della vicenda, ci mancherebbe: l’accusa era semplicemente ridicola, non credo che esista realmente qualcuno che si sia sentito istigato dalle parole dello scrittore e che abbia effettivamente preso cesoie e picconi (per fare che, poi?) dopo aver letto la sua intervista
ritengo assurdo anche solo il fatto che si sia arrivati ad un processo, che si sia incriminata una persona – ancor prima che uno scrittore – per le sue dichiarazioni
il discorso di de luca prima della sentenza in questo senso è lucidissimo e pienamente condivisibile
due cose però mi sono rimaste impresse

la prima è il silenzio degli intellettuali italiani di fronte a questa storia
no, aspettate, mi sono espresso male, qualcuno si è mosso, ci sono state alcune personalità che hanno dichiarato la loro solidarietà allo scrittore napoletano
quello che mi ha colpito veramente è l’assenza di queste dichiarazioni sui principali quotidiani italiani
sto parlando del fatto che se questa vicenda fosse successa negli anni sessanta o settanta, avremmo certamente assistito agli interventi di un pasolini – del cui ricordo un po’ a sproposito in questi giorni sono inondate le pagine di parecchi social network -, di una fallaci, di un moravia, di altre figure gigantesche che riempivano giornali e riviste di pensieri e idee probabilmente controversi, ma di cui adesso si sente più bisogno che mai
invece niente, in italia manca proprio la categoria, e i pochi che ci sono non trovano spazio sui grandi palchi della stampa nazionale
(anzi, alcuni finiscono pure alla sbarra)

l’altra è che il processo a erri de luca poteva essere l’occasione per riportare finalmente sotto i riflettori dell’opinione pubblica il tema della linea tav torino-lione, che da questione di interesse nazionale sembra da qualche tempo essere stata derubricata a mera cronaca locale
poteva aprirsi un nuovo dibattito, in cui far intervenire de luca e gli intellettuali, ma soprattutto tecnici, professori, figure di rilievo e di competenza che rianalizzassero l’opera e la sua necessità
e invece l’attenzione è andata alla lotta per la libertà di espressione, alla tutela degli scrittori in quanto tali, con quei cartelli “je suis errì” un po’ patetici che accompagnavano l’autore in aula
è un peccato, un’occasione persa

personalmente, all’inizio ho mantenuto una certa cautela nel farmi un’opinione sulla grande opera: non sapevo se fosse più importante l’interesse nazionale o la salvaguardia delle comunità locali, e in questo mio tentennamento di certo non venivo aiutato dalla propaganda nauseante proveniente dai principali organi di informazione
poi un giorno, qualche tempo fa, mi ci sono messo, sono andato alla ricerca di fonti credibili e disinteressate, ho dovuto scremare e discernere, leggere racconti e reportage, e alla fine sono arrivato alla stessa conclusione di erri de luca: la tav va evitata e ostacolata, perché opera dannosa e insostenibile sotto parecchi punti di vista, non ultimo quello economico
peccato che in italia non se ne possa (o quasi) parlare

fun fact #1: alla stessa conclusione è arrivato anche il senatore stefano esposito, piemontese, pd, fino ad un annetto fa principale sostenitore dell’opera, che volentieri assumeva toni da hooligan per ribadire la necessità storica di investire fantastiliardi per costruire una linea che al di là delle alpi giudicano come minimo rinviabile

fun fact #2: il senatore stefano esposito, piemontese, pd, è lo stesso che, grazie evidentemente alla sua esperienza in ambito trasporti maturata con l’appassionante vicenda tav, è stato imposto da renzi come assessore ai trasporti negli ultimi mesi di giunta marino qui a roma, per boicottare le promesse elettorali dell’ormai ex sindaco e dimettersi per primo non appena intorno al campidoglio si paventava la possibilità che ormai “non ci sono le condizioni”

nessuno petarda, nessuno fumogena, nessuno coltella, nessuno bandiera

portaè stato molto bello, l’altra sera al tg di la7, assistere al modo con cui mentana ha voluto commentare la decisione di dare il daspo di 5 anni a gennaro de tommaso, l’ultrà napoletano che ha confabulato con il capitano hamsik prima della finale di coppa italia di sabato scorso a roma, decisione motivata a quanto pare solo dalle sue scelte in materia di abbigliamento, accostando le furenti dichiarazioni del ministro dell’interno all’immagine dello stesso alfano, qualche tempo fa, manifestante accigliato sotto il palazzo di giustizia di milano in compagnia di tanti suoi pari, per solidarietà verso il loro condannato-ritenuto-innocente di riferimento
un bell’esempio di giornalismo che evidenzia l’incoerenza dei minuscoli politici italiani

cui però non è seguito altro, che io sappia, perché se è vero che dal capo del governo delle larghe intese è arrivato un minaccioso immediato consenso all’aver limitato la libertà personale di un uomo la cui unica colpa è quella di avere scritto sulla propria maglietta l’espressione del suo pensiero, non c’è stato un giornalista che abbia chiesto a uno qualsiasi degli esponenti del suddetto governo se questa mossa non sia configurabile come un’abolizione arbitraria dell’articolo 21 della nostra costituzione, e in base a quale fondamento democratico si dovrebbe accettarne l’opportunità

ma siamo nel terzo mondo dell’uguaglianza dei diritti, quindi non c’è da stupirsi: de tommaso ha tutte le caratteristiche del perfetto capro espiatorio e subirà la sua condanna senza poterne scampare, mentre altri colpevoli fanno le riforme costituzionali

(salta fuori oggi che la trattativa stato-curva, robustamente smentita nei giorni immediatamente successivi alla partita da istituzioni e federcalcio, pare che ci sia stata, e anzi è solo grazie alla mediazione di de tommaso che l’incontro si è svolto senza ulteriori incidenti, senza che il catino dell’olimpico esplodesse di una violenza incontrollabile
a questo punto è evidente che gennaro ha dato dimostrazione di saper usare il suo consenso e il suo potere di rappresentanza davvero per il bene di tutti
sì, esatto, meglio di silvio)

a moment of stillness

massaiecerto che se di tanto in tanto la smettessimo di regalare tutto questo spazio alle sue mastodontiche frescacce, che hanno il solo senso di tenerlo sulla bocca di tutti…
se smettessimo di riempire per giorni e giorni tutti i media con questa indignazione da quattro soldi, che non fa altro che nutrire la sua fame di visibilità…
se smettessimo di attendere le sue inevitabili smentite, le accuse di decontestualizzazione, la penosa riduzione della questione al solito attacco al fantomatico monopolio culturale della sinistra…

certo che se noialtri per primi smettessimo di dargli la solita maledetta importanza, come invece facciamo puntualmente ogni anno, a ridosso di qualsiasi appuntamento elettorale, non faremmo un soldo di danno

mi dispiace, ma un altro mese di campagna elettorale così proprio non lo reggo

we’re half awake in a fake empire

lampadarioieri sentivo casualmente al telegiornale che, nel corso di una conferenza stampa accanto al premier inglese, all’interno di una di quelle visite che i celebrativi media nostrani dipingono sempre più facilmente come nuovi grandi successi patrii all’estero, un sempre vivace presidente renzi faceva il confronto tra i mostruosi nuovi numeri della disoccupazione in italia e quelli di tre anni fa, sostenendo che in questi tre anni “abbiamo perso troppa strada”, perché “abbiamo un sistema che manca di flessibilità”, e che ovviamente, per recuperare, bisogna “correre”
ecco, credo che in queste parole ci sia tutto renzi, e non ce n’è una che mi piaccia

innanzitutto, prendere a paragone i dati del 2011, presentandoli come positivi, è una mossa doppiamente losca e disonesta: il tasso di disoccupazione in italia è in costante aumento praticamente dal 2007 in avanti, basta andare a leggere i dati storici presenti sul sito dell’istat, che per vostra fruizione ho riportato nella seguente figura

[sì, è un po' di tempo ormai che per lavoro produco grafici in excel a ritmi forsennati, per cui alé]

[sì, è un po’ di tempo ormai che per lavoro produco grafici in excel a ritmi forsennati, per cui alé]


dunque non è vero che tre anni fa fossimo in una situazione auspicabile
ma soprattutto, dare la colpa del disastro in cui viviamo alle larghe intese di cui tu sei capitano e condottiero, dimenticando un intero ventennio di berlusconi, tremonti, sacconi, maroni… ma che disonesto sei?!
sei tu che dirigi la barca, caro il mio uomo nuovo, e hai pure scelto di guidarla, e accanto a te al timone ci sono quelli che sono stati sul ponte di comando negli ultimi venti anni, ci sono gli stessi che hanno puntato dritti all’iceberg con coscienza e ostentata indifferenza, non puoi far finta di non accorgertene, o di prendertela con loro

invece, sembra proprio che la ricetta di renzi per invertire il trend sia una brusca accelerata verso l’iceberg, adottando delle misure che osano superare di slancio (e a destra) gli abominii prodotti dagli esecutivi precedenti sul piano della precarizzazione selvaggia e della cancellazione dei diritti, rosicchiando via altre piccole tutele cui i miei coetanei sono costretti ad aggrapparsi in un mondo del lavoro che è sempre più carnivoro
renzi se ne fotte, lui punta alla flessibilità, come il più turboliberista dei marchionni, e con il plauso di confindustria, cooperative (lo stesso ministro poletti) e finanza internazionale si affretta a portare a casa un’altra riforma fondamentale fatta a casaccio
tutto all’insegna della corsa, del dinamismo ostentato e neofuturista, rapidità come sinonimo di concretezza, che tanto piace al popolo, ora come circa novant’anni fa

despite all my rage, i am still just a rat in a cage

nuvolesono smarrito di fronte allo straordinario unisono mediatico di elogi acritici e attestati di fiducia che circonda renzi e si riflette su tutto ciò che dice o fa il suo governo
penso sia un’uniformità di pensiero senza precedenti nella storia repubblicana, neppure durante le vette (gli abissi?) dell’avventura berlusconiana si era giunti una tale pace compiaciuta tra i principali poteri, e la cosa mi mette in un disagio che lèvati

aguzza altresì la mia disillusione e il mio spirito critico, la cosa, e non posso fare a meno di prendere ogni notizia relativa con rinnovato scetticismo
a partire dalla riforma del senato, un pasticcio frettoloso nato da presupposti sbagliati ed imposto all’approvazione parlamentari con metodi inquietanti
i presupposti sbagliati sono nella necessità di andare incontro alle spinte antipolitiche provenienti da più strati del paese, di fatto assecondandole: proporre un senato con meno membri, con meno poteri e competenze diverse e specifiche è senz’altro positivo, eliminare gli stipendi è invece stupido, se non irrealizzabile
il lavoro non dovrebbe essere mai gratis, almeno nella mia versione utopistica del mondo, e men che meno il lavoro di chi è stato chiamato a decidere del nostro futuro prossimo, semplice ed anteriore: perché dovrei aspettarmi che dei sindaci, impegnati a tempo pieno – ci si augura – per amministrare i nostri principali comuni, debbano generosamente impiegare qualche giorno alla settimana per venire a roma a fare un altro mestiere, per di più gratis?
a meno che non si abbia tutti in mente un’idea di lavoro malata e pericolosa, simile a quella del movimento cinque stelle, che offre posti in cambio di pura visibilità (lo diresti al tuo idraulico? e al tuo senatore?)
per non parlare della non-eleggibilità dei nuovi senatori, che non sarebbero dunque più rappresentanti ma dei semplici nominati, dai partiti e dal presidente, nel solco della peggiore tradizione italica: l’ennesima mossa per allontanare popolo e poltrone, per scavare e allargare il fossato di cui parlavo, finché non ci risveglieremo dal torpore e ci ritroveremo senza alcun modo per controllare alcunché
con un forte senso di nausea, peraltro: non dimentichiamo che questo parlamento è stato eletto con una legge già definita incostituzionale, che la nuova legge è appunto bloccata dalla riforma del senato, e che dunque questa situazione rimarrà pietrificata per almeno altri due anni

il pasticcio frettoloso è tutto qui, nel fatto che si vuole modificare il senato, ma evidentemente non si sa in che modo
la proposta renziana, blindata da ultimatum che di certo non si confanno ad una democrazia parlamentare, non è chiara su quali saranno le prerogative della nuova camera delle autonomie, non si capisce che potere legislativo potrebbe esercitare, si sa solo che i suoi membri saranno scelti dai partiti e non saranno pagati, o forse sì, con delle indennità, ma chi ci mette i soldi e quanti non si sa
il bello è che questa indeterminatezza non è nemmeno importante, l’unica cosa che conta è che una riforma venga portata a casa, meglio se in tempo per le europee, in modo da far vedere che il famigerato verso è cambiato

i metodi inquietanti stanno tutti nei titoli accondiscendenti dei giornali para-sovietici degli ultimi giorni, che spesso edulcorano ma non possono fare a meno di riportare certe oscenità da ventennio, berlusconiano o mussoliniano non so ancora
quando il presidente grasso solleva il problema di un’assemblea di soli nominati, viene richiamato all’ordine e all’aderenza alla linea dai vertici del partito, come fosse l’ultimo dei peones e non la seconda carica dello stato
quando due illustrissimi costituzionalisti come stefano rodotà e gustavo zagrebelsky sottolineano i pericoli di svolta autoritaria nascosti dietro le ultime iniziative di riforma costituzionale del governo, renzi risponde strafottente che lui ha “giurato sulla costituzione, non su rodotà o zagrebelsky“, in un virgolettato orripilante che suona come il peggior berlusconi, allorché evitava le critiche e i processi sostenendo di essere stato “eletto dal popolo!”

sono arrabbiato, ragazzi, perché ho sempre meno possibilità di decidere, di votare e sentirmi rappresentato, di riconoscermi in qualcosa, sento che può esserci un’alternativa, che deve esserci, ma l’asticella del conflitto è sempre un po’ più in alto, un po’ più lontana, si sposta in corsa, in grande corsa, di fretta, e tutta questa fretta non permette deviazioni od ostacoli, ed effettivamente l’orizzonte sembra sgombro, si sono allineati tutti gli ostacoli possibili, io invece vorrei tanto esserne uno

i’m finding it harder to be a gentleman

trevil’altra sera, mio malgrado, ho assistito per qualche minuto all’intervista di daria bignardi alla nuova ministra per i rapporti con il parlamento, la graziosa quanto chiacchierata maria elena boschi, immediatamente assurta agli onori del gossip parlamentare e non, da una parte per essere sorprendemente coetanea del tenutario di questo blog (nonché – inutile negarlo – quasi altrettanto fascinosa), dall’altra per qualche ipocrita dubbio sull’opportunità della sua nomina e sulla sua capacità di reggere un ruolo così significativo
e non ho potuto non confrontare l’aria materna e protettiva che la conduttrice offriva alla giovane potente, quasi una babysitter coccolosa anche di fronte alle solide argomentazioni di scetticismo dell’intervenuto luca ricolfi, con l’atteggiamento incalzante e aggressivo che la stessa bignardi aveva tenuto appena una settimana prima, allorché sulla poltrona di fronte a lei sedeva il nemico politico pippo civati, di cui ho oltremodo stimato la pazienza e il self-control, mentre l’irritante presentatrice non gli permetteva di concludere una frase che fosse una
e pensavo al fatto che qui da noi il potere può anche cambiare mano, ma l’effetto di sudditanza e di ruffianeria che produce nei media italiani è sempre lo stesso, anche per chi si professa diverso, moderno, nuovo
e che finché avremo questa informazione e questo intrattenimento, in italia, difficilmente le cose potranno cambiare

comunque è vero, civati è forse l’unico nemico politico ancora visibile rimasto a questo governo, questa maggioranza, questo ormai consolidato sistema di potere
armonia, sintonia, connivenza: le larghe intese non sono mai apparse così comode, anche e soprattutto a chi ne sta fuori, che magari non partecipa direttamente alla spartizione della torta, ma ne gode ugualmente puntando sul logorio e la disaffezione di un elettorato alla frutta
con le sue epurazioni controllate, che arrivano puntuali dopo la formazione del nuovo governo, impedendo qualsiasi tipo di maggioranza alternativa, grillo sottoscrive questo immobilismo, cementifica i prossimi tre anni di non-voto e non-democrazia, condannandoci alla gelatina mentre lui dall’alto della sua non-opposizione è padrone di non fare nulla
civati invece è nella posizione scomoda di chi si espone per combattere il pd e quanto di sbagliato e antico e inadatto c’è nel pd, da dentro il pd: i limiti di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti, ma non si può negare che è solo così che il buon pippo ha la possibilità di creare qualcosa, è solo con l’aiuto di un partito di maggioranza che si possono spingere e portare all’attenzione dell’assemblea dei legislatori alcune iniziative indubbiamente condivisibili
(vero è che se poi ti metti contro il gattopardo, se osi scalfire il totem nazionale del conflitto di interessi, che tu stia dentro o fuori, difficilmente ne esci vivo)

certo, è bello che ci sia qualcuno di sinistra in parlamento, e che non stia con le mani in mano, ma la realtà è che la sua incisività è minima, così come la sua popolarità, e di certo il fuoco incrociato dei media nazionali non aiuta
però civati rimane l’unica cosa cui mi aggrappo, per coltivare il mio interesse sempre più appassito nei confronti di questa politica: loro, i potenti, la casta, i poltronati, stanno scavando un fossato per tagliare fuori il resto del paese, e io mi sento sull’orlo di questo fossato, perché voglio sempre sapere cosa succede dall’altra parte, osservare, magari intervenire, criticare, o comunque accorciare le distanze, superare la frattura, e mi sporgo, ma la continua opera di escavazione mi fa vacillare sul precipizio, con il rischio di una caduta, e dunque spesso mi sento costretto ad indietreggiare
anche da questa parte si scava, eh, per carità, se solo pensiamo all’attività di ostentata indifferenza alle cose pubbliche che porta avanti il movimento cinque stelle, che dovrebbe fare opposizione dalla parte dei cittadini, ma che perde tempo sbrodolandosi di superiorità rispetto a tutto il resto del parlamento, in un’inedia che non fa altro che rafforzare il nemico e imbalsamare noi nell’odio e nella distanza
ma il colpo di grazia è arrivato dalla nuova legge elettorale, non ci sono dubbi, di cui renzi tanto si vanta ma che, analizzandola bene, si configura solo come escamotage per chiudere la legislatura al 2018, congelando l’anormalità di questi insopportabili equilibri e scudandoli dal voto
sì, perché con il trucco della validità solo per la camera, in vista di una improbabile riforma costituzionale del senato, il famigerato italicum sarà probabilmente inapplicabile per anni, anni in cui d’altra parte non potremo andare a votare con il porcellum perché incostituzionale, e dunque paralisi!
senza contare le tante schifezze che impestano questa nuova legge, dalle liste bloccate alle soglie elevatissime, dal cospicuo premio di maggioranza all’assenza delle preferenze, dalla multipresentabilità in più liste alla norma salvalega, tutte porcherie che rendono questo tentativo ancora più indigesto dell’abominio precedente
(mi immagino calderoli che guarda la nuova leggina con gli occhi lucidi e il groppo in gola, un’espressione paterna e soddisfatta, la consapevolezza che la sua eredità politica non è rimasta disattesa)

se passerà, e tutto fa pensare che sarà così, davvero saremo costretti a guardare e non toccare
mi domando se sono l’unico ad accorgersene, qua fuori, e a preoccuparsene

the song remains the same

bagnarolavacanze brevi, s’era detto, e così è stato
vacanze in cui comunque sono riuscito a staccare, a dedicare anima e core a cose nobili e costruttive così come a fesserie micidiali, forse più a queste ultime che alle prime, ma comunque a liberare la mente dalle scorie dell’anno passato e spegnere per un po’ la mia insopportabile vis polemica perennemente affamata
anche se di tanto in tanto, anche tra i lidi assolati dove riposavo le stanche membra, spuntava qualcosa che cercava di nutrirla
per esempio

per esempio sabato sono stato alla notte della taranta
che è un evento che se hai più di 22-23 anni e soprattutto non sei nudo almeno dalla cinta in su, sei un po’ fuori target, diciamo
l’evento culmine dell’estate salentina ha luogo nell’enorme spiazzo di fronte a melpignano, un paesino altrimenti piuttosto anonimo della provincia di lecce, e ricorda in grande parte il primo maggio in piazza san giovanni a roma, con la sua bella decina di ore di concerto consecutive, ma con un paio di differenze a dir poco sostanziali
la prima è che si svolge di notte, o meglio, comincia all’imbrunire e va avanti fino alle prime luci dell’alba
la seconda è che sono dieci ore dedicate ad un unico genere musicale, tra l’altro uno dei più ripetitivi e monotoni e – diciamocelo – irritanti che la tradizione popolare italiana annoveri: la pizzica salentina o, come è più corretto dire, la “pizzica pizzica”
(sì, ho avuto anche modo di farmi una cultura, pensate un po’)

va be’ insomma, c’è da ammettere che se da una parte si rimane antropologicamente affascinati dalla sfattanza generale che sembra assorbire positivamente tutti, indigeni (pochi) e turisti (tantissimi), durante le lunghe ore di danza approssimativa al suono ininterrotto dei milioni di tamburelli presenti tra il pubblico, dall’altra c’è la bravura superba dell’orchestra e del mastro concertista che la dirige, in grado di rendere eleganti ed apprezzabilissimi ad un orecchio assai infastidito come il mio anche dei motivi che altrimenti risulterebbero grossomodo solo pelle, sonagli e voci scomposte
per l’edizione di quest’anno poi erano previste le partecipazioni anche di cantanti pop noti al pubblico nazionale, che per l’occasione sono tenuti a lasciare da parte la propria discografia e a cantare brani dal repertorio tradizionale salentino, con esiti talvolta sorprendenti (ci tengo a sottolineare l’ottima prova del romanissimo niccolò fabi, un’interpretazione davvero convincente, grazie anche ad un arrangiamento dell’orchesta sontuoso) e con grande risposta da parte del pubblico, che d’altra parte a metà nottata aveva raggiunto quello stato in cui si sarebbe applaudito e danzato anche sui martelli pneumatici di qualche lavoro in corso
poi niente, sale sul palco emma marrone

che non dovrei nemmeno sapere chi sia, e invece lo so, e già questo mi fa vergognare
costei si esibisce in una performance davvero esagerata, sproporzionata, sopra le righe, e nonostante la sua salentinità il pubblico la fischia, perché si vede lontano un miglio (letteralmente, nel mio caso) che è un prodotto di plastica, e che il suo probabile talento risulta impalpabile, coperto dal teatrino che deve mettere in scena
una buona parte degli oltre centomila spettatori più o meno consapevoli smette di ballare e fischia, una cosa incredibile, nonché francamente impressionante
una figuraccia abbastanza evidente

eppure il giorno dopo, su repubblica (e su altri giornali minori ma comunque allineati alla mediocrità imperante) si parla di “performance che incanta”, e di “emma protagonista”, bah
vorrei mettervi il link ma non lo trovo più, stava scritto sulla colonnina di destra, la colonnina infame, non ho fatto lo screenshot ma c’era, giuro!
io ho trovato questa reazione l’ennesima marchetta alla tv più berlusconiana, anzi, all’italia più berlusconiana, quella dell’apparenza e della povertà di contenuti, quella del successo ad ogni costo, del vendersi invece di coltivare il talento, del mercato invece che dell’arte
l’italia della colonnina di destra, del gossip, del superficiale, del becero, del… va be’, forse esagero
però questa cosa dei giornali soprattutto grossi che mettono titoli a vanvera non mi va mai giù, è pura disonestà, e ogni volta che accade la credibilità scende di un altro gradino

per esempio quando parlano di economia e di mercati
un giorno scende l’indice della borsa di milano il corriere titola che è colpa della crisi di governo
ma non è da mesi che il governo è in crisi? o per lo meno dalla condanna definitiva al berlusca? possibile che se ne siano accorti solo ora?
poi il giorno dopo c’è negativo su tutte le borse europee e il corriere titola che è colpa della paura della guerra in siria
possibile? che poi, a me da piccolo hanno sempre insegnato che con le guerre l’economia ha solo da guadagnarci, e anzi che spesso sono proprio i famosi mercati a spingere per esportare la democrazia qua e là in tutto il sud del mondo, ma forse sono stato vittima di insegnanti comunisti
però allora perché non è crollata anche il giorno dopo, che poi sarebbe oggi, o il giorno prima, ché tanto si parlava di invasione in siria anche allora?
chi è che dà al titolista del corriere le dritte sui motivi per gli andamenti della borsa?
io ci capisco poco, eh, per carità, però a leggere queste spiegazioni così facili mi viene immediato immaginarmi i fantomatici mercati come un anziano signore che ogni tanto accende la tv e scopre ad un tratto tutte le cose che accadono nel mondo e si lascia andare a reazioni improvvise e del tutto effimere, perché il giorno dopo dimentica tutto, torna a giocare a carte con i suoi compagni alla casa di riposo, e delle sue decisioni non rimane nulla

e quante volte ancora, da qui alla fine naturale della legislatura, dovremo leggere della crisi di governo che incombe minacciosa sulle nostre vite, dello spauracchio berlusconiano e delle inevitabili indecisioni del pd? quanto potrà essere usata ancora questa scusa, per giustificare tutte le porcherie che abbiamo sotto gli occhi e sopra la testa?
è solo titolismo estivo, mi auguro, quello usato per riempire colonne altrimenti vuote, perché se sovrappongo le homepage delle principali testate per tutto il mese di agosto, c’è stato molto poco movimento
l’importante è accorgersene, non farsi fregare dall’enfasi e continuare a ragionare con la propria testa, per salvarsi anche quando intorno va tutto a picco
siam qui apposta

i read the news today, oh boy

neveil paese si è svegliato sotto una bianca coltre di neve
è arrivata l’ondata di maltempo e si è stretta la morsa del gelo
la colonnina di mercurio è scesa
una vera e propria odissea per chi è in viaggio, è scattata la macchina dei soccorsi, ma è una corsa contro il tempo
tragico epilogo
è polemica

prosegue il braccio di ferro tra le istituzioni nella bufera, rimpallo di responsabilità
il presidente lancia un monito bipartisan ad abbassare i toni, a non sparare a zero, a non rincarare la dose, a evitare il killeraggio mediatico
la squadra di governo apre un tavolo, dà il via libera alla concertazione
fervono i preparativi
è scontro

giro di vite sulla spirale di violenza, levata di scudi per il focolaio della protesta
svolta nelle indagini, si è aperto uno spiraglio, blitz delle forze dell’ordine, trovato un vero e proprio arsenale
tragica fatalità
è bufera

astro nascente assurge agli onori della cronaca, è l’ago della bilancia
scattata la caccia all’uomo, altissima la posta in palio
è giallo

i notiziari di questi giorni hanno dato davvero il meglio

so this is the new year and i don’t feel any different

globoleggere quello che è accaduto a cortina, cioè un semplice controllo della finanza che fa uscire fuori un greatest hits dell’evasione all’italiana, mi ha fatto sinceramente, affettuosamente, birichinamente godere

ci pensate? un intero bastimento carico di sanguisughe che per la prima volta si rovescia sulla spiaggia del mondo degli onesti: me li immagino, questi fenomeni del candore fiscale, che soffiano via la polvere dal registratore di cassa, nascosto dal nonno in qualche scantinato umido, e lo avviano con un rumore da motore fuoribordo per emettere il loro primo scontrino da generazioni su quella carta ingiallita, prossima alla decomposizione
“no no, ce l’abbiamo il registratore, agente, ecco, vede?”

oppure i gagliardi nuvolari dalle facce marroni, con le macchinone tiratissime proprio come loro, che sembra che le lampade se le facciano direttamente in apnea nell’abitacolo 5 stelle vista mare, mentre rumoreggiano lungo le vie del lusso: questi esemplari di indecenza che poi piangono miseria quando si tratta di spiegare al pallido tenentino di turno come abbiano potuto, con il loro stipendio da lucidascarpe e la loro enorme famiglia marrone a carico, permettersi tali colori
“ma certo che sono nullatenente, caro lei! ma lo sa al mese quanto mi costa, ‘sta macchina!?”

ecco, una spietata risata sulla faccia (marrone) di questi parassiti, di solito così spacconi nell’ostentare impunità e nel maramaldeggiare su chi invidioso non può permettersi la loro delinquenza, di tanto in tanto fa bene

poi però lo schifo prevale
nei confronti loro, sì, perché schifo fanno, e verso la solita pletora di protettori e coccolatori che denunciano giustizie sommarie e invocano tutele e libertà di parassitare, appellandosi alla presunzione di onestà, pura fantascienza in un paese come il nostro

ma, attento, prendo le distanze anche da chi mi vuole proporre l’evasore come l’unico nemico del popolo oppresso: è un ragionamento pericoloso, che distorce la realtà e che tra l’altro cancella un paio di secoli in cui l’idea di lotta di classe era rivolta a ben altro
ad ogni modo, e senza scomodare illustri pensatori, mi viene sempre da temere che quando tutti i mezzi di informazione puntano all’unisono il loro sporco dito contro un’unica categoria (quasi mai quella giusta, peraltro), ci sia sempre sotto qualcosa
prendi la conclusione dell’amaca di stamattina di michele serra su repubblica, il suo nobile mirino accusatorio puntato che sembra non lasciare scampo: certo, in questo caso stiamo parlando di criminali veri, non di zingari o rumeni qualsiasi, però tutta questa attenzione nei confronti dei ladri fiscali mi spaventa, perché non riesco a credere che sia solo una coincidenza
non è che, per caso, c’è forse una gigantesca crisi mondiale del sistema uber-capitalistico che ha dominato l’ultimo secolo, crisi che raderà al suolo per primi i meno abbienti e che non torcerà nemmeno un capello alle sue cause, e forse le suddette cause, ancora alla guida di tutto ciò che conta, vogliono distrarci indicandoci qualche nemico più innocuo, ma anche più vicino e facile da riconoscere?
troppo complottistico, pensare che ci stiano mettendo di fronte un altro facile obiettivo per la nostra rabbia frustrata, mentre con le altre mani preparano la vaselina?
sicuri?

insomma ragazzi, benvenuti nel nuovo anno
fatemi sapere se notate qualche differenza

war the only way to peace.. i don’t fall for that

bucoe così l’italia si è accorta di essere ancora in guerra
dite la verità, quanto tempo è che non sentivate parlare dell’afghanistan in tv, eh?

mi dispiace sinceramente per quei ragazzi uccisi, ma né più né meno di qualsiasi altro morto sul lavoro, perché il trovarsi ad imbracciare mitragliatori in un paese lontano non aggiunge nessun afflato di gloria alla loro triste fine
quello che però non sopporto è l’ipocrisia dietro la loro morte, che raggiungerà livelli irritanti in questi giorni, e alla quale quei ragazzi probabilmente non meritano di essere associati
già mi immagino i telegiornali sviolinare apologie sulla missione di pace, sull’opera di civiltà che i soldati italiani portano in quelle terre desolate e dimenticate da dio, sulla democrazia che stanno esportando e distribuendo a piene mani agli afghani
già mi immagino i giornalisti famelici citofonare senza tregua alle case delle famiglie in lutto, intervistare i vicini, mandare in onda foto delle vittime mentre sorridono, abbracciano bambini, regalano pagnotte ai poveri, fanno volare aquiloni
già mi immagino la viscida retorica dei portavoce, che renderà grazie e onore agli eroici caduti e sosterrà che la nostra presenza laggiù non è in discussione, che il nostro lavoro è importante, che i risultati si vedono, che gli afghani ci ringraziano e ci amano
è triste, sì

così come mi sembra triste che si sia rinviata la grande manifestazione di sabato per la libertà di stampa, contro gli attacchi insopportabili che questo governo sta portando avanti da sempre, e più che mai negli ultimi tempi
mi rendo conto che se non si fosse presa questa amara decisione, certamente il berlusca non avrebbe perso l’occasione per l’ennesima crociata schiacciaoppositori, li (ci)avrebbe infangati ancora più di quanto non faccia già ora, sventolando accuse di insensibilità, blasfemia, antiitalianità e chissà quante altre belle parole
probabilmente avrebbe fatto in modo di fissare i funerali proprio sabato, per rendere ancora più grottesca la situazione
(e chissà che invece non gli venga in mente di spostarli al 3 ottobre)
(secondo me se avesse il potere di farlo lo farebbe senza pensarci due volte)
in ogni caso l’aver disdetto e solo in seguito posticipato l’evento di sabato è stata una scelta che mi ha lasciato l’amaro in bocca, se non altro perché giudico la categoria dei giornalisti una delle più corresponsabili delle migliaia di vittime in quelle zone disperate: mai come in questi casi si sente il bisogno di un’informazione libera e indipendente, che possa dare una visione (e una critica) obiettiva di quello che sta succedendo in afghanistan e zone di guerra analoghe, invece di questa stampa embedded che è solo specchio degli interessi biecamente economici dei potenti e propaganda di strategie politiche e militari che fino ad ora sono state solo fallimentari
una stampa seria e autorevole spiegherebbe le vere ragioni per cui tremila italiani si trovano in questo momento in afghanistan armati fino ai denti, lasciando perdere le balle della democrazia da esportare e da difendere: lì la guerra continua da quasi otto anni (più della seconda guerra mondiale, per capirci), e non se ne vede la fine

le tanto decantate elezioni presidenziali, che ormai sono state svolte quasi un mese fa e di cui ad oggi non si conoscono i risultati, sono state un clamoroso insuccesso per i fanatici democraziofori occidentali: affluenza scarsissima in un clima di perfetto terrore, mancanza di sicurezza pressoché totale, con frodi e brogli a non finire
insomma una pantomima ad uso e consumo dell’elettore occidentale, che alla fine ha visto riconfermato il campione degli interessi americani karzai, senza ancora alcuna legittima autorizzazione popolare: ma si sa, il petrolio non conosce legislazioni, e se quel buffo omino dal copricapo originale (sto parlando di karzai, eh) fa bene il suo mestiere di marionetta dello zio sam, sarà praticamente impossibile schiodarlo da lì con le buone
quello che però sarebbe bene sottolineare è che oggi come oggi l’afghanistan è assolutamente fuori controllo, che tre quarti del territorio sono in mano ai talebani e che i militari occidentali sono visti come forza d’occupazione, e non come forza liberatrice
al di là del fatto che se fossi afghano, dopo otto anni anche io farei il tifo per la guerriglia, penso che un minimo di risentimento nei confronti di un’invasione militare che ha portato nuovamente guerra e distruzione in una regione già martoriata da decenni, ha mietuto migliaia di vittime tra i civili senza in cambio offrire la protezione che propaganda all’esterno, ha distrutto quel minimo di stabilità che c’era nel paese senza offrire speranze di rinascita o di ricostruzione, ha riconvertito il territorio alla coltura di oppio con i grandi produttori nei posti nevralgici dell’amministrazione, ha visto la rinascita di terrorismo e il fiorire di nuove reti simil-al-qaeda, be’.. sarebbe anche lecito nutrirlo, non trovate?
insomma l’invasione dell’afghanistan, primo atto della guerra al terrore voluta da quel maramaldo mattacchione di george bush figlio, è fallita
fallita sulla pelle di migliaia di persone, tra cui i sei ragazzi uccisi stamattina
sarebbe bello che anche la televisione e i giornali lo dicessero