essere razionali mentre ti gira la testa

steccato

ieri scrivendo mi sono lasciato prendere dall’emozione
ho rivisto la foto di aylan e mi si è annebbiato il cervello, non sono riuscito ad andare avanti col post, l’ho chiuso in fretta lasciando fuori alcune considerazioni che avrei voluto inserire
lo faccio qui, oggi, in un altro post, senza modificare quello di ieri: voglio che resti così com’è, imperfetto e incompleto, a memoria di quando, a trentaquattro anni suonati, sapevo ancora sentire così forti dentro di me le ingiustizie del mondo

le considerazioni di cui sopra nascono dalla lettura, sulle pagine di repubblica di qualche settimana fa, di un’analisi di ilvo diamanti sull’evoluzione demografica del nostro paese
o, per meglio dire, sull’estinzione demografica
sì, perché nel 2015 la popolazione italiana è diminuita, per la prima volta dai tempi dalla prima guerra mondiale: tante morti e poche nascite, ok, quello si sa, stiamo invecchiando inesorabilmente, è un andazzo cui assistiamo già da anni
ma soprattutto poca immigrazione rispetto ai numeri spaventosi che riguardano la nostra emigrazione

diamanti, che fa riferimento a dati della fondazione migrantes, scrive che tra il 2012 e il 2013 sono partiti dall’italia circa 175mila persone, tipicamente giovani, tipicamente con grado di istruzione elevato, e “molti più degli stranieri arrivati in questi anni”
significativo, no? la percezione che i distributori di paure alimentano quotidianamente dai mezzi di informazione di massa viene completamente ribaltata
prima ancora di soffrire chissà quale invasione dal sud del mondo, siamo noi che facciamo le valigie, perché sappiamo meglio di tutti che qui ci sono sempre meno possibilità

sono pure andato a dare un’occhiata sul sito della fondazione – roba di chiesa, è una derivazione della cei – perché quel “molti più” citato da diamanti mi sembrava troppo generico e sensazionalista, e volevo supportarlo con dati certi
e ho letto che “nel 2013, se nel mondo e in europa le migrazioni crescono, in italia il fenomeno continua, ma non aumenta. la crescita interna dei migranti – per i ricongiungimenti familiari, le nuove nascite – viene pressoché annullata dai rientri, dalle partenze per altre destinazioni europee e del mondo di numerose persone e famiglie migranti” (xxiii rapporto immigrazione caritas-migrantes)
d’altro canto, “da gennaio a dicembre 2014, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 101.297 cittadini italiani, in prevalenza uomini (56,0%), celibi (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%), partiti dal nord italia (con ogni probabilità dalla lombardia) per trasferirsi, soprattutto in europa (probabilmente in germania o regno unito)” (rapporto italiani nel mondo 2015)

quindi è vero, i nostri giovani se ne vanno, i nostri laureati, le fondamenta del nostro futuro
ma poi tornano?

saldo migranti italia 2004-2013

pare di no, anzi, pare che, negli anni, chi se ne va ha sempre meno voglia di tornare

ora, al di là dei numeri, questo sì che è un tema politico fondamentale da affrontare
ci stiamo giocando il futuro del nostro paese inaridendo le speranze di crescita e sviluppo per le nuove generazioni, mentre in televisione si blatera di invasioni e occupazioni di masse di disperati che, ormai è provato, vedono l’italia come un luogo di passaggio, in cerca di terre più ospitali
sembra quasi che stiamo spargendo sale sul nostro stesso territorio per evitare di renderlo appetibile ai nostri vicini, un po’ come i russi con napoleone
non può essere la soluzione, non ci stiamo rendendo conto del deserto che avanza
dovremmo invece concentrarci e sforzarci di rendere il nostro paese accogliente, fertile, produttivo prima di tutto per noi stessi

che poi le parole sono importanti: come si può temere di venire occupati da dei profughi? come si può parlare di invasione se siamo di fronte a gente in fuga?

l’anno prossimo saremo ancora qui a dirci le stesse cose

c’è questa cosa un po’ buffa, che più tempo passo lontano da queste pagine, più ho difficoltà a riprendere
come se dovessi dimostrare a me stesso di tenerci ancora, e quindi dovessi riassumere qui tutto quello che è successo dall’ultima volta
ed è impossibile, perché le cose succedono ad una velocità ingestibile, le idee si accumulano e si perdono, e se non le fisso non rimane quasi niente
tornare dopo mesi su cose già dette da altri sembra inutile, e invece dovrei farlo, perché il mio punto di vista finisce per confondersi se non lo fermo su carta, così come le mie sensazioni, le mie emozioni per quanto leggo o vedo accadere intorno a me

il video qui sopra circola già da qualche tempo nei social, compare raramente e del tutto inatteso tra le foto di robe da mangiare e le discussioni petalose che animano quei lidi
non so se lascia qualche traccia tra gli utenti medi di facebook e compagnia, io invece l’avrò visto qualche decina di volte
il sottotitolo aggiunto dall’indipendent è “next time someone wonders why refugees are risking everything to come to europe, show them this”

ho scelto di ripartire da qui perché questo filmato non descrive solo una particolare situazione drammatica in un determinato paese devastato dalla guerra, ma racconta la desolazione disperata che il nostro mondo, il nostro modo di vivere, la nostra arrogante supremazia, hanno imposto all’altra metà del pianeta
siamo noi la causa delle immagini di quel video, siamo noi che obblighiamo milioni di persone alla povertà e all’esilio, e ora finalmente dobbiamo farci i conti

mi viene da pensare che siamo di fronte ad un periodo storico ben definito, quello delle migrazioni di massa, che verrà studiato nei prossimi secoli, se ci sarà ancora un’umanità
la dimensione e l’inevitabilità di tali fenomeni sono qualcosa di cui dobbiamo prendere atto, così come dobbiamo accettare l’idea che le stragi di migranti in mare o durante le marce per raggiungere il nostro continente non sono causate da scafisti senza scrupoli, ma dalle politiche egoiste europee ed italiane di non accoglienza e di respingimento
deve essere prioritario per l’occidente creare canali umanitari per accogliere il maggior numero di profughi possibile, per evitare altre sofferenze che pesano sulla nostra coscienza collettiva

la foto del bimbo siriano senza vita, sdraiato a pancia in giù su una spiaggia turca sull’egeo, per me è stata come un pugno
sarà la mia paternità, ma non riesco ad evitare le lacrime agli occhi e il nodo alla gola ogni volta che ci ripenso, anche in questo momento, anche a distanza di mesi
mi viene da urlare, mi viene da aprire la finestra ed urlare tutta la mia rabbia, il mio dolore, penso al padre, che ha visto morire tra le sue braccia l’intera sua famiglia, e penso al titolo lacerante del manifesto su quella foto: “niente asilo

sì, perché siamo noi che non concediamo asilo, siamo noi ad aver anteposto le nostre paure alla sopravvivenza di queste persone, perché se un padre rischia la vita di tutta la sua famiglia spendendo migliaia di euro per un viaggio senza speranza, è perché noi non gli concediamo il visto per venire qua in aereo o con qualsiasi altro mezzo sicuro
non deve succedere più
aiutiamoli

signori imbellettati, io più non vi sopporto

prendo in prestito questo video commovente da un blogger di cui sento la mancanza, per lasciare i miei due centesimi sulla vicenda giudiziaria di erri de luca, personaggio controverso e scrittore anomalo, che ho imparato ad amare solo di recente
confesso, sono uno spocchioso, un radical chic con la puzza sotto il naso, o più semplicemente un babbeo: dopo averlo snobbato per anni, non conoscendolo affatto ma pregiudicandolo sull’unica, risibile base della sua eccessiva produzione e dei troppi richiami alla religione nei suoi titoli (che pirla che sono), sono ormai al suo quarto libro in poco più di un anno, e pagina dopo pagina mi sono lasciato affascinare dal suo stile etereo e dal suo vocabolario sublime, probabilmente le caratteristiche stilistiche che lo rendono indigesto ai più

nulla da eccepire sull’esito della vicenda, ci mancherebbe: l’accusa era semplicemente ridicola, non credo che esista realmente qualcuno che si sia sentito istigato dalle parole dello scrittore e che abbia effettivamente preso cesoie e picconi (per fare che, poi?) dopo aver letto la sua intervista
ritengo assurdo anche solo il fatto che si sia arrivati ad un processo, che si sia incriminata una persona – ancor prima che uno scrittore – per le sue dichiarazioni
il discorso di de luca prima della sentenza in questo senso è lucidissimo e pienamente condivisibile
due cose però mi sono rimaste impresse

la prima è il silenzio degli intellettuali italiani di fronte a questa storia
no, aspettate, mi sono espresso male, qualcuno si è mosso, ci sono state alcune personalità che hanno dichiarato la loro solidarietà allo scrittore napoletano
quello che mi ha colpito veramente è l’assenza di queste dichiarazioni sui principali quotidiani italiani
sto parlando del fatto che se questa vicenda fosse successa negli anni sessanta o settanta, avremmo certamente assistito agli interventi di un pasolini – del cui ricordo un po’ a sproposito in questi giorni sono inondate le pagine di parecchi social network -, di una fallaci, di un moravia, di altre figure gigantesche che riempivano giornali e riviste di pensieri e idee probabilmente controversi, ma di cui adesso si sente più bisogno che mai
invece niente, in italia manca proprio la categoria, e i pochi che ci sono non trovano spazio sui grandi palchi della stampa nazionale
(anzi, alcuni finiscono pure alla sbarra)

l’altra è che il processo a erri de luca poteva essere l’occasione per riportare finalmente sotto i riflettori dell’opinione pubblica il tema della linea tav torino-lione, che da questione di interesse nazionale sembra da qualche tempo essere stata derubricata a mera cronaca locale
poteva aprirsi un nuovo dibattito, in cui far intervenire de luca e gli intellettuali, ma soprattutto tecnici, professori, figure di rilievo e di competenza che rianalizzassero l’opera e la sua necessità
e invece l’attenzione è andata alla lotta per la libertà di espressione, alla tutela degli scrittori in quanto tali, con quei cartelli “je suis errì” un po’ patetici che accompagnavano l’autore in aula
è un peccato, un’occasione persa

personalmente, all’inizio ho mantenuto una certa cautela nel farmi un’opinione sulla grande opera: non sapevo se fosse più importante l’interesse nazionale o la salvaguardia delle comunità locali, e in questo mio tentennamento di certo non venivo aiutato dalla propaganda nauseante proveniente dai principali organi di informazione
poi un giorno, qualche tempo fa, mi ci sono messo, sono andato alla ricerca di fonti credibili e disinteressate, ho dovuto scremare e discernere, leggere racconti e reportage, e alla fine sono arrivato alla stessa conclusione di erri de luca: la tav va evitata e ostacolata, perché opera dannosa e insostenibile sotto parecchi punti di vista, non ultimo quello economico
peccato che in italia non se ne possa (o quasi) parlare

fun fact #1: alla stessa conclusione è arrivato anche il senatore stefano esposito, piemontese, pd, fino ad un annetto fa principale sostenitore dell’opera, che volentieri assumeva toni da hooligan per ribadire la necessità storica di investire fantastiliardi per costruire una linea che al di là delle alpi giudicano come minimo rinviabile

fun fact #2: il senatore stefano esposito, piemontese, pd, è lo stesso che, grazie evidentemente alla sua esperienza in ambito trasporti maturata con l’appassionante vicenda tav, è stato imposto da renzi come assessore ai trasporti negli ultimi mesi di giunta marino qui a roma, per boicottare le promesse elettorali dell’ormai ex sindaco e dimettersi per primo non appena intorno al campidoglio si paventava la possibilità che ormai “non ci sono le condizioni”

so this is the new year and i don’t feel any different

globoleggere quello che è accaduto a cortina, cioè un semplice controllo della finanza che fa uscire fuori un greatest hits dell’evasione all’italiana, mi ha fatto sinceramente, affettuosamente, birichinamente godere

ci pensate? un intero bastimento carico di sanguisughe che per la prima volta si rovescia sulla spiaggia del mondo degli onesti: me li immagino, questi fenomeni del candore fiscale, che soffiano via la polvere dal registratore di cassa, nascosto dal nonno in qualche scantinato umido, e lo avviano con un rumore da motore fuoribordo per emettere il loro primo scontrino da generazioni su quella carta ingiallita, prossima alla decomposizione
“no no, ce l’abbiamo il registratore, agente, ecco, vede?”

oppure i gagliardi nuvolari dalle facce marroni, con le macchinone tiratissime proprio come loro, che sembra che le lampade se le facciano direttamente in apnea nell’abitacolo 5 stelle vista mare, mentre rumoreggiano lungo le vie del lusso: questi esemplari di indecenza che poi piangono miseria quando si tratta di spiegare al pallido tenentino di turno come abbiano potuto, con il loro stipendio da lucidascarpe e la loro enorme famiglia marrone a carico, permettersi tali colori
“ma certo che sono nullatenente, caro lei! ma lo sa al mese quanto mi costa, ‘sta macchina!?”

ecco, una spietata risata sulla faccia (marrone) di questi parassiti, di solito così spacconi nell’ostentare impunità e nel maramaldeggiare su chi invidioso non può permettersi la loro delinquenza, di tanto in tanto fa bene

poi però lo schifo prevale
nei confronti loro, sì, perché schifo fanno, e verso la solita pletora di protettori e coccolatori che denunciano giustizie sommarie e invocano tutele e libertà di parassitare, appellandosi alla presunzione di onestà, pura fantascienza in un paese come il nostro

ma, attento, prendo le distanze anche da chi mi vuole proporre l’evasore come l’unico nemico del popolo oppresso: è un ragionamento pericoloso, che distorce la realtà e che tra l’altro cancella un paio di secoli in cui l’idea di lotta di classe era rivolta a ben altro
ad ogni modo, e senza scomodare illustri pensatori, mi viene sempre da temere che quando tutti i mezzi di informazione puntano all’unisono il loro sporco dito contro un’unica categoria (quasi mai quella giusta, peraltro), ci sia sempre sotto qualcosa
prendi la conclusione dell’amaca di stamattina di michele serra su repubblica, il suo nobile mirino accusatorio puntato che sembra non lasciare scampo: certo, in questo caso stiamo parlando di criminali veri, non di zingari o rumeni qualsiasi, però tutta questa attenzione nei confronti dei ladri fiscali mi spaventa, perché non riesco a credere che sia solo una coincidenza
non è che, per caso, c’è forse una gigantesca crisi mondiale del sistema uber-capitalistico che ha dominato l’ultimo secolo, crisi che raderà al suolo per primi i meno abbienti e che non torcerà nemmeno un capello alle sue cause, e forse le suddette cause, ancora alla guida di tutto ciò che conta, vogliono distrarci indicandoci qualche nemico più innocuo, ma anche più vicino e facile da riconoscere?
troppo complottistico, pensare che ci stiano mettendo di fronte un altro facile obiettivo per la nostra rabbia frustrata, mentre con le altre mani preparano la vaselina?
sicuri?

insomma ragazzi, benvenuti nel nuovo anno
fatemi sapere se notate qualche differenza

veramente vivo in tempi bui

canaleforse il cambio di piattaforma non è servito a molto, faccio ancora passare troppo tra un post e l’altro
e non è solo una questione di tempo a disposizione

leggo le cose che scrivevo anni fa e le trovo bellissime, senza falsa modestia
avevo una profondità, una consapevolezza, una rapidità di trasformare il pensiero in parola, che temo di aver perso, o comunque di aver impolverato
è che sono cresciuto, nel frattempo, e se da una parte ho raggiunto l’autonomia e l’autoconsapevolezza, dall’altra sento che questa indipendenza si riflette in una sostanziale dipendenza da me stesso, e dunque in preoccupazione per la limitatezza delle mie risorse, di qualsiasi tipo siano
in pratica forse sono meno self-confident, perché con gli anni mi sto guadagnando “qualcosa da perdere”, a pugni chiusi e a denti stretti, e mi sono messo sulla difensiva, mentre prima ero più intrepido, incurante di sprecare le mie abilità nelle cose che facevo (e faccio ancora)
ok basta, sto parlando da solo

(d’altra parte, parlando in generale, bisogna avere sempre più fiducia nei mezzi propri, perché altri mezzi non ci sono, o ce ne sono sempre meno
come fai a sentirti ancora sicuro di te, quando tutto intorno a te sembra remarti contro? quanta sicurezza devi avere, per pensare che le cose andranno bene?
quanto devono essere larghe le tue spalle, per credere nel tuo futuro qui, in italia?)

l’aver abbandonato così spesso e così a lungo questo posto, indipendentemente dalla pigrizia o dalla frenesia della mia vita moderna, paradossalmente riflette anche la preziosità che ha raggiunto per me: qui metto in ordine la confusione che c’è là fuori, che è talmente disarmante che non può non essere voluta; qui raddrizzo ciò che mi sembra storto, e vedo le cose da una prospettiva solo mia
penso ai tanti episodi di pura schifosa violenza razzista degli ultimi giorni, penso al rogo al campo nomadi di torino, degna conclusione di un indegno corteo di protesta contro un’intera comunità per un presunto stupro perpetrato contro una minorenne
(e al corteo, insieme agli ultras della giustizia sommaria, partecipava anche la segretaria locale del pd, e chissà quanti altri esponenti della cosiddetta sinistra)
minorenne che ha poi confessato di essersi inventata l’abuso per giustificare la sua prima volta con il suo ragazzo
quanto storto c’è, in questa storia?
c’è una ragazza che nell’italia del 2011 si vergogna del sesso, e preferisce passare per stuprata che per innamorata
c’è un paese in cui l’assurdo modello del rom violento e stupratore è talmente radicato che i nazisti ci giustificano i raid sempre più frequenti e le sedicenni lo usano per schivare i rimproveri dei genitori
c’è una sinistra che partecipa ai cortei filonazisti per “solidarietà alla ragazza” e “attaccamento al territorio e alle periferie”
ma soprattutto c’è una stampa che dà improvvisamente grande risalto alla notizia non per la violenza e la barbarie del rogo ai danni di una comunità inerme e pacifica, causati dalla crudeltà del pensiero disumano e irrazionale, alimentato da decenni di non-politica squallida e ignorante, di persone che hanno trovato un nemico in uno stereotipo senza senso
no, il motivo della visibilità mediatica è che lo stupro non c’è stato, e dunque il linciaggio non sembrava così giustificato, quasi a dire “la prossima volta che date fuoco, controllate prima che lo stupro ci sia, altrimenti che figura ci fate?”
questo è lo storto, nella storia

penso ai due ambulanti uccisi e ai tre massacrati a firenze da quell’infame fascista qualche giorno fa, solo perché africani
(tra l’altro pare che la prima versione dell’articolo del corriere che ho linkato come riferimento parlasse di due vù cumprà uccisi) (vù cumprà, il corriere della sera, nel 2011)
penso al fatto che queste vittime non hanno mai nome, che si tratta sempre di africani, senegalesi, immigrati, clandestini (e mai di mor diop e modou samb), che non hanno storia, che sono tutti uguali, che nessuno li rimpiangerà
penso poi alle solite interviste ai concittadini dell’assassino, lui sì che ha una storia alle spalle che bisogna divulgare, una vita che vale la pena raccontare: penso alle indagini giornalistiche su gusti e abitudini del killer, descritto immancabilmente come una persona tranquilla e solitaria, con i fascisti suoi compari che si affrettano a prendere le distanze e a cancellare ogni traccia di complicità
e tutti a dire che è un caso isolato, che il razzismo non c’entra, che era “pazzo”, che era “malato”
quando evidentemente non è così, e anzi è necessario che tutti sappiano cosa è il fascismo, allora come ora, è fondamentale educare le menti imberbi che ancora subiscono i telegiornali che predicare violenza e sopruso per decenni porta solo e soltanto a questo, che individuare come nemici i più deboli è la cosa più stupida e nefasta che si possa escogitare

wow, scrivere qui mi piace, mi scrolla un po’ di polvere e mi mette in gioco più che mai
va be’ niente, tornerò a farlo più spesso, così magari finalmente smetto di parlarne