the truth is in the dirt on the ground

esagoni

ricomincio da roma, che è argomento che conosco meglio e che mi ferisce di più
l’altro giorno la sindaca raggi, immagino in piena autonomia di pensiero, ha scritto al prefetto per intimargli di limitare gli arrivi dei migranti nella capitale, secondo lei troppi e incontrollati

e così facendo, immagino in maniera del tutto inaspettata, ha dettato l’agenda politica del suo intero movimento, con grillo da una parte che spara una serie di fuori!-fuori! (ma da cosa?) verso gli anelli più deboli e indifesi del nostro sistema, e di maio che se la prende con il viminale, il governo, l’unione europea e non so chi altri perché non vogliono capire che il vero problema di roma sono i migranti
per non parlare del traffico di palermo!

trovo tutto ciò piuttosto abominevole, violento e raccapricciante, insomma fascista, nei toni e nei temi
e ritengo che sia una presa di posizione completamente eterodiretta, figlia di chissà quale società di analisi politica dozzinale che avrà esaminato i commenti dei loro post su facebook e avrà proposto loro le questioni a più alto tasso di flame, quelle con il maggior potere calorifico e con le migliori probabilità di seminare odio
una strombazzata xenofoba e fascista per prendersi il centro della scena con un argomento di facile presa sulle masse più in crisi e distogliere l’attenzione dai casini che i cinque stelle stanno effettivamente combinando in giro per l’italia a livello locale, motivo per cui a queste amministrative sono stati scansati da buona parte della loro base

i cinque stelle non hanno mai prodotto proposte politiche concrete, strutturali, rivoluzionarie come invece amano vantarsi, sono sempre stati piuttosto abili ad opporsi, a dire no o a mandare a quel paese i politici che si sono avvicendati sulle varie poltrone, ma all’atto del governare hanno mostrato una incapacità piuttosto netta, figlia vuoi di inadeguatezza, vuoi di profonde contraddizioni di base
il potere è una bestia che rischia di schiacciarti, se non sai addomesticarla: i grillini sono populisti, per loro il potere è un intralcio alla loro narrazione, vi ricordate la taverna che gridava al “complotto per farci vincere a roma“?

e ora che a roma hanno vinto e amministrano da più di un anno, un tempo direi sufficiente per mettere gli elettori di fronte alla totale inconcludenza della giunta e dei municipi, cosa c’è di meglio di una bella sparata fascista per alzare un po’ di fumo e raggranellare qualche voto ancora più a destra di quanto già sia posizionata la loro base?
e pensare che qualche anno fa grillo voleva correre alle primarie del pd

la verità è che la giunta raggi sta conquistando le vette più alte di malgoverno, spostando ogni giorno più in là l’asticella nella definizione di malafede, inefficienza, clientelismo e inettitudine
alemanno potrebbe tranquillamente chiedere le royalties, ma penso che la raggi e il suo gruppo abbiano fatto anche peggio, nel bloccare, mortificare, spazzare via qualsiasi ipotesi di sviluppo della città
dall’atac allo stadio della roma, dalle bancarelle alle torri dell’eur, dalla nuvola di fuksas alla raccolta dei rifiuti, non c’è una questione cittadina in cui la sindaca non abbia frenato, soffocato e compromesso le speranze di crescita e di futuro della capitale, che si fa ogni giorno più squallida e maleodorante

se all’epoca, con tutte le precauzioni del caso, potevo aver accolto l’esplosione dei cinque stelle come qualcosa di positivo nell’asfittico panorama politico nazionale, ora so che sono il male, perché con la loro evoluzione fascista il discorso si è ridotto ad una stitica contrapposizione tra due blocchi totalitari, due partiti della nazione, uno di sistema e l’altro pure, che si alimentano a vicenda annullando qualsiasi tipo di voce diversa

give yourself a fighting chance

genovaquindici anni fa ero a roma, a preparare l’ennesimo tentativo di dare un senso al mio primo anno di ingegneria
il mio amico del liceo invece era a genova, in via tolemaide, a beccarsi un lacrimogeno in pancia, a sdraiarsi per terra quasi incosciente per il dolore e i fumi asfissianti, a venire trascinato via, lontano dalla furia schiacciante e spietata dello stato, da qualche compagno angelo custode che era con lui

ricordo che la preparazione ai giorni di genova l’avevamo avviata insieme, euforici e spensierati, inconsapevoli e fuori da ogni organizzazione, ma comunque tesi e proiettati verso un appuntamento che per noi era importantissimo, ne parlavamo sempre, ne parlavano tutti
a genova bisognava andare, perché si poteva finalmente fare qualcosa, potevamo finalmente farci sentire
solo alla fine mi sono defilato per impegni universitari
avrei dovuto essere lì

il g8 di genova 2001 è stato per me lo spartiacque tra l’adolescenza ovattata e superficiale e il bisogno, l’urgenza di sapere, di capire
la mia coscienza politica, civile, umana, nasce in buona parte da quei fatti, che hanno inciso inesorabilmente nel mio cervello i concetti di giustizia, fratellanza, repressione e fascismo

di quei giorni ricordo l’angoscia, la fame di notizie, il rifugio in libri e articoli e documentari
ricordo il film di gianni minà sugli zapatisti e sul subcomandante marcos, mandato in onda proprio in quelle sere, a scaldare i cuori frustrati degli assenti, come me
ricordo che i due modi paralleli e opposti di vedere e spiegare quei giorni, la versione dall’alto e quella dal basso, sono partiti agli antipodi e non si sono più incontrati

dopo, sono tornato a genova solo nel 2010, quattro giorni, da solo, per questioni lavorative
nonostante non fosse la mia prima volta, ho girato la città a piedi in lungo e in largo, da brignole a sampierdarena, da sestri alla fiera, innamorandomene
ho ripercorso le strade più famose, da via del campo al porto antico, ricordo le scritte sui muri, una in particolare che spiccava in mezzo alle citazioni di de andré: se non cambierà rapiremo la carrà
ricordo le strade strette che non puoi distendere le braccia senza toccare entrambi i muri, ricordo i panni appesi nel chiostro della facoltà di ingegneria occupata, ricordo il mare ovunque
ricordo che sono rimasto in piazza alimonda per tanti minuti, nonostante il freddo

che ne è stato, del g8 del 2001? cosa è rimasto?
a distanza di quindici anni, la sensazione è la stessa di allora: la zona rossa non separava solamente potenti e impotenti, ma divideva nettamente il torto dalla ragione
noi avevamo ragione, ma abbiamo perso
loro, invece, avevano torto: poteri vecchi e intoccabili che avevano deciso di riunirsi solo per procrastinare con tutti i mezzi possibili la supremazia della minoranza sul resto del pianeta, in base a soluzioni turbocapitaliste che non potevano durare
avevano torto, è storia, ma hanno vinto e si sono presi le nostre ragioni: l’ambiente, la sostenibilità, i beni pubblici, che quindici anni fa erano concetti per i quali si meritavano manganellate e torture, un decennio dopo sono diventati ordine del giorno di parecchi partiti di establishment, obama ci ha stravinto due mandati da presidente degli stati uniti, qui da noi si sono stravinti i referendum sull’acqua e sul nucleare, e via di altri esempi chissà poi quanto consolanti

e però dei movimenti che hanno portato sul tavolo quei concetti, quasi nulla è rimasto
i leader di allora, i vari casarini, agnoletto, etc., che sembravano poter offrire nuove chiavi di lettura alle vicende del mondo, convogliando istanze sociali diverse e soprattutto presentando proposte organiche e realistiche, sono spariti
dopo genova non si è presa la rincorsa, ma anzi si è creato un vuoto, la repressione ha funzionato
e in quel vuoto si è inserito il paradosso genovese, beppe grillo, che ha spostato tutto verso destra
sì, la necessità di un riferimento extraistituzionale, svincolato, nuovo, dal basso, è stata incarnata nel movimento 5 stelle, con tutte le pieghe e i risvolti non certo piacevoli che la cosa comporta

eppure quindici anni non sono tanti
infatti il nostro paese, che non ha e continua a non avere una legge sul reato di tortura, pare non aver ancora elaborato, e soprattutto la parte fascista rigurgita spesso fuori le proprie aberranti sentenze, nel silenzio sostanziale delle istituzioni e dell’informazione
genova è una pagina nerissima della nostra storia, che già è un libro tutto piuttosto nero, i cui capitoli successivi non hanno per niente fatto giustizia né aiutato a capire
per quanto mi riguarda, genova invece è stata ed è tutt’ora una lezione, che imparo e faccio mia
e nonostante allora avessi meno di vent’anni e ora quasi trentacinque, nonostante un figlio, una moglie, un lavoro, una casa, mille compromessi, il mio pensare è nato lì e da lì continuerà a nutrirsi
e non dimentica

i live in a town where you can’t smell a thing

ponte

renzi ieri a una radio privata ha detto ai colleghi di partito di attendere le prime mosse della raggi da amministratrice, prima di criticarla; anzi, secondo lui la sindaca ha fatto bene ad andare di persona nelle periferie della capitale, anche se egli avrebbe evitato, perché non ama le comparsate show

ecco, il capoverso qui sopra credo contenga tante di quelle bestialità che probabilmente questo piccolo blog vi collasserà sotto
(e volutamente non ho usato le frasi fatte tipiche di quella cloaca che è il giornalismo embedded italiano, allineatissimo al giovanilismo sbruffone imperante, perle del tipo “stoccata alla raggi”, “intervista fiume”, “renzi ai suoi”, “facciamola lavorare”)
(e non ho nemmeno detto che la radio in questione è rtl, per dire…)
però l’attenzione spasmodica che il potere riserva ai nuovi arrivati è interessante e sintomatica, perché i risultati delle amministrative hanno stravolto di parecchio i piani del nostro presidente del consiglio – che pare stia faticosamente cercando il modo meno fesso di far dimenticare gli ultimi mesi da spaccone senza passare per un quaquaraquà -, la non-più-resa dei conti di ottobre si avvicina e ovviamente qualunque aiutino possa arrivare dal campidoglio sarebbe una miniera d’oro

ma virginia raggi ha i piedi di piombo, chissà se per sua volontà o perché non sa/può fare altro, e nelle prime settimane dopo il voto non ha praticamente fatto nulla
forse per lei è meglio così, visto che questa città ha un substrato melmoso in cui col passare del tempo ci si muove con sempre maggiore difficoltà, ed ogni passo falso potrebbe essere fatale, soprattutto per chi non è abituato a sporcarsi
la sindaca ha gli occhi di mezzo mondo addosso, e la metà di questi occhi spera ardentemente in un passo falso, io dal canto mio ho nel cuore solo la mia città, dunque le mie speranze vanno nella direzione opposta, perché da questa amministrazione possa nascere qualcosa di buono e di costruttivo

che poi l’ho pure votata, la raggi
e sì, lo so, non l’avreste mai detto, e invece
ma dietro c’è stata tutta una passione di cristo su se e come spendere il mio diritto di voto
se volete la condivido con voi
va be’ dai, lo faccio

as usual, mi sono avvicinato all’appuntamento elettorale di giugno con animo tormentato e sentimenti molto forti e molto contrastanti
forti perché ormai la politica locale mi appassiona molto di più di quella nazionale, da una parte perché ne vedo cause ed effetti nel mio quotidiano, dall’altra perché riproduce in piccolo e in peggio tutto ciò che già mi fa schifo ai livelli superiori
contrastanti perché avrei voluto che perdessero tutti, e poi sparissero, i candidati sindaco con le loro consorterie, perché nessuno di loro si avvicinava minimamente all’idea di rivoluzione concreta che auspicavo dopo la mai abbastanza rimpianta esperienza marino

questo tormento mi aveva portato, nei mesi prima del voto, a cambiare idea qualche milione di volte
all’inizio, più o meno quando ho scritto questo post non avevo alcuna intenzione di andare al seggio, schifato da tutto e tutti
poi mi sono detto che avrei partecipato solo al ballottaggio, ufficialmente per sostenere il meno peggio, ma principalmente per affossare il pd
alla fine sono andato a votare anche al primo turno, e un po’ a malincuore ho messo la crocetta sull’unico partito di sinistra presente nella scheda, quello guidato dal buon fassina, che però era francamente insostenibile nella sua spocchia e nel suo curriculum

forse una parte di me pensava che non avrei avuto diritto a votare al ballottaggio, se non avessi preso parte anche al primo turno
forse un’altra parte pensava che fassina non ci somiglia per niente, a marino, ma d’altra parte lui cosa avrebbe votato?
o forse, più semplicemente, penso quello che ho sempre pensato, che anche se non porta da nessuna parte, un contributo alle poche iniziative di sinistra va dato, specialmente qui, specialmente ora
e poi fassina era partito dal mio quartiere, non potevo non premiarlo, foss’anche solo per questo

poi la sinistra al primo turno prende nemmeno il 5% – la famosa percentuale in cui ricadrò sempre, minoranza forever – e arriva il momento della scelta tra i due contendenti, raggi e giachetti
scelta che non mi ha messo in imbarazzo nemmeno un secondo, e con convinzione, caparbietà e un certo cipiglio sprezzante dell’incoerenza ho posto la mia croce sulla giovane pentastellata, consumando la mia vendetta personale nel segreto dell’urna
bruci la città delle firme dai notai! muoia la di biase con tutti i suoi mariti!

aborro questo pd, che sacrifica uno dei suoi uomini migliori all’altare del gattopardo, che pretende che si vada a votare pd a milano per non favorire le destre, e invece a napoli dà mani libere come se la destra a napoli facesse meno paura
lo aborro ancora di più perché mi ha costretto a votare chi giammai avrei votato, soprattutto in un momento storico come questo
e ciononostante non sono ancora pentito della scelta che ho fatto, nonostante i vari campanelli d’allarme, perché so che l’alternativa sarebbe stata devastante
nel mio piccolo resto incollato alle vicende locali per non perdermi niente delle evoluzioni future, che spero saranno confortanti, perché la baseline è piatta
speriamo bene, e daje

rome, rome, many tears have fallen here

biondomi fa impressione, questo unanime dare addosso a ignazio marino da parte di tutti i poteri politici e mediatici locali e nazionali, questo attivo e trasversale fomentare odio e insofferenza nella cittadinanza indicando nel sindaco l’unico responsabile di un degrado e di un declino più manifesti che mai
mi fa impressione, perché sono evidenti gli squallidi interessi di parte che muovono il novanta percento dei personaggi dietro questa campagna di delegittimazione

non ho votato marino alle primarie, perché figuriamoci se andavo a dare il mio contributo al partito democratico di roma, che da sempre, ben da prima delle inchieste di mafia capitale, ai miei occhi rappresentava il malaffare e la corruzione e la connivenza con le altre forze politiche locali, in una spartizione viscida di potere e poltrone che sostanzialmente frena qualsiasi tipo di sviluppo e crescita della mia città
e però sono stato contento che avesse vinto, perché la sua era stata una candidatura spiazzante, svincolata dal duopolio renzi-bersani (gentiloni-sassoli, all’epoca) che fingeva di animare la politica italiana, e incarnava un’idea di innovazione e di alterità rispetto ai soliti schemi che non poteva non avere il mio benvenuto
l’ho votato alle amministrative, credo di ricordare, perché contro alemanno avrei votato anche sauron, a maggior ragione un uomo per bene e svincolato da logiche di partito come lui, con un programma di rinnovamento che poteva portare la capitale non dico nel terzo millennio, ma almeno fuori dal terzo mondo

gran parte di quel programma non è stato realizzato, anzi, nemmeno cominciato
la ciclabilità di roma, sua grande calamita elettorale, è rimasta un’idea, che non ha avuto alcun avvio concreto
l’atac, nonostante gli sforzi, è rimasto quel carrozzone di amici e parenti che è diventato grazie alle allegre gestioni medievali di alemanno e co., e non si è fatto nessuno sforzo per modificare l’andazzo
anche la mobilità urbana, la raccolta porta a porta dell’immondizia, la pedonalizzazione dei fori, la lotta all’abusivismo e all’illegalità di bancarellari e camion bar che inquinano il centro, tutte cose bellissime promesse, magari avviate, ma poi non concretizzate, non risolte
però

però marino è stato anche il sindaco che ha cambiato i vertici della polizia municipale e che si è speso per limitare la corruzione e il lassismo che anima quel corpo; è andato a far la guerra agli autisti e ai macchinisti atac, imponendo il rispetto del servizio pubblico e scatenando scioperi e rivolte di una delle corporazioni più reazionarie e ingiustificabili d’italia; ha chiuso malagrotta, la discarica peggiore d’europa, e con lei le consorterie e le alleanze che se ne arricchivano alle nostre spalle; ha osato proporre le unioni civili in campidoglio, non proprio una mossa leggera per il sindaco della città che ospita la chiesa cattolica

marino è stato il primo sindaco di reale discontinuità sia con le dinamiche politiche nazionali, sia con le clientele e gli accordi locali per la spartizione della torta capitale, e per questo è stato oggetto di diffamazione e di pressioni più o meno lecite fin dagli inizi
da parte di tutti, eh, perché finché di onestà e rinnovamento si parla solamente, siamo tutti d’accordo, ma quando finalmente se ne vede la realizzazione, be’, fa paura
penso a quando, all’indomani dei primi scandali sollevati dalle inchieste di mafia capitale, che hanno coinvolto nello stesso calderone esponenti di più o meno tutte le forze politiche tradizionali, ecco che marino finalmente può formare una nuova giunta, liberandosi di alcune zavorre pd spazzate via dalle indagini, e propone ai cinque stelle di entrare a far parte del governo della città
ed ecco che i parlamentarini grillini subito dicono di sì, certo, ci mancherebbe che ci lasciamo sfuggire l’occasione di fare davvero qualcosa di concreto e costruttivo per la nostra città, entrando nella squadra di governo di un politico evidentemente onesto ed evidentemente ormai ai margini di qualsiasi formazione politica
ed ecco che la mattina dicono così, poi la sera arrivano di battista e compagnia e fanno il sit-in e impongono a quei quattro ragazzi di tornare all’opposizione, muoia marino con tutti i filistei
(da quel giorno ho messo una pietra sopra anche al movimento cinque stelle, mio nemico politico tanto quanto il pd)

povero ignazio, in questi due anni e mezzo non si è mai dimostrato uomo di polso e di carisma, ma quanti bastoni tra le ruote!
penso alla panda e al polverone sollevato dai principali quotidiani nazionali per una questione di pochissimo conto, rispetto agli alemanniani di corruzione e criminalità organizzata
penso al rimpasto di giunta imposto da renzi, al prefetto gabrielli tutore onnipotente, al neoassessore esposito che mortifica qualsiasi ipotesi di cambiamento ostentatamente radendo al suolo il programma elettorale del sindaco, trolleggiando tra una bestemmia e una gaffe e attirando su di sé e sulla giunta gli strali di una cittadinanza incattivita da anni di malagestione
un sindaco inadeguato forse, ma che allo stesso tempo non si è adeguato
e che ora subisce la sua stessa integrità morale, diventata un ostacolo

despite all my rage, i am still just a rat in a cage

nuvolesono smarrito di fronte allo straordinario unisono mediatico di elogi acritici e attestati di fiducia che circonda renzi e si riflette su tutto ciò che dice o fa il suo governo
penso sia un’uniformità di pensiero senza precedenti nella storia repubblicana, neppure durante le vette (gli abissi?) dell’avventura berlusconiana si era giunti una tale pace compiaciuta tra i principali poteri, e la cosa mi mette in un disagio che lèvati

aguzza altresì la mia disillusione e il mio spirito critico, la cosa, e non posso fare a meno di prendere ogni notizia relativa con rinnovato scetticismo
a partire dalla riforma del senato, un pasticcio frettoloso nato da presupposti sbagliati ed imposto all’approvazione parlamentari con metodi inquietanti
i presupposti sbagliati sono nella necessità di andare incontro alle spinte antipolitiche provenienti da più strati del paese, di fatto assecondandole: proporre un senato con meno membri, con meno poteri e competenze diverse e specifiche è senz’altro positivo, eliminare gli stipendi è invece stupido, se non irrealizzabile
il lavoro non dovrebbe essere mai gratis, almeno nella mia versione utopistica del mondo, e men che meno il lavoro di chi è stato chiamato a decidere del nostro futuro prossimo, semplice ed anteriore: perché dovrei aspettarmi che dei sindaci, impegnati a tempo pieno – ci si augura – per amministrare i nostri principali comuni, debbano generosamente impiegare qualche giorno alla settimana per venire a roma a fare un altro mestiere, per di più gratis?
a meno che non si abbia tutti in mente un’idea di lavoro malata e pericolosa, simile a quella del movimento cinque stelle, che offre posti in cambio di pura visibilità (lo diresti al tuo idraulico? e al tuo senatore?)
per non parlare della non-eleggibilità dei nuovi senatori, che non sarebbero dunque più rappresentanti ma dei semplici nominati, dai partiti e dal presidente, nel solco della peggiore tradizione italica: l’ennesima mossa per allontanare popolo e poltrone, per scavare e allargare il fossato di cui parlavo, finché non ci risveglieremo dal torpore e ci ritroveremo senza alcun modo per controllare alcunché
con un forte senso di nausea, peraltro: non dimentichiamo che questo parlamento è stato eletto con una legge già definita incostituzionale, che la nuova legge è appunto bloccata dalla riforma del senato, e che dunque questa situazione rimarrà pietrificata per almeno altri due anni

il pasticcio frettoloso è tutto qui, nel fatto che si vuole modificare il senato, ma evidentemente non si sa in che modo
la proposta renziana, blindata da ultimatum che di certo non si confanno ad una democrazia parlamentare, non è chiara su quali saranno le prerogative della nuova camera delle autonomie, non si capisce che potere legislativo potrebbe esercitare, si sa solo che i suoi membri saranno scelti dai partiti e non saranno pagati, o forse sì, con delle indennità, ma chi ci mette i soldi e quanti non si sa
il bello è che questa indeterminatezza non è nemmeno importante, l’unica cosa che conta è che una riforma venga portata a casa, meglio se in tempo per le europee, in modo da far vedere che il famigerato verso è cambiato

i metodi inquietanti stanno tutti nei titoli accondiscendenti dei giornali para-sovietici degli ultimi giorni, che spesso edulcorano ma non possono fare a meno di riportare certe oscenità da ventennio, berlusconiano o mussoliniano non so ancora
quando il presidente grasso solleva il problema di un’assemblea di soli nominati, viene richiamato all’ordine e all’aderenza alla linea dai vertici del partito, come fosse l’ultimo dei peones e non la seconda carica dello stato
quando due illustrissimi costituzionalisti come stefano rodotà e gustavo zagrebelsky sottolineano i pericoli di svolta autoritaria nascosti dietro le ultime iniziative di riforma costituzionale del governo, renzi risponde strafottente che lui ha “giurato sulla costituzione, non su rodotà o zagrebelsky“, in un virgolettato orripilante che suona come il peggior berlusconi, allorché evitava le critiche e i processi sostenendo di essere stato “eletto dal popolo!”

sono arrabbiato, ragazzi, perché ho sempre meno possibilità di decidere, di votare e sentirmi rappresentato, di riconoscermi in qualcosa, sento che può esserci un’alternativa, che deve esserci, ma l’asticella del conflitto è sempre un po’ più in alto, un po’ più lontana, si sposta in corsa, in grande corsa, di fretta, e tutta questa fretta non permette deviazioni od ostacoli, ed effettivamente l’orizzonte sembra sgombro, si sono allineati tutti gli ostacoli possibili, io invece vorrei tanto esserne uno

i’m finding it harder to be a gentleman

trevil’altra sera, mio malgrado, ho assistito per qualche minuto all’intervista di daria bignardi alla nuova ministra per i rapporti con il parlamento, la graziosa quanto chiacchierata maria elena boschi, immediatamente assurta agli onori del gossip parlamentare e non, da una parte per essere sorprendemente coetanea del tenutario di questo blog (nonché – inutile negarlo – quasi altrettanto fascinosa), dall’altra per qualche ipocrita dubbio sull’opportunità della sua nomina e sulla sua capacità di reggere un ruolo così significativo
e non ho potuto non confrontare l’aria materna e protettiva che la conduttrice offriva alla giovane potente, quasi una babysitter coccolosa anche di fronte alle solide argomentazioni di scetticismo dell’intervenuto luca ricolfi, con l’atteggiamento incalzante e aggressivo che la stessa bignardi aveva tenuto appena una settimana prima, allorché sulla poltrona di fronte a lei sedeva il nemico politico pippo civati, di cui ho oltremodo stimato la pazienza e il self-control, mentre l’irritante presentatrice non gli permetteva di concludere una frase che fosse una
e pensavo al fatto che qui da noi il potere può anche cambiare mano, ma l’effetto di sudditanza e di ruffianeria che produce nei media italiani è sempre lo stesso, anche per chi si professa diverso, moderno, nuovo
e che finché avremo questa informazione e questo intrattenimento, in italia, difficilmente le cose potranno cambiare

comunque è vero, civati è forse l’unico nemico politico ancora visibile rimasto a questo governo, questa maggioranza, questo ormai consolidato sistema di potere
armonia, sintonia, connivenza: le larghe intese non sono mai apparse così comode, anche e soprattutto a chi ne sta fuori, che magari non partecipa direttamente alla spartizione della torta, ma ne gode ugualmente puntando sul logorio e la disaffezione di un elettorato alla frutta
con le sue epurazioni controllate, che arrivano puntuali dopo la formazione del nuovo governo, impedendo qualsiasi tipo di maggioranza alternativa, grillo sottoscrive questo immobilismo, cementifica i prossimi tre anni di non-voto e non-democrazia, condannandoci alla gelatina mentre lui dall’alto della sua non-opposizione è padrone di non fare nulla
civati invece è nella posizione scomoda di chi si espone per combattere il pd e quanto di sbagliato e antico e inadatto c’è nel pd, da dentro il pd: i limiti di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti, ma non si può negare che è solo così che il buon pippo ha la possibilità di creare qualcosa, è solo con l’aiuto di un partito di maggioranza che si possono spingere e portare all’attenzione dell’assemblea dei legislatori alcune iniziative indubbiamente condivisibili
(vero è che se poi ti metti contro il gattopardo, se osi scalfire il totem nazionale del conflitto di interessi, che tu stia dentro o fuori, difficilmente ne esci vivo)

certo, è bello che ci sia qualcuno di sinistra in parlamento, e che non stia con le mani in mano, ma la realtà è che la sua incisività è minima, così come la sua popolarità, e di certo il fuoco incrociato dei media nazionali non aiuta
però civati rimane l’unica cosa cui mi aggrappo, per coltivare il mio interesse sempre più appassito nei confronti di questa politica: loro, i potenti, la casta, i poltronati, stanno scavando un fossato per tagliare fuori il resto del paese, e io mi sento sull’orlo di questo fossato, perché voglio sempre sapere cosa succede dall’altra parte, osservare, magari intervenire, criticare, o comunque accorciare le distanze, superare la frattura, e mi sporgo, ma la continua opera di escavazione mi fa vacillare sul precipizio, con il rischio di una caduta, e dunque spesso mi sento costretto ad indietreggiare
anche da questa parte si scava, eh, per carità, se solo pensiamo all’attività di ostentata indifferenza alle cose pubbliche che porta avanti il movimento cinque stelle, che dovrebbe fare opposizione dalla parte dei cittadini, ma che perde tempo sbrodolandosi di superiorità rispetto a tutto il resto del parlamento, in un’inedia che non fa altro che rafforzare il nemico e imbalsamare noi nell’odio e nella distanza
ma il colpo di grazia è arrivato dalla nuova legge elettorale, non ci sono dubbi, di cui renzi tanto si vanta ma che, analizzandola bene, si configura solo come escamotage per chiudere la legislatura al 2018, congelando l’anormalità di questi insopportabili equilibri e scudandoli dal voto
sì, perché con il trucco della validità solo per la camera, in vista di una improbabile riforma costituzionale del senato, il famigerato italicum sarà probabilmente inapplicabile per anni, anni in cui d’altra parte non potremo andare a votare con il porcellum perché incostituzionale, e dunque paralisi!
senza contare le tante schifezze che impestano questa nuova legge, dalle liste bloccate alle soglie elevatissime, dal cospicuo premio di maggioranza all’assenza delle preferenze, dalla multipresentabilità in più liste alla norma salvalega, tutte porcherie che rendono questo tentativo ancora più indigesto dell’abominio precedente
(mi immagino calderoli che guarda la nuova leggina con gli occhi lucidi e il groppo in gola, un’espressione paterna e soddisfatta, la consapevolezza che la sua eredità politica non è rimasta disattesa)

se passerà, e tutto fa pensare che sarà così, davvero saremo costretti a guardare e non toccare
mi domando se sono l’unico ad accorgersene, qua fuori, e a preoccuparsene

there are different names for the same thing

sitose c’è una cosa da salvare in questa patetica scenetta dell’impeachment a napolitano, è che finalmente è emersa la vera natura del movimento cinque stelle, che guarda molto più all’eversione berlusconiana che alla costruzione di qualcosa di serio
non che prima non si fosse capito, viste le mastodontiche dosi di rozzo populismo e spregio delle istituzioni che i rappresentati di entrambi gli schieramenti manifestano a ogni occasione, ma questo avvicinamento è forse il primo esempio lampante di comunità di vedute
che fa sicuramente il gioco del berlusca, il quale si prepara a delle elezioni europee in gran rimonta, scaldando la sua massiccia contraerea televisiva e puntando tutte le carte sul no all’euro e al dominio di bruxelles sulle nostre faccende interne, temi a cui i cinque stelle sono da sempre molto sensibili
(non dimentichiamo mai che il governo che qui da noi guidò la transizione dalla lira all’euro fu proprio quello inaffondabile guidato dal berlusca, che fece indubbiamente un disastro e consentì più o meno involontariamente speculazioni e caduta del potere d’acquisto probabilmente senza eguali in europa)

mi domando quanta distanza ci sia tra un grillino, un forcone, un leghista e un berlusconiano
alla fine secondo me c’è molta più intesa di quanto vogliano farci credere, un’intesa fondata su un approccio superficiale e poco uso alla dialettica nei confronti delle dinamiche socio-economiche globali, su una difesa alta e asfissiante dell’orticello vista cortina, sulla linea politica di dire sempre no, a questo e a quello, sul ritorno ad un’arcadia primordiale, pre-schengen e pre-maastricht (se non pre-8 settembre, se non pre-garibaldi) che non è mai esistita, se non nei racconti alcolici di qualche nostalgico allucinato attorno ad un falò o nelle farneticazioni di un anziano fornicatore miliardario

entrando poi nel merito della questione, la richiesta di impeachment non è solo ridicola, ma è anche pericolosa, perché confonde il piano politico con quello istituzionale: si può convenire che napolitano non si sia comportato in maniera sempre limpida e anzi abbia spesso fatto un uso piuttosto ampio del potere derivante dal suo ruolo, ma profilare un attentato alla costituzione, un “alto radimento”, è del tutto fuori luogo (viepiù se queste battaglie sono portate avanti con i metodi grillini)

alla fine, teoria e pratica costituzionale non sono mai del tutto combacianti, e napolitano si è sempre mosso in quella zona sottile che separa l’immobilismo dalla cospirazione, ma comunque mai sforando dal ruolo che gli compete
nel 2011 stavamo affondando, è inutile negarlo, e mentre il comandante era impegnato a preparare la sua difesa dai vari processi che lo attanagliavano, la ciurma si aggrappava alle scialuppe, rimbalzando i passeggeri: normale (e auspicabile) che il presidente della repubblica prendesse l’iniziativa, sondasse il terreno, valutasse le possibili alternative prima dello sfacelo totale

lo stesso grillo, nell’estate del 2011, chiedeva a napolitano di smuovere la situazione invocando quel governo tecnico che si sarebbe materializzato di lì a pochi mesi
lo stesso berlusconi optò per le dimissioni di un esecutivo ormai senza futuro, per poi entrare senza troppi sforzi nella nuova maggioranza, confermare la larga intesa anche con letta, e contribuire in maniera fattiva alla rielezione di quel napolitano che ora spacciano per gran cospiratore
è pura incoerenza, ma non mi stupisco più di nulla: se passerà anche questa (e passerà), è un’ennesima prova che siamo un paese senza memoria né spirito critico, e berlusconi e grillo, uomini di televisione, sono entrambi bravissimi a giocare sulle nostre continue amnesie per (ri)proporsi come uomini nuovi

detto ciò, ci tengo a dire che neanche io sono un fan sfegatato di napolitano
intendiamoci, ho molto apprezzato e oltremodo festeggiato la mossa politica con cui è riuscito a far abdicare il governo berlusconi e dare a monti un incarico che più condiviso non poteva sembrare
ma tutto quello che è successo poi, l’evidente fallimento dell’esperienza del governo tecnico, l’accettazione di un inedito secondo mandato da usare come leva per aumentare il suo campo d’azione, l’ostinazione nel promuovere larghe intese che non stanno in piedi e che condannano il paese alla stagnazione, l’adesione pedissequa ai diktat di stabilità e rigore imposti dalla merkel che stanno distruggendo lo stato sociale e impediscono la ripartenza (salvo poi pentirsene e, chissà con che faccia, andare in europa a chiedere un cambio di direzione)… mi sembrano tutte pecche non proprio trascurabili nel curriculum del presidentissimo

senza contare una cosa che mi è saltata in mente e non mi abbandona da quando è successo: avete presente la minaccia di totò riina al giudice di matteo, che più che una minaccia sembrava un ordine di esecuzione? perché napolitano non è intervenuto? perché non ha ribadito in tutte le sedi possibili e immaginabili la vicinanza sua e dell’italia intera al giudice che con tanto coraggio sfida il potere politico-mafioso con i pochi mezzi che lo stato gli mette a disposizione? è un eroe, e intorno a lui c’è un silenzio terrificante
mi ripugna dover pensare che un motivo potrebbe essere che di matteo sta indagando da tempo su quell’orrendo capitolo di storia patria conosciuto come trattativa stato-mafia, che vede napolitano tra i principali protagonisti, ma come posso non farlo?

tornando alla stretta attualità, pare che il quirinale stia scommettendo su un subentro di renzi a palazzo chigi
e si sa, di questi tempi, che qualunque cosa il colle desideri (soprattutto quando non si tratta di votare – ed è sempre così), si avvera in brevissimo tempo
fatto sta che questa soluzione pare piacere proprio a tutti, sia all’ambizioso renzi che all’avvoltoio berlusconi, sia al temporeggiatore alfano che agli invidiosi cuperliani, in una spartizione di potere e poltrone senza alcuna legittimazione popolare che non trova alcuna opposizione (a parte un ironico civati e il povero, inerme, smarritissimo letta)

e non sono un fan sfegatato nemmeno di questa soluzione, che puzza di prima repubblica e di democrazia cristiana lontano un miglio
mi domando se ci sia rimasto ancora qualcuno che fa i conti con quello che sta succedendo al di fuori dei palazzi del potere

sweet, sweet, sweet, sweet little agony

loteria

come al solito non avevo capito nulla
mi ero illuso con i puntuali sondaggi ottimistici prepartita, o forse pensavo che a questo giro, anche considerato come si erano messe le cose ormai da tempo, fosse davvero un’impresa storica riuscire a perdere
o forse mi sono affidato troppo ad un buonsenso collettivo che in realtà non c’è mai stato, contavo su un inesistente senso di responsabilità di una nazione che nei miei auspici non avrebbe mai potuto continuare a votare l’uomo del baratro, né riempire le istituzioni di teneri sprovveduti, in un periodo così drammatico per il paese

e invece è andata proprio così, su tre che sono andati a votare, uno ama ancora quello lì, malgrado tutto o forse apposta, mentre un altro odia tutti indistintamente, compreso probabilmente se stesso
(ok, lo so, non è da me, dovrei sforzarmi in un’analisi più approfondita, visto che è passato del tempo e che gli spunti di riflessione sono tanti, ma davvero non ce la faccio, non ho ancora elaborato il lutto, sono un misto di rabbia e desolazione, vorrei prendere tutti per la collottola, scuoterli e urlare nelle loro facce assurdamente soddisfatte la mia frustrazione)
(a maggior ragione perché, a una settimana o quasi dallo spoglio elettorale, non sappiamo ancora a cosa stiamo andando incontro, non ne riconosciamo la forma, anche se purtroppo se ne indovinano facilmente l’odore e la consistenza)

eppure i segnali c’erano tutti
anzi, i non-segnali
intendo tutte quelle cose che un partito coerentemente progressista, con un minimo di consapevolezza, aderenza al paese e voglia di vincere, avrebbe potuto agevolmente fare, nei quindici anni precedenti a queste elezioni, e non ha fatto, aspettandosi comunque l’incoronazione come un diritto inviolabile
bastava portare a casa un paio di provvedimenti assolutamente legittimi, concreti, da occidente civilizzato, e ciao ciao grillo e berlusca, spostatevi ché qui si sta decidendo il prossimo governo, non rumoreggiate come al solito

eh, se ci fosse stato renzi… se ci fosse stato renzi?!? ma che argomento puerile e insulso! invece di chiederci cosa sarebbe successo se ci fosse stato renzi, chiedamoci cosa sarebbe successo se i governi prodi uno e due, d’alema e amato avessero fatto una legge sul conflitto di interessi, avessero combattuto con più veemenza la corruzione, avessero intrapreso prima un percorso di rinnovamento della loro millenaria classe dirigente (nanni moretti lo invocava già undici anni fa, e non era certo un precursore) e avessero affrontato con più coerenza la questione dei costi eccessivi della politica locale e nazionale
bastava tanto poco così e si sottraevano argomenti e voti a grillo, si curava almeno in parte la berlusconite di cui soffrono cittadini e istituzioni, ma soprattutto si perdeva meno tempo e si dava l’impressione di essere un partito reale, coerente, meritevole di fiducia e di voti, invece di sembrare sempre più un immobile golem autocompiaciuto e indifferente
renzi è un paravento dietro cui si rifugiano tutti coloro che non vogliono cambiare le cose dal punto di vista politico, ma solo da quello delle facce, viepiù aggiungendo pure utopie come la fantomatica promessa di un passo indietro da parte del berlusca di fronte alla candidatura del sindaco di firenze (e perché mai?) (e porco mondo perché continuare a fidarsi delle sue promesse? gli ultimi vent’anni non ci hanno insegnato nulla?) (be’, evidentemente no, se non altro a un elettore su tre)
poi sul fatto che bersani e l’intera classe dirigente del pd che lo ha appoggiato abbiano miseramente fallito, e che meriterebbero di scomparire, siamo tutti d’accordo, per carità, e se il prossimo segretario e candidato premier sarà renzi, pazienza, ci adegueremo, ben vengano facce nuove e rampante giovanilismo, a patto che non sia solo facciata: ma, ripeto, non è per quello che s’è perso
se il pd fosse stato un partito serio e concreto per almeno una settimana, durante la sua lunga e multiforme storia, a quest’ora grillo sarebbe stato appoggiato solo dai troll internettiani dal caps-lock senza sicura, gli oscuri complottisti delle scie chimiche e del signoraggio bancario, e non da tante brave persone che francamente non ne possono più di questa immobilità e di questo malaffare

sarebbe da farli provare, questi grillini, come suggerisce un paio di blogger fidati
dargli le chiavi, metterli sulle poltrone alte, quelle decisive, e vedere dove potrebbero portarci
ma siamo a livello di provocazione, figuriamoci, anche napolitano ha detto che non vuole esecutivi di minoranza (e come dargli torto?): se poi si dà la fiducia a un governo di minoranza sovversivo e anticostituzionale, alé, prepariamoci al medioevo

siccome, ad oggi, non ho ancora capito cosa succederà, bloccati come siamo in questa inerzia melmosa di cui non si vede l’orizzonte, posso solo aspettare
ieri vedevo un bersani mai così combattivo e grintoso che offriva sul piatto televisivo un elenco di punti, di idee fondamentali da realizzare velocemente in un governo di transizione, per ottenere l’appoggio del movimento 5 stelle, senza la cui fiducia rimane tutto in apnea
era bello, vedere quel pacioso emiliano improvvisarsi finalmente leader di sinistra, presentare finalmente un programma concreto e condivisibile, parlare finalmente con passione trascinante di lavoro, giustizia e riforma della politica, tutte cose che non ha fatto durante i mesi di avvicinamento alle elezioni

le strade a questo punto sono due, e grillo ha il volante: i punti che bersani ha presentato sono largamente condivisibili da buona parte del movimento e rintracciabili nel programma elettorale di casaleggio e co., sono evidentemente una mano tesa per evitare che vada tutto a scatafascio, rischio ben evidente anche a chi tifa contro
grillo può accettare questo invito, caricarsi sulle spalle un po’ della responsabilità che gli competerebbe visti i risultati elettorali e sostenere questo governo, di cui avrà pur sempre in mano la spina, che potrà staccare non appena avrà lo schiribizzo di farlo
d’altra parte grillo sa che l’alternativa è un pastrocchio di governo tecnico tale e quale a quello che è attualmente in carica “per sbrigare gli affari correnti”, un altro macabro governo monti senza monti, anche questo destinato all’amministrazione dell’ordinario senza alcuna possibilità di lunga durata, in attesa di prossime elezioni che con tutta probabilità porterebbero il movimento 5 stelle a una maggioranza molto più solida e inavvicinabile
in queste ore capiremo di che pasta sono fatti, grillo e il suo compare, se hanno davvero a cuore il futuro dell’italia e se sono pronti a sporcarsi le mani con la politica che decide, per il bene di tutti
oppure se puntano solo alla poltrona, a stravincere le prossime elezioni e ad occupare tutto l’occupabile, nel frattempo accompagnandoci verso il baratro

mi domando se gli elettori del movimento 5 stelle siano consapevoli di questo rischio, e se saranno davvero così appassionatamente disposti a rivotare, di qui a pochi mesi, un partito furbo e irresponsabile che si è tirato indietro, quando si trattava di fare qualcosa

io comunque appoggio la mozione rudi ghedini: la prossima volta per le elezioni si potrebbe fare come a sanremo, con metà del parlamento eletto dal popolo, l’altra metà da una giuria di qualità

so tell yourself it will be ok, remind yourself that you’re not just in it for the money

haremscusate ma cosa dovrei trovare di tanto eroico nel “passo indietro” di giannino, se si tratta solo di dimissioni da presidente del suo movimento uber-liberista, e se dunque rimane in ogni caso candidato premier come un pregiudicato qualsiasi?

spendo i miei due centesimi sulle prossime elezioni e sulle mie intenzioni di voto, visto che manca poco e non voglio correre il rischio di rimandare a quando sarà tardi (c’è un silenzio elettorale alle porte, che aspetto come si aspetta l’occhio del ciclone)

prendo spunto dal risultato del sempre ottimo test pre-elettorale di openpolis, che come ogni volta mi conferma sostanzialmente le mie sensazioni in vista delle urne, e mi ricollego al post di qualche giorno fa su monti e sulla sua figura ambigua, che si fa sempre più minacciosa per gli equilibri di un probabile governo di centro-sinistra
visto che l’ultima volta, per colpa mia ma anche altrui, ho praticamente buttato il mio voto, a questo giro non voglio che accada, non voglio che si disperda il mio diritto democratico, non voglio fornire assist a nessuno
a maggior ragione se il partito che volevo votare partecipa alla coalizione favorita in the first place

darò il mio voto a sel
e per la prima volta lo darò anche con una certa minima convinzione (di cui sono un po’ spaventato, lo prendo come un segnale inequivocabile del fatto che sto invecchiando), perché mi piace vendola, perché mi piacciono le idee e i progetti di sinistra, mi piace il buon governo di buon senso in puglia e mi piace che nel prossimo parlamento si possa dare evidenza a tante questioni sociali che finora sono state censurate e che in un governo puramente tecnico-amministrativo rimarrebbero nel cassetto
e poi per il seguente ragionamento: come ho già detto, sono convinto che la coalizione italia bene comune vincerà sì le elezioni, ma senza avere la maggioranza assoluta, e dunque si troverà appollaiata sulle spalle la scomoda alleanza con il centro catto-tecno-finanziario che tanto schifo mi fa
e allora è bene, anzi, è fondamentale che nel grande calderone di governo sia ben presente e si faccia sentire la sinistra, è necessario che bersani abbia ben chiaro che non si deve solo guardare alle probabili insopportabili richieste di un casini qualsiasi, ma che c’è una base sostanziosa di elettorato di sinistra che si aspetta qualcosa di sinistra dal futuro esecutivo
è un voto per e soprattutto contro, per spingere sulle istanze sociali e per contrastare il potere ricattatorio che può avere un alleato scomodo a urne chiuse e nel dibattito mediatico

(purtroppo, sto parlando sempre esclusivamente a livello di politiche sociali, perché di sicuro l’agenda monti-draghi-trichet di spietate ricettine economiche per risollevare i mercati e probabilmente raderci al suolo non sarà toccata, chiunque sia a guidare la bagnarola
e questo è l’amaro che non se ne va dalla mia testa, perché sono sicuro che un governo di centrosinistra potrebbe trovare e spingere per soluzioni meno devastanti dal punto di vista civile per arginare la deriva economica del paese
sto parlando di allentare i limiti crudeli di spesa concessi da bruxelles agli stati membri, per permettere maggiori investimenti in settori fondamentali della nostra spina dorsale economica, mortificati dalla morsa delle tasse e del rigore a tutti i costi
sono convinto che con la collaborazione di altre nazioni, come la francia di hollande, si potrebbe scardinare il monopolio tedesco della gestione della crisi, che sembra schiacciare i più deboli – vedi grecia – piuttosto che recuperarli
invece questo centrosinistra si è adeguato pedissequamente al pensiero unico di merkel e compagnia, vaglielo a spiegare te che ci può essere un’alternativa migliore, sicuramente meno farneticante di quelle proposte da grillo e la lega)

mi resta comunque l’impressione che sarà un voto che varrà poco, perché se è vero che il movimento 5 stelle sarà la seconda forza politica del paese, è assai probabile che non si riuscirà a trovare una maggioranza solida in un parlamento pieno per più della metà di burattini comandati più o meno a distanza (penso anche alle marionette in mano all’altro burattinaio, quello che in televisione ci va eccome)
dunque si tornerà a votare con le stesse dinamiche nel giro di pochi mesi, con le conseguenze a dir poco disastrose di un periodo così lungo di anarchia casinista per le nostre finanze

non mi piacciono affatto tutti quelli che dicono che queste saranno le elezioni più importanti degli ultimi anni, perché mi sembra una frase fatta che viene di volta in volta ripetuta come se niente fosse
e però mi sembra che abbiamo spalle sempre meno larghe per sopportare altri anni di disgustosa idiozia istituzionale