i’m not trying to make a difference, no way

pendio
effettivamente twitter, per chi non ci è mai entrato, è inebriante
twitter per un orsetto come me poi capirai
sarà che non sono affatto abituato ai social network, ma sono bastati due-tre mesi e sono sprofondato, ne ho proprio abusato, ammirando la sagacia e la rapidità di risposta dei battutisti tranchant sull’attualità, ma soprattutto apprezzando la contrapposizione di dialettiche – per quanto costrette al limite dei caratteri, o forse proprio per quello – e di punti di vista su tematiche politiche non annacquate dai riflettori televisivi e dai ghirigori retorici delle pessime scuole d’oratoria degli ultimi venti-trent’anni
(cerco di mantenere un certo livello per la mia bolla)

e poi la quantità di materiale fotografico e video direttamente dai luoghi in cui si fa la notizia, se non la storia
lo dico perché una delle cose che mi ha colpito di più, e che ho seguito e continuo a seguire, è la reazione di parte del popolo americano all’ennesimo sopruso della polizia fascista contro le minoranze afroamericane
parlo di george floyd, del suo brutale, spietato, insensato assassinio da parte di un gruppo fin troppo numeroso di poliziotti a minneapolis qualche settimana fa, e di come da allora sia divampato un incendio di proteste in tantissime città americane, nonostante il lockdown
incendio che non solo ha coinvolto mezzo paese, ma che in parte sta ancora bruciando, malgrado l’attenzione dei media tenda a seguire quella del pubblico e dunque a cambiare argomento “caldo” almeno tre volte al giorno
proprio questo mi colpisce: che sia una battaglia prolungata, che non si sia accartocciata alla prima carica di manganelli e lacrimogeni, che le proteste siano continuate e se possibile cresciute, organizzate, che una reazione che poteva sembrare estemporanea abbia portato anzi a raccogliere e convogliare le richieste di tante voci diverse, senza che si frammentasse tutto o che perdesse di intensità
un’utopia per la sinistra italiana, almeno dai tempi di genova, ma tant’è, gli americani possono insegnarci cose che mai avrei pensato

inevitabilmente, mi capita di imbattermi in parecchi tweet del presidente trump, che com’è noto è uno dei più costanti e irrefrenabili contributori della piattaforma, ma leggerlo mi fa spavento prima ancora che ribrezzo
un uomo che in linea teorica ha con sé la valigetta che contiene il megapulsantone rosso per la distruzione del mondo, non può essere così squilibrato e soprattutto apparire tale, semplicemente non può

non può vomitare di continuo frasi senza senso, senza coerenza, piene di odio e di falsità, piene di sfottò verso chiunque, piene di acredine e violenza, da uber-bullo delle medie
è l’esempio perfetto che racchiude tutti gli aspetti più negativi della disintermediazione tra potere e popolo, e pure all’ennesima potenza
un danno devastante per quella che si autoconsidera la più grande democrazia del pianeta, nemmeno con berlusconi si assisteva a dinamiche del genere, non so proprio come riusciranno a venirne fuori

altro leader di twitter, nonché di qualsiasi altro social network realizzato dall’uomo e che per misericordia divina non frequento, è il leader della lega matteo salvini, che non avrà la stessa frequenza a mitraglia nella pubblicazione del presidente americano, ma di certo riesce a calamitare l’attenzione più e meglio di chiunque altro
ecco, questa sottomissione alle sbruffonate e alle maramaldate della destra, questa sudditanza politico-culturale – che poi di politico-culturale non c’è nulla, a meno che non vogliamo chiamare così i baci ai prosciutti e i richiami al razzismo – alle sparate di salvini da parte della maggioranza dei commentatori di sinistra, è qualcosa che vorrei vedere sempre meno, perché non è possibile che per definirci dobbiamo per forza contrapporci alle bestialità della “bestia”
mi piacerebbe che si riuscisse a far emergere altri argomenti, a sostenere altre battaglie, più di appartenenza, come quelle che porta avanti aboubakar soumahoro, forse il miglior leader apparso recentemente sulla scena a caricarsi sulle spalle una sinistra sempre più evanescente
mi piacerebbe che trovassimo un linguaggio comune per dare voce alla nostra comune sensibilità, che non sia solo uno scandalizzarsi quotidiano ai punti sempre più bassi toccati dalla comunicazione di quello là, ma una traduzione delle tante tensioni che porti a obiettivi condivisi, perché quello che è successo negli usa, la reazione di cui parlavo sopra, sia replicabile anche qui
sia chiaro, non chiedo questo a twitter, che è solo una piattaforma
ma se chi la frequenta riesce a cambiare un minimo la prospettiva, saremo un po’ meno soli

helplessness blues

chitarrista

l’ascesa inaspettata di patrizia baffi“, titola la sempre meno digeribile repubblica.it per narrare le gesta della consigliera lombarda che ha ottenuto la presidenza della commissione di inchiesta sulla gestione dell’emergenza covid-19 nella regione
chissà perché inaspettata
forse perché è il primo caso di consigliera di minoranza che ottiene la nomina grazie ai soli voti della maggioranza, ma a quanto pare la signora non sembra farsene un problema
caso strano, certamente, allo stesso livello di coincidenza di quanto successo solo poche settimane fa proprio alla stessa consigliera, che dai banchi scomodi dell’opposizione ha esercitato il suo diritto di astensione in occasione del voto di sfiducia al presidente della regione, in questo modo salvandolo, dopo che la mozione era stata presentata dalla minoranza proprio sugli argomenti su cui la nuova presidente dovrà indagare
ma insomma, bisogna proprio essere maliziosi per pensare che ci sia un accordo sottobanco tra leghisti e italiavivaisti su questa nomina, per carità, lungi da me

e poco male se la regione lombardia è e sarà per sempre e per tutto il mondo civilizzato l’esempio più brillante su come non gestire un’emergenza sanitaria
un dolorosissimo miscuglio di ignoranza, incompetenza e decisioni scellerate, condite da un protagonismo inverecondo e a dir poco inopportuno
pochissimi tamponi rispetto al numero di malati ma anche al numero di abitanti, ritardi letali nelle forniture di dpi al personale sanitario e ai medici di famiglia, esitazioni maligne nella istituzione della zona rossa nel primo focolaio in europa, complicità con assolombarda nei trucchetti per aggirare il lockdown, presenza perenne nei media per tagliare nastri di opere inutili e giustificare politiche dementi e devastanti
il sovranismo lombardo (che è il vero sovranismo leghista, perché che i confini patri siano celebrati da chi per decenni ha avuto come primo obiettivo del suo partito – e come primo articolo del suo statuto – la secessione della padania mi sembra quanto meno improbabile, oltre che profondamente ipocrita) messo alla prova ha mostrato un abisso di incompetenza gestionale e arroganza fumosa, trasformando milano nella capitale mortale e la lombardia in un caso di vergogna internazionale per generazioni

e i due mattei, sapendo questo, mettono da parte il distanziamento e ben volentieri si congiungono sotto il tavolo per difendersi e insabbiare, mentre i due pupazzi primi responsabili di questo sfacelo restano tranquilli al loro posto, sapendo di poter contare su affetti stabili quelli sì inaspettati

all the trees of the field will clap their hands

villalago
io a questa storia della volontà di parte della maggioranza di regolarizzare i braccianti schiavi che a migliaia si spezzano la schiena per noi nei campi del nostro paese spietato voglio credere, perché sarebbe un atto di umanità importante per questo governo, sarebbe finalmente il primo scarto a sinistra dopo l’orrida esperienza salviniana, da cui in quasi un anno nessuno ha finora concretamente preso le distanze

capisco che la scelta è dettata più che altro dall’esigenza popolare, anche in un periodo come questo, di mantenere il nostro solito insostenibile stile di vita occidentale, con tutta la frutta fresca e tutta la verdura sempre e comunque e dovunque sulla nostra tavola a prezzi stracciati
capisco che si propongono permessi a tempo, massimo sei mesi, giusto il tempo della stagione estiva, per poi ricacciare il nero nell’oscurità, occhio non vede elettore non duole
capisco anche che per i più scafati la proposta della bellanova è solo un pretesto per scardinare la già fragilissima intesa che tiene in piedi questo esecutivo, con i cinquestelle cui è bastato un annetto di convivenza con la bestia per sdoganare tutto il loro razzismo, schiacciati come sono sulle posizioni ingiustificabili del precedente ministro dell’interno

non che i democrats siano da meno, eh, con il loro dna da subalterni alle istanze più destrorse, visto che per decenni hanno ben pensato di evitare qualsiasi politica di sinistra “perché così si fa il gioco di x” (berlusconi/bossi/fini/salvini/meloni/pacciani/goebbels/moggi.. decidete voi), salvo poi fare esattamente la politica di x, copia annacquata dell’originale, puntualmente spianandogli in questo modo la strada alle elezioni

e capisco che dietro la minaccia di dimissioni della sua ministra marcia tantissimo l’altro matteo, quello che parla coi morti, perché una crisi di governo in questo momento storico sarebbe proprio la ciliegina sulla sua torta di perfetto, puntuale, birichino rottamatore (della politica, delle istituzioni, dell’italia intera)

ma voglio essere ottimista una buona volta, e pensare che una proposta del genere, per quanto spuntata e smussata e ipocrita e assolutamente perfettibile, è comunque una proposta del tutto sovversiva per l’italia del 2020, e spero con tutto il cuore che possa essere portata a casa, per ridare speranza e dignità alle lotte dei più deboli contro gli italianissimi caporali/capitali mafiosi, e affinché sia un punto di partenza per altre battaglie

if the news makes you sad, don’t watch it

foto: precipitato sulle case, almeno 11 vittime, C’È ANCHE UN BIMBO! – clicca qui
video: “OH MIO DIO NO!” il momento del crollo – clicca qui
audio: le grida di dolore delle vittime del ponte, poco prima di rimanere schiacciati da un pilone – clicca qui
galleria: i corpi ancora sotto le macerie, scopri se sono ancora vivi – clicca qui
esclusivo: intervista ai genitori dei bimbi rimasti schiacciati, scopri come hanno reagito alla notizia (che gli abbiamo dato noi) – clicca qui
fai il test: sfoglia le homepage delle edizioni online dei principali quotidiani internazionali e confrontale con quelle di repubblica e corriere, scopri le differenze e spiegati come mai siamo ridotti così – clicca qui

sono bastate due giornate di sosta forzata ai box, in compagnia di un tv sempre acceso su canali di informazione continua, per reimmergermi nel mondo della politica percepita, cioè la politica delle dichiarazioni e dei virgolettati televisivi, tutta chiacchiere e distintivo, la politica vecchia scuola che arriva a chi non usa i social, e vi assicuro che non mi mancava

l’occasione, quanto mai atroce, è la tragedia del crollo del ponte a genova, di cui non voglio parlare perché non ho parole adeguate
solamente, nell’arco di quelle due giornate mi sono trovato di fronte a momenti particolarmente spiazzanti, così mi è venuto spontaneo buttare giù qualche modesta osservazione sul patetico contorno di gente varia interessata all’evento
un elenco veloce, ma attenti alla nausea

il ministro dell’interno salvini, come prima dichiarazione dopo il crollo, dice sostanzialmente che la colpa della tragedia è dell’unione europea che ci impedisce di fare i controlli, quest’europa cinica e maledetta che ci impone come prima e unica volontà di tenere i conti in ordine anche rispetto alla sicurezza degli italiani
che è una boiata pazzesca, ovviamente, perché i controlli e la manutenzione sono compito della società concessionaria, un compito ampiamente ripagato dai frutti dei pedaggi che tale società intasca, o al limite del ministero delle infrastrutture che sovrintende, non certo del ministero dell’economia e men che meno di quello dell’interno, ma ogni occasione, anche la più tragica, è buona per gridare al complotto giudoplutomassonico e per spostare l’attenzione su improbabili nemici esterni, magari vaghi e impersonali, à la 1984, per evitare di prendere decisioni impopolari
e così alla metà degli italiani che ancora si nutre di televisione resterà impressa la relazione ponte crollato-parametri di maastricht, e oh, ci fosse stato un giornalista televisivo che abbia confutato questa tesi, guai!

salvini poi strepita “voglio i nomi”, perché è lui che farà giustizia, lui solo, e se non ci riuscirà già immagino i titoli à la renzi “l’ira di salvini”
ma se al posto di salvini, leader di un partito incostituzionale, scrivessimo ogni volta il ministero dell’interno, che effetto farebbe? fate la prova, fidatevi

spazio poi al ministro delle infrastrutture toninelli, che nel recarsi sui luoghi della tragedia a portare la solidarietà istituzionale del suo ministero e del governo, decide di presentarsi vestito in jeans, sneakers, camicia blu scuro ampiamente sbottonata, giacca nera palesemente impostagli da qualcuno che gli vuole bene – io capisco che stavi in ferie e magari partivi col bagaglio a mano perché il tuo movimento ti toglie tre quarti del tuo stipendio, ma sei comunque un ministro, cribbio!

accanto a lui c’è il ministro di maio, carico di veleno da campagna elettorale perenne, che se la prende coi benetton e – classico intramontabile – con i governi precedenti, assicura che pagheranno caro e pagheranno tutti, e il titolo della capogruppo di autostrade crolla in borsa
alla faccia della solennità istituzionale e dell’ossequio al momento tragico, qui si spara a zero su tutto senza curarsi delle conseguenze, populismo da fine saldi estivi

infine, tardo pomeriggio, il presidente del consiglio conte dice che, aperte virgolette, non possiamo aspettare i tempi della giustizia, chiuse virgolette: ora, so bene che conte faceva riferimento esclusivamente alla revoca di una concessione pubblica (sulle cui conseguenze per i conti pubblici peraltro ci sarebbe da fare qualche approfondimento), ma in ogni caso un capo dell’esecutivo che dice che non rispetta la magistratura mi fa sempre un po’ paura

e questo è quello che ho visto e sentito in poche ore di tv, nella totale assenza di contraddittorio in diretta o di approfondimenti e chiarimenti in seguito

cologno ha vinto e noi non ne usciremo mai

fear, she’s the mother of violence

pescatore

sono sempre più convinto che quest’estate passerà alla storia non solo per il caldo, che non accenna a diminuire, ma anche perché sul mono-tema dei migranti, unico e onnipresente nell’altrimenti spento dibattito politico, la maggioranza degli italiani ha finalmente scavallato l’ultimo ostacolo di dignità e ha raggiunto una posizione di fascismo conclamato e compiaciuto
sì, perché non abbiamo lavoro, viviamo nell’incertezza e nelle difficoltà, nell’ignoranza e nella paura, e però per noi la colpa è di quei ventimila o poco più che ogni anno vengono qui a disturbarci, a insidiarci, a invaderci, noi che siamo sessanta milioni

e in questa funambolica impresa dell’opinione pubblica, grande merito ha avuto la spinta di mass media a caccia di clic di polemica facili e la sempiterna rincorsa dei partiti della nazione alla pancia del paese
(che poi secondo me la vera pancia del paese sono loro, i partiti intendo)

aiutiamoli a casa loro“, tuona renzi, proponendo una cover in salsa pop(ulista) di un evergreen del leghismo più hardcore
“non abbiamo il dovere morale di aiutare nessuno”: certo, come no, come se, tra colonialismi di varia natura e di varie stagioni, non avessimo alcuna responsabilità sulle condizioni di disperazione in cui si trovano continenti interi
ma pure fosse, come si fa a star fermi e non sentirsi schifosi? come si fa a restare impermeabili alla sofferenza altrui? e di più, come si fa a voler convincere gli altri di avere ragione e a volerli contagiare con la propria indifferenza? e più di tutti, come si fa a farlo da leader del principale partito di centrosinistra?

la rincorsa esasperata alle istanze della destra è quasi completa, ormai c’è sovrapponibilità quasi totale tra le frasi, i commenti, le proposte e le azioni dei tre blocchi sedicenti contrapposti
altro che ponte sullo stretto, qua siamo anni luce oltre in termini di visione del mondo e scala di valori
innanzitutto il concetto secondo cui l’emergenza sia solo nostra, non loro: la crisi dei migranti esiste nel momento in cui la subiamo noi, il punto di vista è il nostro ed è il punto di vista di chi si deve difendere, di chi è solo contro tutti i brutti e cattivi che vogliono portarci via le nostre poche cose
perché riflettere sui motivi di questa crisi? perché fare i conti con le nostre responsabilità secolari e recentissime? meglio lasciare lì il nostro bel reato di clandestinità, anzi, magari proporre un codice di umanità, così nessuno li aiuta più
gli imponiamo di restare nel loro inferno e noi siamo più sereni a prepararci per il nostro
occhio non vede, nero non sbarca, cuore non duole

trovo agghiacciante che si sia arrivati alla definizione di migrante economico, per distinguerlo dal migrante perseguitato, come se la sopravvivenza dei primi non fosse poi così meritata
è in locuzioni ricercate come questa che si nasconde il nuovo razzismo che impregna la classe dirigente nazionale ma anche europea, ed è un razzismo diverso, più sottile, più sofisticato, più presentabile, che ti fa sentire diverso dallo sguaiato razzismo bieco e ad alzo zero dei vari salvini e compagnia
ma è razzismo punto e basta, e fa spavento che tra i primi ad usarle sia stato quel macron alla cui vittoria elettorale abbiamo guardato con un certo sollievo

se macron, il campione dell’europeismo più spinto, l’uomo immagine dell’establishment più moderno e cool, è in grado di chiudere la porta in faccia a chi ha più bisogno, se in tutta tranquillità si mette a respingere senza pietà chi arriva da continenti da noi colonizzati e sfruttati per secoli in cerca di una vita dignitosa (tipo neymar, insomma…), se per stanare dei poveracci al confine con ventimiglia arriva ad organizzare spaventose cacce all’uomo con i cani, cosa avrebbe fatto la le pen?
per non parlare del governo austriaco, che minaccia chiusure e ritorsioni, e a capo del quale c’è quell’alexander van der bellen cui avevamo sì applaudito quando aveva battuto il suo avversario ultranazionalista hofer
questa è l’europa di cui facciamo parte, e a cui siamo perfettamente allineati

io è questo capovolgimento dei valori comuni che non sopporto più, questa lotta di classe tra poveri, questa costante difesa dell’orticello da chi sta messo peggio
orticello che di giorno in giorno è sempre più arido e incoltivabile, ma noi ci si fa forza delle disgrazie altrui, e anche se zappiamo la sabbia ridiamo di chi non ha nemmeno quella
continuiamo a perdere potere, controllo delle nostre vite, siamo vittime inermi di scelte lontane, la politica è altrettanto impotente, paghiamo con i nostri diritti e il nostro benessere le crisi economiche imposte da organismi sovranazionali e ingestibili, smarriamo punti di riferimento e non facciamo altro che chiuderci dentro, e a chiudere fuori tutti gli altri, e mentre difendiamo la nostra miseria non ci accorgiamo di quello che stiamo perdendo, e di come chi ci domina sia sempre più ricco e distante
siamo come il proverbiale giapponese a cui non hanno spiegato che la guerra è finita da un pezzo, siamo in guerra con i nostri vicini, rosichiamo e ci rosicchiamo a vicenda, ci nutriamo di violenza, verbale e non, mentre la nostra felicità evapora e non sappiamo dove sia andata a finire