into the void

delfinisono diventati ormai tre-quattro gli appuntamenti elettorali che il partito democratico fallisce in maniera via via più clamorosa, eppure dal boss non arrivano segnali di riflessione costruttiva, né tanto meno di autocritica

niente di sorprendente, per carità, malgrado la sconfitta palese, che io sappia renzi non è mai stato in grado di riconoscere il fallimento delle proprie azioni e l’incompatibilità del suo modus operandi con la democrazia di un partito di centrosinistra e con la vita politica di un paese occidentale in generale, nemmeno dopo batoste più pesanti
a dirla tutta, in quel caso – parlo del referendum costituzionale – renzi ha effettivamente lasciato la politica, ma nel senso più nobile di arte del governo e cura delle persone, preferendo i calcoli e i tatticismi del potere fine a se stesso

d’altra parte, non c’è da sorprendersi nemmeno dell’esito di queste amministrative, che da una parte ha confermato il preoccupante trend di astensionismo galoppante che dovrebbe far vergognare noi come italiani, e in primis chi ci rappresenta, dall’altra ha visto il rifiuto manifesto verso i due partiti più nazional-populisti, pd e m5s, e verso il loro rincorrere le istanze più destrorse per accalappiare i voti di una destra che consideravano ormai in coma
ragionamento quanto mai sbagliato, la destra sarà in coma ma i suoi elettori tengono duro, e giustamente potendo scegliere preferiscono votare l’originale, piuttosto che l’impostore

la cosa divertente è che soltanto adesso, dopo lustri interi di servilismo arrembante, anche in ambienti vicini al giglio ci si permette di alzare il capo e dire che forse (forse!) le scelte politiche del padrone non sono state le più azzeccate, diciamo, e se proprio vogliamo dirla tutta, anche la famosa narrazione non è stata la più efficace
sembra di tornare al post-referendum, in cui anche organi allineatissimi fino al giorno prima come repubblica osavano mettere in dubbio le strategie insensate del governo e della segreteria pd

chissà che fine faranno queste perenni larghe intese, ora che la destra ha rialzato la testa, ora che i cinque stelle si trovano a fare i conti con la prima seria battuta d’arresto, ora che gli equilibri sono più instabili che mai
gli schemi nazareni sono affondati tra primo e secondo turno, con il carro di renzi alla ricerca di un’improvvida alleanza con il marasma a sinistra, che è stata cassata un minuto dopo la chiusura delle urne
zero progettualità, che è un po’ la cifra di questi anni renziani: come zero strategie ma anche come zero progetti, solo pancia e hashtag, propaganda e autoaffermazione
solo presente

non ho idea di dove andremo a finire, io – che non voto né voterò mai più il pd, ci tengo a ribadirlo – resto coi miei dubbi perché non vedo all’orizzonte una forza di sinistra credibile e coesa, solo tentativi che si sta facendo di tutto per rendere velleitari
certo, sarebbe bello poter votare

the truth is in the dirt on the ground

esagoni

ricomincio da roma, che è argomento che conosco meglio e che mi ferisce di più
l’altro giorno la sindaca raggi, immagino in piena autonomia di pensiero, ha scritto al prefetto per intimargli di limitare gli arrivi dei migranti nella capitale, secondo lei troppi e incontrollati

e così facendo, immagino in maniera del tutto inaspettata, ha dettato l’agenda politica del suo intero movimento, con grillo da una parte che spara una serie di fuori!-fuori! (ma da cosa?) verso gli anelli più deboli e indifesi del nostro sistema, e di maio che se la prende con il viminale, il governo, l’unione europea e non so chi altri perché non vogliono capire che il vero problema di roma sono i migranti
per non parlare del traffico di palermo!

trovo tutto ciò piuttosto abominevole, violento e raccapricciante, insomma fascista, nei toni e nei temi
e ritengo che sia una presa di posizione completamente eterodiretta, figlia di chissà quale società di analisi politica dozzinale che avrà esaminato i commenti dei loro post su facebook e avrà proposto loro le questioni a più alto tasso di flame, quelle con il maggior potere calorifico e con le migliori probabilità di seminare odio
una strombazzata xenofoba e fascista per prendersi il centro della scena con un argomento di facile presa sulle masse più in crisi e distogliere l’attenzione dai casini che i cinque stelle stanno effettivamente combinando in giro per l’italia a livello locale, motivo per cui a queste amministrative sono stati scansati da buona parte della loro base

i cinque stelle non hanno mai prodotto proposte politiche concrete, strutturali, rivoluzionarie come invece amano vantarsi, sono sempre stati piuttosto abili ad opporsi, a dire no o a mandare a quel paese i politici che si sono avvicendati sulle varie poltrone, ma all’atto del governare hanno mostrato una incapacità piuttosto netta, figlia vuoi di inadeguatezza, vuoi di profonde contraddizioni di base
il potere è una bestia che rischia di schiacciarti, se non sai addomesticarla: i grillini sono populisti, per loro il potere è un intralcio alla loro narrazione, vi ricordate la taverna che gridava al “complotto per farci vincere a roma“?

e ora che a roma hanno vinto e amministrano da più di un anno, un tempo direi sufficiente per mettere gli elettori di fronte alla totale inconcludenza della giunta e dei municipi, cosa c’è di meglio di una bella sparata fascista per alzare un po’ di fumo e raggranellare qualche voto ancora più a destra di quanto già sia posizionata la loro base?
e pensare che qualche anno fa grillo voleva correre alle primarie del pd

la verità è che la giunta raggi sta conquistando le vette più alte di malgoverno, spostando ogni giorno più in là l’asticella nella definizione di malafede, inefficienza, clientelismo e inettitudine
alemanno potrebbe tranquillamente chiedere le royalties, ma penso che la raggi e il suo gruppo abbiano fatto anche peggio, nel bloccare, mortificare, spazzare via qualsiasi ipotesi di sviluppo della città
dall’atac allo stadio della roma, dalle bancarelle alle torri dell’eur, dalla nuvola di fuksas alla raccolta dei rifiuti, non c’è una questione cittadina in cui la sindaca non abbia frenato, soffocato e compromesso le speranze di crescita e di futuro della capitale, che si fa ogni giorno più squallida e maleodorante

se all’epoca, con tutte le precauzioni del caso, potevo aver accolto l’esplosione dei cinque stelle come qualcosa di positivo nell’asfittico panorama politico nazionale, ora so che sono il male, perché con la loro evoluzione fascista il discorso si è ridotto ad una stitica contrapposizione tra due blocchi totalitari, due partiti della nazione, uno di sistema e l’altro pure, che si alimentano a vicenda annullando qualsiasi tipo di voce diversa

i live in a town where you can’t smell a thing

ponte

renzi ieri a una radio privata ha detto ai colleghi di partito di attendere le prime mosse della raggi da amministratrice, prima di criticarla; anzi, secondo lui la sindaca ha fatto bene ad andare di persona nelle periferie della capitale, anche se egli avrebbe evitato, perché non ama le comparsate show

ecco, il capoverso qui sopra credo contenga tante di quelle bestialità che probabilmente questo piccolo blog vi collasserà sotto
(e volutamente non ho usato le frasi fatte tipiche di quella cloaca che è il giornalismo embedded italiano, allineatissimo al giovanilismo sbruffone imperante, perle del tipo “stoccata alla raggi”, “intervista fiume”, “renzi ai suoi”, “facciamola lavorare”)
(e non ho nemmeno detto che la radio in questione è rtl, per dire…)
però l’attenzione spasmodica che il potere riserva ai nuovi arrivati è interessante e sintomatica, perché i risultati delle amministrative hanno stravolto di parecchio i piani del nostro presidente del consiglio – che pare stia faticosamente cercando il modo meno fesso di far dimenticare gli ultimi mesi da spaccone senza passare per un quaquaraquà -, la non-più-resa dei conti di ottobre si avvicina e ovviamente qualunque aiutino possa arrivare dal campidoglio sarebbe una miniera d’oro

ma virginia raggi ha i piedi di piombo, chissà se per sua volontà o perché non sa/può fare altro, e nelle prime settimane dopo il voto non ha praticamente fatto nulla
forse per lei è meglio così, visto che questa città ha un substrato melmoso in cui col passare del tempo ci si muove con sempre maggiore difficoltà, ed ogni passo falso potrebbe essere fatale, soprattutto per chi non è abituato a sporcarsi
la sindaca ha gli occhi di mezzo mondo addosso, e la metà di questi occhi spera ardentemente in un passo falso, io dal canto mio ho nel cuore solo la mia città, dunque le mie speranze vanno nella direzione opposta, perché da questa amministrazione possa nascere qualcosa di buono e di costruttivo

che poi l’ho pure votata, la raggi
e sì, lo so, non l’avreste mai detto, e invece
ma dietro c’è stata tutta una passione di cristo su se e come spendere il mio diritto di voto
se volete la condivido con voi
va be’ dai, lo faccio

as usual, mi sono avvicinato all’appuntamento elettorale di giugno con animo tormentato e sentimenti molto forti e molto contrastanti
forti perché ormai la politica locale mi appassiona molto di più di quella nazionale, da una parte perché ne vedo cause ed effetti nel mio quotidiano, dall’altra perché riproduce in piccolo e in peggio tutto ciò che già mi fa schifo ai livelli superiori
contrastanti perché avrei voluto che perdessero tutti, e poi sparissero, i candidati sindaco con le loro consorterie, perché nessuno di loro si avvicinava minimamente all’idea di rivoluzione concreta che auspicavo dopo la mai abbastanza rimpianta esperienza marino

questo tormento mi aveva portato, nei mesi prima del voto, a cambiare idea qualche milione di volte
all’inizio, più o meno quando ho scritto questo post non avevo alcuna intenzione di andare al seggio, schifato da tutto e tutti
poi mi sono detto che avrei partecipato solo al ballottaggio, ufficialmente per sostenere il meno peggio, ma principalmente per affossare il pd
alla fine sono andato a votare anche al primo turno, e un po’ a malincuore ho messo la crocetta sull’unico partito di sinistra presente nella scheda, quello guidato dal buon fassina, che però era francamente insostenibile nella sua spocchia e nel suo curriculum

forse una parte di me pensava che non avrei avuto diritto a votare al ballottaggio, se non avessi preso parte anche al primo turno
forse un’altra parte pensava che fassina non ci somiglia per niente, a marino, ma d’altra parte lui cosa avrebbe votato?
o forse, più semplicemente, penso quello che ho sempre pensato, che anche se non porta da nessuna parte, un contributo alle poche iniziative di sinistra va dato, specialmente qui, specialmente ora
e poi fassina era partito dal mio quartiere, non potevo non premiarlo, foss’anche solo per questo

poi la sinistra al primo turno prende nemmeno il 5% – la famosa percentuale in cui ricadrò sempre, minoranza forever – e arriva il momento della scelta tra i due contendenti, raggi e giachetti
scelta che non mi ha messo in imbarazzo nemmeno un secondo, e con convinzione, caparbietà e un certo cipiglio sprezzante dell’incoerenza ho posto la mia croce sulla giovane pentastellata, consumando la mia vendetta personale nel segreto dell’urna
bruci la città delle firme dai notai! muoia la di biase con tutti i suoi mariti!

aborro questo pd, che sacrifica uno dei suoi uomini migliori all’altare del gattopardo, che pretende che si vada a votare pd a milano per non favorire le destre, e invece a napoli dà mani libere come se la destra a napoli facesse meno paura
lo aborro ancora di più perché mi ha costretto a votare chi giammai avrei votato, soprattutto in un momento storico come questo
e ciononostante non sono ancora pentito della scelta che ho fatto, nonostante i vari campanelli d’allarme, perché so che l’alternativa sarebbe stata devastante
nel mio piccolo resto incollato alle vicende locali per non perdermi niente delle evoluzioni future, che spero saranno confortanti, perché la baseline è piatta
speriamo bene, e daje

trovami un modo semplice per uscirne

gazebo

come godo che queste primarie del centrosinistra a roma siano andate male
mi dispiace ammetterlo, non è cosa di cui vantarsi, ma non posso farne a meno: nutro del sincero rancore nei confronti del pd locale e dell’ambiente mafioso capitolino che gli orbita intorno, per quello che hanno fatto alla mia città negli ultimi anni

e godo di fronte al fallimento di questa messinscena, perché vuol dire che qualcuno all’interno di quel partito si è finalmente vergognato, oppure che qualche cittadino finalmente si è sentito preso in giro, per le scelte ingiustificabili che hanno caratterizzato la non-politica dem qui a roma, non solo in merito all’affaire marino, ma anche a come si è arrivati a questo abisso di dolore
parlo dei decenni rutellian-cementian-veltroniani, dello sporco emerso dalle inchieste coraggiose portate avanti dalla magistratura, della connivenza mafiosa con i colleghi destrorsi per spartirsi l’abbondante torta pubblica di una città dal bilancio di un piccolo stato
parlo dei cinque anni di sostanziale non-opposizione ad alemanno, un atteggiamento di pacifica cordialità che in confronto al discredito e al veleno mostrato verso la giunta marino sembrava di assistere ad un raduno di boyscout
e poi sì, parlo soprattutto del siluramento al sindaco uscente e alla sua giunta di brave persone, un sindaco che era stato selezionato proprio grazie a primarie del tutto analoghe non più di tre anni fa per governare la città per cinque anni, e poi prepotentemente messo da parte dall’alto del partito con un’operazione ignobile (non potrò mai dimenticare gli eletti del pd che non si presentano in consiglio ma preferiscono defenestrare marino vigliaccamente dal notaio), poco meno di sei mesi fa

e di fronte a tutto ciò, vengono a proporci nuove primarie
ora, io sono già abbastanza indignato per come sono andate le cose, ma lo sarei molto di più se avessi partecipato alle primarie del 2013, visto che la considerazione che il pd ha mostrato verso il risultato di quelle votazioni
(a proposito, i due euro che si sono presi ai tempi, che per centomila votanti fa grossomodo duecentomila euro, che fine hanno fatto? li ridanno indietro a tutti coloro che sono stati presi in giro?)
con quale faccia possono venire a chiedere a noi elettori d’area (mi ritengo ancora di sinistra, nonostante tutto) di partecipare a questa farsa?
sì, farsa, perché come si può chiamarla in maniera diversa, visti i candidati proposti (o imposti?)
era chiaro che doveva vincere giachetti, per cui tra l’altro ho sempre avuto stima per la sua carriera politica, e anzi mi domando ancora perché si sia lasciato invischiare in questo porcile
ma anche giachetti di fronte a questo appuntamento ha mostrato una verve pari a un tonno in pescheria, così come il suo sfidante più accreditato morassut
due brave persone, per carità, ma in confronto a loro bertolaso è mick jagger

e non parliamo nemmeno degli altri candidati, che anonimi è dire poco
l’unico su cui vorrei spendere due righe è il mitico gianfranco mascia, ex girotondino fuori controllo, che si presentava agli appuntamenti mediatici e ai dibattiti pubblici con un pelouche a forma di orso
qualche settimana fa ho avuto il piacere di ascoltare una trasmissione radiofonica in cui l’intervistatrice lo invitava a portare l’orsetto al confronto televisivo con gli altri candidati dalla annunziata, lui gentilmente declinava, per poi cambiare idea a fronte delle centinaia di ascoltatori simpaticoni che a colpi di sms invocavano “mascia e orso in tv!”

amenità a parte, la questione rimane grave
il pd romano ha ben presenti i propri limiti e le proprie aberranti deformazioni, ma ha comunque dimostrato di rifiutare qualsiasi tipo di cambiamento e di modernizzazione
i candidati presidenti ai municipi sono gli stessi degli anni scorsi, e nulla vieta di pensare che la squadra per il campidoglio conterrà volentieri qualcuno dei rifugiati dal notaio
e alle elezioni proporrà una faccia presentabile circondata dagli stessi vecchi interessi, dalle stesse vecchie clientele, dagli stessi manipolatori e affaristi che hanno impregnato il partito in questa città

non avrà il mio voto, questo è poco ma sicuro
mi rimane solo da sperare in un nuovo fallimento alle amministrative, per poi pregare per una rivoluzione improbabile

signori imbellettati, io più non vi sopporto

prendo in prestito questo video commovente da un blogger di cui sento la mancanza, per lasciare i miei due centesimi sulla vicenda giudiziaria di erri de luca, personaggio controverso e scrittore anomalo, che ho imparato ad amare solo di recente
confesso, sono uno spocchioso, un radical chic con la puzza sotto il naso, o più semplicemente un babbeo: dopo averlo snobbato per anni, non conoscendolo affatto ma pregiudicandolo sull’unica, risibile base della sua eccessiva produzione e dei troppi richiami alla religione nei suoi titoli (che pirla che sono), sono ormai al suo quarto libro in poco più di un anno, e pagina dopo pagina mi sono lasciato affascinare dal suo stile etereo e dal suo vocabolario sublime, probabilmente le caratteristiche stilistiche che lo rendono indigesto ai più

nulla da eccepire sull’esito della vicenda, ci mancherebbe: l’accusa era semplicemente ridicola, non credo che esista realmente qualcuno che si sia sentito istigato dalle parole dello scrittore e che abbia effettivamente preso cesoie e picconi (per fare che, poi?) dopo aver letto la sua intervista
ritengo assurdo anche solo il fatto che si sia arrivati ad un processo, che si sia incriminata una persona – ancor prima che uno scrittore – per le sue dichiarazioni
il discorso di de luca prima della sentenza in questo senso è lucidissimo e pienamente condivisibile
due cose però mi sono rimaste impresse

la prima è il silenzio degli intellettuali italiani di fronte a questa storia
no, aspettate, mi sono espresso male, qualcuno si è mosso, ci sono state alcune personalità che hanno dichiarato la loro solidarietà allo scrittore napoletano
quello che mi ha colpito veramente è l’assenza di queste dichiarazioni sui principali quotidiani italiani
sto parlando del fatto che se questa vicenda fosse successa negli anni sessanta o settanta, avremmo certamente assistito agli interventi di un pasolini – del cui ricordo un po’ a sproposito in questi giorni sono inondate le pagine di parecchi social network -, di una fallaci, di un moravia, di altre figure gigantesche che riempivano giornali e riviste di pensieri e idee probabilmente controversi, ma di cui adesso si sente più bisogno che mai
invece niente, in italia manca proprio la categoria, e i pochi che ci sono non trovano spazio sui grandi palchi della stampa nazionale
(anzi, alcuni finiscono pure alla sbarra)

l’altra è che il processo a erri de luca poteva essere l’occasione per riportare finalmente sotto i riflettori dell’opinione pubblica il tema della linea tav torino-lione, che da questione di interesse nazionale sembra da qualche tempo essere stata derubricata a mera cronaca locale
poteva aprirsi un nuovo dibattito, in cui far intervenire de luca e gli intellettuali, ma soprattutto tecnici, professori, figure di rilievo e di competenza che rianalizzassero l’opera e la sua necessità
e invece l’attenzione è andata alla lotta per la libertà di espressione, alla tutela degli scrittori in quanto tali, con quei cartelli “je suis errì” un po’ patetici che accompagnavano l’autore in aula
è un peccato, un’occasione persa

personalmente, all’inizio ho mantenuto una certa cautela nel farmi un’opinione sulla grande opera: non sapevo se fosse più importante l’interesse nazionale o la salvaguardia delle comunità locali, e in questo mio tentennamento di certo non venivo aiutato dalla propaganda nauseante proveniente dai principali organi di informazione
poi un giorno, qualche tempo fa, mi ci sono messo, sono andato alla ricerca di fonti credibili e disinteressate, ho dovuto scremare e discernere, leggere racconti e reportage, e alla fine sono arrivato alla stessa conclusione di erri de luca: la tav va evitata e ostacolata, perché opera dannosa e insostenibile sotto parecchi punti di vista, non ultimo quello economico
peccato che in italia non se ne possa (o quasi) parlare

fun fact #1: alla stessa conclusione è arrivato anche il senatore stefano esposito, piemontese, pd, fino ad un annetto fa principale sostenitore dell’opera, che volentieri assumeva toni da hooligan per ribadire la necessità storica di investire fantastiliardi per costruire una linea che al di là delle alpi giudicano come minimo rinviabile

fun fact #2: il senatore stefano esposito, piemontese, pd, è lo stesso che, grazie evidentemente alla sua esperienza in ambito trasporti maturata con l’appassionante vicenda tav, è stato imposto da renzi come assessore ai trasporti negli ultimi mesi di giunta marino qui a roma, per boicottare le promesse elettorali dell’ormai ex sindaco e dimettersi per primo non appena intorno al campidoglio si paventava la possibilità che ormai “non ci sono le condizioni”

rome, rome, many tears have fallen here

biondomi fa impressione, questo unanime dare addosso a ignazio marino da parte di tutti i poteri politici e mediatici locali e nazionali, questo attivo e trasversale fomentare odio e insofferenza nella cittadinanza indicando nel sindaco l’unico responsabile di un degrado e di un declino più manifesti che mai
mi fa impressione, perché sono evidenti gli squallidi interessi di parte che muovono il novanta percento dei personaggi dietro questa campagna di delegittimazione

non ho votato marino alle primarie, perché figuriamoci se andavo a dare il mio contributo al partito democratico di roma, che da sempre, ben da prima delle inchieste di mafia capitale, ai miei occhi rappresentava il malaffare e la corruzione e la connivenza con le altre forze politiche locali, in una spartizione viscida di potere e poltrone che sostanzialmente frena qualsiasi tipo di sviluppo e crescita della mia città
e però sono stato contento che avesse vinto, perché la sua era stata una candidatura spiazzante, svincolata dal duopolio renzi-bersani (gentiloni-sassoli, all’epoca) che fingeva di animare la politica italiana, e incarnava un’idea di innovazione e di alterità rispetto ai soliti schemi che non poteva non avere il mio benvenuto
l’ho votato alle amministrative, credo di ricordare, perché contro alemanno avrei votato anche sauron, a maggior ragione un uomo per bene e svincolato da logiche di partito come lui, con un programma di rinnovamento che poteva portare la capitale non dico nel terzo millennio, ma almeno fuori dal terzo mondo

gran parte di quel programma non è stato realizzato, anzi, nemmeno cominciato
la ciclabilità di roma, sua grande calamita elettorale, è rimasta un’idea, che non ha avuto alcun avvio concreto
l’atac, nonostante gli sforzi, è rimasto quel carrozzone di amici e parenti che è diventato grazie alle allegre gestioni medievali di alemanno e co., e non si è fatto nessuno sforzo per modificare l’andazzo
anche la mobilità urbana, la raccolta porta a porta dell’immondizia, la pedonalizzazione dei fori, la lotta all’abusivismo e all’illegalità di bancarellari e camion bar che inquinano il centro, tutte cose bellissime promesse, magari avviate, ma poi non concretizzate, non risolte
però

però marino è stato anche il sindaco che ha cambiato i vertici della polizia municipale e che si è speso per limitare la corruzione e il lassismo che anima quel corpo; è andato a far la guerra agli autisti e ai macchinisti atac, imponendo il rispetto del servizio pubblico e scatenando scioperi e rivolte di una delle corporazioni più reazionarie e ingiustificabili d’italia; ha chiuso malagrotta, la discarica peggiore d’europa, e con lei le consorterie e le alleanze che se ne arricchivano alle nostre spalle; ha osato proporre le unioni civili in campidoglio, non proprio una mossa leggera per il sindaco della città che ospita la chiesa cattolica

marino è stato il primo sindaco di reale discontinuità sia con le dinamiche politiche nazionali, sia con le clientele e gli accordi locali per la spartizione della torta capitale, e per questo è stato oggetto di diffamazione e di pressioni più o meno lecite fin dagli inizi
da parte di tutti, eh, perché finché di onestà e rinnovamento si parla solamente, siamo tutti d’accordo, ma quando finalmente se ne vede la realizzazione, be’, fa paura
penso a quando, all’indomani dei primi scandali sollevati dalle inchieste di mafia capitale, che hanno coinvolto nello stesso calderone esponenti di più o meno tutte le forze politiche tradizionali, ecco che marino finalmente può formare una nuova giunta, liberandosi di alcune zavorre pd spazzate via dalle indagini, e propone ai cinque stelle di entrare a far parte del governo della città
ed ecco che i parlamentarini grillini subito dicono di sì, certo, ci mancherebbe che ci lasciamo sfuggire l’occasione di fare davvero qualcosa di concreto e costruttivo per la nostra città, entrando nella squadra di governo di un politico evidentemente onesto ed evidentemente ormai ai margini di qualsiasi formazione politica
ed ecco che la mattina dicono così, poi la sera arrivano di battista e compagnia e fanno il sit-in e impongono a quei quattro ragazzi di tornare all’opposizione, muoia marino con tutti i filistei
(da quel giorno ho messo una pietra sopra anche al movimento cinque stelle, mio nemico politico tanto quanto il pd)

povero ignazio, in questi due anni e mezzo non si è mai dimostrato uomo di polso e di carisma, ma quanti bastoni tra le ruote!
penso alla panda e al polverone sollevato dai principali quotidiani nazionali per una questione di pochissimo conto, rispetto agli alemanniani di corruzione e criminalità organizzata
penso al rimpasto di giunta imposto da renzi, al prefetto gabrielli tutore onnipotente, al neoassessore esposito che mortifica qualsiasi ipotesi di cambiamento ostentatamente radendo al suolo il programma elettorale del sindaco, trolleggiando tra una bestemmia e una gaffe e attirando su di sé e sulla giunta gli strali di una cittadinanza incattivita da anni di malagestione
un sindaco inadeguato forse, ma che allo stesso tempo non si è adeguato
e che ora subisce la sua stessa integrità morale, diventata un ostacolo

ego tripping at the gates of hell

termeallora, cosa sta succedendo intorno?
ormai da un anno, i giornali raccontano di un governo e di un paese ai piedi di un uomo forte, perfettamente a suo agio nel ruolo di predestinato, amante di se stesso sopra ogni cosa, che persegue l’obiettivo unico di perpetuare il proprio potere in barba a qualsiasi promessa o convenzione politica
un uomo forte, erede del “con me o contro il paese!”, che pretende di modificare la costituzione a colpi di maggioranza per il solo gusto di mostrare la propria supremazia parlamentare e in questo modo passare alla storia, mentre il paese affonda in una crisi occupazionale senza precedenti
un sedicente uomo del fare, annunciatore brillante sotto i riflettori ma nullo al momento dell’azione, rottamatore che non rottama e riformatore che non riforma, abile nello scarico di responsabilità così come nell’autocelebrazione
un leader compiaciuto, che parla direttamente al popolo mostrando poco interesse per le istituzioni, circondato da valvassini disposti a tutto pur di coprire le sue ambigue mosse politiche, che spesso si contraddicono
se non è un berlusconino duepuntozero questo, mi domando chi

ma forse i leader politici moderni sono questi, in fondo, perché non credo che se vincessero le elezioni grillo o salvini le cose sarebbero tanto diverse, a livello di proporzioni tra fumo e arrosto
fatto sta che in questo periodo storico ci troviamo con un presidente del consiglio subentrato, sostenuto da una maggioranza che non è quella che si è presentata alle urne, eletta da una legge già allora manifestamente incostituzionale, appoggiato fino all’altroieri da quell’arcinemico politico diventato fedele alleato a seguito di un patto segreto tra i due che nessuno conosce, ma su cui appunto fino all’altroieri si reggeva l’intero paese…
insomma, in nome di priorità fasulle del tipo “stabilità” e “governabilità”, renzi e i suoi forzano i meccanismi parlamentari per far approvare una riforma costituzionale nemmeno lontanamente condivisa da un’ampia maggioranza, e lo fanno con votazioni notturne, senza tempo per il dibattito, con la camera mezza vuota, e con le opposizioni riunite sull’aventino
una prova di forza bella e buona, senza altro scopo se non il ribadire la propria superiorità, che a me fa paura

ma poi che senso ha sventolare per mesi l’importanza del patto sottoscritto con forza italia per le riforme (patto che – non mi stancherò mai di ripetere – nessuno ha mai avuto modo di leggere ma sulla cui esistenza si fondava fino a poco fa la stabilità politica del paese), per poi mandare all’aria tutto per far eleggere un capo dello stato così poco renziano? dove è finita l’imprescindibilità del nazareno?
anche qui, vorrei poter vedere dietro queste mosse stupefacenti un accenno di strategia politica più a lungo termine, invece del solo azzardo per accrescere l’autostima e galvanizzare gli adepti
perché renzi sembra proprio andare a fiuto, senza un’idea di futuro né una meta precisa che non sia la sopravvivenza del suo potere, e cambia alleanze e direzione dal giorno alla notte se nel frattempo si è manifestata un’opportunità più ghiotta, e se berlusconi non vuole collaborare allora ripeschiamo i voti della sinistra, e quando la sinistra non servirà più torniamo a bussare ad arcore, sicuramente qualcuno ci aprirà, e così via
tanto, l’importante è raccontare bene le cose, per far sembrare questo slalom coerente e necessario, ma in un paese come il nostro ci vuole poco

despite all my rage, i am still just a rat in a cage

nuvolesono smarrito di fronte allo straordinario unisono mediatico di elogi acritici e attestati di fiducia che circonda renzi e si riflette su tutto ciò che dice o fa il suo governo
penso sia un’uniformità di pensiero senza precedenti nella storia repubblicana, neppure durante le vette (gli abissi?) dell’avventura berlusconiana si era giunti una tale pace compiaciuta tra i principali poteri, e la cosa mi mette in un disagio che lèvati

aguzza altresì la mia disillusione e il mio spirito critico, la cosa, e non posso fare a meno di prendere ogni notizia relativa con rinnovato scetticismo
a partire dalla riforma del senato, un pasticcio frettoloso nato da presupposti sbagliati ed imposto all’approvazione parlamentari con metodi inquietanti
i presupposti sbagliati sono nella necessità di andare incontro alle spinte antipolitiche provenienti da più strati del paese, di fatto assecondandole: proporre un senato con meno membri, con meno poteri e competenze diverse e specifiche è senz’altro positivo, eliminare gli stipendi è invece stupido, se non irrealizzabile
il lavoro non dovrebbe essere mai gratis, almeno nella mia versione utopistica del mondo, e men che meno il lavoro di chi è stato chiamato a decidere del nostro futuro prossimo, semplice ed anteriore: perché dovrei aspettarmi che dei sindaci, impegnati a tempo pieno – ci si augura – per amministrare i nostri principali comuni, debbano generosamente impiegare qualche giorno alla settimana per venire a roma a fare un altro mestiere, per di più gratis?
a meno che non si abbia tutti in mente un’idea di lavoro malata e pericolosa, simile a quella del movimento cinque stelle, che offre posti in cambio di pura visibilità (lo diresti al tuo idraulico? e al tuo senatore?)
per non parlare della non-eleggibilità dei nuovi senatori, che non sarebbero dunque più rappresentanti ma dei semplici nominati, dai partiti e dal presidente, nel solco della peggiore tradizione italica: l’ennesima mossa per allontanare popolo e poltrone, per scavare e allargare il fossato di cui parlavo, finché non ci risveglieremo dal torpore e ci ritroveremo senza alcun modo per controllare alcunché
con un forte senso di nausea, peraltro: non dimentichiamo che questo parlamento è stato eletto con una legge già definita incostituzionale, che la nuova legge è appunto bloccata dalla riforma del senato, e che dunque questa situazione rimarrà pietrificata per almeno altri due anni

il pasticcio frettoloso è tutto qui, nel fatto che si vuole modificare il senato, ma evidentemente non si sa in che modo
la proposta renziana, blindata da ultimatum che di certo non si confanno ad una democrazia parlamentare, non è chiara su quali saranno le prerogative della nuova camera delle autonomie, non si capisce che potere legislativo potrebbe esercitare, si sa solo che i suoi membri saranno scelti dai partiti e non saranno pagati, o forse sì, con delle indennità, ma chi ci mette i soldi e quanti non si sa
il bello è che questa indeterminatezza non è nemmeno importante, l’unica cosa che conta è che una riforma venga portata a casa, meglio se in tempo per le europee, in modo da far vedere che il famigerato verso è cambiato

i metodi inquietanti stanno tutti nei titoli accondiscendenti dei giornali para-sovietici degli ultimi giorni, che spesso edulcorano ma non possono fare a meno di riportare certe oscenità da ventennio, berlusconiano o mussoliniano non so ancora
quando il presidente grasso solleva il problema di un’assemblea di soli nominati, viene richiamato all’ordine e all’aderenza alla linea dai vertici del partito, come fosse l’ultimo dei peones e non la seconda carica dello stato
quando due illustrissimi costituzionalisti come stefano rodotà e gustavo zagrebelsky sottolineano i pericoli di svolta autoritaria nascosti dietro le ultime iniziative di riforma costituzionale del governo, renzi risponde strafottente che lui ha “giurato sulla costituzione, non su rodotà o zagrebelsky“, in un virgolettato orripilante che suona come il peggior berlusconi, allorché evitava le critiche e i processi sostenendo di essere stato “eletto dal popolo!”

sono arrabbiato, ragazzi, perché ho sempre meno possibilità di decidere, di votare e sentirmi rappresentato, di riconoscermi in qualcosa, sento che può esserci un’alternativa, che deve esserci, ma l’asticella del conflitto è sempre un po’ più in alto, un po’ più lontana, si sposta in corsa, in grande corsa, di fretta, e tutta questa fretta non permette deviazioni od ostacoli, ed effettivamente l’orizzonte sembra sgombro, si sono allineati tutti gli ostacoli possibili, io invece vorrei tanto esserne uno

i’m finding it harder to be a gentleman

trevil’altra sera, mio malgrado, ho assistito per qualche minuto all’intervista di daria bignardi alla nuova ministra per i rapporti con il parlamento, la graziosa quanto chiacchierata maria elena boschi, immediatamente assurta agli onori del gossip parlamentare e non, da una parte per essere sorprendemente coetanea del tenutario di questo blog (nonché – inutile negarlo – quasi altrettanto fascinosa), dall’altra per qualche ipocrita dubbio sull’opportunità della sua nomina e sulla sua capacità di reggere un ruolo così significativo
e non ho potuto non confrontare l’aria materna e protettiva che la conduttrice offriva alla giovane potente, quasi una babysitter coccolosa anche di fronte alle solide argomentazioni di scetticismo dell’intervenuto luca ricolfi, con l’atteggiamento incalzante e aggressivo che la stessa bignardi aveva tenuto appena una settimana prima, allorché sulla poltrona di fronte a lei sedeva il nemico politico pippo civati, di cui ho oltremodo stimato la pazienza e il self-control, mentre l’irritante presentatrice non gli permetteva di concludere una frase che fosse una
e pensavo al fatto che qui da noi il potere può anche cambiare mano, ma l’effetto di sudditanza e di ruffianeria che produce nei media italiani è sempre lo stesso, anche per chi si professa diverso, moderno, nuovo
e che finché avremo questa informazione e questo intrattenimento, in italia, difficilmente le cose potranno cambiare

comunque è vero, civati è forse l’unico nemico politico ancora visibile rimasto a questo governo, questa maggioranza, questo ormai consolidato sistema di potere
armonia, sintonia, connivenza: le larghe intese non sono mai apparse così comode, anche e soprattutto a chi ne sta fuori, che magari non partecipa direttamente alla spartizione della torta, ma ne gode ugualmente puntando sul logorio e la disaffezione di un elettorato alla frutta
con le sue epurazioni controllate, che arrivano puntuali dopo la formazione del nuovo governo, impedendo qualsiasi tipo di maggioranza alternativa, grillo sottoscrive questo immobilismo, cementifica i prossimi tre anni di non-voto e non-democrazia, condannandoci alla gelatina mentre lui dall’alto della sua non-opposizione è padrone di non fare nulla
civati invece è nella posizione scomoda di chi si espone per combattere il pd e quanto di sbagliato e antico e inadatto c’è nel pd, da dentro il pd: i limiti di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti, ma non si può negare che è solo così che il buon pippo ha la possibilità di creare qualcosa, è solo con l’aiuto di un partito di maggioranza che si possono spingere e portare all’attenzione dell’assemblea dei legislatori alcune iniziative indubbiamente condivisibili
(vero è che se poi ti metti contro il gattopardo, se osi scalfire il totem nazionale del conflitto di interessi, che tu stia dentro o fuori, difficilmente ne esci vivo)

certo, è bello che ci sia qualcuno di sinistra in parlamento, e che non stia con le mani in mano, ma la realtà è che la sua incisività è minima, così come la sua popolarità, e di certo il fuoco incrociato dei media nazionali non aiuta
però civati rimane l’unica cosa cui mi aggrappo, per coltivare il mio interesse sempre più appassito nei confronti di questa politica: loro, i potenti, la casta, i poltronati, stanno scavando un fossato per tagliare fuori il resto del paese, e io mi sento sull’orlo di questo fossato, perché voglio sempre sapere cosa succede dall’altra parte, osservare, magari intervenire, criticare, o comunque accorciare le distanze, superare la frattura, e mi sporgo, ma la continua opera di escavazione mi fa vacillare sul precipizio, con il rischio di una caduta, e dunque spesso mi sento costretto ad indietreggiare
anche da questa parte si scava, eh, per carità, se solo pensiamo all’attività di ostentata indifferenza alle cose pubbliche che porta avanti il movimento cinque stelle, che dovrebbe fare opposizione dalla parte dei cittadini, ma che perde tempo sbrodolandosi di superiorità rispetto a tutto il resto del parlamento, in un’inedia che non fa altro che rafforzare il nemico e imbalsamare noi nell’odio e nella distanza
ma il colpo di grazia è arrivato dalla nuova legge elettorale, non ci sono dubbi, di cui renzi tanto si vanta ma che, analizzandola bene, si configura solo come escamotage per chiudere la legislatura al 2018, congelando l’anormalità di questi insopportabili equilibri e scudandoli dal voto
sì, perché con il trucco della validità solo per la camera, in vista di una improbabile riforma costituzionale del senato, il famigerato italicum sarà probabilmente inapplicabile per anni, anni in cui d’altra parte non potremo andare a votare con il porcellum perché incostituzionale, e dunque paralisi!
senza contare le tante schifezze che impestano questa nuova legge, dalle liste bloccate alle soglie elevatissime, dal cospicuo premio di maggioranza all’assenza delle preferenze, dalla multipresentabilità in più liste alla norma salvalega, tutte porcherie che rendono questo tentativo ancora più indigesto dell’abominio precedente
(mi immagino calderoli che guarda la nuova leggina con gli occhi lucidi e il groppo in gola, un’espressione paterna e soddisfatta, la consapevolezza che la sua eredità politica non è rimasta disattesa)

se passerà, e tutto fa pensare che sarà così, davvero saremo costretti a guardare e non toccare
mi domando se sono l’unico ad accorgersene, qua fuori, e a preoccuparsene

me and the major


me and the major could become close friends

quello che sembrava improbabile fino a qualche giorno fa è successo, renzi ha defenestrato letta e ne ha agguantato avidamente il posto, imponendo al paese un cambio di leadership in cambio di nulla
nessuna urgenza e nessuna spiegazione, la sedicente maggioranza è rimasta la stessa di prima, gelatinosa e irrisolta, così come immutati sono i rapporti di forza in parlamento e fuori (cioè nei salotti televisivi), mentre il presidente della repubblica ha informalmente ratificato la cancellazione del diritto di voto dalla nostra costituzione
a mio parere siamo ai limiti del colpo di stato, improvvisamente un nuovo esecutivo copia conforme del vecchio, a partire dall’assenza di legittimazione elettorale, senza alcuna ragion d’essere sostanziale
il pd che ad un tratto deve decidere se sfiduciare il proprio presidente del consiglio o il proprio segretario, mentre il resto dell’arco politico attende sardonico e appollaiato su un ramo come i corvi di dumbo
e sceglie il segretario, ovviamente, affidandogli un incarico che si basa esclusivamente su quei pochi milioni di voti (nemmeno due, a quanto pare) di aficionados che lo hanno sostenuto alle primarie di dicembre
una schifezza, è evidente
certo, sull’uomo non c’era grande aspettativa prima, beninteso
purtuttavia, la delusione è tanta

me and the major don’t see eye to eye on a number of things

come anche la rabbia, perché se c’è un pensiero che continua a farmi imbestialire e che io l’anno scorso ci siamo andati, a votare, e io ho votato sel per aiutare, da sinistra, la coalizione guidata dal pd a disfarsi delle metastasi del ventennio e provare a correggere la direzione di un paese che puntava dritto dritto verso il crack
e subito dopo il voto, che succede? il pd rovescia il tavolo, molla il suo unico alleato, si sciacqua la coscienza del patto di coalizione e si unisce in matrimonio con l’acerrimo nemico, tanto stigmatizzato in campagna elettorale quanto coccolato dopo il voto (e prima)
e però intanto il mio voto ve lo siete presi, cari miei, e con il mio quello di tante altre persone che non volevano questo scempio, la cui preferenza però vi è servita per raggiungere quell’abominevole premio di maggioranza che vi permette di fare il bello e il cattivo tempo, colonizzare e depredare le istituzioni, sciogliere e riformare alleanze a piacimento, forti di un sovrannumero che anche la consulta ha già definito incostituzionale
tra l’altro, particolare non secondario: la maggioranza di cui si sta facendo forte matteo renzi è una maggioranza disegnata da bersani, il suo rivale, che lo ha sconfitto alle primarie e di cui lui ha preso il posto con un anno di ritardo, che di questi tempi è un’enormità
ci avrà mai pensato, matteo, a questa ennesima incoerenza?

me and the major are from different worlds

pensate, il nuovo presidente del consiglio è una persona che ha puntato tutto sulla novità, su un nuovo modo di far politica, per cancellare decenni di malcostume e di corruzione e di giochi di palazzo, e invece la sua scalata al potere riflette perfettamente quegli schemi viscidi da prima repubblica che lui ha sempre proclamato di voler combattere
al punto da andare a chiedere la fiducia di un parlamento che è in buona sostanza incostituzionale, e che lui stesso aveva in passato affermato di voler riformare
no, ce lo terremo così com’è fino al 2018, in una paralisi illegale che a quanto pare non ha bisogno di giustificazione
così come ci terremo le sue alleanze sgangherate e incoerenti, l’apparentamento con l’angelino liberato dal giogo del padrone e l’ennesima, micidiale, irreversibile mortificazione della sinistra, che lascia un terreno elettorale post-atomico che aspetta solo di essere riempito
(da chi, non ci è dato sapere)

i think the major’s going quite insane

e io mi faccio il sangue amaro perché non posso nemmeno prendermela con i miei connazionali, come facevo ai tempi del berlusca
lui stravinceva le elezioni in maniera neanche troppo sorprendente? e io lanciavo frustrati epiteti ai suoi tanti, troppi elettori
ora con chi me la prendo? qua non c’è nessuno da poter insultare, perché non ce ne danno la possibilità
ci stanno portando via gli ultimi brandelli di democrazia sotto il naso, e stavolta non hanno nemmeno il buon gusto di darci una scusa: prima c’era lo spread, poi il semestre di presidenza ue, ma ora? niente, nemmeno quello, le cose succedono, le manovre di palazzo e i giochi di potere si manifestano scintillanti davanti a noi, media confindustria vaticano e altri poteri forti esultano, e noi rimaniamo dietro al vetro, spettatori inebetiti, ad alitarci sopra smarriti
(io lo odio, ‘sto vetro)

i want a dance, i want a drink of whisky so i forget the major and go up the town, oh boy