tearjerker

angelonon ho grandi ricordi in prima persona dell’epopea dei nirvana, quando andavano di moda io ero alle medie, ricordo solo la noia nei confronti del fratello maggiore di una compagna di classe che aveva imparato il giro di basso di come as you are e lo proponeva ad ogni occasione (io ci sarei arrivato, con la stessa ostinata passione, solo un paio d’anni dopo), e lo stupore per queste coetanee improvvisamente vestite a lutto per la morte di un illustre qualcuno che avevo sentito a malapena nominare (“tu non puoi capire…”)

ho capito solo dopo, l’importanza di questo gruppo, la necessità storica della figura di kurt cobain, che ha aperto la strada all’invasione delle mie tenere orecchie da parte di orde di rozze chitarrozze del nordovest americano
non lo ringrazierò mai abbastanza e non lo rimpiangerò mai abbastanza, questo ragazzo così schivo e triste, così piccolo rispetto al mondo ostile e spietato che gli girava intorno, così indifeso nei confronti di chi lo spremeva per succhiare fino all’ultima goccia del suo talento e della sua purezza
profonda tenerezza e immensa rabbia, ciò che provo ancora quando riguardo le foto che ogni media sta proponendo in questi giorni, e non c’ero ma immagino benissimo cosa scrivevano allora, quando lo vedevano disarmato combattere l’asettico castello di illusioni e superficialità che gli costruivano intorno, quando non si riconosceva nelle etichette che si ritrovava affibbiate addosso dagli arroganti sconosciuti, quando cercava in tutti i modi di scappare dal vuoto e rifugiarsi nell’altrove, non riuscendoci quasi mai

non riesco a non pensare che ci sia stata una deliberata volontà, da parte di chi si arricchiva delle sue sofferenze, nel farlo superare il limite, nel creare il personaggio immortale grazie alla sua tragica scomparsa, e mi viene da vomitare, perché chissà quanto avrebbe potuto ancora darci, quanta bellezza avrebbe potuto condividere, quante emozioni avremmo potuto vivere con lui

‘cause the one who hurts
can give so much
you gave me such

now testify, it’s right outside your door

principenon scrivo un post decente da un bel po’ e me ne cruccio
il mondo sembra andare sempre più in rovina, il nostro paese si affretta a grandi bracciate verso la deriva economica e sociale, la sinistra non dà segni di vita, e io non ho modo di testimoniare tutto ciò né di discuterne con i miei vicini
tra l’altro, mentre per me è solo un problema di tempo, anzi, di assenza di tempo, a costringermi all’afasia internettiana, mi sto rendendo conto che in giro per la rete non stiamo messi meglio
non so, ho come la sensazione di una frustrazione diffusa, di uno scoramento che porta molti dei migliori blogger che conosco a deviare dai temi per i quali li apprezzo e dedicarsi a cose più semplici, più immediate, a volte anche meno impegnative
percepisco quasi un’esigenza di trovare nuove forme, nuove vie, come se il parlare da una finestra a un pubblico distratto non sia più sufficiente per sfogare il proprio disagio e la propria passione
non è il mio caso, lucanellarete non è una finestra, non cerco quanti più lettori possibili, chi passa di qui e legge è il benvenuto, ma questo spazio è per me, lo ribadisco per l’ennesima volta, e per la mia necessità di sfogare e ricordare tutte le cose che mi girano in testa e intorno
perciò languo quando non ho la possibilità di riversare qua dentro le parole che voglio, ma ora basta lamenti

ho appena finito di leggere il ritorno del principe, un libro-intervista di saverio lodato al magistrato roberto scarpinato, una panoramica schietta e brutale sulla storia d’italia dal secolo scorso ai giorni nostri, che non risparmia al lettore nessun pregiudizio, ma offre un punto di vista tremendamente sincero sugli intrecci mafia-politica-massoneria che hanno scandito le vicende spesso tragiche di questo nostro paese
è una lettura importante, un libro che è necessario leggere, che ho sempre voluto leggere
ho assorbito questo libro, l’ho fatto mio, ho fatto mio questo punto di vista e questa visione del potere in italia come entità inscindibile da violenza e controllo, delle oligarchie intramontabili prive di ogni etica che mortificano qualsiasi tentativo di cambiamento, di miglioramento, di evoluzione
il ritorno del principe non lascia spazio a nessun ottimismo, a nessuna briciola di speranza, ed è forse questa la cosa più sconvolgente, soprattutto se si pensa all’autore: un magistrato antimafia della procura di palermo, quindi una delle personalità più coraggiose e più esposte del nostro paese, un uomo che ha fatto della lotta alla mafia e al potere criminale una ragione di vita
man mano che mi avvicinavo alla fine del libro mi interrogavo sempre di più sui motivi che spingono un persona colta ed appassionata a sacrificare una vita per combattere un mostro che lei stessa ritiene invincibile, anzi, un male endemico e necessario per le logiche di potere che da sempre avvelenano il nostro paese

mi sono dato la risposta la settimana scorsa, quando ho visto in televisione l’intervista che l’odioso fazio ha fatto a ingrid betancourt su raitre
guardando questa donna, che probabilmente da quando è stata liberata, cioè ormai da mesi, gira le televisioni e le radio e gli incontri pubblici di mezzo modno per raccontare la sua drammatica vicenda, ho capito quanto è importante testimoniare
pensavo ai sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio nazisti, a quanti di loro non hanno trovato il coraggio di raccontare, troppo grande l’umiliazione, troppo soffocante la consapevolezza della cattiveria umana, troppo necessario nascondere e cercare di dimenticare
e vedevo questa donna così dolce che invece di cedere al peso di un’esperienza così drammatica tentando, per quanto possibile, di scordare le violenze e le ferite fisiche e non solo, ha deciso con immenso di coraggio di testimoniare, di offrirsi, di parlare degli anni tremendi del sequestro e della prigionia perché il suo sacrificio non sia stato vano, e i valori che trasmette non vengano sperperati

ho rivisto nel libro di scarpinato la stessa volontà di testimonianza, la stessa necessità di raccontare la propria esperienza di vita e trasmettere ricordi e passioni al numero maggiore possibile di persone
è questa l’unica risposta di fronte alla frustrazione di un lavoro fondamentale che viene però quotidianamente ostacolato dalle minacce mafiose e dagli interessi dei potenti: l’educazione e la presa di coscienza da parte delle nuove generazioni, l’accensione del cervello popolare, la circolazione di idee e di punti di vista diversi e consapevoli, perché in futuro sappiamo reagire di fronte alle malversazioni e agli abusi dei potenti, alla controinformazione e alla propaganda, alla violenza e alle prevaricazioni, a ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo

lunga vita a roberto scarpinato e a quelli come lui, dunque, e se potete leggete e fate leggere questo libro, è importante

ps: un grazie a tutti quelli che mi hanno ricordato e fatto gli auguri per il mio ventisettesimo compleanno (ma per la questura era solo il quindicesimo) e a cui non ho avuto modo di rispondere per le mie consuete pigrizia e inafferrabilità, però sappiate che vi voglio bene

hands all over

l’omino sorridente sulla sinistra si chiama jon favreau, ha la mia età, e durante gli ultimi tre anni di campagna elettorale è stato l’autore di molti degli storici discorsi di barack obama

il quale, grato, lo ha nominato director of speechwriting per l’intero quadriennio alla casa bianca

ripeto, ha la mia età

la cosa mi disturba alquanto

questa foto invece è stata pubblicata da qualche parte su facebook, e ritrae l’allegro favreau insieme a un compagno di avventure politiche (lo si deduce dalla maglietta, mica dalla birra) e a un cartonato dell’ex first lady, ex candidata alla presidenza, ex sfidante di obama e futuro segretario di stato hillary clinton

in atteggiamenti allegri, diciamo

l’immagine è stata ripresa dal washington post e ha fatto il giro dei network americani

un uomo di fiducia di obama che sbeffeggia l’ex rivale ora amica con gesti incommentabili, chissà che scandalo

dopo tutte le tensioni che ci sono state, dopo tutti i piccoli e i grandi screzi, dopo che per via di questi attriti i democratici stavano per buttare alle ortiche un risultato che è stato poi un successo senza precedenti

poi a maggior ragione dopo che obama si era personalmente prodigato per la riconciliazione con la sua sfidante più combattiva alle primarie democratiche, nominandola prossimo segretario di stato, un incarico prestigiosissimo e perfetto per suggellare la nuova pace tra i due ex contendenti

non so voi, io questo ragazzo l’ho adorato

va be’, mi capirete, ha la mia età

e poi sono sicuro che parecchi di voi su facebook hanno foto alcoliche che non sarebbero gradite ai vostri capi o datori di lavoro, dite la verità

favreau ha dichiarato di aver spedito delle scuse ufficiali alla clinton, e non ha aggiunto altro, molto probabilmente sopraffatto dall’imbarazzo per la bella trovata

il portavoce ufficiale della clinton ha semplicemente risposto che “la senatrice Clinton ha piacere nell’apprendere l’ovvio interesse di Jon nel Dipartimento di Stato, e attualmente sta valutando il suo curriculum”

all the colors mix together to grey

ho appena ricevuto una notizia tristissima

è morto leroi moore, prestigioso sassofonista della dave matthews band

che brutta sorpresa, ragazzi

oddìo, in effetti è morto già da metà agosto, ma l’ho scoperto solo oggi da un amico e confesso che questa scomparsa mi intristisce parecchio

moore è stato un musicista delizioso, il suo contributo al suono della dave matthews band fondamentale, così come quello alla mia crescita musicale

timido, sempre con gli occhiali da sole, quasi anonimo se paragonato alle personalità debordanti degli altri membri della band, ha scritto musiche meravigliose ed era capace di impreziosire le già perfette armonie del gruppo con frasi e assoli sempre eleganti ed efficaci

già mi manca

è già il secondo sassofonista-di-band-preferita che mi viene a mancare, dopo l’immenso feyez

oggi tristezza, giusto un po’ di concerto al central park per addolcire

is this right?


la mia città, o per lo meno la zona molto fascista dove abito io, è tappezzata di manifesti commemorativi della figura e dell’insegnamento di paolo borsellino, nel giorni del sedicesimo anniversario del suo terribile assassinio

c’è un suo primo piano molto hollywoodiano, sguardo verso l’orizzonte, un’impressione di consapevolezza ma non di rassegnazione, e sotto è riportato un suo pensiero talmente limpido, talmente universale, talmente “mio”, che vorrei fosse stampato, scritto, trasmesso ovunque

nelle scuole, negli uffici, nelle celebrazioni ufficiali e nella vita quotidiana, sulle banconote, durante gli intervalli pubblicitari, sulle magliette della nazionale.. ovunque

“la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”

bene, sono manifesti di alleanza nazionale

per carità, si tratta si un’appropriazione piuttosto indebita ma di cui tuttavia non ci si dovrebbe scandalizzare poi più di tanto, in un’epoca in cui anche aziende poco esemplari come per esempio fiat o telecom hanno sfruttato a fini puramente commerciali icone spirituali come wojtyla e gandhi

per di più è cosa risaputa che il giudice borsellino avesse un pensiero politico sostanzialmente di destra, di quella rispettabilissima destra siciliana, seria e combattiva, impegnata in prima fila nella lotta alla mafia

chi glielo avrebbe mai detto, eh?

chi glielo avrebbe mai detto che la destra in cui paolo borsellino credeva (e in cui da giovane aveva anche militato) sarebbe diventata la destra che abbiamo davanti agli occhi noi oggi, una destra capeggiata da un multimiliardario plurinquisito che disprezza e definisce come un cancro la magistratura, che attacca ormai quotidianamente la democrazia e le istituzioni, che gioca con la costituzione come se fossero le regole della briscola

chissà cosa penserebbe paolo borsellino di una destra che umilia e denigra pubblicamente tutte le cose per cui lui ha lottato e in cui lui ha creduto fino all’ultimo giorno della sua esemplare esistenza

chissà cosa penserebbe se sapesse che a capo della destra e a capo del paese c’è la persona su cui stava indagando proprio nei giorni prima di morire, quel berlusconi di cui stava ricostruendo i rapporti con il boss pluriomicida vittorio mangano, che borsellino stesso definiva “uno di quei personaggi che ecco erano i ponti, le teste di ponte dell’organizzazione mafiosa nel nord italia”, e che invece berlusconi e il suo amichetto dell’utri considerano tutt’ora “un eroe

chissà cosa penserebbe se sapesse che il partito per il quale ha probabilmente sempre votato si è ridotto a utile ancella dei voleri del ras, rinnegando qualsiasi sua ideologia in cambio di un posto di governo, un’ancella pronta a definire “una cloaca” addirittura il consiglio superiore della magistratura

non ne sarebbe contento, probabilmente, così come forse si vergognano alcuni degli elettori di questo governo

ragazzi, mi piace pensare che uno come borsellino, un uomo della sua integrità morale e del suo senso dello stato, non si piegherebbe mai a logiche di interesse e non voterebbe mai un partito come alleanza nazionale, schiavo di un ometto che fa dell’interesse personale e della lotta alla democrazia il suo primo obiettivo

borsellino vorrebbe una destra seria, responsabile, rispettabile

ecco, è la destra di cui tutta l’italia ha bisogno

evil

la socialisation
la zona dove abito è completamente sottosopra perché a un tiro di schioppo da casa mia sta soggiornando il giorgetto bush
e allora l’intero municipio è praticamente chiuso, blindato, off-limits, una terra di nessuno in cui avvicinarsi vuol dire essere interrogato, se non perquisito, se non addirittura inscatolato e spedito a guantanamo, mentre prepotenti mezzi corazzati scorrazzano giulivi per le vie eleganti e le piazze sgombre, inquietantissime sentinelle e tiratori scelti armati fino ai denti sorvegliano e vivisezionano tutto e tutti con lo zelo (e la simpatia) di un ausiliare del traffico, e una coppia di elicotteri amoreggia primaverile sopra il mio cranio
e dire che stasera avrei voluto studiare

durante le poche decine di ettometri che ho percorso oggi in motorino, nell’invidiabile tempo di qualche mezz’ora, ho avuto modo di constatare il raggiante buonumore dei miei concittadini, serenamente intrappolati nelle loro autovetture da comuni mortali (chi più e chi meno, vedi nota 1) (ma da quando in qua si mettono le note nei post di un blog? va be’), solennemente consapevoli del grande onore di questa visita prestigiosa, che celebravano con festosi colpi di clacson e qualche bestemmia di gioia
ve lo dico, se alle prossime elezioni americane potessero votare anche gli abitanti del municipio roma 2, mccain sarebbe spacciato

per fortuna che, pronto a srotolare il tappeto rosso di benvenuto per l’amico ammerregano, c’è il nostro amato presidente del consiglio, sempre sensibile agli umori della sua gente: ma non mi va di parlarne, se non altro per la depressione che mi prende quando realizzo che bush tempo sei/sette mesi ed è sparito, la sua carriera politica è conclusa, dopo otto anni e non so quante centinaia di migliaia di morti potrà finalmente tornare a tempo pieno a giocare con i suoi soldatini di cera (che sì, saranno meno divertenti di quelli veri, ma ti levano anche un sacco di noie collaterali), mentre il suo amicone brianzolo starà ancora qua, dopo quindici anni e non so quante centinaia di migliaia di palle, e non voglio sapere per quanto altro tempo ancora

è strana questa cosa che il giorgetto si sia sempre fatto ritrarre in pose da vero compagnone con il suo buffo, anziano collega nostrano, che per esempio nel resto d’europa viene considerato più o meno come lo considererebbe qualsiasi persona di buon senso: penso alla francia, e al fatto che quando il sindaco di parigi (credo, ma potrei sbagliarmi) ha osato affiancare sarkozy al berlusca, è subito scattata carlà a mettere in chiaro che il suo nicolà con quel silvio là non ha niente a che spartire
“forse i rialzi sotto le scarpe”, avrebbero potuto suggerirle
e invece negli states niente, bush potrebbe tranquillamente entrare nel nostro parlamento, mangiarsi qualche fetta di mortadella e picchiare uno dell’italia dei valori, senza che l’opinione pubblica a stelle e strisce ne venga minimamente influenzata: tant’è vero che, ho controllato, né sull’edizione on line del washington post né su quella del new york times compare un cenno alla visita del capo di stato americano in italia, probabilmente considerata più come un ultimo saluto agli amichetti piuttosto che un vero impegno diplomatico
(eh, andateglielo a spiegare a quelli in fila in macchina oggi su viale liegi, che hanno perso una mattinata perché bush voleva andare a salutare un amico..)

fatto sta che il dabliu è tra noi, oggi ha amabilmente cazzeggiato un po’ con il berlusca e domani andrà ginocchioni dal pontefice, il quale, coerentemente con la dottrina di cui è severo ambasciatore, sorvolerà sui crimini di guerra immondi di cui quest’ometto si è macchiato e per l’ennesima volta svenderà la sua immagine di moralizzatore al sordido mercato della politica internazionale
ma certo, è meglio usare il proprio potere contro le leggi dello stato italiano, piuttosto che come difensore della pace e dell’umanità
bleah, questa gente mi fa schifo

niente, in realtà sono acidino più che mai
è che sto studiando come un pazzo, sono settimane che non vivo un momento da ricordare, e questa mancanza di entusiasmo nei confronti dell’intero creato mi logora e sta diventando ogni giorno più insopportabile
statemi bene, vecchi miei, io sono un po’ arrivato

nota 1: oh tu, donna pariolina lussureggiante e tiratissima, plasticosa né più né meno delle molteplici carte di credito che addobbano il tuo portafogli, tu che non ti fai scrupoli di avvelenarmi con il tuo suv anche solo per portare il tuo cagnetto micragnoso (che fra l’altro è pettinato come te, ci hai fatto caso?) a fare il suo giretto al parco: che ti si possa tutt’a un tratto fulminare l’aria condizionata, e mentre i tuoi tre telefonini decidono improvvisamente di non funzionare più destinandoti all’impotenza vocale, e mentre tre piccoli rom ti circondano piazzando le loro piccole mani sulla tua carrozzeria costringendoti alla chiusura ermetica dei finestrini per evitare contaminazioni per te insopportabili, che tu possa schioppare di afa dentro la tua enorme antimacchina per ore e ore e ore e ore, di modo che si squagli anche il cellophan che ancora ti confeziona il cervello!!

ahhhh, ecco, ora sto meglio..

siempre


Cari Hildita, Aleidita, Camilo, Celia ed Ernestino,
se un giorno dovrete leggere questa lettera è perché non sarò più tra voi. Quasi non vi ricorderete di me e i più piccolini non mi ricorderanno affatto.
Vostro padre è stato un uomo che agisce come pensa ed è stato certamente fedele alle sue convinzioni.
Crescete come bravi rivoluzionari (che vuol dire buona condotta, serietà, amore alla rivoluzione, cameratismo).
Studiate molto, per poter dominare la tecnica che permette di dominare la natura.
Ricordatevi che ognuno di noi, da solo, non vale niente.
Soprattutto siate capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. E’ la qualità più bella di un rivoluzionario.
Arrivederci, bambini miei, spero di rivedervi ancora.
Un grande bacio e abbraccio da

papà

l’ho copiata pari pari da un fumetto che ormai ha quasi 25 anni, “l’uomo che uccise ernesto che guevara”, di magnus (una storia lunga e forse un po’ pesante, ma disegnata assolutamente alla perfezione)
è la lettera che ernesto rafael guevara della serna scrisse ai figli poco prima di partire per il congo, ad “esportare la democrazia” anche nell’africa più nera

siate capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è una frase che ho dentro di me da quando l’ho letta

quarant’anni e una manciata di ore fa moriva il che, il più grande e famoso rivoluzionario del ventesimo secolo: ucciso dai militari di quella bolivia che voleva liberare, con la viscida complicità della onnipresente cia, a tutela degli enormi interessi a stelle e strisce che ancora oggi condizionano e purtroppo insanguinano l’intera america latina

sì, lo so, il che non era quel santo infallibile che alcuni vogliono far credere, ma che mi importa? perché non posso tenermi almeno un punto di riferimento, quando tutto intorno a me va a ramengo? perché non posso consolarmi ogni tanto con una storia in cui la differenza tra bene e male appare così netta e luminosa?
sono pochissime le icone che mi restano, che mi coccolo gelosamente separando l’umano dall’ideale, e me le voglio tenere strette
va bene mettere in discussione tutto, ma lasciatemi almeno la possibilità di sognare, cacchio!