è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti

secretly-unemployedè un periodo – piuttosto lunghetto, ormai – di grandi stress e smottamenti lavorativi, ventate di incertezza endogene ed esogene, e vivo un po’ alla giornata perché il panorama è spesso desolante, qui e tutt’intorno

alle mie personali frustrazioni da ambizioni stroncate e da sicurezze rimandate, per aver scommesso (e parecchio, anche) su un posto di lavoro che si è rivelato sterile, un cavallo che fino alle ultime curve invece sembrava reggere il passo degli altri, e che invece incespica e improvvisamente non risponde ai comandi, aggiungo il vittimismo generazionale di chi vede presente e futuro, sogni e progetti, dei non ancora quarantenni, soffocati sull’altare del finanzcapitalismo dai facili vincitori della lotta di classe, che hanno mangiato e speculato sulla nostra pelle da quarant’anni almeno, lasciandoci un conto impossibile da saldare

per alcuni sarà pure complottismo, per me è un percorso evidente, costellato di politiche economiche a lungo termine insostenibili per l’umanità e per il pianeta, che ha portato negli ultimi quarant’anni ad uno scollamento sempre più netto tra gli interessi di pochi e spietati milioni di persone nel mondo e il resto degli esseri umani, il 99% povero, che non controlla e non può difendersi dalla pervasività e dalla scelleratezza dei poteri economici e finanziari che dominano la terra

questa lotta di classe a senso unico, dall’alto verso il basso, è facilmente rintracciabile nelle politiche del lavoro in italia dell’ultimo ventennio, speculari alle riforme che hanno interessato il resto del mondo occidentale dagli anni ottanta in avanti, e che hanno avuto come unica direzione il consolidamento dello status quo in termini di concentrazione delle ricchezze e dei poteri contrattuali, e come unica esplicazione l’erosione dei diritti e la precarizzazione dei lavoratori
è sempre stato così, le leggi che hanno trasformato il nostro accesso e la nostra permanenza nel mondo del lavoro non hanno fatto altro che alzare il livello della sproporzione, qualunque fosse il colore del governo, da treu a biagi, da fornero a poletti, fino al famigerato jobs act, per il quale il nostro presidente del consiglio continua a vantare risultati che non hanno alcun fondamento nella realtà, e se lo hanno, non è il fondamento su cui si dovrebbe basare l’economia di un paese moderno

peraltro qualche mese fa l’inps lo ha certificato, il jobs act è un fallimento: nel primo trimestre di quest’anno addirittura 77% di assunzioni a tempo indeterminato in meno rispetto al 2015, a fronte di una rinnovata flessibilità in uscita che ha trovato il suo culmine nella cancellazione dell’articolo 18, lasciando ogni lavoratore solo contro il sistema
“balle clamorose” secondo il presidente del fare e non dei fatti, che in questo caso parlano chiaro: una volta esaurita la spinta degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato previsti della legge di stabilità 2015 – un provvedimento purtroppo solamente temporaneo e che così com’è stato progettato è costato non poco alla collettività – nessuno assume più, e al contempo esplode il fenomeno dei voucher, ovvero il precariato più estremo, che polverizza il lavoro ed esclude qualsiasi ipotesi di ferie, malattia, pensione

precariato, incertezza, cancellazione dei diritti, costante peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di fette sempre più grandi della popolazione
sto parlando di temi che ci coinvolgono tutti, che dovrebbero essere al primo punto di qualsiasi programma politico o discussione parlamentare, e invece, consapevolmente, trovano sempre meno spazio
e la corda sociale è sempre più tesa

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