ego tripping at the gates of hell

termeallora, cosa sta succedendo intorno?
ormai da un anno, i giornali raccontano di un governo e di un paese ai piedi di un uomo forte, perfettamente a suo agio nel ruolo di predestinato, amante di se stesso sopra ogni cosa, che persegue l’obiettivo unico di perpetuare il proprio potere in barba a qualsiasi promessa o convenzione politica
un uomo forte, erede del “con me o contro il paese!”, che pretende di modificare la costituzione a colpi di maggioranza per il solo gusto di mostrare la propria supremazia parlamentare e in questo modo passare alla storia, mentre il paese affonda in una crisi occupazionale senza precedenti
un sedicente uomo del fare, annunciatore brillante sotto i riflettori ma nullo al momento dell’azione, rottamatore che non rottama e riformatore che non riforma, abile nello scarico di responsabilità così come nell’autocelebrazione
un leader compiaciuto, che parla direttamente al popolo mostrando poco interesse per le istituzioni, circondato da valvassini disposti a tutto pur di coprire le sue ambigue mosse politiche, che spesso si contraddicono
se non è un berlusconino duepuntozero questo, mi domando chi

ma forse i leader politici moderni sono questi, in fondo, perché non credo che se vincessero le elezioni grillo o salvini le cose sarebbero tanto diverse, a livello di proporzioni tra fumo e arrosto
fatto sta che in questo periodo storico ci troviamo con un presidente del consiglio subentrato, sostenuto da una maggioranza che non è quella che si è presentata alle urne, eletta da una legge già allora manifestamente incostituzionale, appoggiato fino all’altroieri da quell’arcinemico politico diventato fedele alleato a seguito di un patto segreto tra i due che nessuno conosce, ma su cui appunto fino all’altroieri si reggeva l’intero paese…
insomma, in nome di priorità fasulle del tipo “stabilità” e “governabilità”, renzi e i suoi forzano i meccanismi parlamentari per far approvare una riforma costituzionale nemmeno lontanamente condivisa da un’ampia maggioranza, e lo fanno con votazioni notturne, senza tempo per il dibattito, con la camera mezza vuota, e con le opposizioni riunite sull’aventino
una prova di forza bella e buona, senza altro scopo se non il ribadire la propria superiorità, che a me fa paura

ma poi che senso ha sventolare per mesi l’importanza del patto sottoscritto con forza italia per le riforme (patto che – non mi stancherò mai di ripetere – nessuno ha mai avuto modo di leggere ma sulla cui esistenza si fondava fino a poco fa la stabilità politica del paese), per poi mandare all’aria tutto per far eleggere un capo dello stato così poco renziano? dove è finita l’imprescindibilità del nazareno?
anche qui, vorrei poter vedere dietro queste mosse stupefacenti un accenno di strategia politica più a lungo termine, invece del solo azzardo per accrescere l’autostima e galvanizzare gli adepti
perché renzi sembra proprio andare a fiuto, senza un’idea di futuro né una meta precisa che non sia la sopravvivenza del suo potere, e cambia alleanze e direzione dal giorno alla notte se nel frattempo si è manifestata un’opportunità più ghiotta, e se berlusconi non vuole collaborare allora ripeschiamo i voti della sinistra, e quando la sinistra non servirà più torniamo a bussare ad arcore, sicuramente qualcuno ci aprirà, e così via
tanto, l’importante è raccontare bene le cose, per far sembrare questo slalom coerente e necessario, ma in un paese come il nostro ci vuole poco

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nessuno petarda, nessuno fumogena, nessuno coltella, nessuno bandiera

portaè stato molto bello, l’altra sera al tg di la7, assistere al modo con cui mentana ha voluto commentare la decisione di dare il daspo di 5 anni a gennaro de tommaso, l’ultrà napoletano che ha confabulato con il capitano hamsik prima della finale di coppa italia di sabato scorso a roma, decisione motivata a quanto pare solo dalle sue scelte in materia di abbigliamento, accostando le furenti dichiarazioni del ministro dell’interno all’immagine dello stesso alfano, qualche tempo fa, manifestante accigliato sotto il palazzo di giustizia di milano in compagnia di tanti suoi pari, per solidarietà verso il loro condannato-ritenuto-innocente di riferimento
un bell’esempio di giornalismo che evidenzia l’incoerenza dei minuscoli politici italiani

cui però non è seguito altro, che io sappia, perché se è vero che dal capo del governo delle larghe intese è arrivato un minaccioso immediato consenso all’aver limitato la libertà personale di un uomo la cui unica colpa è quella di avere scritto sulla propria maglietta l’espressione del suo pensiero, non c’è stato un giornalista che abbia chiesto a uno qualsiasi degli esponenti del suddetto governo se questa mossa non sia configurabile come un’abolizione arbitraria dell’articolo 21 della nostra costituzione, e in base a quale fondamento democratico si dovrebbe accettarne l’opportunità

ma siamo nel terzo mondo dell’uguaglianza dei diritti, quindi non c’è da stupirsi: de tommaso ha tutte le caratteristiche del perfetto capro espiatorio e subirà la sua condanna senza poterne scampare, mentre altri colpevoli fanno le riforme costituzionali

(salta fuori oggi che la trattativa stato-curva, robustamente smentita nei giorni immediatamente successivi alla partita da istituzioni e federcalcio, pare che ci sia stata, e anzi è solo grazie alla mediazione di de tommaso che l’incontro si è svolto senza ulteriori incidenti, senza che il catino dell’olimpico esplodesse di una violenza incontrollabile
a questo punto è evidente che gennaro ha dato dimostrazione di saper usare il suo consenso e il suo potere di rappresentanza davvero per il bene di tutti
sì, esatto, meglio di silvio)

a moment of stillness

massaiecerto che se di tanto in tanto la smettessimo di regalare tutto questo spazio alle sue mastodontiche frescacce, che hanno il solo senso di tenerlo sulla bocca di tutti…
se smettessimo di riempire per giorni e giorni tutti i media con questa indignazione da quattro soldi, che non fa altro che nutrire la sua fame di visibilità…
se smettessimo di attendere le sue inevitabili smentite, le accuse di decontestualizzazione, la penosa riduzione della questione al solito attacco al fantomatico monopolio culturale della sinistra…

certo che se noialtri per primi smettessimo di dargli la solita maledetta importanza, come invece facciamo puntualmente ogni anno, a ridosso di qualsiasi appuntamento elettorale, non faremmo un soldo di danno

mi dispiace, ma un altro mese di campagna elettorale così proprio non lo reggo

we’re half awake in a fake empire

lampadarioieri sentivo casualmente al telegiornale che, nel corso di una conferenza stampa accanto al premier inglese, all’interno di una di quelle visite che i celebrativi media nostrani dipingono sempre più facilmente come nuovi grandi successi patrii all’estero, un sempre vivace presidente renzi faceva il confronto tra i mostruosi nuovi numeri della disoccupazione in italia e quelli di tre anni fa, sostenendo che in questi tre anni “abbiamo perso troppa strada”, perché “abbiamo un sistema che manca di flessibilità”, e che ovviamente, per recuperare, bisogna “correre”
ecco, credo che in queste parole ci sia tutto renzi, e non ce n’è una che mi piaccia

innanzitutto, prendere a paragone i dati del 2011, presentandoli come positivi, è una mossa doppiamente losca e disonesta: il tasso di disoccupazione in italia è in costante aumento praticamente dal 2007 in avanti, basta andare a leggere i dati storici presenti sul sito dell’istat, che per vostra fruizione ho riportato nella seguente figura

[sì, è un po' di tempo ormai che per lavoro produco grafici in excel a ritmi forsennati, per cui alé]

[sì, è un po’ di tempo ormai che per lavoro produco grafici in excel a ritmi forsennati, per cui alé]


dunque non è vero che tre anni fa fossimo in una situazione auspicabile
ma soprattutto, dare la colpa del disastro in cui viviamo alle larghe intese di cui tu sei capitano e condottiero, dimenticando un intero ventennio di berlusconi, tremonti, sacconi, maroni… ma che disonesto sei?!
sei tu che dirigi la barca, caro il mio uomo nuovo, e hai pure scelto di guidarla, e accanto a te al timone ci sono quelli che sono stati sul ponte di comando negli ultimi venti anni, ci sono gli stessi che hanno puntato dritti all’iceberg con coscienza e ostentata indifferenza, non puoi far finta di non accorgertene, o di prendertela con loro

invece, sembra proprio che la ricetta di renzi per invertire il trend sia una brusca accelerata verso l’iceberg, adottando delle misure che osano superare di slancio (e a destra) gli abominii prodotti dagli esecutivi precedenti sul piano della precarizzazione selvaggia e della cancellazione dei diritti, rosicchiando via altre piccole tutele cui i miei coetanei sono costretti ad aggrapparsi in un mondo del lavoro che è sempre più carnivoro
renzi se ne fotte, lui punta alla flessibilità, come il più turboliberista dei marchionni, e con il plauso di confindustria, cooperative (lo stesso ministro poletti) e finanza internazionale si affretta a portare a casa un’altra riforma fondamentale fatta a casaccio
tutto all’insegna della corsa, del dinamismo ostentato e neofuturista, rapidità come sinonimo di concretezza, che tanto piace al popolo, ora come circa novant’anni fa

despite all my rage, i am still just a rat in a cage

nuvolesono smarrito di fronte allo straordinario unisono mediatico di elogi acritici e attestati di fiducia che circonda renzi e si riflette su tutto ciò che dice o fa il suo governo
penso sia un’uniformità di pensiero senza precedenti nella storia repubblicana, neppure durante le vette (gli abissi?) dell’avventura berlusconiana si era giunti una tale pace compiaciuta tra i principali poteri, e la cosa mi mette in un disagio che lèvati

aguzza altresì la mia disillusione e il mio spirito critico, la cosa, e non posso fare a meno di prendere ogni notizia relativa con rinnovato scetticismo
a partire dalla riforma del senato, un pasticcio frettoloso nato da presupposti sbagliati ed imposto all’approvazione parlamentari con metodi inquietanti
i presupposti sbagliati sono nella necessità di andare incontro alle spinte antipolitiche provenienti da più strati del paese, di fatto assecondandole: proporre un senato con meno membri, con meno poteri e competenze diverse e specifiche è senz’altro positivo, eliminare gli stipendi è invece stupido, se non irrealizzabile
il lavoro non dovrebbe essere mai gratis, almeno nella mia versione utopistica del mondo, e men che meno il lavoro di chi è stato chiamato a decidere del nostro futuro prossimo, semplice ed anteriore: perché dovrei aspettarmi che dei sindaci, impegnati a tempo pieno – ci si augura – per amministrare i nostri principali comuni, debbano generosamente impiegare qualche giorno alla settimana per venire a roma a fare un altro mestiere, per di più gratis?
a meno che non si abbia tutti in mente un’idea di lavoro malata e pericolosa, simile a quella del movimento cinque stelle, che offre posti in cambio di pura visibilità (lo diresti al tuo idraulico? e al tuo senatore?)
per non parlare della non-eleggibilità dei nuovi senatori, che non sarebbero dunque più rappresentanti ma dei semplici nominati, dai partiti e dal presidente, nel solco della peggiore tradizione italica: l’ennesima mossa per allontanare popolo e poltrone, per scavare e allargare il fossato di cui parlavo, finché non ci risveglieremo dal torpore e ci ritroveremo senza alcun modo per controllare alcunché
con un forte senso di nausea, peraltro: non dimentichiamo che questo parlamento è stato eletto con una legge già definita incostituzionale, che la nuova legge è appunto bloccata dalla riforma del senato, e che dunque questa situazione rimarrà pietrificata per almeno altri due anni

il pasticcio frettoloso è tutto qui, nel fatto che si vuole modificare il senato, ma evidentemente non si sa in che modo
la proposta renziana, blindata da ultimatum che di certo non si confanno ad una democrazia parlamentare, non è chiara su quali saranno le prerogative della nuova camera delle autonomie, non si capisce che potere legislativo potrebbe esercitare, si sa solo che i suoi membri saranno scelti dai partiti e non saranno pagati, o forse sì, con delle indennità, ma chi ci mette i soldi e quanti non si sa
il bello è che questa indeterminatezza non è nemmeno importante, l’unica cosa che conta è che una riforma venga portata a casa, meglio se in tempo per le europee, in modo da far vedere che il famigerato verso è cambiato

i metodi inquietanti stanno tutti nei titoli accondiscendenti dei giornali para-sovietici degli ultimi giorni, che spesso edulcorano ma non possono fare a meno di riportare certe oscenità da ventennio, berlusconiano o mussoliniano non so ancora
quando il presidente grasso solleva il problema di un’assemblea di soli nominati, viene richiamato all’ordine e all’aderenza alla linea dai vertici del partito, come fosse l’ultimo dei peones e non la seconda carica dello stato
quando due illustrissimi costituzionalisti come stefano rodotà e gustavo zagrebelsky sottolineano i pericoli di svolta autoritaria nascosti dietro le ultime iniziative di riforma costituzionale del governo, renzi risponde strafottente che lui ha “giurato sulla costituzione, non su rodotà o zagrebelsky“, in un virgolettato orripilante che suona come il peggior berlusconi, allorché evitava le critiche e i processi sostenendo di essere stato “eletto dal popolo!”

sono arrabbiato, ragazzi, perché ho sempre meno possibilità di decidere, di votare e sentirmi rappresentato, di riconoscermi in qualcosa, sento che può esserci un’alternativa, che deve esserci, ma l’asticella del conflitto è sempre un po’ più in alto, un po’ più lontana, si sposta in corsa, in grande corsa, di fretta, e tutta questa fretta non permette deviazioni od ostacoli, ed effettivamente l’orizzonte sembra sgombro, si sono allineati tutti gli ostacoli possibili, io invece vorrei tanto esserne uno

me and the major


me and the major could become close friends

quello che sembrava improbabile fino a qualche giorno fa è successo, renzi ha defenestrato letta e ne ha agguantato avidamente il posto, imponendo al paese un cambio di leadership in cambio di nulla
nessuna urgenza e nessuna spiegazione, la sedicente maggioranza è rimasta la stessa di prima, gelatinosa e irrisolta, così come immutati sono i rapporti di forza in parlamento e fuori (cioè nei salotti televisivi), mentre il presidente della repubblica ha informalmente ratificato la cancellazione del diritto di voto dalla nostra costituzione
a mio parere siamo ai limiti del colpo di stato, improvvisamente un nuovo esecutivo copia conforme del vecchio, a partire dall’assenza di legittimazione elettorale, senza alcuna ragion d’essere sostanziale
il pd che ad un tratto deve decidere se sfiduciare il proprio presidente del consiglio o il proprio segretario, mentre il resto dell’arco politico attende sardonico e appollaiato su un ramo come i corvi di dumbo
e sceglie il segretario, ovviamente, affidandogli un incarico che si basa esclusivamente su quei pochi milioni di voti (nemmeno due, a quanto pare) di aficionados che lo hanno sostenuto alle primarie di dicembre
una schifezza, è evidente
certo, sull’uomo non c’era grande aspettativa prima, beninteso
purtuttavia, la delusione è tanta

me and the major don’t see eye to eye on a number of things

come anche la rabbia, perché se c’è un pensiero che continua a farmi imbestialire e che io l’anno scorso ci siamo andati, a votare, e io ho votato sel per aiutare, da sinistra, la coalizione guidata dal pd a disfarsi delle metastasi del ventennio e provare a correggere la direzione di un paese che puntava dritto dritto verso il crack
e subito dopo il voto, che succede? il pd rovescia il tavolo, molla il suo unico alleato, si sciacqua la coscienza del patto di coalizione e si unisce in matrimonio con l’acerrimo nemico, tanto stigmatizzato in campagna elettorale quanto coccolato dopo il voto (e prima)
e però intanto il mio voto ve lo siete presi, cari miei, e con il mio quello di tante altre persone che non volevano questo scempio, la cui preferenza però vi è servita per raggiungere quell’abominevole premio di maggioranza che vi permette di fare il bello e il cattivo tempo, colonizzare e depredare le istituzioni, sciogliere e riformare alleanze a piacimento, forti di un sovrannumero che anche la consulta ha già definito incostituzionale
tra l’altro, particolare non secondario: la maggioranza di cui si sta facendo forte matteo renzi è una maggioranza disegnata da bersani, il suo rivale, che lo ha sconfitto alle primarie e di cui lui ha preso il posto con un anno di ritardo, che di questi tempi è un’enormità
ci avrà mai pensato, matteo, a questa ennesima incoerenza?

me and the major are from different worlds

pensate, il nuovo presidente del consiglio è una persona che ha puntato tutto sulla novità, su un nuovo modo di far politica, per cancellare decenni di malcostume e di corruzione e di giochi di palazzo, e invece la sua scalata al potere riflette perfettamente quegli schemi viscidi da prima repubblica che lui ha sempre proclamato di voler combattere
al punto da andare a chiedere la fiducia di un parlamento che è in buona sostanza incostituzionale, e che lui stesso aveva in passato affermato di voler riformare
no, ce lo terremo così com’è fino al 2018, in una paralisi illegale che a quanto pare non ha bisogno di giustificazione
così come ci terremo le sue alleanze sgangherate e incoerenti, l’apparentamento con l’angelino liberato dal giogo del padrone e l’ennesima, micidiale, irreversibile mortificazione della sinistra, che lascia un terreno elettorale post-atomico che aspetta solo di essere riempito
(da chi, non ci è dato sapere)

i think the major’s going quite insane

e io mi faccio il sangue amaro perché non posso nemmeno prendermela con i miei connazionali, come facevo ai tempi del berlusca
lui stravinceva le elezioni in maniera neanche troppo sorprendente? e io lanciavo frustrati epiteti ai suoi tanti, troppi elettori
ora con chi me la prendo? qua non c’è nessuno da poter insultare, perché non ce ne danno la possibilità
ci stanno portando via gli ultimi brandelli di democrazia sotto il naso, e stavolta non hanno nemmeno il buon gusto di darci una scusa: prima c’era lo spread, poi il semestre di presidenza ue, ma ora? niente, nemmeno quello, le cose succedono, le manovre di palazzo e i giochi di potere si manifestano scintillanti davanti a noi, media confindustria vaticano e altri poteri forti esultano, e noi rimaniamo dietro al vetro, spettatori inebetiti, ad alitarci sopra smarriti
(io lo odio, ‘sto vetro)

i want a dance, i want a drink of whisky so i forget the major and go up the town, oh boy

there are different names for the same thing

sitose c’è una cosa da salvare in questa patetica scenetta dell’impeachment a napolitano, è che finalmente è emersa la vera natura del movimento cinque stelle, che guarda molto più all’eversione berlusconiana che alla costruzione di qualcosa di serio
non che prima non si fosse capito, viste le mastodontiche dosi di rozzo populismo e spregio delle istituzioni che i rappresentati di entrambi gli schieramenti manifestano a ogni occasione, ma questo avvicinamento è forse il primo esempio lampante di comunità di vedute
che fa sicuramente il gioco del berlusca, il quale si prepara a delle elezioni europee in gran rimonta, scaldando la sua massiccia contraerea televisiva e puntando tutte le carte sul no all’euro e al dominio di bruxelles sulle nostre faccende interne, temi a cui i cinque stelle sono da sempre molto sensibili
(non dimentichiamo mai che il governo che qui da noi guidò la transizione dalla lira all’euro fu proprio quello inaffondabile guidato dal berlusca, che fece indubbiamente un disastro e consentì più o meno involontariamente speculazioni e caduta del potere d’acquisto probabilmente senza eguali in europa)

mi domando quanta distanza ci sia tra un grillino, un forcone, un leghista e un berlusconiano
alla fine secondo me c’è molta più intesa di quanto vogliano farci credere, un’intesa fondata su un approccio superficiale e poco uso alla dialettica nei confronti delle dinamiche socio-economiche globali, su una difesa alta e asfissiante dell’orticello vista cortina, sulla linea politica di dire sempre no, a questo e a quello, sul ritorno ad un’arcadia primordiale, pre-schengen e pre-maastricht (se non pre-8 settembre, se non pre-garibaldi) che non è mai esistita, se non nei racconti alcolici di qualche nostalgico allucinato attorno ad un falò o nelle farneticazioni di un anziano fornicatore miliardario

entrando poi nel merito della questione, la richiesta di impeachment non è solo ridicola, ma è anche pericolosa, perché confonde il piano politico con quello istituzionale: si può convenire che napolitano non si sia comportato in maniera sempre limpida e anzi abbia spesso fatto un uso piuttosto ampio del potere derivante dal suo ruolo, ma profilare un attentato alla costituzione, un “alto radimento”, è del tutto fuori luogo (viepiù se queste battaglie sono portate avanti con i metodi grillini)

alla fine, teoria e pratica costituzionale non sono mai del tutto combacianti, e napolitano si è sempre mosso in quella zona sottile che separa l’immobilismo dalla cospirazione, ma comunque mai sforando dal ruolo che gli compete
nel 2011 stavamo affondando, è inutile negarlo, e mentre il comandante era impegnato a preparare la sua difesa dai vari processi che lo attanagliavano, la ciurma si aggrappava alle scialuppe, rimbalzando i passeggeri: normale (e auspicabile) che il presidente della repubblica prendesse l’iniziativa, sondasse il terreno, valutasse le possibili alternative prima dello sfacelo totale

lo stesso grillo, nell’estate del 2011, chiedeva a napolitano di smuovere la situazione invocando quel governo tecnico che si sarebbe materializzato di lì a pochi mesi
lo stesso berlusconi optò per le dimissioni di un esecutivo ormai senza futuro, per poi entrare senza troppi sforzi nella nuova maggioranza, confermare la larga intesa anche con letta, e contribuire in maniera fattiva alla rielezione di quel napolitano che ora spacciano per gran cospiratore
è pura incoerenza, ma non mi stupisco più di nulla: se passerà anche questa (e passerà), è un’ennesima prova che siamo un paese senza memoria né spirito critico, e berlusconi e grillo, uomini di televisione, sono entrambi bravissimi a giocare sulle nostre continue amnesie per (ri)proporsi come uomini nuovi

detto ciò, ci tengo a dire che neanche io sono un fan sfegatato di napolitano
intendiamoci, ho molto apprezzato e oltremodo festeggiato la mossa politica con cui è riuscito a far abdicare il governo berlusconi e dare a monti un incarico che più condiviso non poteva sembrare
ma tutto quello che è successo poi, l’evidente fallimento dell’esperienza del governo tecnico, l’accettazione di un inedito secondo mandato da usare come leva per aumentare il suo campo d’azione, l’ostinazione nel promuovere larghe intese che non stanno in piedi e che condannano il paese alla stagnazione, l’adesione pedissequa ai diktat di stabilità e rigore imposti dalla merkel che stanno distruggendo lo stato sociale e impediscono la ripartenza (salvo poi pentirsene e, chissà con che faccia, andare in europa a chiedere un cambio di direzione)… mi sembrano tutte pecche non proprio trascurabili nel curriculum del presidentissimo

senza contare una cosa che mi è saltata in mente e non mi abbandona da quando è successo: avete presente la minaccia di totò riina al giudice di matteo, che più che una minaccia sembrava un ordine di esecuzione? perché napolitano non è intervenuto? perché non ha ribadito in tutte le sedi possibili e immaginabili la vicinanza sua e dell’italia intera al giudice che con tanto coraggio sfida il potere politico-mafioso con i pochi mezzi che lo stato gli mette a disposizione? è un eroe, e intorno a lui c’è un silenzio terrificante
mi ripugna dover pensare che un motivo potrebbe essere che di matteo sta indagando da tempo su quell’orrendo capitolo di storia patria conosciuto come trattativa stato-mafia, che vede napolitano tra i principali protagonisti, ma come posso non farlo?

tornando alla stretta attualità, pare che il quirinale stia scommettendo su un subentro di renzi a palazzo chigi
e si sa, di questi tempi, che qualunque cosa il colle desideri (soprattutto quando non si tratta di votare – ed è sempre così), si avvera in brevissimo tempo
fatto sta che questa soluzione pare piacere proprio a tutti, sia all’ambizioso renzi che all’avvoltoio berlusconi, sia al temporeggiatore alfano che agli invidiosi cuperliani, in una spartizione di potere e poltrone senza alcuna legittimazione popolare che non trova alcuna opposizione (a parte un ironico civati e il povero, inerme, smarritissimo letta)

e non sono un fan sfegatato nemmeno di questa soluzione, che puzza di prima repubblica e di democrazia cristiana lontano un miglio
mi domando se ci sia rimasto ancora qualcuno che fa i conti con quello che sta succedendo al di fuori dei palazzi del potere

here comes your man

tulipanil’uomo nuovo, il rottamatore
nell’arco di poche settimane, matteo renzi è riuscito nell’impresa di ripercorrere le esatte orme dei suoi predecessori più illustri e da lui più stigmatizzati pubblicamente, indugiando sorprendentemente nei due errori politici che hanno maggiormente caratterizzato le loro – possiamo dirlo? – fallimentari carriere politiche: dapprima ha ridato linfa vitale ad un inerte berlusconi, scambiandolo per un padre della patria con cui progettare l’italia che verrà, come fece “lo sportivo” veltroni nel 2007 e dieci anni prima “l’intelligente” d’alema; e ora sta lasciando che girino voci su un suo possibile subentro a letta come capo del governo, senza passare per elezioni e dunque senza cambio di maggioranza, come la sua nemesi d’alema una quindicina abbondante di anni fa (come passa il tempo, quando ci si diverte…)
due minchiate con una fava, dunque: niente male per chi doveva sovvertire le dinamiche vetuste del partito e portare nuove idee e meccanismi nuovi alla guida del centrosinistra

sono tra coloro che non ha apprezzato la decisione di invitare il berlusca a casa con la scusa della modifica della legge elettorale, per poi lasciargliene sostanzialmente l’intera scrittura, e godersi il caos mediatico che ne è conseguito
listini bloccati, nessuna preferenza, soglia di maggioranza generosissima e sbarramenti che nemmeno in svizzera, più salvalega e altre amenità: anche qui ottimo risultato, anche se alla fine bastava mandare un sms a silvio dicendogli direttamente di pensarci lui, così al nazareno si risparmiavano pure di tirare fuori il servizio buono da tè

e non capisco tutta questa idiosincrasia nei confronti del giovane letta, tutta questa certificazione pubblica della sua incapacità e della sua inadeguatezza, tutto questo “il governo sta facendo poco e male”, “io farei così”, “io sono diverso” (quando in realtà è espressione dello stesso partito), e poi non far seguire ai proclami i fatti, ma continuare a stuzzicare tenendosene lontano, lanciare il sasso e poi nascondendosi dietro un cespuglio che di volta in volta ha forme diverse, dalla stabilità al semestre europeo
ma se non ti piace fallo cadere e convoca le elezioni, no? saremmo tutti con te, fidati
e invece no, non si può, ci sono cose più importanti, lasciamolo amministrare il presente, lasciamolo affossare quante più esistenze possibile, e poi trasciniamo giù anche lui presentandoci come diversi
alé, da una parte un governo sempre meno riconosciuto, tenuto in piedi dall’inerzia di una finta maggioranza che ha altro a cui pensare; dall’altra il nuovo leader della maggioranza stessa, matteo renzi, che intende portare acqua al mulino della sua personalità senza bruciarsi
e noi in mezzo, a bruciarci, in attesa che qualcuno faccia qualcosa

insomma matteo renzi non mi piace, non mi fidavo di lui ai tempi delle prime primarie e non mi fido di lui nemmeno ora, non vedo il salto di discontinuità con la vecchia guardia tentacolare del partito, mi sembra solo che sia cambiata la piovra manovratrice
non ho votato alle primarie del pd di due mesi fa, così come non l’ho fatto a quelle dell’anno precedente, perché pensavo che non mi ero mai riconosciuto in quel partito, incapace di esprimere idee di sinistra – e spesso idee in generale – e a mio parere troppo colluso con il male che ci ha affossato negli ultimi due decenni, un partito che mi aveva sempre più deluso anno dopo anno fin dalla nascita, anzi, fin da prima, e che avevo giurato pubblicamente di non votare mai
mi dicevo che non andavo a votare perché non avrebbe mai vinto civati, che per me è l’unico uomo politico che merita la mia fiducia, conquistata ai tempi degli indimenticabili commenti condivisi su splinder, e non mi andava di partecipare alla sua sconfitta
e invece avrei dovuto, e me ne sono pentito, perché se è vero che civati non avrebbe mai vinto, non avrei dovuto rinunciare ad esprimergli la mia preferenza
(non votare il pd perché non è fatto da gente come civati, e poi non votare civati per farlo diventare capo del pd: viva la mia coerenza!)
(mi sono ripromesso che d’ora in poi, quando si prospetterà la rarissima possibilità di scegliere il bene, e non, come al solito, il classico male minore, si dovrà andare a votare, a tutti i costi, naso turato o mutande rinforzate o quello che volete, ma si dovrà andare)

così ha vinto questo uomo forte, a cavallo di un rinnovamento strombazzato che fin’ora è stato solo di facciata
che poi, non lo so, forse in realtà nel profondo abbiamo sempre voluto un uomo forte anche a sinistra, magari un po’ autoritario e decisionista, che tenesse testa alle minoranze interne ed alle interferenze esterne con il cipiglio e la sicumera dei vincenti
un po’ un berlusca-anti-berlusca, insomma, una personalità forte che facesse ruotare tutto intorno a lui
e proprio ora che ce l’abbiamo (e ci sta indubbiamente sulle palle) lui si mette a fare l’autolesionista veltron-dalemiano vecchia scuola: come è possibile? dev’esserci qualcosa nell’aria di roma, o nell’acqua, o non lo so, fatto sta che ha mostrato subito di puntare dritto alla sconfitta, anche se devo riconoscergli che gli ci vorrà un bel po’ più di grinta, perché sarà molto meno facile che nelle occasioni precedenti

scherzi a parte, dentro di me temo che dovrò andare a votarlo, mio malgrado, quest’uomo dell’improvvidenza, perché continuo ad essere convinto che finché l’incubo berlusconi incombe su di noi bisogna fare di tutto per eliminarlo
poi penseremo a come eliminare anche i suoi omologhi