i’m finding it harder to be a gentleman

trevil’altra sera, mio malgrado, ho assistito per qualche minuto all’intervista di daria bignardi alla nuova ministra per i rapporti con il parlamento, la graziosa quanto chiacchierata maria elena boschi, immediatamente assurta agli onori del gossip parlamentare e non, da una parte per essere sorprendemente coetanea del tenutario di questo blog (nonché – inutile negarlo – quasi altrettanto fascinosa), dall’altra per qualche ipocrita dubbio sull’opportunità della sua nomina e sulla sua capacità di reggere un ruolo così significativo
e non ho potuto non confrontare l’aria materna e protettiva che la conduttrice offriva alla giovane potente, quasi una babysitter coccolosa anche di fronte alle solide argomentazioni di scetticismo dell’intervenuto luca ricolfi, con l’atteggiamento incalzante e aggressivo che la stessa bignardi aveva tenuto appena una settimana prima, allorché sulla poltrona di fronte a lei sedeva il nemico politico pippo civati, di cui ho oltremodo stimato la pazienza e il self-control, mentre l’irritante presentatrice non gli permetteva di concludere una frase che fosse una
e pensavo al fatto che qui da noi il potere può anche cambiare mano, ma l’effetto di sudditanza e di ruffianeria che produce nei media italiani è sempre lo stesso, anche per chi si professa diverso, moderno, nuovo
e che finché avremo questa informazione e questo intrattenimento, in italia, difficilmente le cose potranno cambiare

comunque è vero, civati è forse l’unico nemico politico ancora visibile rimasto a questo governo, questa maggioranza, questo ormai consolidato sistema di potere
armonia, sintonia, connivenza: le larghe intese non sono mai apparse così comode, anche e soprattutto a chi ne sta fuori, che magari non partecipa direttamente alla spartizione della torta, ma ne gode ugualmente puntando sul logorio e la disaffezione di un elettorato alla frutta
con le sue epurazioni controllate, che arrivano puntuali dopo la formazione del nuovo governo, impedendo qualsiasi tipo di maggioranza alternativa, grillo sottoscrive questo immobilismo, cementifica i prossimi tre anni di non-voto e non-democrazia, condannandoci alla gelatina mentre lui dall’alto della sua non-opposizione è padrone di non fare nulla
civati invece è nella posizione scomoda di chi si espone per combattere il pd e quanto di sbagliato e antico e inadatto c’è nel pd, da dentro il pd: i limiti di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti, ma non si può negare che è solo così che il buon pippo ha la possibilità di creare qualcosa, è solo con l’aiuto di un partito di maggioranza che si possono spingere e portare all’attenzione dell’assemblea dei legislatori alcune iniziative indubbiamente condivisibili
(vero è che se poi ti metti contro il gattopardo, se osi scalfire il totem nazionale del conflitto di interessi, che tu stia dentro o fuori, difficilmente ne esci vivo)

certo, è bello che ci sia qualcuno di sinistra in parlamento, e che non stia con le mani in mano, ma la realtà è che la sua incisività è minima, così come la sua popolarità, e di certo il fuoco incrociato dei media nazionali non aiuta
però civati rimane l’unica cosa cui mi aggrappo, per coltivare il mio interesse sempre più appassito nei confronti di questa politica: loro, i potenti, la casta, i poltronati, stanno scavando un fossato per tagliare fuori il resto del paese, e io mi sento sull’orlo di questo fossato, perché voglio sempre sapere cosa succede dall’altra parte, osservare, magari intervenire, criticare, o comunque accorciare le distanze, superare la frattura, e mi sporgo, ma la continua opera di escavazione mi fa vacillare sul precipizio, con il rischio di una caduta, e dunque spesso mi sento costretto ad indietreggiare
anche da questa parte si scava, eh, per carità, se solo pensiamo all’attività di ostentata indifferenza alle cose pubbliche che porta avanti il movimento cinque stelle, che dovrebbe fare opposizione dalla parte dei cittadini, ma che perde tempo sbrodolandosi di superiorità rispetto a tutto il resto del parlamento, in un’inedia che non fa altro che rafforzare il nemico e imbalsamare noi nell’odio e nella distanza
ma il colpo di grazia è arrivato dalla nuova legge elettorale, non ci sono dubbi, di cui renzi tanto si vanta ma che, analizzandola bene, si configura solo come escamotage per chiudere la legislatura al 2018, congelando l’anormalità di questi insopportabili equilibri e scudandoli dal voto
sì, perché con il trucco della validità solo per la camera, in vista di una improbabile riforma costituzionale del senato, il famigerato italicum sarà probabilmente inapplicabile per anni, anni in cui d’altra parte non potremo andare a votare con il porcellum perché incostituzionale, e dunque paralisi!
senza contare le tante schifezze che impestano questa nuova legge, dalle liste bloccate alle soglie elevatissime, dal cospicuo premio di maggioranza all’assenza delle preferenze, dalla multipresentabilità in più liste alla norma salvalega, tutte porcherie che rendono questo tentativo ancora più indigesto dell’abominio precedente
(mi immagino calderoli che guarda la nuova leggina con gli occhi lucidi e il groppo in gola, un’espressione paterna e soddisfatta, la consapevolezza che la sua eredità politica non è rimasta disattesa)

se passerà, e tutto fa pensare che sarà così, davvero saremo costretti a guardare e non toccare
mi domando se sono l’unico ad accorgersene, qua fuori, e a preoccuparsene

war the only way to peace.. i don’t fall for that

bucoe così l’italia si è accorta di essere ancora in guerra
dite la verità, quanto tempo è che non sentivate parlare dell’afghanistan in tv, eh?

mi dispiace sinceramente per quei ragazzi uccisi, ma né più né meno di qualsiasi altro morto sul lavoro, perché il trovarsi ad imbracciare mitragliatori in un paese lontano non aggiunge nessun afflato di gloria alla loro triste fine
quello che però non sopporto è l’ipocrisia dietro la loro morte, che raggiungerà livelli irritanti in questi giorni, e alla quale quei ragazzi probabilmente non meritano di essere associati
già mi immagino i telegiornali sviolinare apologie sulla missione di pace, sull’opera di civiltà che i soldati italiani portano in quelle terre desolate e dimenticate da dio, sulla democrazia che stanno esportando e distribuendo a piene mani agli afghani
già mi immagino i giornalisti famelici citofonare senza tregua alle case delle famiglie in lutto, intervistare i vicini, mandare in onda foto delle vittime mentre sorridono, abbracciano bambini, regalano pagnotte ai poveri, fanno volare aquiloni
già mi immagino la viscida retorica dei portavoce, che renderà grazie e onore agli eroici caduti e sosterrà che la nostra presenza laggiù non è in discussione, che il nostro lavoro è importante, che i risultati si vedono, che gli afghani ci ringraziano e ci amano
è triste, sì

così come mi sembra triste che si sia rinviata la grande manifestazione di sabato per la libertà di stampa, contro gli attacchi insopportabili che questo governo sta portando avanti da sempre, e più che mai negli ultimi tempi
mi rendo conto che se non si fosse presa questa amara decisione, certamente il berlusca non avrebbe perso l’occasione per l’ennesima crociata schiacciaoppositori, li (ci)avrebbe infangati ancora più di quanto non faccia già ora, sventolando accuse di insensibilità, blasfemia, antiitalianità e chissà quante altre belle parole
probabilmente avrebbe fatto in modo di fissare i funerali proprio sabato, per rendere ancora più grottesca la situazione
(e chissà che invece non gli venga in mente di spostarli al 3 ottobre)
(secondo me se avesse il potere di farlo lo farebbe senza pensarci due volte)
in ogni caso l’aver disdetto e solo in seguito posticipato l’evento di sabato è stata una scelta che mi ha lasciato l’amaro in bocca, se non altro perché giudico la categoria dei giornalisti una delle più corresponsabili delle migliaia di vittime in quelle zone disperate: mai come in questi casi si sente il bisogno di un’informazione libera e indipendente, che possa dare una visione (e una critica) obiettiva di quello che sta succedendo in afghanistan e zone di guerra analoghe, invece di questa stampa embedded che è solo specchio degli interessi biecamente economici dei potenti e propaganda di strategie politiche e militari che fino ad ora sono state solo fallimentari
una stampa seria e autorevole spiegherebbe le vere ragioni per cui tremila italiani si trovano in questo momento in afghanistan armati fino ai denti, lasciando perdere le balle della democrazia da esportare e da difendere: lì la guerra continua da quasi otto anni (più della seconda guerra mondiale, per capirci), e non se ne vede la fine

le tanto decantate elezioni presidenziali, che ormai sono state svolte quasi un mese fa e di cui ad oggi non si conoscono i risultati, sono state un clamoroso insuccesso per i fanatici democraziofori occidentali: affluenza scarsissima in un clima di perfetto terrore, mancanza di sicurezza pressoché totale, con frodi e brogli a non finire
insomma una pantomima ad uso e consumo dell’elettore occidentale, che alla fine ha visto riconfermato il campione degli interessi americani karzai, senza ancora alcuna legittima autorizzazione popolare: ma si sa, il petrolio non conosce legislazioni, e se quel buffo omino dal copricapo originale (sto parlando di karzai, eh) fa bene il suo mestiere di marionetta dello zio sam, sarà praticamente impossibile schiodarlo da lì con le buone
quello che però sarebbe bene sottolineare è che oggi come oggi l’afghanistan è assolutamente fuori controllo, che tre quarti del territorio sono in mano ai talebani e che i militari occidentali sono visti come forza d’occupazione, e non come forza liberatrice
al di là del fatto che se fossi afghano, dopo otto anni anche io farei il tifo per la guerriglia, penso che un minimo di risentimento nei confronti di un’invasione militare che ha portato nuovamente guerra e distruzione in una regione già martoriata da decenni, ha mietuto migliaia di vittime tra i civili senza in cambio offrire la protezione che propaganda all’esterno, ha distrutto quel minimo di stabilità che c’era nel paese senza offrire speranze di rinascita o di ricostruzione, ha riconvertito il territorio alla coltura di oppio con i grandi produttori nei posti nevralgici dell’amministrazione, ha visto la rinascita di terrorismo e il fiorire di nuove reti simil-al-qaeda, be’.. sarebbe anche lecito nutrirlo, non trovate?
insomma l’invasione dell’afghanistan, primo atto della guerra al terrore voluta da quel maramaldo mattacchione di george bush figlio, è fallita
fallita sulla pelle di migliaia di persone, tra cui i sei ragazzi uccisi stamattina
sarebbe bello che anche la televisione e i giornali lo dicessero

is that marionette real enough yet to step off of that set?

ombreragazzi, qua la situazione sta precipitando giorno dopo giorno e bisogna fare qualcosa per testimoniarlo
il paese affonda con tutta l’orchestra mentre al timone c’è un capitano ubriaco, e le scialuppe di salvataggio, se ci sono, non sono certo fatte per noi
continuiamo così, radendo al suolo economia scuola cultura coscienza e civiltà, e risollevarsi sarà un’impresa colossale
bisogna dirle, queste cose
tutti i giorni, a costo di ripetersi e diventare noiosi e passare per pessimisti e scacciare definitivamente gli ultimi lettori di queste pagine
stiamo messi male, e non possiamo continuare a fare finta di niente

alla guida del paese rimane incollato e incrollabile un vecchio mitomane con dirompenti manie di grandezza e di persecuzione, con un potere enorme a cui non vorrà mai rinunciare, nonostante i primi scricchiolii da basso impero siano piuttosto evidenti
l’altra sera c’è stato il suo lungo soliloquio sulla prima rete pubblica, tre ore e passa di pura propaganda celebrativa della sua persona e del suo operato, magistralmente condotte da uno dei servitori che più lo osannano
le altre trasmissioni sono state spostate o cancellate per l’occasione, a dimostrazione che il conflitto di interessi è ormai un eufemismo
poi scopri che le opere faraoniche che si è gloriosamente attribuito sono in realtà frutto del lavoro altrui
un furto vero e proprio
e scopri che durante la sua visita ad onna, altoparlanti trasmettevano applausi registrati
aspetta, lo ripeto: applausi registrati
registrati per le telecamere, di modo che il popolo italico possa gioirne di fronte allo schermo complice, insieme al suo duce
quando l’ho letto sono rimasto secco

pare che però questa grande azione di glorificazione del leader non abbia raggiunto la sensibilità televisiva degli italiani, che gli hanno preferito altri spettacoli, segnando una macchia a dir poco clamorosa proprio in uno dei suoi passatempi preferiti
inaudito, il berlusca va alla tivù per mostrarsi in tutta la sua potenza e non riceve ovazioni, cosa sarà successo?
forse tre ore di monologo sempre sugli stessi argomenti sono semplicemente troppe anche per i più defeli, che gli hanno preferito un’altra fiction
o forse ci stiamo stancando veramente, forse il limite è stato finalmente superato, quando è troppo è troppo, chissà
mi nutro di queste false speranze da decenni, ormai
e non chiedo altro, davvero, al punto che ogni volta che su questi cieli passa una stella cadente al berlusca dovrebbero fischiare le orecchie

d’altra parte so che costui non mollerà mai e poi mai, troppa l’ingordigia di potere, troppa la consapevolezza che senza quel potere la sua vita potrebbe finire male
farà di tutto per mantenere le cose come stanno o di piegarle ulteriormente a suo vantaggio esclusivo personale, in spregio a qualsiasi verdetto, giudiziario o elettorale, ché tanto non gliene è mai fregato niente né delle regole né della democrazia
non credo si farà più di tanti scrupoli, quando per esempio la consulta boccerà il lodo alfano o quando gli scioperi di questo autunno saranno sempre più rumorosi o quando le pressioni dall’europa si faranno sempre più minacciose: quella poltrona è ormai l’unico modo che ha per salvarsi, e non voglio davvero sapere di quali armi di persuasione di massa potrebbe fare uso

(post noioso e già straletto, lo so, ma d’altra parte che fare? vogliamo continuare a guardare il tguno?)

while we’re on the subject, could we change the subject now?

autonon è che abbia poi tutto questo tempo per aggiornare il blog
qui mi fanno lavorare
e poi che dire? che visione si ha dell’italia da quassù?

sui giornali online non si parla d’altro che delle imprese erotico-sentimentali del presidente del consiglio, gustosi siparietti che mettono in ombra anche i tremebondi pericoli dell’ennesima epidemia apocalittica (durata una settimana o poco più, mi pare, no?) e le rinnovate avventure capitalistiche della compagnia automobilistica di bandiera, capace di esportare un po’ di democrazia anche in angoli incontaminati come germania e stati uniti (con che soldi, poi? quelli nostri, giusto?)
be’, tutto ciò è squalliduccio anzichennò, e me ne terrei volentieri alla larga, le mille leghe che mi separano dal “bel paese” non sono mai state così confortanti
poi leggo che stasera il berlusca andrà da vespa (il temuto giornalista, celebre per le sue domande ficcanti e inquisitorie ai potenti) a pretendere le scuse della sua signora
“è colpa della sinistra!”
adoro il grottesco

ragazzi, sto via da pochi mesi, eppure non ricordo qualcosa di altrettanto desolante
la nazione tutta raccolta intorno al televisore per conoscere le deprimenti attività personali del suo presidente, nella sublimazione del discorso politico a reality show
il passaggio da democrazia a pubblico televisivo è ormai completo

non mi resta che chiedere la cittadinanza polonica

like echoes nobody hears, it goes

forse non avrei dovuto pubblicare questo video
sono sempre stato un convinto sostenitore del fatto che non ci sia bisogno di far vedere sangue, cadaveri o altri spettacoli tremendi per portare avanti un discorso, per esprimere un’idea o un sentimento
però questa breve clip, rubata dalla papera zoppa, mi ha colpito più del solito, anzi mi ha completamente sconvolto, forse proprio perché non mostra né sangue né violenza, ma solo il dolore

risale a qualche giorno fa
c’è un telegiornale in onda, in diretta, su una delle televisioni israeliane, c’è una giornalista che sta per lanciare un servizio sulle ennesime dichiarazioni di guerra del ministro della difesa
c’è un collega in studio che riceve una telefonata improvvisa da parte di un suo amico, un medico palestinese, si chiama aboul aish, è di gaza ed è anche un collaboratore abituale della televisione
viene spesso contattato, il dottor aish, perché da quando è iniziata la guerra è a gaza con la famiglia, e da giorni comunica agli spettatori il punto di vista dei gazawi, il loro terrore quotidiano, la loro convivenza con la morte
stavolta è diverso, non è stato contattato, ha chiamato lui
una granata israeliana ha appena ucciso tre delle sue figlie
improvvisamente, in diretta, durante la trasmissione, irrompe il dolore di quest’uomo
urla di pianto strazianti, impossibili da fermare, l’inspiegabile assurdità di una perdita così enorme, così insopportabile, eppure così prevedibile e temuta
come si può concepire un lutto così grande, come ci si può fare una ragione?
aboul aish è un dottore che opera a tel aviv, è un ginecologo, con il suo lavoro aiuta chissà quanti israeliani ad avere una vita migliore, e allora come si può spiegare questa ricompensa?
lo sguardo pietrificato del giornalista che riceve la telefonata, schlomi, il suo amico, il dubbio che sembra attraversare la mente della sua collega, sono una piccola speranza di umanità in un popolo che, stando ai sondaggi, ha approvato a grandissima maggioranza questo terribile intervento militare nella striscia
è da questo barlume di umanità che si deve partire

tutti i telegiornali nazionali hanno detto che l’operazione piombo fuso è terminata, che la guerra è finita, che “la situazione è tornata alla normalità”, e già non se ne parla più
non è così, ovviamente, non potrà mai essere così, non nella striscia di gaza
se non tolgono l’assedio, se non riaprono i varchi, se non permettono alla popolazione sopravvissuta di avere cibo, elettricità, medicinali, di ricevere gli aiuti dall’esterno, di poter lavorare, pescare, spostarsi, non ci sarà mai la fantomatica normalità
ci sarà soltanto l’ennesimo assedio, l’ennesima guerra non ufficiale, e decine di migliaia di famiglie raggiungeranno nuovi livelli di disperazione, sotto gli occhi impassibili e inumani dei governanti di mezzo mondo

l’altro giorno ho visto pagliara entrare nella striscia di gaza probabilmente per la prima volta in più di cinque anni di corrispondenza da gerusalemme
per la prima volta l’ho visto rendere (e forse rendersi) conto della tragedia che tsahal ha portato in quella terra, della distruzione e della disperazione che sembrano non avere fine
eppure, anche di fronte all’implacabile evidenza, questo servo della propaganda ha deciso di non mollare le sue posizioni allineatissime e scagliarsi inutilmente contro la ripresa della costruzione dei tunnel al confine con l’egitto, quasi tutti bombardati e semidistrutti durante piombo fuso, tunnel che pagliara definiva strumenti per il contrabbando internazionale di viveri e probabilmente di armi
accidenti, contrabbando di cibo
questo sì che è un grave problema della striscia di gaza
non il fatto che anni di assedio abbiano ridotto alla fame più di un milione di persone, non il fatto che a gaza non ci sia lavoro, che non ci sia cibo, che i pescatori (in un territorio che è costiero per definizione) vengano ancora ricacciati a riva dalle cannonate delle navi militari israeliane; non il fatto che muoversi sia praticamente impossibile, che tutti i confini, compresi quello con l’egitto del pessimo mubarak, siano bloccati, che le incursioni dell’esercito israeliano non siano affatto finite (non lo erano nemmeno durante la famosa tregua prima dell’inizio della guerra) e che ancora si muoia per colpa delle bombe inesplose rimaste sul terreno e per via degli effetti devastanti delle armi illegali usate da israele sulla popolazione inerme
si contrabbanda cibo, a gaza
forse perché il cibo a gaza non c’è, pagliara, te lo sei mai chiesto?

da qualche quarto d’ora è finito il giorno della memoria, e allora ho voluto ricordare
non credo che si debbano limitare la propria sensibilità e la propria memoria a eventi selezionati, senza abbracciare tutte le ingiustizie del mondo
se calerà il sipario sulla palestina, se faremo finta nuovamente che sia tutto finito e che non ci sia più niente che ci riguardi, allora non c’è giorno della memoria che tenga

counting bodies like sheep to the rhythm of the war drums

inutilinon si stanno fermando, non accennano nemmeno
più di mille morti
la striscia di gaza è ancora sotto la prepotente ferocia di israele, la violenza e la disperazione sono dovunque, nelle strade, nelle moschee, nei mercati, nelle scuole, e soprattutto nelle teste delle persone, nelle tragedie di intere famiglie, nei pensieri e negli occhi dei bambini
ci pensate mai a quanto possa essere distruttivo per la mente di un bimbo il terrore quotidiano estremo che in questi giorni impregna gaza e la vita di centinaia di migliaia di persone? io sì, e non so togliermi questo pensiero dalla testa
invece, nonostante i proclami dei governanti occidentali, sembra che ancora nessuno se ne stia veramente rendendo conto

non avete idea di quanto avrei bisogno di qualcuno che si alzasse in piedi e che a voce alta denunciasse la carneficina
qualcuno di sinistra, qualcuno di importante
qualcuno ancora con una coscienza
uno come pertini, capite?, con la sua voce potente e lo sguardo di condanna senza dubbi, uno che non avesse timore a usare la sua personalità e a puntare il dito contro i crimini di guerra di tsahal che stanno schiacciando la palestina, come già fece in uno storico discorso di capodanno
israele sta compiendo atti orrendi contro l’umanità, e io, in quanto essere umano, devo a tutti i costi urlare la mia condanna
e lo sto cercando, questo nuovo pertini, ne ho infinito bisogno, ma non c’è
stanno tutti zitti, c’è un silenzio da parte dell’occidente che è ancora più deprimente e frustrante delle ingiustizie di cui siamo testimoni

barack pilato obama s’è rivelato essere quello che è, ovvero l’ennesimo presidente degli stati uniti come al solito incatenato ai fortissimi interessi che legano usa e israele, e che messo di fronte alla realtà di una guerra insensata e crudelissima non può far altro che lavarsene le mani, lasciando la patata bollente al suo predecessore agli sgoccioli (bush, uno che ha sempre dimostrato che di affari orientali ci capisce) e al massimo esprimendo preoccupazione per i civili: me l’aspettavo, questa delusione, non ho mai immaginato che potesse andare diversamente

così come non mi aspetto nulla da un anziano erudito di baviera, che milioni di persone si ostinano a considerare portatore di messaggi di pace: se così veramente fosse dovrebbe partire e andare a tirare le orecchie a chi non lo ascolta, se così fosse dovrebbe andare a porsi tra i due fuochi e forte della sua figura denunciare i crimini di guerra e portare veramente la pace
ma non lo è, un portatore di pace, è solo un teologo che ogni domenica lancia i soliti sterili appelli alla fratellanza e alla pacificazione, senza veramente interessarsi alla sorte di migliaia di persone, e alla salvezza dell’umanità
(ragazzi, non offendetevi, è inutile negarlo, il papa ha un potere enorme e non lo sfrutta, forse perché non sa, forse perché non vuole)

poi i politici nostrani, tutti aggrappati fieramente al carro di israele, a giustificare l’ingiustificabile
spero che la vostra coscienza vi fulmini, se mai ve ne fosse rimasta una
e quei pochi che invece continuano a mantenere un’equidistanza di facciata, che in realtà è solo una distanza: una distanza dal mondo, una totale assenza di sensibilità alle grida di dolore che provengono oggi da lì, ma in futuro chissà da dove altro ancora
la foto che illustra questo post è quanto di più inutile potesse partorire la direzione del partito democratico per timbrare il cartellino di presenza in merito alla guerra in corso: un manifesto che non ha il benché minimo significato, a dimostrazione definitiva del piattume ideologico che accompagna il pd, incapace di prendere posizione su qualsivoglia argomento, chiuso e sordo alla società e alla storia
in una parola, inutile

gli unici qui che parlano di israele criminale sono i gruppetti estremisti di destra (qui a roma sono una marea, e hanno davvero tanti tanti soldi) e sinistra: ma posso io aspettarmi qualcosa da questi esagitati? posso unire la mia sensibilità alla loro? posso idealmente unirmi a gente che fa della provocazione e della prevaricazione politica locale il suo pane quotidiano?

ma è così fuori dalla nostra portata accorgersi di quanto sta succedendo? ormai anche pagliara ha terminato gli eufemismi e fa sempre più fatica a coprire la carneficina (tra l’altro mi fa ridere di disgusto che quel campione di disonestà giornalistica dica di non potersi addentrare nella striscia per via dei divieti israeliani, lui che in tanti anni di corrispondenza non ha mai trovato un minuto di tempo per farsi un giro nella gaza schiacciata dall’embargo e dai soprusi di tsahal), possibile che non si riesca a far aprire gli occhi a chi di dovere?
nonostante i tg facciano di tutto per favorire la noia e il disinteresse, relegandola come terza o quarta notizia, la guerra continua
quello che israele ha fatto in queste ultime settimane è irricevibile, ma stare in silenzio è altrettanto criminale

scusate, proprio non riesco a smettere di parlarne
chissà per quanto altro tempo ancora sentirò la necessità di farlo..

ps: se osservate la foto, dietro gli squallidi manifesti del pd c’è un’enorme fila di manifesti del nostro sindaco, lo sceriffo johnny, che si vanta sui muri di mezza roma delle nuove battaglie politiche vinte in ambito di diritti sociali e gestione del bene comune da parte della sua amministrazione: qualche migliaio di espulsioni di poveracci, e roma è più pulita
anzi, roma riparte
che schifo

pps: un giorno farò un bel post sull’idiozia della cartellonistica nella capitale, che sembra essere un viziaccio solo romano, che però ultimamente ha raggiunto livelli di violenza (negli slogan e soprattutto nella modalità di affissione) che secondo me è preoccupante

ppps: sì, ste, è sotto casa tua!

now testify, it’s right outside your door

principenon scrivo un post decente da un bel po’ e me ne cruccio
il mondo sembra andare sempre più in rovina, il nostro paese si affretta a grandi bracciate verso la deriva economica e sociale, la sinistra non dà segni di vita, e io non ho modo di testimoniare tutto ciò né di discuterne con i miei vicini
tra l’altro, mentre per me è solo un problema di tempo, anzi, di assenza di tempo, a costringermi all’afasia internettiana, mi sto rendendo conto che in giro per la rete non stiamo messi meglio
non so, ho come la sensazione di una frustrazione diffusa, di uno scoramento che porta molti dei migliori blogger che conosco a deviare dai temi per i quali li apprezzo e dedicarsi a cose più semplici, più immediate, a volte anche meno impegnative
percepisco quasi un’esigenza di trovare nuove forme, nuove vie, come se il parlare da una finestra a un pubblico distratto non sia più sufficiente per sfogare il proprio disagio e la propria passione
non è il mio caso, lucanellarete non è una finestra, non cerco quanti più lettori possibili, chi passa di qui e legge è il benvenuto, ma questo spazio è per me, lo ribadisco per l’ennesima volta, e per la mia necessità di sfogare e ricordare tutte le cose che mi girano in testa e intorno
perciò languo quando non ho la possibilità di riversare qua dentro le parole che voglio, ma ora basta lamenti

ho appena finito di leggere il ritorno del principe, un libro-intervista di saverio lodato al magistrato roberto scarpinato, una panoramica schietta e brutale sulla storia d’italia dal secolo scorso ai giorni nostri, che non risparmia al lettore nessun pregiudizio, ma offre un punto di vista tremendamente sincero sugli intrecci mafia-politica-massoneria che hanno scandito le vicende spesso tragiche di questo nostro paese
è una lettura importante, un libro che è necessario leggere, che ho sempre voluto leggere
ho assorbito questo libro, l’ho fatto mio, ho fatto mio questo punto di vista e questa visione del potere in italia come entità inscindibile da violenza e controllo, delle oligarchie intramontabili prive di ogni etica che mortificano qualsiasi tentativo di cambiamento, di miglioramento, di evoluzione
il ritorno del principe non lascia spazio a nessun ottimismo, a nessuna briciola di speranza, ed è forse questa la cosa più sconvolgente, soprattutto se si pensa all’autore: un magistrato antimafia della procura di palermo, quindi una delle personalità più coraggiose e più esposte del nostro paese, un uomo che ha fatto della lotta alla mafia e al potere criminale una ragione di vita
man mano che mi avvicinavo alla fine del libro mi interrogavo sempre di più sui motivi che spingono un persona colta ed appassionata a sacrificare una vita per combattere un mostro che lei stessa ritiene invincibile, anzi, un male endemico e necessario per le logiche di potere che da sempre avvelenano il nostro paese

mi sono dato la risposta la settimana scorsa, quando ho visto in televisione l’intervista che l’odioso fazio ha fatto a ingrid betancourt su raitre
guardando questa donna, che probabilmente da quando è stata liberata, cioè ormai da mesi, gira le televisioni e le radio e gli incontri pubblici di mezzo modno per raccontare la sua drammatica vicenda, ho capito quanto è importante testimoniare
pensavo ai sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio nazisti, a quanti di loro non hanno trovato il coraggio di raccontare, troppo grande l’umiliazione, troppo soffocante la consapevolezza della cattiveria umana, troppo necessario nascondere e cercare di dimenticare
e vedevo questa donna così dolce che invece di cedere al peso di un’esperienza così drammatica tentando, per quanto possibile, di scordare le violenze e le ferite fisiche e non solo, ha deciso con immenso di coraggio di testimoniare, di offrirsi, di parlare degli anni tremendi del sequestro e della prigionia perché il suo sacrificio non sia stato vano, e i valori che trasmette non vengano sperperati

ho rivisto nel libro di scarpinato la stessa volontà di testimonianza, la stessa necessità di raccontare la propria esperienza di vita e trasmettere ricordi e passioni al numero maggiore possibile di persone
è questa l’unica risposta di fronte alla frustrazione di un lavoro fondamentale che viene però quotidianamente ostacolato dalle minacce mafiose e dagli interessi dei potenti: l’educazione e la presa di coscienza da parte delle nuove generazioni, l’accensione del cervello popolare, la circolazione di idee e di punti di vista diversi e consapevoli, perché in futuro sappiamo reagire di fronte alle malversazioni e agli abusi dei potenti, alla controinformazione e alla propaganda, alla violenza e alle prevaricazioni, a ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo

lunga vita a roberto scarpinato e a quelli come lui, dunque, e se potete leggete e fate leggere questo libro, è importante

ps: un grazie a tutti quelli che mi hanno ricordato e fatto gli auguri per il mio ventisettesimo compleanno (ma per la questura era solo il quindicesimo) e a cui non ho avuto modo di rispondere per le mie consuete pigrizia e inafferrabilità, però sappiate che vi voglio bene

nani e ballerine


c’è questo documento curioso che circola in rete, ci sono due buffe persone che parlano al telefono di questioni apparentemente importanti, l’uno sembra un pezzo grosso ammanicato più o meno ovunque, che cerca di far diventare famose due sue protette per meri scopi personali, l’altro è il suo fedele dipendente, oltremodo ligio ai desideri del capo, che si mostra disposto a qualsiasi cosa pur di accontentarlo

“prendi questa qui, mi può essere utile..”

“lei presidente non mi deve spiegare nulla..”

sembra una di quelle squallide commedie all’italiana di trent’anni fa, con la fenech sempre mezza nuda sballottata da una parte all’altra, renzo montagnani che fa il pappone lumbard con l’arroganza dell’uomo di successo, e lino banfi che prende schiaffi, aspetta il suo momento e suda, suda, suda..

peccato però che in realtà i protagonisti di questa vicenda siano da una parte il capo dell’opposizione, un multimiliardario plurinquisito dalla carriera personale e politica per niente chiara, e dall’altra uno dei massimi dirigenti della radio e televisione pubblica italiana, indagato per corruzione insieme al primo

basso impero, ragazzi, rigorosamente made in italy

le cose da sottolineare sono due: la prima è l’ennesima dimostrazione della facilità nel controllo e nella manipolazione dell’informazione che ci viene dal nostro protagonista lombardo e dalla sua cricca di vassalli

se si vuole uscire limpidi da una situazione del genere così apparentemente senza scampo, la tecnica è una sola: ovviamente tutta l’attenzione non deve essere posta su quello che è stato detto, per carità, si rischierebbe di capire i motivi che hanno spinto un giudice a dare il via libera all’intercettazione, si potrebbe dare luogo a una seria discussione sullo stato della televisione pubblica e dei poteri della politica in generale; l’unica cosa da fare è scaricare la maggiore potenza di fuoco propagandistica possibile sull’atto (di per sé legittimissimo) della registrazione e della successiva pubblicazione, infangando senza ritegno la procura di napoli che ha avallato una procedura assolutamente legale, spostando l’attenzione sulla forma e non sulla sostanza, di modo che non si parli di cosa si sono detti i due protagonisti ma solo del fatto che qualunque cosa si siano detti non doveva finire sui giornali

e altrettanto ovviamente bisogna che tutta o quasi la televisione gli vada appresso, guarda caso dimenticandosi del contenuto, chiudendo un occhio, facendo finta di non vedere che quel signore fa il bello e il cattivo tempo nelle aziende pubbliche come e quando gli pare, trovando sempre servi striscianti pronti a servirlo

e così è stato, lo stesso identico protocollo che puntualmente si ripresenta ogni qual volta ci sia qualche indagine su questo anziano signore (e non sono poche, bisogna ammetterlo)

la cosa che non è poi così scontata, che anzi non dovrebbe accadere mai ma che invece si verifica sempre più spesso, è il fatto che si riconfermino per l’ennesima volta i più fedeli alleati di questa strategia deleteria quelli che tecnicamente dovrebbero essere i rivali politici e ideologici di tali personaggi, che invece si dimostrano felici di seguire striscianti le orme del biscione, ben disposti a davvero sconvenienti segnali di solidarietà, pur di difendere anche i propri interessi

il secondo aspetto evidente è che in italia la politica è questa, splendidamente ritratta in sette minuti di chiacchierata: mesi e mesi a ciarlare di spallate, di lavori in corso per cambiare rotta, di manovre politiche per ribaltare la maggioranza alle prossime elezioni, e allora uno si immagina i giochi di potere che ci stanno sotto, le contrattazioni con i grandi industriali, le promesse politiche agli alleati, gli equilibri da ristabilire in seno al proprio elettorato..

e invece no, qua si tratta semplicemente di piazzare un paio di fanciulle e far contento qualche senatore viagra-munito, per addolcire le sue pene nel travagliato passaggio da una maggioranza all’altra, e via, il ribaltone è fatto

che tristezza, posso dirlo?
ps: un grazie davvero sentito a tutti coloro che si sono ricordati che venerdì ci sono stati compleanni ben più importanti del mio

chiedere è lecito…

luci
ieri mi hanno intervistato

ero bello pacioso con un mio amichetto davanti alla feltrinelli di largo argentina, entrambi intenzionati a scoppiare in cultura i pochi soldi conservati per i regali, mi giro un secondo e vedo una telecamera e un microfono puntati a troppo pochi centimetri dal mio naso, una voce di donna tutta affabile che mi dice scusate ragazzi siete studenti possiamo farvi qualche domanda, io appena uscito dall’esame quindi stanco sbattuto e più rimbambito del solito che rispondo no grazie, lei che con il sorriso smagliante e gli occhi imploranti ribatte va be’ ma tanto la telecamera è già accesa per cui ve la faccio lo stesso

va be’

leggo la scritta tg1 sul microfono e non so perché mi aspetto una domanda intelligente, qualcosa per cui valga veramente la pena mostrare il mio faccione più sfatto che mai alla telecamera

la giornalista voce sexy esordisce informandoci del nuovo provvedimento del ministro delle politiche giovanili, che mette a disposizione borse di studio fino a seimila soldi europei per gli studenti più meritevoli

poi finalmente la domanda: “ma voi ragazzi, cosa ci fareste con seimila euro?”

cioè, non ci ha chiesto “cosa ne pensate del provvedimento? secondo voi servirà a stimolare l’impegno degli studenti meno motivati? secondo voi sarà di facile applicazione e gestione in un paese in cui le mafie universitarie sono splendidamente radicate? secondo voi farà del bene al mondo universitario, alzerà il livello medio degli studenti italiani o si tratta di un inutile spreco di denaro pubblico?”

ci ha chiesto “ragazzi, che ci fareste con seimila euro?”

“mi ci comprerei almeno un paio di esami di quelli tosti”

“me ce faccio l’abbonamento allo stadio pe’ anna’ avvede’ ‘a maggica!”

“mi ci pagherei il canone rai vita natural durante con sempre maggiore entusiasmo”

“li restituirei ai savoia, i legittimi proprietari”

“li investirei in bond parmalat”

“mi ci comprerei un bel plastico della villetta di cogne”

“mi farei i pupazzetti del presepe con la brambilla e il berlusca e tutti gli altri (e poi magari li piazzo sul plastico di cogne)”

“mi ci iscriverei al partito democratico”

“li userei per iscrivere lei e riotta a un corso di giornalismo e di etica professionale”

le possibili risposte acide spingevano per uscire fuori, ho fatto fatica a contenerle

che bello sentire domande come questa, si avverte proprio quel senso di profondità, di intelligenza, di passione per il proprio lavoro, di servizio per gli utenti, tutte cose che riscaldano e che inebriano di spirito natalizio

alla fine ho risposto un banale “farei qualche esperienza professionale all’estero, per imparare le lingue e fare curriculum”, tra l’altro scopiazzando clamorosamente quello che aveva appena detto il mio amico

va be’ dai, voi che avreste detto?

nothing changes around here

barcaper dire come le cose non cambiano mai

marco rizzo, esponente al parlamento europeo del partito dei comunisti italiani, nei giorni scorsi ha raccolto delle prove per dimostrare che il voto al referendum sul protocollo del welfare è stato passibile di brogli: si tratta di un tema di importanza nevralgica, ne va del futuro di milioni di lavoratori, e rizzo cosa fa? va al parlamento europeo e denuncia tutto? gira il materiale a un suo collega del parlamento italiano, perché faccia lo stesso? si rivolge alla magistratura?
no
va a porta a porta, da vespa
in una puntata dedicata a tessere le lodi civiche e morali di mastella, tra l’altro
va be’

romano prodi, presidente del consiglio dei ministri, giudica la trasmissione annozero di santoro non concreta e non serena, riferendosi in particolare ad una puntata in cui veniva data voce ai magistrati sotto tiro da parte dei soliti politici ballerini, precisando tuttavia alla fine di non averla vista
il conduttore è costretto a spiegare le sue scelte editoriali di fronte alla commissione di vigilanza rai e a subire i richiami da parte del cda
marco travaglio, giornalista, autore di rubriche di rara intelligenza su varie riviste e anche nella trasmissione di santoro, e per questo motivo oggetto di numerose polemiche strumentali, è costretto a giustificarsi in un’intervista al corriere per il mestiere che fa
va be’

sono anche queste piccole cose che fanno la differenza, o meglio, non la fanno
certo, il capo del governo è spinto a queste uscite infelici dai continui ricatti di quell’amico di mafiosi che è diventato il nostro attuale ministro della giustizia, però cacchio, un po’ di buongusto
è stato il berlusca ad aprire certe strade, quelle del processo televisivo, dell’occupazione del palinsesto mediatico, della mortificazione di qualsiasi voce contraria, e l’attuale maggioranza non ha dimostrato alcuna intenzione di cambiare rotta
è inutile sbandierare ai quattro venti di aver rimesso santoro al suo posto, se poi appena diventa vagamente fastidioso lo si fa richiamare dai soliti bravi scagnozzi
è inutile sostenere di essere diversi, se poi si usano gli stessi metodi degli altri, manipolando i media e intimidendo i non allineati

che schifo