passammo l’estate su una spiaggia solitaria

solitaria

sì, alla fine siamo tornati, ma ci hanno quasi dovuto costringere

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i don’t have to leave anymore, what i have is right here

musicitornare, sono tornato
e in questi mesi ho accumulato tante tante cose da dire, sapete, che proprio non vedevo l’ora di riaprire queste paginette
ora però non è che posso sbolognare qua l’intero fardello, come direbbe mio padre “non affitterei più”
per cui un po’ di pazienza, di organizzazione e di mente lucida è quello che ci vuole
sarà un anno difficile e faticoso quello che avremo davanti, bisognerà avere tante energie e tanta voglia
io credo di averne
a prestissimo

back in the u.s.s.r.

valigie
insomma dovrei essere tornato

e quello che ritrovo non mi piace affatto, ma d’altra parte era difficile aspettarsi altro

certo, addirittura una nuova guerra, qualche altro centinaio di morti ammazzati, questo nostalgico clima da guerra fredda, bush (sic!) che accusa putin di invasioni e occupazioni indegne per il nostro secolo, il governo italiano che non sa da che parte stare e tiene come al solito il piede in due staffe, col suo ministro degli esteri dalla personalità talmente carismatica che quando serve non c’è mai.. non credevo si arrivasse a tal punto, però i governanti del pianeta in questo scorcio di eternità sono un po’ quelli che sono, e dobbiamo un po’ arrangiarci

nel frattempo mi è capitato di leggere un’intervista di repubblica al regista mario monicelli, che parlava di ritorno nella nostra bella italia del fascismo, ovviamente non nella maniera esplicita di ottant’anni fa, ma in forme più sottili, più viscide, più insinuanti, che stanno facendo precipitare il paese in uno stato di povertà sia economica che culturale che dovrebbe spaventarci

sulla stessa lunghezza d’onda del tanto discusso editoriale di famiglia cristiana in cui si temeva un ritorno del fascismo grazie alle manovre autoritarie e repressive del governo (con il ministro giovanardi che reagiva sobriamente e responsabilmente, dando dei fascisti manganellatori ai paolini), e anche in linea con quello che umberto eco qualche tempo fa scriveva nella sua rubrichina sull’espresso

«Ora non posso dire che tutto questo sia tornato, certo non integralmente.

Ma comincio a riavvertirne il profumo.

Tanto per cominciare ci sono fascisti al governo.

Non solo loro, non più esattamente fascisti, ma che importa, si sa bene che la storia si dà una prima volta in forma di tragedia e una seconda volta in forma di farsa»

parole coraggiose, che come sapete condivido

però non mi sembra giusto che quando le dico io queste cose non dice mai niente nessuno, mentre basta essere premio nobel o maestro del cinema o settimanale cattolico per scatenare tutte queste reazioni

stessa spiaggia, stesso mare

romanoche poi uno va in vacanza per rilassarsi, per risollevarsi, per liberare il brain dallo stress e dall’angoscia delle solite vecchie facce che inquinano le esistenze altrimenti placide e tranquille di ognuno di noi
e si sceglie un bel posto di mare, una dolce compagnia, e si lasciano a casa tutte le paturnie da studio e impegni
e invece

e invece si finisce nel luogo di villeggiatura prescelto dal nostro caro presidente del consiglio per trascorrere le sue auguste vacanze, con tutto il codazzo di guardie del corpo e forze dell’ordine di pattuglia
e che goduria tentare di riposare con il dolce canto delle pale degli elicotteri che sorvolavano le nostre teste a vegliare affettuosamente sull’importantissimo relax presidenziale
che non deve essere stato facile, immagino, se anche allora davanti all’ingresso del suo residence c’era sempre il solito capannello di giornalisti a chiedergli le solite prevedibili cose, come preziosamente testimoniato da una abile foto scattata dalla mia ragazza con una scaltrezza degna del miglior paparazzi
(sempre meglio della scaltrezza del miglior paparatzi, cui non voglio nemmeno fermarmi un secondo a pensare)
l’omino tutto a destra nella foto è proprio prodi, mentre la figura seminascosta con l’abito celeste è la first lady
tutti e due con le buste della spesa

ecco, questa cosa mi ha colpito
prodi in maniche di camicia, sua moglie con la spesa in mano, vestiti normalissimamente davanti a un residence normalissimo in una normalissima località di mare
tutto normale
parlando con alcuni vacanzieri nordisti conosciuti in loco, trascinati loro malgrado, dopo qualche bicchiere di vino, in una divertente e spassionata conversazione similpolitica (perché in italia non c’è politica, ammettiamolo una volta per tutte!) qualcuno apprezzava questo nuovo stile del capo del governo, dopo gli anni grotteschi del faraone della brianza; qualcun’altro invece sosteneva che tutta questa parvenza di normalità fosse semplicemente una trovata pubblicitaria, volta a dare una tipica immagine popolare/populista che in realtà non lo rappresentava affatto
io penso che se anche così fosse, ben venga: dopo millenni in cui i potenti non hanno fatto nulla, ma proprio nulla, per stabilire un contatto con il pueblo, ben vengano le maniche della camicia arrotolate, le buste della spesa, i residence anonimi a poche centinaia di metri dal campeggio del sottoscritto

che poi più ci penso e più mi chiedo: ma se avessi incontrato prodi in fila dietro di me alla stessa cassa della coop…