same as it ever was

dicono che più invecchi, più il baricentro delle tue sensibilità si sposti verso destra
perché ti rendi conto che, man mano che accumuli amarezze e coltivi disillusione, amare il prossimo tuo come te stesso costa tanto, e in un mondo cinico e tutti-contro-tutti come questo, in un tempo finito quale sempre più ti appare la tua vita, beh, che senso ha?

e poi la gente: signora mia, quanto ottimismo endogeno, quanta fiducia cieca, quanta speranza al limite del religioso bisogna avere per non dico voler bene, ma almeno sopportare la stupidità, l’ignoranza, la grettezza della gente che si incontra e si affronta nel quotidiano?
e i giovani, questi giovani qua tutti connessi e sputtanati ma incapaci di guardarsi negli occhi, questi giovani che saranno il futuro del pianeta, diciamoci la verità, quanto si meritano la mia tutela appassionata?
e i politici, gli imprenditori, gli artisti, gli intellettuali, i cosiddetti vip, quanti ne salverei in un mio pantheon personale?
quanti ne salverei insieme a me?

ed ecco che certi stimoli ombelicali cominciano a farsi sentire, certi sbuffi di indifferenza, certe istanze di ordine e pulizia stuzzicano il cervello più di prima, ecco che l’arte di resistere si fa più sterile, ecco che alla fine non hanno poi tutti i torti quelli che “si nasce incendiari e si finisce pompieri”, insomma, come diceva quell’altro, no?

naaaa, non lo so, ancora non mi ci vedo, forse non sono ancora “finito”, o forse, più semplicemente, è impossibile vedercisi dall’interno

dall’ultima volta in cui ho scritto qui sono cambiate tante cose

è arrivato Andrea, che ha spostato ancora più in là la mia definizione di emozione

ho cambiato casa, ho cambiato lavoro, ho cambiato macchina

ho lasciato alle spalle alcuni rapporti tossici, non sono riuscito a trattenerne di altri, mi sono ritrovato più solo, e forse è ciò che ho sempre cercato
sono diventato più cinico, quello sì, lo riconosco

ma la voglia di resistere, di uscire dal fango, di studiare e cercare di capire come vanno le cose del mondo
la necessità di curare l’ignoranza, debellare il razzismo, respingere il fascismo nelle fogne
l’amore e la cura per l’universo e chi lo abita
sono cose che non cambieranno mai

“io amo l’umanità… è la gente che non sopporto!” diceva un vecchio bambino saggio, o chi per lui

ecco

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è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti

secretly-unemployedè un periodo – piuttosto lunghetto, ormai – di grandi stress e smottamenti lavorativi, ventate di incertezza endogene ed esogene, e vivo un po’ alla giornata perché il panorama è spesso desolante, qui e tutt’intorno

alle mie personali frustrazioni da ambizioni stroncate e da sicurezze rimandate, per aver scommesso (e parecchio, anche) su un posto di lavoro che si è rivelato sterile, un cavallo che fino alle ultime curve invece sembrava reggere il passo degli altri, e che invece incespica e improvvisamente non risponde ai comandi, aggiungo il vittimismo generazionale di chi vede presente e futuro, sogni e progetti, dei non ancora quarantenni, soffocati sull’altare del finanzcapitalismo dai facili vincitori della lotta di classe, che hanno mangiato e speculato sulla nostra pelle da quarant’anni almeno, lasciandoci un conto impossibile da saldare

per alcuni sarà pure complottismo, per me è un percorso evidente, costellato di politiche economiche a lungo termine insostenibili per l’umanità e per il pianeta, che ha portato negli ultimi quarant’anni ad uno scollamento sempre più netto tra gli interessi di pochi e spietati milioni di persone nel mondo e il resto degli esseri umani, il 99% povero, che non controlla e non può difendersi dalla pervasività e dalla scelleratezza dei poteri economici e finanziari che dominano la terra

questa lotta di classe a senso unico, dall’alto verso il basso, è facilmente rintracciabile nelle politiche del lavoro in italia dell’ultimo ventennio, speculari alle riforme che hanno interessato il resto del mondo occidentale dagli anni ottanta in avanti, e che hanno avuto come unica direzione il consolidamento dello status quo in termini di concentrazione delle ricchezze e dei poteri contrattuali, e come unica esplicazione l’erosione dei diritti e la precarizzazione dei lavoratori
è sempre stato così, le leggi che hanno trasformato il nostro accesso e la nostra permanenza nel mondo del lavoro non hanno fatto altro che alzare il livello della sproporzione, qualunque fosse il colore del governo, da treu a biagi, da fornero a poletti, fino al famigerato jobs act, per il quale il nostro presidente del consiglio continua a vantare risultati che non hanno alcun fondamento nella realtà, e se lo hanno, non è il fondamento su cui si dovrebbe basare l’economia di un paese moderno

peraltro qualche mese fa l’inps lo ha certificato, il jobs act è un fallimento: nel primo trimestre di quest’anno addirittura 77% di assunzioni a tempo indeterminato in meno rispetto al 2015, a fronte di una rinnovata flessibilità in uscita che ha trovato il suo culmine nella cancellazione dell’articolo 18, lasciando ogni lavoratore solo contro il sistema
“balle clamorose” secondo il presidente del fare e non dei fatti, che in questo caso parlano chiaro: una volta esaurita la spinta degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato previsti della legge di stabilità 2015 – un provvedimento purtroppo solamente temporaneo e che così com’è stato progettato è costato non poco alla collettività – nessuno assume più, e al contempo esplode il fenomeno dei voucher, ovvero il precariato più estremo, che polverizza il lavoro ed esclude qualsiasi ipotesi di ferie, malattia, pensione

precariato, incertezza, cancellazione dei diritti, costante peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di fette sempre più grandi della popolazione
sto parlando di temi che ci coinvolgono tutti, che dovrebbero essere al primo punto di qualsiasi programma politico o discussione parlamentare, e invece, consapevolmente, trovano sempre meno spazio
e la corda sociale è sempre più tesa