the truth is in the dirt on the ground

esagoni

ricomincio da roma, che è argomento che conosco meglio e che mi ferisce di più
l’altro giorno la sindaca raggi, immagino in piena autonomia di pensiero, ha scritto al prefetto per intimargli di limitare gli arrivi dei migranti nella capitale, secondo lei troppi e incontrollati

e così facendo, immagino in maniera del tutto inaspettata, ha dettato l’agenda politica del suo intero movimento, con grillo da una parte che spara una serie di fuori!-fuori! (ma da cosa?) verso gli anelli più deboli e indifesi del nostro sistema, e di maio che se la prende con il viminale, il governo, l’unione europea e non so chi altri perché non vogliono capire che il vero problema di roma sono i migranti
per non parlare del traffico di palermo!

trovo tutto ciò piuttosto abominevole, violento e raccapricciante, insomma fascista, nei toni e nei temi
e ritengo che sia una presa di posizione completamente eterodiretta, figlia di chissà quale società di analisi politica dozzinale che avrà esaminato i commenti dei loro post su facebook e avrà proposto loro le questioni a più alto tasso di flame, quelle con il maggior potere calorifico e con le migliori probabilità di seminare odio
una strombazzata xenofoba e fascista per prendersi il centro della scena con un argomento di facile presa sulle masse più in crisi e distogliere l’attenzione dai casini che i cinque stelle stanno effettivamente combinando in giro per l’italia a livello locale, motivo per cui a queste amministrative sono stati scansati da buona parte della loro base

i cinque stelle non hanno mai prodotto proposte politiche concrete, strutturali, rivoluzionarie come invece amano vantarsi, sono sempre stati piuttosto abili ad opporsi, a dire no o a mandare a quel paese i politici che si sono avvicendati sulle varie poltrone, ma all’atto del governare hanno mostrato una incapacità piuttosto netta, figlia vuoi di inadeguatezza, vuoi di profonde contraddizioni di base
il potere è una bestia che rischia di schiacciarti, se non sai addomesticarla: i grillini sono populisti, per loro il potere è un intralcio alla loro narrazione, vi ricordate la taverna che gridava al “complotto per farci vincere a roma“?

e ora che a roma hanno vinto e amministrano da più di un anno, un tempo direi sufficiente per mettere gli elettori di fronte alla totale inconcludenza della giunta e dei municipi, cosa c’è di meglio di una bella sparata fascista per alzare un po’ di fumo e raggranellare qualche voto ancora più a destra di quanto già sia posizionata la loro base?
e pensare che qualche anno fa grillo voleva correre alle primarie del pd

la verità è che la giunta raggi sta conquistando le vette più alte di malgoverno, spostando ogni giorno più in là l’asticella nella definizione di malafede, inefficienza, clientelismo e inettitudine
alemanno potrebbe tranquillamente chiedere le royalties, ma penso che la raggi e il suo gruppo abbiano fatto anche peggio, nel bloccare, mortificare, spazzare via qualsiasi ipotesi di sviluppo della città
dall’atac allo stadio della roma, dalle bancarelle alle torri dell’eur, dalla nuvola di fuksas alla raccolta dei rifiuti, non c’è una questione cittadina in cui la sindaca non abbia frenato, soffocato e compromesso le speranze di crescita e di futuro della capitale, che si fa ogni giorno più squallida e maleodorante

se all’epoca, con tutte le precauzioni del caso, potevo aver accolto l’esplosione dei cinque stelle come qualcosa di positivo nell’asfittico panorama politico nazionale, ora so che sono il male, perché con la loro evoluzione fascista il discorso si è ridotto ad una stitica contrapposizione tra due blocchi totalitari, due partiti della nazione, uno di sistema e l’altro pure, che si alimentano a vicenda annullando qualsiasi tipo di voce diversa

è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti

secretly-unemployedè un periodo – piuttosto lunghetto, ormai – di grandi stress e smottamenti lavorativi, ventate di incertezza endogene ed esogene, e vivo un po’ alla giornata perché il panorama è spesso desolante, qui e tutt’intorno

alle mie personali frustrazioni da ambizioni stroncate e da sicurezze rimandate, per aver scommesso (e parecchio, anche) su un posto di lavoro che si è rivelato sterile, un cavallo che fino alle ultime curve invece sembrava reggere il passo degli altri, e che invece incespica e improvvisamente non risponde ai comandi, aggiungo il vittimismo generazionale di chi vede presente e futuro, sogni e progetti, dei non ancora quarantenni, soffocati sull’altare del finanzcapitalismo dai facili vincitori della lotta di classe, che hanno mangiato e speculato sulla nostra pelle da quarant’anni almeno, lasciandoci un conto impossibile da saldare

per alcuni sarà pure complottismo, per me è un percorso evidente, costellato di politiche economiche a lungo termine insostenibili per l’umanità e per il pianeta, che ha portato negli ultimi quarant’anni ad uno scollamento sempre più netto tra gli interessi di pochi e spietati milioni di persone nel mondo e il resto degli esseri umani, il 99% povero, che non controlla e non può difendersi dalla pervasività e dalla scelleratezza dei poteri economici e finanziari che dominano la terra

questa lotta di classe a senso unico, dall’alto verso il basso, è facilmente rintracciabile nelle politiche del lavoro in italia dell’ultimo ventennio, speculari alle riforme che hanno interessato il resto del mondo occidentale dagli anni ottanta in avanti, e che hanno avuto come unica direzione il consolidamento dello status quo in termini di concentrazione delle ricchezze e dei poteri contrattuali, e come unica esplicazione l’erosione dei diritti e la precarizzazione dei lavoratori
è sempre stato così, le leggi che hanno trasformato il nostro accesso e la nostra permanenza nel mondo del lavoro non hanno fatto altro che alzare il livello della sproporzione, qualunque fosse il colore del governo, da treu a biagi, da fornero a poletti, fino al famigerato jobs act, per il quale il nostro presidente del consiglio continua a vantare risultati che non hanno alcun fondamento nella realtà, e se lo hanno, non è il fondamento su cui si dovrebbe basare l’economia di un paese moderno

peraltro qualche mese fa l’inps lo ha certificato, il jobs act è un fallimento: nel primo trimestre di quest’anno addirittura 77% di assunzioni a tempo indeterminato in meno rispetto al 2015, a fronte di una rinnovata flessibilità in uscita che ha trovato il suo culmine nella cancellazione dell’articolo 18, lasciando ogni lavoratore solo contro il sistema
“balle clamorose” secondo il presidente del fare e non dei fatti, che in questo caso parlano chiaro: una volta esaurita la spinta degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato previsti della legge di stabilità 2015 – un provvedimento purtroppo solamente temporaneo e che così com’è stato progettato è costato non poco alla collettività – nessuno assume più, e al contempo esplode il fenomeno dei voucher, ovvero il precariato più estremo, che polverizza il lavoro ed esclude qualsiasi ipotesi di ferie, malattia, pensione

precariato, incertezza, cancellazione dei diritti, costante peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di fette sempre più grandi della popolazione
sto parlando di temi che ci coinvolgono tutti, che dovrebbero essere al primo punto di qualsiasi programma politico o discussione parlamentare, e invece, consapevolmente, trovano sempre meno spazio
e la corda sociale è sempre più tesa

i live in a town where you can’t smell a thing

ponte

renzi ieri a una radio privata ha detto ai colleghi di partito di attendere le prime mosse della raggi da amministratrice, prima di criticarla; anzi, secondo lui la sindaca ha fatto bene ad andare di persona nelle periferie della capitale, anche se egli avrebbe evitato, perché non ama le comparsate show

ecco, il capoverso qui sopra credo contenga tante di quelle bestialità che probabilmente questo piccolo blog vi collasserà sotto
(e volutamente non ho usato le frasi fatte tipiche di quella cloaca che è il giornalismo embedded italiano, allineatissimo al giovanilismo sbruffone imperante, perle del tipo “stoccata alla raggi”, “intervista fiume”, “renzi ai suoi”, “facciamola lavorare”)
(e non ho nemmeno detto che la radio in questione è rtl, per dire…)
però l’attenzione spasmodica che il potere riserva ai nuovi arrivati è interessante e sintomatica, perché i risultati delle amministrative hanno stravolto di parecchio i piani del nostro presidente del consiglio – che pare stia faticosamente cercando il modo meno fesso di far dimenticare gli ultimi mesi da spaccone senza passare per un quaquaraquà -, la non-più-resa dei conti di ottobre si avvicina e ovviamente qualunque aiutino possa arrivare dal campidoglio sarebbe una miniera d’oro

ma virginia raggi ha i piedi di piombo, chissà se per sua volontà o perché non sa/può fare altro, e nelle prime settimane dopo il voto non ha praticamente fatto nulla
forse per lei è meglio così, visto che questa città ha un substrato melmoso in cui col passare del tempo ci si muove con sempre maggiore difficoltà, ed ogni passo falso potrebbe essere fatale, soprattutto per chi non è abituato a sporcarsi
la sindaca ha gli occhi di mezzo mondo addosso, e la metà di questi occhi spera ardentemente in un passo falso, io dal canto mio ho nel cuore solo la mia città, dunque le mie speranze vanno nella direzione opposta, perché da questa amministrazione possa nascere qualcosa di buono e di costruttivo

che poi l’ho pure votata, la raggi
e sì, lo so, non l’avreste mai detto, e invece
ma dietro c’è stata tutta una passione di cristo su se e come spendere il mio diritto di voto
se volete la condivido con voi
va be’ dai, lo faccio

as usual, mi sono avvicinato all’appuntamento elettorale di giugno con animo tormentato e sentimenti molto forti e molto contrastanti
forti perché ormai la politica locale mi appassiona molto di più di quella nazionale, da una parte perché ne vedo cause ed effetti nel mio quotidiano, dall’altra perché riproduce in piccolo e in peggio tutto ciò che già mi fa schifo ai livelli superiori
contrastanti perché avrei voluto che perdessero tutti, e poi sparissero, i candidati sindaco con le loro consorterie, perché nessuno di loro si avvicinava minimamente all’idea di rivoluzione concreta che auspicavo dopo la mai abbastanza rimpianta esperienza marino

questo tormento mi aveva portato, nei mesi prima del voto, a cambiare idea qualche milione di volte
all’inizio, più o meno quando ho scritto questo post non avevo alcuna intenzione di andare al seggio, schifato da tutto e tutti
poi mi sono detto che avrei partecipato solo al ballottaggio, ufficialmente per sostenere il meno peggio, ma principalmente per affossare il pd
alla fine sono andato a votare anche al primo turno, e un po’ a malincuore ho messo la crocetta sull’unico partito di sinistra presente nella scheda, quello guidato dal buon fassina, che però era francamente insostenibile nella sua spocchia e nel suo curriculum

forse una parte di me pensava che non avrei avuto diritto a votare al ballottaggio, se non avessi preso parte anche al primo turno
forse un’altra parte pensava che fassina non ci somiglia per niente, a marino, ma d’altra parte lui cosa avrebbe votato?
o forse, più semplicemente, penso quello che ho sempre pensato, che anche se non porta da nessuna parte, un contributo alle poche iniziative di sinistra va dato, specialmente qui, specialmente ora
e poi fassina era partito dal mio quartiere, non potevo non premiarlo, foss’anche solo per questo

poi la sinistra al primo turno prende nemmeno il 5% – la famosa percentuale in cui ricadrò sempre, minoranza forever – e arriva il momento della scelta tra i due contendenti, raggi e giachetti
scelta che non mi ha messo in imbarazzo nemmeno un secondo, e con convinzione, caparbietà e un certo cipiglio sprezzante dell’incoerenza ho posto la mia croce sulla giovane pentastellata, consumando la mia vendetta personale nel segreto dell’urna
bruci la città delle firme dai notai! muoia la di biase con tutti i suoi mariti!

aborro questo pd, che sacrifica uno dei suoi uomini migliori all’altare del gattopardo, che pretende che si vada a votare pd a milano per non favorire le destre, e invece a napoli dà mani libere come se la destra a napoli facesse meno paura
lo aborro ancora di più perché mi ha costretto a votare chi giammai avrei votato, soprattutto in un momento storico come questo
e ciononostante non sono ancora pentito della scelta che ho fatto, nonostante i vari campanelli d’allarme, perché so che l’alternativa sarebbe stata devastante
nel mio piccolo resto incollato alle vicende locali per non perdermi niente delle evoluzioni future, che spero saranno confortanti, perché la baseline è piatta
speriamo bene, e daje

siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri

cestinoal referendum di domenica andrò a votare, e voterò sì

sarà pure uno dei quesiti referendari meno sexy di sempre, perché il tema trattato è molto più circoscritto di quanto dice la propaganda cui abbiamo assistito in queste poche settimane, ma io mi sento comunque chiamato in causa in qualità di “addetto ai lavori”, giacché lavoro in ambito energetico ormai da più di un lustro

e con consapevolezza e convinzione voterò sì, perché ritengo una vera anomalia, da correggere al più presto, che si conceda la possibilità di sfruttare risorse pubbliche a soggetti privati per tempi indefiniti
peraltro, è un’anomalia riconosciuta come tale a livello europeo, pertanto c’è il rischio che un probabile esito negativo venga poi ribaltato tra qualche tempo da decisioni a livello superiore, alla stregua di quanto accaduto con i referendum sulla fecondazione assistita, dando così ancora meno rilievo al quesito proposto, ma tant’è

resta il fatto che votare sì è sacrosanto, sia per il quesito in sé, sia per dare una spinta nella direzione giusta alla strategia energetica nazionale, ultimamente piuttosto indecisa
al contempo, le considerazioni offerte al dibattito dai sostenitori dello status quo (meno occupazione, meno indipendenza energetica, meno royalties dalle concessioni, etc.) sono facilmente confutabili

ad un livello di lettura differente, ma parimenti lecito, si pone la questione tutta politica dell’utilizzo dell’occasione referendaria per un giudizio sull’operato del governo: non è una cosa carina, lo so, e vi assicuro che non avrei mai voluto strumentalizzare un voto su un tema così tecnico, ma mi vedo quasi costretto a farlo, a fronte della bieca strumentalizzazione operata proprio da renzi e dal suo esecutivo
renzi che prima, smemorato, non accorpa il referendum con le amministrative di giugno (a proposito, s’è per caso deciso quando si voterà qui a roma?) con lo spreco di risorse pubbliche che ne deriva; poi che esorta il popolo a non partecipare, in barba alla costituzione e al buonsenso civile e politico; infine, che addirittura si lamenta dello spreco di risorse pubbliche per questo referendum, perché chissà quanti asili si sarebbero potuti aprire con quei soldi
ecco, di fronte a questa presa per il culo, di fronte a questo insulto alla mia intelligenza, non posso tacere, non posso rimanere fermo
il minimo che io possa fare è andare a votare, ed esortare altri a farlo

per non parlare dell’emerito napolitano, mai dimentico dei suoi intrallazzi con eni, che giudica lecita l’astensione come modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria, di cui peraltro è persuaso
possibile che quello che è stato il presidente della nostra repubblica e il difensore della nostra costituzione per nove anni, si riduca a prestare il fianco ai giochi di potere di un governo di petroliofili, rinnegando la carta e minando così le basi della politica e della partecipazione?
certo che non votare è lecito, ma non è opportuno che un presidente del consiglio inciti a restare a casa! e un presidente emerito della repubblica deve denunciarlo!

la pochezza di questa classe politica finta nuova, finta innovatrice, finta rottamatrice, è disarmante
in un momento storico in cui la distanza dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni sta raggiungendo livelli spaventosi, sono proprio politica e istituzioni che si spendono per aumentare la distanza, per scavare un fosso ancora più profondo, per farci disinteressare di tutto, per poter continuare a spartirsi interessi e regalie senza disturbi
(e si fanno pure chiamare partito democratico)

non credo che si raggiungerà mai il quorum, né sono del tutto convinto dell’utilità di affidare al voto popolare scelte strategiche che dovrebbero essere appannaggio di esperti, ma ritengo che laddove gli interessi di pochi siano anteposti al bene comune, sia importante poter dare un contributo per combattere l’ingiustizia

essere razionali mentre ti gira la testa

steccato

ieri scrivendo mi sono lasciato prendere dall’emozione
ho rivisto la foto di aylan e mi si è annebbiato il cervello, non sono riuscito ad andare avanti col post, l’ho chiuso in fretta lasciando fuori alcune considerazioni che avrei voluto inserire
lo faccio qui, oggi, in un altro post, senza modificare quello di ieri: voglio che resti così com’è, imperfetto e incompleto, a memoria di quando, a trentaquattro anni suonati, sapevo ancora sentire così forti dentro di me le ingiustizie del mondo

le considerazioni di cui sopra nascono dalla lettura, sulle pagine di repubblica di qualche settimana fa, di un’analisi di ilvo diamanti sull’evoluzione demografica del nostro paese
o, per meglio dire, sull’estinzione demografica
sì, perché nel 2015 la popolazione italiana è diminuita, per la prima volta dai tempi dalla prima guerra mondiale: tante morti e poche nascite, ok, quello si sa, stiamo invecchiando inesorabilmente, è un andazzo cui assistiamo già da anni
ma soprattutto poca immigrazione rispetto ai numeri spaventosi che riguardano la nostra emigrazione

diamanti, che fa riferimento a dati della fondazione migrantes, scrive che tra il 2012 e il 2013 sono partiti dall’italia circa 175mila persone, tipicamente giovani, tipicamente con grado di istruzione elevato, e “molti più degli stranieri arrivati in questi anni”
significativo, no? la percezione che i distributori di paure alimentano quotidianamente dai mezzi di informazione di massa viene completamente ribaltata
prima ancora di soffrire chissà quale invasione dal sud del mondo, siamo noi che facciamo le valigie, perché sappiamo meglio di tutti che qui ci sono sempre meno possibilità

sono pure andato a dare un’occhiata sul sito della fondazione – roba di chiesa, è una derivazione della cei – perché quel “molti più” citato da diamanti mi sembrava troppo generico e sensazionalista, e volevo supportarlo con dati certi
e ho letto che “nel 2013, se nel mondo e in europa le migrazioni crescono, in italia il fenomeno continua, ma non aumenta. la crescita interna dei migranti – per i ricongiungimenti familiari, le nuove nascite – viene pressoché annullata dai rientri, dalle partenze per altre destinazioni europee e del mondo di numerose persone e famiglie migranti” (xxiii rapporto immigrazione caritas-migrantes)
d’altro canto, “da gennaio a dicembre 2014, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 101.297 cittadini italiani, in prevalenza uomini (56,0%), celibi (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%), partiti dal nord italia (con ogni probabilità dalla lombardia) per trasferirsi, soprattutto in europa (probabilmente in germania o regno unito)” (rapporto italiani nel mondo 2015)

quindi è vero, i nostri giovani se ne vanno, i nostri laureati, le fondamenta del nostro futuro
ma poi tornano?

saldo migranti italia 2004-2013

pare di no, anzi, pare che, negli anni, chi se ne va ha sempre meno voglia di tornare

ora, al di là dei numeri, questo sì che è un tema politico fondamentale da affrontare
ci stiamo giocando il futuro del nostro paese inaridendo le speranze di crescita e sviluppo per le nuove generazioni, mentre in televisione si blatera di invasioni e occupazioni di masse di disperati che, ormai è provato, vedono l’italia come un luogo di passaggio, in cerca di terre più ospitali
sembra quasi che stiamo spargendo sale sul nostro stesso territorio per evitare di renderlo appetibile ai nostri vicini, un po’ come i russi con napoleone
non può essere la soluzione, non ci stiamo rendendo conto del deserto che avanza
dovremmo invece concentrarci e sforzarci di rendere il nostro paese accogliente, fertile, produttivo prima di tutto per noi stessi

che poi le parole sono importanti: come si può temere di venire occupati da dei profughi? come si può parlare di invasione se siamo di fronte a gente in fuga?

l’anno prossimo saremo ancora qui a dirci le stesse cose

c’è questa cosa un po’ buffa, che più tempo passo lontano da queste pagine, più ho difficoltà a riprendere
come se dovessi dimostrare a me stesso di tenerci ancora, e quindi dovessi riassumere qui tutto quello che è successo dall’ultima volta
ed è impossibile, perché le cose succedono ad una velocità ingestibile, le idee si accumulano e si perdono, e se non le fisso non rimane quasi niente
tornare dopo mesi su cose già dette da altri sembra inutile, e invece dovrei farlo, perché il mio punto di vista finisce per confondersi se non lo fermo su carta, così come le mie sensazioni, le mie emozioni per quanto leggo o vedo accadere intorno a me

il video qui sopra circola già da qualche tempo nei social, compare raramente e del tutto inatteso tra le foto di robe da mangiare e le discussioni petalose che animano quei lidi
non so se lascia qualche traccia tra gli utenti medi di facebook e compagnia, io invece l’avrò visto qualche decina di volte
il sottotitolo aggiunto dall’indipendent è “next time someone wonders why refugees are risking everything to come to europe, show them this”

ho scelto di ripartire da qui perché questo filmato non descrive solo una particolare situazione drammatica in un determinato paese devastato dalla guerra, ma racconta la desolazione disperata che il nostro mondo, il nostro modo di vivere, la nostra arrogante supremazia, hanno imposto all’altra metà del pianeta
siamo noi la causa delle immagini di quel video, siamo noi che obblighiamo milioni di persone alla povertà e all’esilio, e ora finalmente dobbiamo farci i conti

mi viene da pensare che siamo di fronte ad un periodo storico ben definito, quello delle migrazioni di massa, che verrà studiato nei prossimi secoli, se ci sarà ancora un’umanità
la dimensione e l’inevitabilità di tali fenomeni sono qualcosa di cui dobbiamo prendere atto, così come dobbiamo accettare l’idea che le stragi di migranti in mare o durante le marce per raggiungere il nostro continente non sono causate da scafisti senza scrupoli, ma dalle politiche egoiste europee ed italiane di non accoglienza e di respingimento
deve essere prioritario per l’occidente creare canali umanitari per accogliere il maggior numero di profughi possibile, per evitare altre sofferenze che pesano sulla nostra coscienza collettiva

la foto del bimbo siriano senza vita, sdraiato a pancia in giù su una spiaggia turca sull’egeo, per me è stata come un pugno
sarà la mia paternità, ma non riesco ad evitare le lacrime agli occhi e il nodo alla gola ogni volta che ci ripenso, anche in questo momento, anche a distanza di mesi
mi viene da urlare, mi viene da aprire la finestra ed urlare tutta la mia rabbia, il mio dolore, penso al padre, che ha visto morire tra le sue braccia l’intera sua famiglia, e penso al titolo lacerante del manifesto su quella foto: “niente asilo

sì, perché siamo noi che non concediamo asilo, siamo noi ad aver anteposto le nostre paure alla sopravvivenza di queste persone, perché se un padre rischia la vita di tutta la sua famiglia spendendo migliaia di euro per un viaggio senza speranza, è perché noi non gli concediamo il visto per venire qua in aereo o con qualsiasi altro mezzo sicuro
non deve succedere più
aiutiamoli

so throw those curtains wide! one day like this a year’d see me right!

riva

sarebbe bello se la locuzione family day avesse puramente e pienamente il significato di giorno della famiglia
sarebbe bello se le tante persone (perché tante saranno, anzi, sicuramente troppe) che manifesteranno in piazza a roma sabato lo facessero sinceramente nel rispetto di quel significato, dunque per ottenere qualcosa di concreto per le famiglie, non so, più asili nido, periodi più lunghi di maternità e allattamento, facilitazioni nell’accesso ai mutui e alle case popolari, incentivi e sostegni per le famiglie numerose, etc.
invece il principio che muove questo raduno non è il “pro”, ma il “contro”

sarà una manifestazione per negare i diritti, per celebrare la forza di molti sulla povertà di pochi, per stabilire che le minoranze devono rimanere tali, indifese, emarginate, infelici

una manifestazione che rientra perfettamente nel pericoloso andazzo antidemocratico del nuovo millennio, quello per cui non siamo più alla ricerca di nuovi diritti, non lottiamo più per ottenere qualcosa da chi ci governa, ma combattiamo per difendere quello che abbiamo conquistato dall’avanzata dei nuovi poveri, condizione da cui pensiamo di esserci emancipati, per negare a loro le poche conquiste che abbiamo ottenuto noi, o meglio i nostri padri, perché pensiamo che se tutti hanno diritto, allora nessuno ha più diritto a nulla
e allora no all’asilo ai migranti, no al riconoscimento di coppie non eterosessuali, no a qualsiasi concessione di opportunità di miglioramento delle proprie condizioni di vita a chi non ci somiglia in tutto e per tutto
umilia il prossimo tuo più di te stesso
amen

rome, rome, many tears have fallen here

biondomi fa impressione, questo unanime dare addosso a ignazio marino da parte di tutti i poteri politici e mediatici locali e nazionali, questo attivo e trasversale fomentare odio e insofferenza nella cittadinanza indicando nel sindaco l’unico responsabile di un degrado e di un declino più manifesti che mai
mi fa impressione, perché sono evidenti gli squallidi interessi di parte che muovono il novanta percento dei personaggi dietro questa campagna di delegittimazione

non ho votato marino alle primarie, perché figuriamoci se andavo a dare il mio contributo al partito democratico di roma, che da sempre, ben da prima delle inchieste di mafia capitale, ai miei occhi rappresentava il malaffare e la corruzione e la connivenza con le altre forze politiche locali, in una spartizione viscida di potere e poltrone che sostanzialmente frena qualsiasi tipo di sviluppo e crescita della mia città
e però sono stato contento che avesse vinto, perché la sua era stata una candidatura spiazzante, svincolata dal duopolio renzi-bersani (gentiloni-sassoli, all’epoca) che fingeva di animare la politica italiana, e incarnava un’idea di innovazione e di alterità rispetto ai soliti schemi che non poteva non avere il mio benvenuto
l’ho votato alle amministrative, credo di ricordare, perché contro alemanno avrei votato anche sauron, a maggior ragione un uomo per bene e svincolato da logiche di partito come lui, con un programma di rinnovamento che poteva portare la capitale non dico nel terzo millennio, ma almeno fuori dal terzo mondo

gran parte di quel programma non è stato realizzato, anzi, nemmeno cominciato
la ciclabilità di roma, sua grande calamita elettorale, è rimasta un’idea, che non ha avuto alcun avvio concreto
l’atac, nonostante gli sforzi, è rimasto quel carrozzone di amici e parenti che è diventato grazie alle allegre gestioni medievali di alemanno e co., e non si è fatto nessuno sforzo per modificare l’andazzo
anche la mobilità urbana, la raccolta porta a porta dell’immondizia, la pedonalizzazione dei fori, la lotta all’abusivismo e all’illegalità di bancarellari e camion bar che inquinano il centro, tutte cose bellissime promesse, magari avviate, ma poi non concretizzate, non risolte
però

però marino è stato anche il sindaco che ha cambiato i vertici della polizia municipale e che si è speso per limitare la corruzione e il lassismo che anima quel corpo; è andato a far la guerra agli autisti e ai macchinisti atac, imponendo il rispetto del servizio pubblico e scatenando scioperi e rivolte di una delle corporazioni più reazionarie e ingiustificabili d’italia; ha chiuso malagrotta, la discarica peggiore d’europa, e con lei le consorterie e le alleanze che se ne arricchivano alle nostre spalle; ha osato proporre le unioni civili in campidoglio, non proprio una mossa leggera per il sindaco della città che ospita la chiesa cattolica

marino è stato il primo sindaco di reale discontinuità sia con le dinamiche politiche nazionali, sia con le clientele e gli accordi locali per la spartizione della torta capitale, e per questo è stato oggetto di diffamazione e di pressioni più o meno lecite fin dagli inizi
da parte di tutti, eh, perché finché di onestà e rinnovamento si parla solamente, siamo tutti d’accordo, ma quando finalmente se ne vede la realizzazione, be’, fa paura
penso a quando, all’indomani dei primi scandali sollevati dalle inchieste di mafia capitale, che hanno coinvolto nello stesso calderone esponenti di più o meno tutte le forze politiche tradizionali, ecco che marino finalmente può formare una nuova giunta, liberandosi di alcune zavorre pd spazzate via dalle indagini, e propone ai cinque stelle di entrare a far parte del governo della città
ed ecco che i parlamentarini grillini subito dicono di sì, certo, ci mancherebbe che ci lasciamo sfuggire l’occasione di fare davvero qualcosa di concreto e costruttivo per la nostra città, entrando nella squadra di governo di un politico evidentemente onesto ed evidentemente ormai ai margini di qualsiasi formazione politica
ed ecco che la mattina dicono così, poi la sera arrivano di battista e compagnia e fanno il sit-in e impongono a quei quattro ragazzi di tornare all’opposizione, muoia marino con tutti i filistei
(da quel giorno ho messo una pietra sopra anche al movimento cinque stelle, mio nemico politico tanto quanto il pd)

povero ignazio, in questi due anni e mezzo non si è mai dimostrato uomo di polso e di carisma, ma quanti bastoni tra le ruote!
penso alla panda e al polverone sollevato dai principali quotidiani nazionali per una questione di pochissimo conto, rispetto agli alemanniani di corruzione e criminalità organizzata
penso al rimpasto di giunta imposto da renzi, al prefetto gabrielli tutore onnipotente, al neoassessore esposito che mortifica qualsiasi ipotesi di cambiamento ostentatamente radendo al suolo il programma elettorale del sindaco, trolleggiando tra una bestemmia e una gaffe e attirando su di sé e sulla giunta gli strali di una cittadinanza incattivita da anni di malagestione
un sindaco inadeguato forse, ma che allo stesso tempo non si è adeguato
e che ora subisce la sua stessa integrità morale, diventata un ostacolo

ego tripping at the gates of hell

termeallora, cosa sta succedendo intorno?
ormai da un anno, i giornali raccontano di un governo e di un paese ai piedi di un uomo forte, perfettamente a suo agio nel ruolo di predestinato, amante di se stesso sopra ogni cosa, che persegue l’obiettivo unico di perpetuare il proprio potere in barba a qualsiasi promessa o convenzione politica
un uomo forte, erede del “con me o contro il paese!”, che pretende di modificare la costituzione a colpi di maggioranza per il solo gusto di mostrare la propria supremazia parlamentare e in questo modo passare alla storia, mentre il paese affonda in una crisi occupazionale senza precedenti
un sedicente uomo del fare, annunciatore brillante sotto i riflettori ma nullo al momento dell’azione, rottamatore che non rottama e riformatore che non riforma, abile nello scarico di responsabilità così come nell’autocelebrazione
un leader compiaciuto, che parla direttamente al popolo mostrando poco interesse per le istituzioni, circondato da valvassini disposti a tutto pur di coprire le sue ambigue mosse politiche, che spesso si contraddicono
se non è un berlusconino duepuntozero questo, mi domando chi

ma forse i leader politici moderni sono questi, in fondo, perché non credo che se vincessero le elezioni grillo o salvini le cose sarebbero tanto diverse, a livello di proporzioni tra fumo e arrosto
fatto sta che in questo periodo storico ci troviamo con un presidente del consiglio subentrato, sostenuto da una maggioranza che non è quella che si è presentata alle urne, eletta da una legge già allora manifestamente incostituzionale, appoggiato fino all’altroieri da quell’arcinemico politico diventato fedele alleato a seguito di un patto segreto tra i due che nessuno conosce, ma su cui appunto fino all’altroieri si reggeva l’intero paese…
insomma, in nome di priorità fasulle del tipo “stabilità” e “governabilità”, renzi e i suoi forzano i meccanismi parlamentari per far approvare una riforma costituzionale nemmeno lontanamente condivisa da un’ampia maggioranza, e lo fanno con votazioni notturne, senza tempo per il dibattito, con la camera mezza vuota, e con le opposizioni riunite sull’aventino
una prova di forza bella e buona, senza altro scopo se non il ribadire la propria superiorità, che a me fa paura

ma poi che senso ha sventolare per mesi l’importanza del patto sottoscritto con forza italia per le riforme (patto che – non mi stancherò mai di ripetere – nessuno ha mai avuto modo di leggere ma sulla cui esistenza si fondava fino a poco fa la stabilità politica del paese), per poi mandare all’aria tutto per far eleggere un capo dello stato così poco renziano? dove è finita l’imprescindibilità del nazareno?
anche qui, vorrei poter vedere dietro queste mosse stupefacenti un accenno di strategia politica più a lungo termine, invece del solo azzardo per accrescere l’autostima e galvanizzare gli adepti
perché renzi sembra proprio andare a fiuto, senza un’idea di futuro né una meta precisa che non sia la sopravvivenza del suo potere, e cambia alleanze e direzione dal giorno alla notte se nel frattempo si è manifestata un’opportunità più ghiotta, e se berlusconi non vuole collaborare allora ripeschiamo i voti della sinistra, e quando la sinistra non servirà più torniamo a bussare ad arcore, sicuramente qualcuno ci aprirà, e così via
tanto, l’importante è raccontare bene le cose, per far sembrare questo slalom coerente e necessario, ma in un paese come il nostro ci vuole poco

nessuno petarda, nessuno fumogena, nessuno coltella, nessuno bandiera

portaè stato molto bello, l’altra sera al tg di la7, assistere al modo con cui mentana ha voluto commentare la decisione di dare il daspo di 5 anni a gennaro de tommaso, l’ultrà napoletano che ha confabulato con il capitano hamsik prima della finale di coppa italia di sabato scorso a roma, decisione motivata a quanto pare solo dalle sue scelte in materia di abbigliamento, accostando le furenti dichiarazioni del ministro dell’interno all’immagine dello stesso alfano, qualche tempo fa, manifestante accigliato sotto il palazzo di giustizia di milano in compagnia di tanti suoi pari, per solidarietà verso il loro condannato-ritenuto-innocente di riferimento
un bell’esempio di giornalismo che evidenzia l’incoerenza dei minuscoli politici italiani

cui però non è seguito altro, che io sappia, perché se è vero che dal capo del governo delle larghe intese è arrivato un minaccioso immediato consenso all’aver limitato la libertà personale di un uomo la cui unica colpa è quella di avere scritto sulla propria maglietta l’espressione del suo pensiero, non c’è stato un giornalista che abbia chiesto a uno qualsiasi degli esponenti del suddetto governo se questa mossa non sia configurabile come un’abolizione arbitraria dell’articolo 21 della nostra costituzione, e in base a quale fondamento democratico si dovrebbe accettarne l’opportunità

ma siamo nel terzo mondo dell’uguaglianza dei diritti, quindi non c’è da stupirsi: de tommaso ha tutte le caratteristiche del perfetto capro espiatorio e subirà la sua condanna senza poterne scampare, mentre altri colpevoli fanno le riforme costituzionali

(salta fuori oggi che la trattativa stato-curva, robustamente smentita nei giorni immediatamente successivi alla partita da istituzioni e federcalcio, pare che ci sia stata, e anzi è solo grazie alla mediazione di de tommaso che l’incontro si è svolto senza ulteriori incidenti, senza che il catino dell’olimpico esplodesse di una violenza incontrollabile
a questo punto è evidente che gennaro ha dato dimostrazione di saper usare il suo consenso e il suo potere di rappresentanza davvero per il bene di tutti
sì, esatto, meglio di silvio)