give yourself a fighting chance

genovaquindici anni fa ero a roma, a preparare l’ennesimo tentativo di dare un senso al mio primo anno di ingegneria
il mio amico del liceo invece era a genova, in via tolemaide, a beccarsi un lacrimogeno in pancia, a sdraiarsi per terra quasi incosciente per il dolore e i fumi asfissianti, a venire trascinato via, lontano dalla furia schiacciante e spietata dello stato, da qualche compagno angelo custode che era con lui

ricordo che la preparazione ai giorni di genova l’avevamo avviata insieme, euforici e spensierati, inconsapevoli e fuori da ogni organizzazione, ma comunque tesi e proiettati verso un appuntamento che per noi era importantissimo, ne parlavamo sempre, ne parlavano tutti
a genova bisognava andare, perché si poteva finalmente fare qualcosa, potevamo finalmente farci sentire
solo alla fine mi sono defilato per impegni universitari
avrei dovuto essere lì

il g8 di genova 2001 è stato per me lo spartiacque tra l’adolescenza ovattata e superficiale e il bisogno, l’urgenza di sapere, di capire
la mia coscienza politica, civile, umana, nasce in buona parte da quei fatti, che hanno inciso inesorabilmente nel mio cervello i concetti di giustizia, fratellanza, repressione e fascismo

di quei giorni ricordo l’angoscia, la fame di notizie, il rifugio in libri e articoli e documentari
ricordo il film di gianni minà sugli zapatisti e sul subcomandante marcos, mandato in onda proprio in quelle sere, a scaldare i cuori frustrati degli assenti, come me
ricordo che i due modi paralleli e opposti di vedere e spiegare quei giorni, la versione dall’alto e quella dal basso, sono partiti agli antipodi e non si sono più incontrati

dopo, sono tornato a genova solo nel 2010, quattro giorni, da solo, per questioni lavorative
nonostante non fosse la mia prima volta, ho girato la città a piedi in lungo e in largo, da brignole a sampierdarena, da sestri alla fiera, innamorandomene
ho ripercorso le strade più famose, da via del campo al porto antico, ricordo le scritte sui muri, una in particolare che spiccava in mezzo alle citazioni di de andré: se non cambierà rapiremo la carrà
ricordo le strade strette che non puoi distendere le braccia senza toccare entrambi i muri, ricordo i panni appesi nel chiostro della facoltà di ingegneria occupata, ricordo il mare ovunque
ricordo che sono rimasto in piazza alimonda per tanti minuti, nonostante il freddo

che ne è stato, del g8 del 2001? cosa è rimasto?
a distanza di quindici anni, la sensazione è la stessa di allora: la zona rossa non separava solamente potenti e impotenti, ma divideva nettamente il torto dalla ragione
noi avevamo ragione, ma abbiamo perso
loro, invece, avevano torto: poteri vecchi e intoccabili che avevano deciso di riunirsi solo per procrastinare con tutti i mezzi possibili la supremazia della minoranza sul resto del pianeta, in base a soluzioni turbocapitaliste che non potevano durare
avevano torto, è storia, ma hanno vinto e si sono presi le nostre ragioni: l’ambiente, la sostenibilità, i beni pubblici, che quindici anni fa erano concetti per i quali si meritavano manganellate e torture, un decennio dopo sono diventati ordine del giorno di parecchi partiti di establishment, obama ci ha stravinto due mandati da presidente degli stati uniti, qui da noi si sono stravinti i referendum sull’acqua e sul nucleare, e via di altri esempi chissà poi quanto consolanti

e però dei movimenti che hanno portato sul tavolo quei concetti, quasi nulla è rimasto
i leader di allora, i vari casarini, agnoletto, etc., che sembravano poter offrire nuove chiavi di lettura alle vicende del mondo, convogliando istanze sociali diverse e soprattutto presentando proposte organiche e realistiche, sono spariti
dopo genova non si è presa la rincorsa, ma anzi si è creato un vuoto, la repressione ha funzionato
e in quel vuoto si è inserito il paradosso genovese, beppe grillo, che ha spostato tutto verso destra
sì, la necessità di un riferimento extraistituzionale, svincolato, nuovo, dal basso, è stata incarnata nel movimento 5 stelle, con tutte le pieghe e i risvolti non certo piacevoli che la cosa comporta

eppure quindici anni non sono tanti
infatti il nostro paese, che non ha e continua a non avere una legge sul reato di tortura, pare non aver ancora elaborato, e soprattutto la parte fascista rigurgita spesso fuori le proprie aberranti sentenze, nel silenzio sostanziale delle istituzioni e dell’informazione
genova è una pagina nerissima della nostra storia, che già è un libro tutto piuttosto nero, i cui capitoli successivi non hanno per niente fatto giustizia né aiutato a capire
per quanto mi riguarda, genova invece è stata ed è tutt’ora una lezione, che imparo e faccio mia
e nonostante allora avessi meno di vent’anni e ora quasi trentacinque, nonostante un figlio, una moglie, un lavoro, una casa, mille compromessi, il mio pensare è nato lì e da lì continuerà a nutrirsi
e non dimentica

è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti

secretly-unemployedè un periodo – piuttosto lunghetto, ormai – di grandi stress e smottamenti lavorativi, ventate di incertezza endogene ed esogene, e vivo un po’ alla giornata perché il panorama è spesso desolante, qui e tutt’intorno

alle mie personali frustrazioni da ambizioni stroncate e da sicurezze rimandate, per aver scommesso (e parecchio, anche) su un posto di lavoro che si è rivelato sterile, un cavallo che fino alle ultime curve invece sembrava reggere il passo degli altri, e che invece incespica e improvvisamente non risponde ai comandi, aggiungo il vittimismo generazionale di chi vede presente e futuro, sogni e progetti, dei non ancora quarantenni, soffocati sull’altare del finanzcapitalismo dai facili vincitori della lotta di classe, che hanno mangiato e speculato sulla nostra pelle da quarant’anni almeno, lasciandoci un conto impossibile da saldare

per alcuni sarà pure complottismo, per me è un percorso evidente, costellato di politiche economiche a lungo termine insostenibili per l’umanità e per il pianeta, che ha portato negli ultimi quarant’anni ad uno scollamento sempre più netto tra gli interessi di pochi e spietati milioni di persone nel mondo e il resto degli esseri umani, il 99% povero, che non controlla e non può difendersi dalla pervasività e dalla scelleratezza dei poteri economici e finanziari che dominano la terra

questa lotta di classe a senso unico, dall’alto verso il basso, è facilmente rintracciabile nelle politiche del lavoro in italia dell’ultimo ventennio, speculari alle riforme che hanno interessato il resto del mondo occidentale dagli anni ottanta in avanti, e che hanno avuto come unica direzione il consolidamento dello status quo in termini di concentrazione delle ricchezze e dei poteri contrattuali, e come unica esplicazione l’erosione dei diritti e la precarizzazione dei lavoratori
è sempre stato così, le leggi che hanno trasformato il nostro accesso e la nostra permanenza nel mondo del lavoro non hanno fatto altro che alzare il livello della sproporzione, qualunque fosse il colore del governo, da treu a biagi, da fornero a poletti, fino al famigerato jobs act, per il quale il nostro presidente del consiglio continua a vantare risultati che non hanno alcun fondamento nella realtà, e se lo hanno, non è il fondamento su cui si dovrebbe basare l’economia di un paese moderno

peraltro qualche mese fa l’inps lo ha certificato, il jobs act è un fallimento: nel primo trimestre di quest’anno addirittura 77% di assunzioni a tempo indeterminato in meno rispetto al 2015, a fronte di una rinnovata flessibilità in uscita che ha trovato il suo culmine nella cancellazione dell’articolo 18, lasciando ogni lavoratore solo contro il sistema
“balle clamorose” secondo il presidente del fare e non dei fatti, che in questo caso parlano chiaro: una volta esaurita la spinta degli sgravi contributivi per gli assunti a tempo indeterminato previsti della legge di stabilità 2015 – un provvedimento purtroppo solamente temporaneo e che così com’è stato progettato è costato non poco alla collettività – nessuno assume più, e al contempo esplode il fenomeno dei voucher, ovvero il precariato più estremo, che polverizza il lavoro ed esclude qualsiasi ipotesi di ferie, malattia, pensione

precariato, incertezza, cancellazione dei diritti, costante peggioramento delle condizioni di lavoro e di vita di fette sempre più grandi della popolazione
sto parlando di temi che ci coinvolgono tutti, che dovrebbero essere al primo punto di qualsiasi programma politico o discussione parlamentare, e invece, consapevolmente, trovano sempre meno spazio
e la corda sociale è sempre più tesa

i live in a town where you can’t smell a thing

ponte

renzi ieri a una radio privata ha detto ai colleghi di partito di attendere le prime mosse della raggi da amministratrice, prima di criticarla; anzi, secondo lui la sindaca ha fatto bene ad andare di persona nelle periferie della capitale, anche se egli avrebbe evitato, perché non ama le comparsate show

ecco, il capoverso qui sopra credo contenga tante di quelle bestialità che probabilmente questo piccolo blog vi collasserà sotto
(e volutamente non ho usato le frasi fatte tipiche di quella cloaca che è il giornalismo embedded italiano, allineatissimo al giovanilismo sbruffone imperante, perle del tipo “stoccata alla raggi”, “intervista fiume”, “renzi ai suoi”, “facciamola lavorare”)
(e non ho nemmeno detto che la radio in questione è rtl, per dire…)
però l’attenzione spasmodica che il potere riserva ai nuovi arrivati è interessante e sintomatica, perché i risultati delle amministrative hanno stravolto di parecchio i piani del nostro presidente del consiglio – che pare stia faticosamente cercando il modo meno fesso di far dimenticare gli ultimi mesi da spaccone senza passare per un quaquaraquà -, la non-più-resa dei conti di ottobre si avvicina e ovviamente qualunque aiutino possa arrivare dal campidoglio sarebbe una miniera d’oro

ma virginia raggi ha i piedi di piombo, chissà se per sua volontà o perché non sa/può fare altro, e nelle prime settimane dopo il voto non ha praticamente fatto nulla
forse per lei è meglio così, visto che questa città ha un substrato melmoso in cui col passare del tempo ci si muove con sempre maggiore difficoltà, ed ogni passo falso potrebbe essere fatale, soprattutto per chi non è abituato a sporcarsi
la sindaca ha gli occhi di mezzo mondo addosso, e la metà di questi occhi spera ardentemente in un passo falso, io dal canto mio ho nel cuore solo la mia città, dunque le mie speranze vanno nella direzione opposta, perché da questa amministrazione possa nascere qualcosa di buono e di costruttivo

che poi l’ho pure votata, la raggi
e sì, lo so, non l’avreste mai detto, e invece
ma dietro c’è stata tutta una passione di cristo su se e come spendere il mio diritto di voto
se volete la condivido con voi
va be’ dai, lo faccio

as usual, mi sono avvicinato all’appuntamento elettorale di giugno con animo tormentato e sentimenti molto forti e molto contrastanti
forti perché ormai la politica locale mi appassiona molto di più di quella nazionale, da una parte perché ne vedo cause ed effetti nel mio quotidiano, dall’altra perché riproduce in piccolo e in peggio tutto ciò che già mi fa schifo ai livelli superiori
contrastanti perché avrei voluto che perdessero tutti, e poi sparissero, i candidati sindaco con le loro consorterie, perché nessuno di loro si avvicinava minimamente all’idea di rivoluzione concreta che auspicavo dopo la mai abbastanza rimpianta esperienza marino

questo tormento mi aveva portato, nei mesi prima del voto, a cambiare idea qualche milione di volte
all’inizio, più o meno quando ho scritto questo post non avevo alcuna intenzione di andare al seggio, schifato da tutto e tutti
poi mi sono detto che avrei partecipato solo al ballottaggio, ufficialmente per sostenere il meno peggio, ma principalmente per affossare il pd
alla fine sono andato a votare anche al primo turno, e un po’ a malincuore ho messo la crocetta sull’unico partito di sinistra presente nella scheda, quello guidato dal buon fassina, che però era francamente insostenibile nella sua spocchia e nel suo curriculum

forse una parte di me pensava che non avrei avuto diritto a votare al ballottaggio, se non avessi preso parte anche al primo turno
forse un’altra parte pensava che fassina non ci somiglia per niente, a marino, ma d’altra parte lui cosa avrebbe votato?
o forse, più semplicemente, penso quello che ho sempre pensato, che anche se non porta da nessuna parte, un contributo alle poche iniziative di sinistra va dato, specialmente qui, specialmente ora
e poi fassina era partito dal mio quartiere, non potevo non premiarlo, foss’anche solo per questo

poi la sinistra al primo turno prende nemmeno il 5% – la famosa percentuale in cui ricadrò sempre, minoranza forever – e arriva il momento della scelta tra i due contendenti, raggi e giachetti
scelta che non mi ha messo in imbarazzo nemmeno un secondo, e con convinzione, caparbietà e un certo cipiglio sprezzante dell’incoerenza ho posto la mia croce sulla giovane pentastellata, consumando la mia vendetta personale nel segreto dell’urna
bruci la città delle firme dai notai! muoia la di biase con tutti i suoi mariti!

aborro questo pd, che sacrifica uno dei suoi uomini migliori all’altare del gattopardo, che pretende che si vada a votare pd a milano per non favorire le destre, e invece a napoli dà mani libere come se la destra a napoli facesse meno paura
lo aborro ancora di più perché mi ha costretto a votare chi giammai avrei votato, soprattutto in un momento storico come questo
e ciononostante non sono ancora pentito della scelta che ho fatto, nonostante i vari campanelli d’allarme, perché so che l’alternativa sarebbe stata devastante
nel mio piccolo resto incollato alle vicende locali per non perdermi niente delle evoluzioni future, che spero saranno confortanti, perché la baseline è piatta
speriamo bene, e daje

siamo i gatti neri, siamo i pessimisti, siamo i cattivi pensieri

cestinoal referendum di domenica andrò a votare, e voterò sì

sarà pure uno dei quesiti referendari meno sexy di sempre, perché il tema trattato è molto più circoscritto di quanto dice la propaganda cui abbiamo assistito in queste poche settimane, ma io mi sento comunque chiamato in causa in qualità di “addetto ai lavori”, giacché lavoro in ambito energetico ormai da più di un lustro

e con consapevolezza e convinzione voterò sì, perché ritengo una vera anomalia, da correggere al più presto, che si conceda la possibilità di sfruttare risorse pubbliche a soggetti privati per tempi indefiniti
peraltro, è un’anomalia riconosciuta come tale a livello europeo, pertanto c’è il rischio che un probabile esito negativo venga poi ribaltato tra qualche tempo da decisioni a livello superiore, alla stregua di quanto accaduto con i referendum sulla fecondazione assistita, dando così ancora meno rilievo al quesito proposto, ma tant’è

resta il fatto che votare sì è sacrosanto, sia per il quesito in sé, sia per dare una spinta nella direzione giusta alla strategia energetica nazionale, ultimamente piuttosto indecisa
al contempo, le considerazioni offerte al dibattito dai sostenitori dello status quo (meno occupazione, meno indipendenza energetica, meno royalties dalle concessioni, etc.) sono facilmente confutabili

ad un livello di lettura differente, ma parimenti lecito, si pone la questione tutta politica dell’utilizzo dell’occasione referendaria per un giudizio sull’operato del governo: non è una cosa carina, lo so, e vi assicuro che non avrei mai voluto strumentalizzare un voto su un tema così tecnico, ma mi vedo quasi costretto a farlo, a fronte della bieca strumentalizzazione operata proprio da renzi e dal suo esecutivo
renzi che prima, smemorato, non accorpa il referendum con le amministrative di giugno (a proposito, s’è per caso deciso quando si voterà qui a roma?) con lo spreco di risorse pubbliche che ne deriva; poi che esorta il popolo a non partecipare, in barba alla costituzione e al buonsenso civile e politico; infine, che addirittura si lamenta dello spreco di risorse pubbliche per questo referendum, perché chissà quanti asili si sarebbero potuti aprire con quei soldi
ecco, di fronte a questa presa per il culo, di fronte a questo insulto alla mia intelligenza, non posso tacere, non posso rimanere fermo
il minimo che io possa fare è andare a votare, ed esortare altri a farlo

per non parlare dell’emerito napolitano, mai dimentico dei suoi intrallazzi con eni, che giudica lecita l’astensione come modo di esprimersi sull’inconsistenza dell’iniziativa referendaria, di cui peraltro è persuaso
possibile che quello che è stato il presidente della nostra repubblica e il difensore della nostra costituzione per nove anni, si riduca a prestare il fianco ai giochi di potere di un governo di petroliofili, rinnegando la carta e minando così le basi della politica e della partecipazione?
certo che non votare è lecito, ma non è opportuno che un presidente del consiglio inciti a restare a casa! e un presidente emerito della repubblica deve denunciarlo!

la pochezza di questa classe politica finta nuova, finta innovatrice, finta rottamatrice, è disarmante
in un momento storico in cui la distanza dei cittadini dalla politica e dalle istituzioni sta raggiungendo livelli spaventosi, sono proprio politica e istituzioni che si spendono per aumentare la distanza, per scavare un fosso ancora più profondo, per farci disinteressare di tutto, per poter continuare a spartirsi interessi e regalie senza disturbi
(e si fanno pure chiamare partito democratico)

non credo che si raggiungerà mai il quorum, né sono del tutto convinto dell’utilità di affidare al voto popolare scelte strategiche che dovrebbero essere appannaggio di esperti, ma ritengo che laddove gli interessi di pochi siano anteposti al bene comune, sia importante poter dare un contributo per combattere l’ingiustizia

trovami un modo semplice per uscirne

gazebo

come godo che queste primarie del centrosinistra a roma siano andate male
mi dispiace ammetterlo, non è cosa di cui vantarsi, ma non posso farne a meno: nutro del sincero rancore nei confronti del pd locale e dell’ambiente mafioso capitolino che gli orbita intorno, per quello che hanno fatto alla mia città negli ultimi anni

e godo di fronte al fallimento di questa messinscena, perché vuol dire che qualcuno all’interno di quel partito si è finalmente vergognato, oppure che qualche cittadino finalmente si è sentito preso in giro, per le scelte ingiustificabili che hanno caratterizzato la non-politica dem qui a roma, non solo in merito all’affaire marino, ma anche a come si è arrivati a questo abisso di dolore
parlo dei decenni rutellian-cementian-veltroniani, dello sporco emerso dalle inchieste coraggiose portate avanti dalla magistratura, della connivenza mafiosa con i colleghi destrorsi per spartirsi l’abbondante torta pubblica di una città dal bilancio di un piccolo stato
parlo dei cinque anni di sostanziale non-opposizione ad alemanno, un atteggiamento di pacifica cordialità che in confronto al discredito e al veleno mostrato verso la giunta marino sembrava di assistere ad un raduno di boyscout
e poi sì, parlo soprattutto del siluramento al sindaco uscente e alla sua giunta di brave persone, un sindaco che era stato selezionato proprio grazie a primarie del tutto analoghe non più di tre anni fa per governare la città per cinque anni, e poi prepotentemente messo da parte dall’alto del partito con un’operazione ignobile (non potrò mai dimenticare gli eletti del pd che non si presentano in consiglio ma preferiscono defenestrare marino vigliaccamente dal notaio), poco meno di sei mesi fa

e di fronte a tutto ciò, vengono a proporci nuove primarie
ora, io sono già abbastanza indignato per come sono andate le cose, ma lo sarei molto di più se avessi partecipato alle primarie del 2013, visto che la considerazione che il pd ha mostrato verso il risultato di quelle votazioni
(a proposito, i due euro che si sono presi ai tempi, che per centomila votanti fa grossomodo duecentomila euro, che fine hanno fatto? li ridanno indietro a tutti coloro che sono stati presi in giro?)
con quale faccia possono venire a chiedere a noi elettori d’area (mi ritengo ancora di sinistra, nonostante tutto) di partecipare a questa farsa?
sì, farsa, perché come si può chiamarla in maniera diversa, visti i candidati proposti (o imposti?)
era chiaro che doveva vincere giachetti, per cui tra l’altro ho sempre avuto stima per la sua carriera politica, e anzi mi domando ancora perché si sia lasciato invischiare in questo porcile
ma anche giachetti di fronte a questo appuntamento ha mostrato una verve pari a un tonno in pescheria, così come il suo sfidante più accreditato morassut
due brave persone, per carità, ma in confronto a loro bertolaso è mick jagger

e non parliamo nemmeno degli altri candidati, che anonimi è dire poco
l’unico su cui vorrei spendere due righe è il mitico gianfranco mascia, ex girotondino fuori controllo, che si presentava agli appuntamenti mediatici e ai dibattiti pubblici con un pelouche a forma di orso
qualche settimana fa ho avuto il piacere di ascoltare una trasmissione radiofonica in cui l’intervistatrice lo invitava a portare l’orsetto al confronto televisivo con gli altri candidati dalla annunziata, lui gentilmente declinava, per poi cambiare idea a fronte delle centinaia di ascoltatori simpaticoni che a colpi di sms invocavano “mascia e orso in tv!”

amenità a parte, la questione rimane grave
il pd romano ha ben presenti i propri limiti e le proprie aberranti deformazioni, ma ha comunque dimostrato di rifiutare qualsiasi tipo di cambiamento e di modernizzazione
i candidati presidenti ai municipi sono gli stessi degli anni scorsi, e nulla vieta di pensare che la squadra per il campidoglio conterrà volentieri qualcuno dei rifugiati dal notaio
e alle elezioni proporrà una faccia presentabile circondata dagli stessi vecchi interessi, dalle stesse vecchie clientele, dagli stessi manipolatori e affaristi che hanno impregnato il partito in questa città

non avrà il mio voto, questo è poco ma sicuro
mi rimane solo da sperare in un nuovo fallimento alle amministrative, per poi pregare per una rivoluzione improbabile

essere razionali mentre ti gira la testa

steccato

ieri scrivendo mi sono lasciato prendere dall’emozione
ho rivisto la foto di aylan e mi si è annebbiato il cervello, non sono riuscito ad andare avanti col post, l’ho chiuso in fretta lasciando fuori alcune considerazioni che avrei voluto inserire
lo faccio qui, oggi, in un altro post, senza modificare quello di ieri: voglio che resti così com’è, imperfetto e incompleto, a memoria di quando, a trentaquattro anni suonati, sapevo ancora sentire così forti dentro di me le ingiustizie del mondo

le considerazioni di cui sopra nascono dalla lettura, sulle pagine di repubblica di qualche settimana fa, di un’analisi di ilvo diamanti sull’evoluzione demografica del nostro paese
o, per meglio dire, sull’estinzione demografica
sì, perché nel 2015 la popolazione italiana è diminuita, per la prima volta dai tempi dalla prima guerra mondiale: tante morti e poche nascite, ok, quello si sa, stiamo invecchiando inesorabilmente, è un andazzo cui assistiamo già da anni
ma soprattutto poca immigrazione rispetto ai numeri spaventosi che riguardano la nostra emigrazione

diamanti, che fa riferimento a dati della fondazione migrantes, scrive che tra il 2012 e il 2013 sono partiti dall’italia circa 175mila persone, tipicamente giovani, tipicamente con grado di istruzione elevato, e “molti più degli stranieri arrivati in questi anni”
significativo, no? la percezione che i distributori di paure alimentano quotidianamente dai mezzi di informazione di massa viene completamente ribaltata
prima ancora di soffrire chissà quale invasione dal sud del mondo, siamo noi che facciamo le valigie, perché sappiamo meglio di tutti che qui ci sono sempre meno possibilità

sono pure andato a dare un’occhiata sul sito della fondazione – roba di chiesa, è una derivazione della cei – perché quel “molti più” citato da diamanti mi sembrava troppo generico e sensazionalista, e volevo supportarlo con dati certi
e ho letto che “nel 2013, se nel mondo e in europa le migrazioni crescono, in italia il fenomeno continua, ma non aumenta. la crescita interna dei migranti – per i ricongiungimenti familiari, le nuove nascite – viene pressoché annullata dai rientri, dalle partenze per altre destinazioni europee e del mondo di numerose persone e famiglie migranti” (xxiii rapporto immigrazione caritas-migrantes)
d’altro canto, “da gennaio a dicembre 2014, hanno trasferito la loro residenza all’estero per espatrio 101.297 cittadini italiani, in prevalenza uomini (56,0%), celibi (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%), partiti dal nord italia (con ogni probabilità dalla lombardia) per trasferirsi, soprattutto in europa (probabilmente in germania o regno unito)” (rapporto italiani nel mondo 2015)

quindi è vero, i nostri giovani se ne vanno, i nostri laureati, le fondamenta del nostro futuro
ma poi tornano?

saldo migranti italia 2004-2013

pare di no, anzi, pare che, negli anni, chi se ne va ha sempre meno voglia di tornare

ora, al di là dei numeri, questo sì che è un tema politico fondamentale da affrontare
ci stiamo giocando il futuro del nostro paese inaridendo le speranze di crescita e sviluppo per le nuove generazioni, mentre in televisione si blatera di invasioni e occupazioni di masse di disperati che, ormai è provato, vedono l’italia come un luogo di passaggio, in cerca di terre più ospitali
sembra quasi che stiamo spargendo sale sul nostro stesso territorio per evitare di renderlo appetibile ai nostri vicini, un po’ come i russi con napoleone
non può essere la soluzione, non ci stiamo rendendo conto del deserto che avanza
dovremmo invece concentrarci e sforzarci di rendere il nostro paese accogliente, fertile, produttivo prima di tutto per noi stessi

che poi le parole sono importanti: come si può temere di venire occupati da dei profughi? come si può parlare di invasione se siamo di fronte a gente in fuga?

l’anno prossimo saremo ancora qui a dirci le stesse cose

c’è questa cosa un po’ buffa, che più tempo passo lontano da queste pagine, più ho difficoltà a riprendere
come se dovessi dimostrare a me stesso di tenerci ancora, e quindi dovessi riassumere qui tutto quello che è successo dall’ultima volta
ed è impossibile, perché le cose succedono ad una velocità ingestibile, le idee si accumulano e si perdono, e se non le fisso non rimane quasi niente
tornare dopo mesi su cose già dette da altri sembra inutile, e invece dovrei farlo, perché il mio punto di vista finisce per confondersi se non lo fermo su carta, così come le mie sensazioni, le mie emozioni per quanto leggo o vedo accadere intorno a me

il video qui sopra circola già da qualche tempo nei social, compare raramente e del tutto inatteso tra le foto di robe da mangiare e le discussioni petalose che animano quei lidi
non so se lascia qualche traccia tra gli utenti medi di facebook e compagnia, io invece l’avrò visto qualche decina di volte
il sottotitolo aggiunto dall’indipendent è “next time someone wonders why refugees are risking everything to come to europe, show them this”

ho scelto di ripartire da qui perché questo filmato non descrive solo una particolare situazione drammatica in un determinato paese devastato dalla guerra, ma racconta la desolazione disperata che il nostro mondo, il nostro modo di vivere, la nostra arrogante supremazia, hanno imposto all’altra metà del pianeta
siamo noi la causa delle immagini di quel video, siamo noi che obblighiamo milioni di persone alla povertà e all’esilio, e ora finalmente dobbiamo farci i conti

mi viene da pensare che siamo di fronte ad un periodo storico ben definito, quello delle migrazioni di massa, che verrà studiato nei prossimi secoli, se ci sarà ancora un’umanità
la dimensione e l’inevitabilità di tali fenomeni sono qualcosa di cui dobbiamo prendere atto, così come dobbiamo accettare l’idea che le stragi di migranti in mare o durante le marce per raggiungere il nostro continente non sono causate da scafisti senza scrupoli, ma dalle politiche egoiste europee ed italiane di non accoglienza e di respingimento
deve essere prioritario per l’occidente creare canali umanitari per accogliere il maggior numero di profughi possibile, per evitare altre sofferenze che pesano sulla nostra coscienza collettiva

la foto del bimbo siriano senza vita, sdraiato a pancia in giù su una spiaggia turca sull’egeo, per me è stata come un pugno
sarà la mia paternità, ma non riesco ad evitare le lacrime agli occhi e il nodo alla gola ogni volta che ci ripenso, anche in questo momento, anche a distanza di mesi
mi viene da urlare, mi viene da aprire la finestra ed urlare tutta la mia rabbia, il mio dolore, penso al padre, che ha visto morire tra le sue braccia l’intera sua famiglia, e penso al titolo lacerante del manifesto su quella foto: “niente asilo

sì, perché siamo noi che non concediamo asilo, siamo noi ad aver anteposto le nostre paure alla sopravvivenza di queste persone, perché se un padre rischia la vita di tutta la sua famiglia spendendo migliaia di euro per un viaggio senza speranza, è perché noi non gli concediamo il visto per venire qua in aereo o con qualsiasi altro mezzo sicuro
non deve succedere più
aiutiamoli

so throw those curtains wide! one day like this a year’d see me right!

riva

sarebbe bello se la locuzione family day avesse puramente e pienamente il significato di giorno della famiglia
sarebbe bello se le tante persone (perché tante saranno, anzi, sicuramente troppe) che manifesteranno in piazza a roma sabato lo facessero sinceramente nel rispetto di quel significato, dunque per ottenere qualcosa di concreto per le famiglie, non so, più asili nido, periodi più lunghi di maternità e allattamento, facilitazioni nell’accesso ai mutui e alle case popolari, incentivi e sostegni per le famiglie numerose, etc.
invece il principio che muove questo raduno non è il “pro”, ma il “contro”

sarà una manifestazione per negare i diritti, per celebrare la forza di molti sulla povertà di pochi, per stabilire che le minoranze devono rimanere tali, indifese, emarginate, infelici

una manifestazione che rientra perfettamente nel pericoloso andazzo antidemocratico del nuovo millennio, quello per cui non siamo più alla ricerca di nuovi diritti, non lottiamo più per ottenere qualcosa da chi ci governa, ma combattiamo per difendere quello che abbiamo conquistato dall’avanzata dei nuovi poveri, condizione da cui pensiamo di esserci emancipati, per negare a loro le poche conquiste che abbiamo ottenuto noi, o meglio i nostri padri, perché pensiamo che se tutti hanno diritto, allora nessuno ha più diritto a nulla
e allora no all’asilo ai migranti, no al riconoscimento di coppie non eterosessuali, no a qualsiasi concessione di opportunità di miglioramento delle proprie condizioni di vita a chi non ci somiglia in tutto e per tutto
umilia il prossimo tuo più di te stesso
amen